Kee Marcello – I miei 10 album fondamentali

Il 16/10/2020, di .

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Kee Marcello – I miei 10 album fondamentali

Abbiamo cercato e raggiunto Kee Marcello, mitico chitarrista che alla fine degli anni Ottanta si unì agli Europe in sostituzione di John Norum, per il ‘The Final Countdown Tour’ e per la realizzazione dei due album successivi (‘Out Of This World’ e ‘Prisoners In Paradise’) per sottoporlo alle nostre classifiche. 

Kee Marcello: “Ecco la lista dei dieci album che più mi hanno influenzato. Avrei potuto facilmente scrivere un elenco di dieci canzoni solo per il jazz e un altro per la classica, ma ho cercato di renderlo più semplice. Come si può vedere, non ci sono album degli anni Ottanta. Perché? Perché non mi hanno plasmato. A quel punto era già troppo tardi: ero pronto per affrontare il mondo! L’elenco non ha un ordine particolare, sono tutti lavori fondamentali per me”.

1. Beatles – ‘I’m Looking Through You’ (1966)

Questo è in realtà un EP, ma ha avuto un grande impatto sulla mia percezione della musica. L’ho fatto suonare talmente tante volte sul grammofono di plastica di mia sorella (era anche il suo!) che l’ho consumato.
Tratto saliente di questo disco la strumentazione e gli arrangiamenti vocali.

2. Patto – ‘Hold Your Fire’ (1970)

Questo album è una delle mie influenze più importanti per svariati motivi. Innanzitutto per la voce di Mike Patto…e ancora oggi la chitarra di Ollie Halsall è assolutamente sbalorditiva. Oserei dire: nessuno prima di lui aveva mai suonato a questo livello. La domanda è se qualcuno può ancora farlo. Da rimarcare in questo disco gli arrangiamenti stravaganti. Il piano e il vibrafono di Ollie suonano (!). E l’assolo di chitarra di Ollie di ‘Give It All Away’ è sbalorditivo.

3. Pugh Rogefeldt – ‘Bolla Och Rulla’ (1974)

Questo è in realtà il primo artista hard rock a cantare in svedese. La scrittura delle canzoni, i riff e l’atteggiamento sono stati veramente molto importanti per me quando ho iniziato a suonare la chitarra in quel periodo. Il riff di ‘Hog Farm’, poi, è la cosa più bella che abbia mai sentito.

4. Mahavishnu Orchestra – ‘Birds Of Fire’ (1973)

Questo album è ciò che mi ha veramente avvicinato alla fusion. Un vero capolavoro. Avevo già ascoltato ‘Bitches Brew’ di Miles Davis (che è ufficialmente conosciuto come il primissimo album fusion), ma per qualche motivo non mi aveva mai catturato totalmente. Questo album però è diventato come una droga! Da notare in questo lavoro le composizioni. È come se McLaughlin avesse trascorso del tempo con gli alieni in un’altra galassia e fosse appena tornato sulla Terra per condividere la loro musica con noi.

5. Tempest – ‘Tempest’ (1973)

Il batterista / leader della band Jon Hiseman, (che in seguito avrebbe formato il Colosseum II), aveva precedentemente suonato al Colosseum insieme al bassista Mark Clarke, e nel 1973 hanno formato i Tempest. La formazione è stata completata da Alan Holdsworth alla chitarra e Paul Williams alla voce e alle tastiere. Più avanti nella breve storia della band, sono stati raggiunti da Ollie Halsall, precedentemente nei Patto…Sì, due dei miei chitarristi preferiti di tutti i tempi hanno suonato nello stesso gruppo, contemporaneamente! Sulla carta sembra incredibile, ma la verità è che la città non era abbastanza grande per entrambi. Nell’album ‘Living In Fear’ del 1974, Holdsworth non è più presente. Secondo quanto riferito, non voleva suonare in una band con due chitarristi. Da sottolineare l’assolo di Holdsworth su ‘Strangeher’.

6. Jeff Beck – ‘Blow By Blow’ (1975)

Il precedente gruppo di Beck ‘Beck, Bogert e Appice’ si era appena sciolto,  quando il chitarrista si è imbarcato in questo viaggio nella terra della fusion. Il marchio di fabbrica di Beck che suona soulful è impresso a fuco in questo disco magistralmente prodotto da George Martin.
Da notare come curiosità che, su ‘Cause We’ve Ended As Lovers’, Stevie Wonder, che ha anche scritto il brano, suona le tastiere.

7. Deep Purple – ‘Who Do We Think We Are’ (1973)

Questo album è speciale per me perché è stato il primo vero LP che ho comprato con i miei soldi. E non mi interessa se i critici lo considerano generalmente uno degli album più deboli di Deep Purple. Ehi, ci sono ‘Woman From Tokyo’, ‘Place In Line’ e ‘Rat Bat Blue’! Fanculo i critici.

8. Uriah Heep – ‘Uriah Heep Live’ (1973)

Questo è probabilmente il mio secondo album live preferito dopo ‘Made In Japan’ di Deep Purple. La voce di Byron, le tastiere di Hensley, le canzoni…ma soprattutto il basso di Gary Thain. Magistrale.

9. AC/DC – ‘Let There Be Rock’ (1977)

Sebbene avessi ascoltato molto la band e avessi altri dischi, in questo LP la magica scrittura dei testi (e il senso dell’umorismo unico) di Bon Scott esplode in tutta la sua grandezza.
‘A Whole Lotta Rosie’ è una storia presumibilmente vera su una ragazza molto grande che Scott amava, e in ‘Crabsody In Blue’ (una parafrasi di ‘Rhapsody In Blue’ di George Gershwin) riconduce il suo sentirsi malinconico ad un incontro sessuale che lo ha portato completamente fuori di giri.

10. Thin Lizzy – ‘Black Rose’ (1979)

Avendoli visti dal vivo all’età di 17 anni al Ruisrock Festival di Turku, in Finlandia, i Thin Lizzy mi avevano già stregato. In questo album Brian Robertson era stato sostituito da Gary Moore, che già conoscevo e amavo da Colosseum II e dagli gli irlandesi Skid Row. Da notare che ‘Róisin Dubh (Black Rose)’, che è in parte un arrangiamento di un brano tradizionale, è l’emblema del modo di suonare incredibilmente versatile di Moore.

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