Addio Ozzy: il metal piange il suo Principe delle Tenebre
Il 22/07/2025, di Fabio Magliano.
È una giornata tristissima per chi ama il rock, il metal e tutto quello che si muove nell’ombra tra palco, follia e leggenda. Ozzy Osbourne è morto all’età di 76 anni, circondato dalla sua famiglia, come conferma il comunicato dei suoi cari: «Era con la sua famiglia e circondato dall’amore». E a noi, che da sempre lo abbiamo seguito, amato, perdonato, osannato e anche un po’ imitato, oggi non resta che il silenzio. Quel silenzio che arriva solo quando ti rendi conto che un’epoca è davvero finita.
Ozzy non era solo un cantante. Era un simbolo, un sopravvissuto, un’anima tormentata e geniale che ha cambiato per sempre la musica. Era il metal. Nato a Birmingham nel 1948, con il nome di John Michael Osbourne, a fine anni ’60 ha messo in piedi insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward una band destinata a spaccare tutto: i Black Sabbath. Da lì, nulla sarebbe stato più lo stesso. ‘Paranoid’, ‘Master of Reality’, ‘Black Sabbath’ – quei dischi hanno riscritto le regole, anzi, le hanno create. Riff pesantissimi, testi cupi, una voce unica e un’atmosfera che sapeva di pioggia, ruggine e magia nera. Ozzy non cantava: evocava.
Nel 1979, cacciato dai Sabbath per la sua vita sempre più fuori controllo, ha fatto quello che solo i veri grandi sanno fare: si è reinventato. E l’ha fatto alla grande. La sua carriera solista è stata un trionfo, a partire da ‘Blizzard of Ozz’ e ‘Diary of a Madman’. ‘Crazy Train’, ‘Mr. Crowley’, ‘No More Tears’ – canzoni che oggi fanno parte del DNA di ogni fan del metal. Ozzy era imprevedibile, eccessivo, spesso sopra le righe. Ma era anche profondamente autentico. Quello che vedevi era quello che era. Morso al pipistrello incluso.
Negli ultimi anni, il suo corpo ha cominciato a chiedere il conto. Nel 2020 ha annunciato di avere il Parkinson. Poi sono arrivati altri problemi: polmonite, operazioni alla schiena, cadute, lunghi ricoveri. Qualunque altro essere umano si sarebbe ritirato in silenzio. Ozzy no. Ozzy ha resistito. Ha cantato, ogni volta che ha potuto. Fino all’ultimo.
E quell’ultimo, indimenticabile atto d’amore per la musica e per il pubblico è stato il concerto del 5 luglio 2025, al Villa Park di Birmingham: ‘Back to the Beginning’. Una vera e propria celebrazione, un addio struggente e potente insieme. Otto ore di musica, la reunion dei Sabbath originali, un Ozzy stanco, sì, ma ancora sul trono. In nero, come sempre, ha cantato ‘I Don’t Know’, ‘Mr. Crowley’, ‘Crazy Train’. Poi è salito con i vecchi compagni per suonare ‘War Pigs’, ‘Iron Man’, ‘Paranoid’. E lì, davanti a 40.000 persone in lacrime, ha detto addio alla sua città. E al suo regno.
Ozzy è stato tante cose. Un frontman, un visionario, un provocatore. Ma è stato anche un uomo che ha sofferto, che ha perso sé stesso e poi si è ritrovato. Ha vinto premi, certo: Grammy, Rock & Roll Hall of Fame (sia con i Sabbath nel 2006 che da solista nel 2024). Ma quei riconoscimenti non raccontano davvero chi era. Ozzy era la voce rotta ma potente di chi si sente fuori posto, il sorriso ironico di chi ha guardato l’abisso e ci ha fatto una battuta sopra. Anche il successo del reality ‘The Osbournes’ lo ha mostrato in tutta la sua umanità: burbero, tenero, perso, padre, marito, artista.
E poi c’è il lascito musicale. Senza di lui, probabilmente non avremmo avuto band come Metallica, Slayer, Pantera, e chissà quanti altri. E non solo per la musica: Ozzy ha dimostrato che si può cadere mille volte, e rialzarsi sempre. Anche quando sembra impossibile.
I proventi del suo ultimo show sono andati in beneficenza: alla ricerca sul Parkinson, a un ospedale pediatrico, a un hospice. Perché dietro la leggenda, dietro il trucco nero e le croci rovesciate, c’era un cuore grande. Un cuore che non ha mai smesso di battere per gli altri.
Ora la famiglia chiede rispetto. E noi, che da sempre lo abbiamo avuto sul nostro pantheon personale, non possiamo fare altro che inchinarci. Il vuoto che lascia è enorme. Non solo nel metal, ma nella cultura di tutti noi.
Ozzy Osbourne non c’è più. Ma il suo spirito, la sua musica, il suo sguardo da eterno ragazzino curioso e stanco, resteranno con noi. Per sempre.
Addio, Ozzy. Riposa dove c’è silenzio – ma non troppo. Perché lo sappiamo: anche nell’aldilà, troverai il modo di alzare il volume.