Infernal Angels – Cronache dall’Abisso

Il 17/03/2020, di .

Infernal Angels – Cronache dall’Abisso

Con ‘Devourer of God from the Void’ gli  Infernal Angels si confermano tra le realtà più longeve della scena black italiana. Un lavoro oscuro come un lungo tunnel scavato nel ventre degli inferi, che trasuda lava da ogni singola nota, la cui promozione live purtroppo dovrà fare i conti con le recenti restrizioni dovute all’emergenza Coronavirus, come ci ha raccontato XeS.

Innanzitutto i complimenti per ‘Devourer of God from the Void’. Penso sia doveroso darvi l’occasione di presentare al pubblico questo nuovo lavoro, uscito a distanza di tre anni dal precedente ‘Ars Goetia’. Cosa ci potete raccontare della genesi dell’album?
Salve, grazie per i complimenti. ‘Devourer Of God From The Void’ è il punto più alto mai raggiunto dalla band, sia a livello compositivo che a livello concettuale. Questa volta ci siamo dedicati all’antimondo, al Qliphoth, all’antitesi della luce divina e agli ordini cosmologici della creazione. Abbiamo cercato di esplorare il lato “oscuro” della conoscenza, la cui connessione con i mondi oscuri ci consente di conoscerci in profondità. È nell’oscurità che l’uomo entra in contatto con l’intimità del proprio ego e si evolve spiritualmente. ‘Devourer of God From The Void’ è un album profondamente diverso dal suo predecessore, è un continuum di flussi di pensiero liberi, spontanei e non schematici. Diverso nell’approccio compositivo e nella ricerca di suoni, diverso nella sua anima e nella sua spiritualità. Un album profondamente oscuro e personale. Non volevamo una ‘Ars Goetia’ Parte II, che avendo un approccio più death metal, richiedeva anche una produzione più pulita. Per ‘Devourer Of God From The Void’, abbiamo speso molto tempo nella ricerca dei suoni, volevamo ricreare a livello di sound un vortice caotico e indomabile, e penso che si sia raggiunto quello che avevamo in mente.

Rispetto ai precedenti lavori, tutti sui 45 minuti circa di durata, ‘Devourer of God from the Void’ supera l’ora. Vi siete concentrati più sulla scrittura in questi tre anni?
Come detto sopra, per ‘Devourer Of God From The Void’ si è usato un approccio completamente diverso, rispetto al predecessore. Non ci siamo posti limiti, paletti. Non ci siamo detti “Deve suonare in questo modo o in quest’altro”, abbiamo lasciato che tutte le nostre influenze, non solo musicali, confluissero liberamente nella composizione dei brani. A dir il vero è stato meno lungo il processo di scrittura di ‘Devourer…’ che quello di ‘Ars Goetia’, proprio perché non ci siamo imposti nulla. La durata è una conseguenza di questa libertà spirituale e compositiva.

Il vostro primo demo risale al 2002, a quasi vent’anni dal debutto cosa ci potete raccontare dei vostri esordi?
Le cose sono cambiate moltissimo e non credo in meglio. Non voglio fare il nostalgico, ma è sotto gli occhi di tutti che, mi riferisco ad ogni genere artistico, dalla musica al cinema sino all’arte figurativa, sia in continuo declino. All’epoca non c’erano i social, a parte Myspace, il file sharing non era un fenomeno che danneggiava l’artista e ai concerti si ci andava, fossero band underground che grossi nomi. Oggi, vuoi per una saturazione dovuta alla troppa facilità con cui si produce musica, vuoi per il pay to play, la “scena” musicale assomiglia ad un paziente agonizzante che i medici vogliono tener in vita forzatamente con la respirazione assistita.

Siamo a Potenza all’inizio degli Anni Duemila, ossia al picco di popolarità della scena nu metal. Perdonate la franchezza ma mi vengono in mente più le difficoltà che i vantaggi. In che misura il contesto delle vostre prime mosse ha influenzato la costruzione del progetto musicale?
Non ho mai negato di aver apprezzato in passato band Nu Metal, i primi Korn o il primo Slipknot per me sono la dimostrazione che il Nu Metal ha avuto, davvero qualcosa da dire. Riguardo a noi, eravamo dei ragazzi con la passione per il metal estremo, a me, personalmente non ha mai interessato seguire trend e mode. Ho cercato di fare sempre quello che sentivo più vicino a me attitudinalmente.

La formazione di  ‘Devourer Of God From The Void’ è la stessa degli esordi?
No, assolutamente, della formazione originale sono rimasto solo io. Il nucleo della band odierna, cioè io, Nekroshadow e Aspychos è lo stesso di ‘Ars Goetia’ con l’aggiunta di Bestia, come session, che ha curato le parti di batteria.

Come nei dischi precedenti, fin dai nomi dei brani sono palesi i riferimenti alla Cabala Qliphotica, il che mi fa pensare ad affinità non solo stilistiche rispetto a gruppi come Watain e Dissection, ma anche a molti altre band legate alla filosofia della Via della Mano Sinistra…
Fino a ‘Pestilentia’ compreso, le tematiche degli album non hanno mai toccato realmente i temi che poi abbiamo sviluppato su ‘Ars Goetia’ e su ‘Devourer Of God From The Void’. Il tutto è stato un flusso naturale che ha coinvolto me, in primis e che si è amplificato con l’ingresso in formazione di Apsychos nel 2014, subito dopo ‘Pestilentia’. Anche se da sempre affascinato dalla Cabala, con il tempo ho avuto modo di leggere di più e di confrontarmi con Apsychos. Credo anche che le tematiche espresse, seguano pedissequamente la musica e viceversa. Sul lato lirico, si, le affinità con i Watain e Dissection ci stanno tutte, ma a livello prettamente musicale, con gli ultimi Watain non vedo nessuna affinità, mentre con i Dissection dei due capolavori ‘Storm…’ e ‘The Somberlain’, qualche affinità c’è sempre stata, essendo, per me, la band che più mi ha influenzato musicalmente e spiritualmente. Attualmente le band che seguo con grande ammirazione, sono molte. La scena islandese ha creato un movimento incredibile (Sinmara, Svartidaudi, Misþyrming) come anche la Germania, vedi Shrine Of Insanabilis o Dysangelium o la Repubblica Ceca con Inferno, Cult Of Fire e Sekhmet. In Italia poi ci sono realtà eccellenti come Fides Inversa, Darvaza (italo/norvegese), che da qualche anno sono diventate band di punta della “scena” black metal mondiale.

Cosa mi dite agli ospiti presenti sul disco?
Discissus e Hellhound, innanzitutto sono due amici. Il primo è anche cantante dei Necandi Homines, band di cui Apsychos è il fondatore e che differisce molto dallo stile degli Infernal, mixando sapientemente diverse sfaccettature del metal e non solo, una band molto eclettica e in alcune soluzioni li ritengo geniali. Hellhound invece milita in band che io adoro, Ad Nocterm Funeriis e Vajass, due gruppi incredibili per ferocia e capacità compositive. Discissus ha un modo di cantare e approcciarsi completamente differente dal mio e da subito, a tutti, ci è sembrata la cosa migliore inserirlo come guest in un brano, per via della sua poliedricità e capacità di immedesimarsi in maniera totale con quello che fa, donando ancor più phatos e drammaticità. Hellhound, invece ha uno screaming diverso dal mio, molto più graffiante e acido, che nell’intreccio con le mie vocals si sposa perfettamente con il mio stile. Per entrambi i pezzi in cui hanno collaborato, credo, che si sia raggiunto in grandissimo risultato di coesione, nonostante le diversità.

Su Encyclopaedia Metallum siete descritti come Melodic Black Metal. Vi trovate d’accordo con questa definizione?
Come risposi tempo fa, ad un tuo collega, credo che la definizione di Melodic Black Metal derivi dal fatto che in principio avevamo usato voci femminili e tastiere. Poi si evolve e si cambia, e ad oggi il termine di Melodic Black Metal non è più consono al nostro modo di approcciare e scrivere musica, nonostante la melodia sia sempre un punto focale del nostro sound. Solo che ora è usata in maniera diversa rispetto agli esordi. Alla fine le definizioni le lascio agli altri, noi ci limitiamo a suonare Black Metal, poi che uno lo definisca melodico, un altro black/death, a noi poco importa.

Per concludere, ho sempre pensato che il modo migliore per salutare i fan sia una breve anticipazione delle vostre prossime attività live.
Purtroppo qui tocchiamo un tasto molto dolente. Già le difficoltà per trovare date live sono sempre più grandi, ma in questi giorni di emergenza a causa del nuovo Coronavirus, siamo stati costretti a cancellare molte esibizioni programmate, fra cui un festival in Repubblica Ceca dove avremmo suonato assieme ai Sargeist. Purtroppo, con l’aumentare giornaliero della crisi, ad oggi è difficile dirti qualcosa sulle nostre prossime uscite live.