Bringing Metal To The Horses (3) – Metallaro che si mette in gioco e trova l’X Fucktor!

Il 12/10/2016, di .

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Bringing Metal To The Horses (3) – Metallaro che si mette in gioco e trova l’X Fucktor!

Danilo D’Ambrosio è uno dei tanti giovani musicisti, metallari nell’anima, che fanno capolino in contesti popolari e finiscono per uscirne a cocci. Non si pensi solo ai Talent di oggi. Già negli ultimi vent’anni, quando The X Factor era un brutto disco degli Iron Maiden, in una trasmissione RAI in stile “Corrida” che capitò un cantante di talento che per l’aspetto “metal” finì in un tritacarne di macchiettismi e luoghi comuni, risultando più come un freak innocuo su cui ricamare un paio di battute che un musicista in gamba meritevole di un po’ d’attenzione. Paolo Bonolis insopportabile genio della sornioneria volpina, imitando per l’ennesima volta Totò, diede aria al suo scetticismo, amplificando l’ignoranza del mezzadro pubblico generalista, e fissò con diffidenza il tipo dinoccolato e con i capelli lunghi che citava Dream Theater e Queensryche come modelli stilistici a cui riferire il suo canto, prima di sparecchiare tutti con una prestazione impeccabile di rock satanico in 7/8.
“I Dream che? Io conosco i California Dreaming, no?”
Giù risate grasse automatizzate della platea stipendiata.

Andando più indietro vengono in mente le esibizioni al Karaoke di Fiorello, dove ogni tanto il codino scatenato degli anni 90, lasciava il palco a un capellone spettorato, giusto per gustarsi un po’ di esotismo “ruock” con una canonica “Smoke On The Water” di terza categoria. Il clone di Dickinson di turno finiva tagliato subito dopo aver riassunto in un acuto emblematico la tecnica e l’inappropriata presenza per un contesto becero e ignobile come quello.

Ogni tanto via facebook caracollano anche oggi esibizioni canore death e black metal di casalinghe o distinti signori di mezza età, che dai vari talent show nord europei o americani vengono portati in gloria, a furia di cornine col pollice aperto e smorfie di esaltazione liberatoria, da giudici gigioneschi, ma anche lì, come nell’X Factor italiano è tutta una manfrina per assecondare un esemplare bizzarro, un umano così pazzo da aver creduto di introdurre la musica dei Darkthrone in una prima serata all’insegna del music biz.

Tempo fa, proprio a X Factor, un metallaro ha superato le eliminatorie ed è arrivato fino in finale. Ve ne siete accorti? Certo che no e neanche vi dico chi era. Non lo presero in giro, non lo usarono come macchietta ma quando, alla prima esibizione che valse quattro sì, assieme a due rappatori amici suoi a fargli da sfondo, se ne uscì con il ritornello di “Madness” dei Muse rifatto pari pari, la Ventura squirtò addosso a una telecamera e Mika squittì che era tutto “so incredible, minkia!”

Danilo D’Ambrosio ha fatto bene a denunciare la contraffazione indecente della sua esibizione ma ci racconta qualcosa che non sapevamo? Sul serio noi metallari, dopo esserci spaccati le dita, la gola e le palle negli anni migliori della nostra pubertà appresso a scale diminuite e frullandoci il cerebro in forsennati ascolti nichilistici, crediamo ancora di essere accolti a braccia aperte e con rispetto da questi assassini del talento? Arisa, Solér, Fedez e il solito mostro addomesticato (che sia Morgan, Elio o Agnelli poco cambia) sono killer prezzolati a un Safari. Svolgono un ruolo da mattatoio del talento. Questo sì e questo no. Un po’ come l’Angelo della morte all’arrivo dei treni, ricordate?

Sì, insomma, i Talent Show come X Factor sono stati inventati dal signor Simon Fuller, il quale un giorno ebbe l’idea di trasformare in spettacolo per famiglie l’iter occulto dietro la creazione di una boy band o una girl band. Così creò le Spice Girl e così oggi la gente può seguire ogni passo della realizzazione di nuovi droni dello spettacolo canoro.

I maneggi spregiudicati, cinici e spietati intorno al talento non subiscono un peggioramento negli anni 90, però. Guardatevi il primo film di Tom Hanks come regista, “Music Graffiti” (2002) ispirato alle vicende squallide e deprimenti di un complesso giovanile frantumato dallo show business. Pensate ai Monks. Pensate a come il manager di Elvis, il famigerato Colonnello Parker, lo rovinò senza pietà…

Ma dai, credete sul serio che a X Factor ci sia brava gente? E siete convinti che sia l’avamposto definitivo dello schifo? X Factor è solo la vetrina di uno schifo che c’è da sempre.
Il metal rifiuta le regole, giusto? Rifiuta tutto questo business. Se si tratta di far soldi, il metallaro vuol farli secondo le proprie di regole. Un metallaro che si lancia da solo in bocca a quel demogorgone non può uscirne vivo.

Ve lo deve dire Bruce Dickinson di diffidare, tenervi alla larga? Prendono un pulcino, lo spogliano di tutto il bric-a-brac stilistico con cui si presenta alle audizioni. Quella è la sua vita artistica, no? Ma a loro non importa. La giacca di pelle, i capelli lunghi pettinati da una parte, il braccialetto chiodato, i tatuaggi sulle spalle… Un bel colpo di spugna. Adesso ci pensano loro. Gli rifanno il taglio, lo vestono, gli insegnano come muoversi, come cantare, come parlare e se il pubblico gradisce gli scrivono una canzone e lo sparano sulla luna promozionale di radio e TV. Cosa c’è in tutto questo che un metallaro possa desiderare o in cui si possa riconoscere? Cosa c’è in tutto questo che un artista genuino e con i piedi per terra possa volere?

Danilo D’Ambrosio è stato come un fraticello che per avere un po’ di piacevole attenzione, è andato a predicare il verbo al quartiere a luci rosse. Ovvio che l’hanno circuito, preso in giro e umiliato. Non volevano le sue chiacchiere ma il suo talento. E il suo talento loro lo intendono con “il modo con cui possono fare altri soldi”. Un bravo predicatore loro, quelli del quartiere a luci rosse del pop, alla meglio, avrebbero potuto reinventarlo come imbonitore strillone per piazzare altra fica tra i denti del mondo affamato.