The Dead Daisies – Sempre in cerca di guai
Il 26/05/2025, di Nicola Picerno.
In occasione della loro data alla Hall di Padova con i The Treatment e i Broken Wings di spalla, abbiamo avuto l’ opportunità di intervistare John Corabi, frontman dei The Dead Daisies, supergruppo nato a Sydney, in Australia, nel 2012. La band, nel corso degli anni, ha visto militare nella sua formazione artisti di band del calibro di Guns N’Roses (Frank Ferrer, Richard Fortus, Dizzy Reed), Thin Lizzy (Marco Mendoza), Rolling Stones (Darryl Jones) e The Cult (John Tempesta). Attualmente, la squadra si compone di Doug Aldrich (ex Whitesnake) e David Lowy alle chitarre, Michael Devin al basso, Brian Tichy (ex Whitesnake, ex Ozzy Osbourne, ex Foreigner) alla batteria e, alla voce, appunto, John Corabi (ex The Scream, ex Motley Crue). La band lo scorso settembre ha pubblicato il suo ultimo album, ‘Light ‘Em Up’, ma i nostri sono già pronti per sfoderare un’altra sorpresa, ovvero ‘Lookin’ For Trouble’, una raccolta di cover di celeberrimi pezzi Blues, in uscita il 30 maggio su Fame/Malaco Records/SPV (distribuita in Italia da Audioglobe). Vediamo allora di scoprirne di più insieme attraverso le parole di John…
Ciao John, come va?
“Alla grande! Il tour procede molto bene!”
Rompiamo subito il ghiaccio con una domanda secca e sicuramente non inaspettata. A maggio uscirà un nuovo album e sarà un album insolito e particolare… Sarà una serie di cover di famosi brani Blues in chiave Hard Rock, come mai questa decisione?
“Beh, sai, la decisione è nata in seguito a molti fattori. Uno dei motivi che ci hanno portato a scegliere di fare un album del genere è stato il volere un po’ fare giustizia ad artisti che in qualche modo sono stati vittime, in un modo o nell’altro, delle loro case discografiche, delle etichette, di questo mondo di mostri in generale e a ricordali. Inoltre, ci siamo sempre ritrovati, durante le nostre carriere a suonare brani di artisti che amiamo, artisti con cui siamo cresciuti, e anche questo è uno di quei casi. Cambia solo che questa volta abbiamo registrato il risultato. E poi diciamocelo, il Blues rappresenta le radici del Rock e non solo!”
Come mai la scelta invece di annunciare già da subito tutti i brani che verranno coverizzati e non lasciare un effetto sorpresa?
“Sicuramente sono brani famosi che tutti noi abbiamo sentito e risentito più e più volte, molti di questi sono già stati coverizzati da band parecchio famose, la stessa ‘Crossroads’, il primo singolo, giusto per fare un esempio. Noi abbiamo semplicemente voluto cercare di reinterpretarle a modo nostro. Tra l’altro, a volte, aggiungendoci piccole parti non presenti nella versione originale, per raccontarne meglio la storia. La scelta di voler già annunciare tutti i pezzi è perché abbiamo pensato che potesse incuriosire l’ascoltatore e nostri fan, che magari si sarebbero chiesti chissà cosa avremmo combinato.”
È stato pubblicato da poco il primo singolo di cui parlavi poco fa, ovvero ‘Crossroads’ di Robert Johnson, qual è stato il feedback ricevuto dai vostri fans?
“Molto positivo direi! Ci piace tenerci informati su tutte le piattaforme moderne per la condivisione musicale e abbiamo visto che il feedback generale è stato ottimo. I nostri fans sono contenti di questa nostra scelta.”
Sappiamo bene che i Dead Daisies nascono dall’unione di ex membri di leggendari gruppi Rock, immagino che ognuno di voi abbia la propria storia, la propria esperienza e le proprie ispirazioni ed aspirazioni. Come avviene dunque la creazione di un brano o di un album?
“Guarda, sinceramente devo dire che i Dead Daisies sono la band di cui ho fatto parte più veloce e organizzata in assoluto quando si tratta di comporre e scrivere nuova musica, davvero. Quando ero in altre band, ricordo che ci voleva tempo, molto tempo, a volte. Questa band, invece, sembra essere sempre piena di idee. C’è anche da dire che anche quando siamo a casa restiamo perennemente immersi nella musica e ci è molto facile concretizzare eventuali idee che ci vengono in mente, anche perché ognuno di noi possiede un Home-studio, il che è ovviamente un grande aiuto. Una grande mano ce la dà anche Mark, il nostro producer, dandoci sempre ottimi consigli su come unire e sviluppare queste nostre idee man mano. In generale ci aiutiamo tutti a vicenda ed è un piacere lavorare insieme, ci divertiamo.”

Credo possa essere davvero interessante avere l’opinione di un artista del tuo calibro in merito a una questione parecchio scottante: qual è il tuo punto di vista sul mondo Hard Rock attuale e sul ruolo di questo nel panorama musicale di oggi?
“So che ci sono tantissime band assurde in giro di questi tempi! Tantissime band molto valide. Mi danno fastidio affermazioni come quella di Gene Simmons quando dice che il Rock è morto, perché sai, lo è ma non lo è. Mi spiego… Magari per certi versi è un genere che è passato un po’ in secondo piano, anche rispetto al Metal, ad esempio, ma sai cosa, io vedo che tantissime persone continuano ad andare ai concerti, ovviamente non parlo solo dei nostri! Dico in generale. Vedo sempre i locali belli pieni. E vedo anche che tantissime persone continuano ad essere entusiaste di comprare merch di qualsiasi tipo, magliette, CD, vinili. La cosa strana, tuttavia, almeno in America, non so qui in Europa, è che sembra non ci sia nessuna stazione radio ormai per band come i Dead Daisies. Eppure, la gente continua a spostarsi prevalentemente in auto, quindi questo potrebbe essere comunque d’aiuto al genere, seppure tanti utilizzino piattaforme streaming per l’ascolto e lo so bene. È per dire che sì, magari alcune strade non funzionano più per alcuni generi, ma non vuol dire che questi generi siano morti.”
Purtroppo, John, siamo giunti al termine dell’intervista. Ti ringrazio davvero di cuore per la preziosa opportunità. Ti va di lasciare un messaggio ai tuoi fans e ai lettori di Metal Hammer Italia?
“Assolutamente sì. Voglio ringraziare dal profondo del mio cuore i miei fans italiani, che dall’inizio della mia carriera mi hanno sempre dimostrato amore e supporto. Per me questo è molto importante, per noi artisti in generale. Grazie!”