Nighthawk – Echoes of Midnight

Il 18/08/2025, di .

Nighthawk – Echoes of Midnight

Con il nuovo album ‘Six Three O’, i Nighthawk alzano ulteriormente l’asticella del melodic rock scandinavo. Registrato nei leggendari Rockfield Studios in Galles e guidato dal chitarrista Robert Majd (Captain Black Beard, Metalite), il disco unisce energia classica e produzione moderna, grazie anche alla voce inconfondibile di Björn Strid (Soilwork, The Night Flight Orchestra). Canzoni come ‘Home Tonight’, ‘Can’t Say Goodbye’ e ‘Too Good To You’ mostrano una band ispirata, affiatata e in pieno controllo del proprio stile. Ne abbiamo parlato con Robert Majd, mente e motore del progetto, per scoprire cosa si nasconde dietro le quinte di uno degli album rock più intensi del 2025.

‘Six Three O’ è stato elogiato per il suo sound dinamico e maturo. Come descriveresti questo album con le tue parole?
“Penso sia un buon seguito dell’album ‘Prowler’, ricco di passione, energia e melodie. Il suono è nitido e potente, ma con un tocco retrò e una sensazione live. Non ci sono troppi overdub. I brani forse ricordano un mix tra Rainbow e KISS.”
Avete registrato ai leggendari Rockfield Studios. In che modo quell’ambiente ha influenzato l’atmosfera e l’energia del disco?
“I pezzi erano già scritti e c’era sintonia, anche grazie al lavoro fatto insieme sull’album precedente. Ma i fantastici Rockfield Studios ci hanno fatti sentire a nostro agio! È stato davvero bello vivere nella fattoria dove si trova lo studio. Quindi, niente nervosismo, solo concentrazione e tanto divertimento! Spero si percepisca un po’ della gioia nelle canzoni e nell’esecuzione.”
Com’è stato lavorare di nuovo con il produttore Sverker Widgren su questo disco?
“Cerco sempre di lavorare con Sverker! Dev’essere davvero talentuoso, perché riesce a farmi suonare bene, e non dev’essere facile ahah… Scherzi a parte, abbiamo un ottimo rapporto di lavoro e cerco sempre di coinvolgerlo quando posso. Abbiamo lavorato insieme anche agli ultimi dischi di Captain Black Beard e Weapon.”
L’album fonde vibrazioni rock classiche con una produzione moderna. Come avete bilanciato questi elementi in fase di scrittura e registrazione?
“Mi sono concentrato soprattutto sulla scrittura dei brani, affidandomi a Sverker per trovare ‘un suono’, e penso abbia fatto un lavoro fantastico! Quando scrivo, cerco solo di creare la musica che amo… rock’n’roll energico e compatto, ma con tanti elementi melodici interessanti.”

Qual è la storia dietro il titolo dell’album, ‘Six Three O’?
“Poco dopo l’uscita di ‘Prowler’ ho scoperto un artista blues chiamato Robert Nighthawk. So che ci sono molti ‘Nighthawk’ in giro… tra fumetti, film, chitarre e band. Ma Robert Nighthawk condivide il mio nome e aveva persino una canzone chiamata ‘Prowling Nighthawk’. Mi è sembrata una coincidenza quasi inquietante, ma molto cool, e ho voluto rendergli omaggio prendendo in prestito il titolo di una sua canzone per il mio album. ‘Six Three O’ suona bene, è un po’ misterioso, e se lo cerchi su Google trovi proprio quel brano, il che mi piace.”
La voce di Björn Strid è uno dei punti di forza dell’album. In che modo la sua presenza influenza l’identità dei Nighthawk?
“Tantissimo! È la risposta breve ahah… Con Björn non ci sono limiti. Posso scrivere qualsiasi cosa e lui riesce a cantarla. Non solo: la migliora! È una gioia sentire i miei brani trasformarsi e migliorare grazie a lui. Vale anche per il tastierista John Lönnmyr. Sono davvero fortunato a poter suonare con alcuni dei musicisti più straordinari!”
La traccia ‘Can’t Say Goodbye’ contiene un pre-chorus improvvisato da Björn. Cosa è successo in studio in quel momento?
“Eravamo nel mio seminterrato a registrare le voci per il demo, e Björn sentiva che il verso e il ritornello non si incastravano perfettamente, serviva qualcosa in mezzo. Ha iniziato a canticchiare una linea vocale, abbiamo trovato gli accordi e scritto alcune parole. È successo tutto molto in fretta, ma ha davvero arricchito la canzone! È uno di quei momenti magici che possono accadere lavorando su un brano.”
Quali emozioni o tematiche volevate esplorare con ‘Six Three O’?
“Oh, non sono per niente un tipo artistico ahah… Volevo solo fare rock! Non penso molto a queste cose. Non sono profondo quando si parla di musica. L’unica emozione che cerco davvero di trasmettere è la gioia!”
Quale brano del disco rappresenta meglio l’evoluzione della band?
“Forse ‘Home Tonight’… è un po’ più lenta rispetto alla maggior parte dei pezzi dell’album precedente e, nonostante la durata contenuta, ha tante cose in movimento.”
Venite da una scena rock svedese molto ricca. In che modo i vostri progetti passati influenzano il suono dei Nighthawk?
“Wow, bella domanda, ma difficile ahah… Anni fa avevo un progetto solista chiamato Alpha Attakk in cui facevo rock’n’roll energico. La grande differenza oggi è l’esperienza: ho scritto molti più brani e lavorato con tante persone da cui ho imparato. Forse ora riesco a esprimermi meglio. Ma non voglio imparare troppo… Essere un ‘idiota musicale’ in un certo senso mi aiuta a mantenere le cose semplici nel modo che mi piace. Se ha senso ahah… Ho appena detto di essere un idiota su Metal Hammer? Gesù, mi servirà la terapia dopo questa intervista ahah…”

‘Home Tonight’ ha un’energia epica e coinvolgente. Cosa ti ha ispirato in questo brano?
“Avevo questo riff di chitarra da oltre 20 anni. Avevo provato più volte a scriverci una canzone sopra, ma senza successo. Però quel riff mi è sempre rimasto impresso, era divertente da suonare e suonava bene. L’ho ripreso per questo album, e la canzone praticamente si è scritta da sola. È stato strano quanto sia stato facile stavolta… Il testo è un po’ sentimentale: parla del seguire i propri sogni senza dimenticare da dove vieni.”
Avete incluso una cover, ‘Man On The Silver Mountain’. Perché avete deciso di inserirla?
“Non avevamo previsto di fare una cover, ma ci era rimasto un po’ di tempo in studio – un’ora o due – dopo aver registrato tutto. Quindi abbiamo deciso di improvvisarne una. Ho proposto qualcosa dalla carriera di Dio, visto che quello era l’ultimo studio in cui aveva registrato, e lo adoriamo tutti. Avevo suggerito ‘Turn Up The Night’ da ‘Mob Rules’, ma Björn aveva già cantato ‘Man On The Silver Mountain’ al karaoke e ha proposto quella. Ognuno ha avuto 30 minuti per imparare la versione live da ‘On Stage’, poi ci siamo ritrovati e l’abbiamo registrata. Non c’era tempo per fare modifiche elaborate, quindi l’abbiamo suonata così com’è.”
Quanto è importante per i Nighthawk onorare le radici del rock classico pur creando qualcosa di nuovo?
“La cosa più importante per i Nighthawk è divertirsi. Tutti noi abbiamo altri progetti che richiedono tempo, quindi se  facciamo questo dev’essere per piacere, e finora lo è stato! Parte del ‘concept’ è registrare in studi storici e assorbirne l’energia. Onorare le radici è naturale, perché le mie influenze principali sono i pionieri del rock’n’roll. Creare qualcosa di nuovo è anche importante… altrimenti che senso avrebbe farlo se esiste già ahah… Ma si può trovare la propria strada. I Deep Purple non potevano essere influenzati dai Van Halen, Del Shannon è arrivato molto prima dei Black Sabbath… cerco di mescolare tutto questo.”
Come sono nate le edizioni limitate in vinile? E cosa rende speciale oggi il formato fisico?
“È stata una decisione dell’etichetta, ma ne sono stato felicissimo! Sono un po’ all’antica. Anche se uso lo streaming quando sono in giro, niente batte mettere su un vinile, guardare la copertina, leggere tutte le informazioni… da vero nerd musicale. Adoro anche ascoltare i CD mentre cucino. Ogni formato ha il suo momento, ma sì, il fisico è sempre il migliore! A volte le etichette pubblicano nuove versioni degli album e poi quella è l’unica disponibile in streaming. Se hai una copia fisica, controlli tu cosa ascolti… ricordatevelo, ragazzi!!”
Mescolate elementi prog e pomp con hard rock e AOR. Come affrontate questa fusione di stili?
“Mi piace provare ad aggiungere arrangiamenti interessanti o qualche svolta inaspettata in canzoni che sembrano semplici in superficie. Cerco nella mia libreria di influenze per trovare idee, e ovviamente gran parte dell’elemento pomp viene dal brillante John Lönnmyr, a essere onesti.”
Qual è stata la reazione di pubblico e critica finora?
“Quasi tutte le reazioni sono state fantastiche! Il che è ottimo, perché non sono bravo ad adattarmi alle aspettative degli altri. Come dicevo prima, scrivo ciò che mi piace e spero che piaccia anche agli altri. Qualcuno si lamenta che gli album dei Nighthawk siano troppo corti, ma secondo me non colgono il punto. Non sono più corti degli album classici a cui ci ispiriamo, e non ha senso allungare un disco solo per farlo durare di più. Penso che la maggior parte degli album moderni siano troppo lunghi e con troppe canzoni ahah… forse ho solo poca capacità di attenzione.”
Com’è stata l’esperienza di registrare in studi iconici come Abbey Road e Rockfield?
“Mi ha reso più concentrato. Sia nella scrittura che nell’esecuzione. Non c’è niente di cool nel registrare un album schifoso ad Abbey Road. Se prenoti quello studio, devi davvero alzare il livello. Almeno, è così che l’ho vissuta. Sono anche studi costosi, quindi non puoi perdere tempo. Devi essere pronto a fare ciò che serve. Ma mi piace… richiede disciplina e dedizione.”
Cosa possono aspettarsi i fan dai concerti dei Nighthawk per promuovere ‘Six Three O’?
“Faremo alcuni concerti quando gli impegni ce lo permetteranno, ma ho una formazione diversa per i live, che include alcuni miei compagni dei Captain Black Beard. Spero che un giorno anche la formazione da studio dei Nighthawk possa esibirsi, magari in un festival. Vedremo, dipende tutto dal tempismo.”
Ci sono aneddoti dal dietro le quinte della realizzazione dell’album che vuoi condividere?
“Rockfield ha una storia ricchissima e i proprietari ci hanno raccontato aneddoti incredibili, tipo la registrazione di ‘Bohemian Rhapsody’ e il fatto che usavamo la sala preferita di Cozy Powell per la batteria… Rush, Sabbath, Priest hanno tutti registrato lì. Magnus ha dormito nella stessa stanza in cui uno degli Oasis aveva dormito… e l’altro fratello aveva sfondato la porta durante un litigio. Lo studio conserva ancora quella porta rotta come cimelio storico. Noi però non ci siamo dati a follie simili ahah…”
Guardando al futuro, dove pensi si stia dirigendo il progetto Nighthawk?
“L’idea è registrare un nuovo album a ottobre o novembre, probabilmente agli Hansa Studios di Berlino. La maggior parte dei brani è già scritta e sono entusiasta di iniziare a lavorare ai demo con Björn.”

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