Ametropia – Shadows of the Abyss

Il 26/08/2025, di .

Ametropia – Shadows of the Abyss

Gli Ametropia sono una band di extreme metal tutta da scoprire. Nati nel 2023, hanno dato vita al loro primo album, ‘Original Sin’, che ora è disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Con un sound potente e innovativo, che mescola death e black metal, riescono a spingersi oltre i soliti schemi underground, creando qualcosa di fresco e brutale. La band nasce dall’esperienza di Eric Van Valkenburgh (Infamous Monsters, March To Victory) e David Cherry, due veterani che hanno girato il mondo con grandi band, e si è rafforzata con l’arrivo di Tyler “Vrases” Hoffer, che ha portato nuova energia e una visione più aperta. In pochi anni hanno già fatto tour negli Stati Uniti e in Canada, condividendo il palco con nomi notic come Marc Rizzo (Ex-Soulfly, Cavalera Conspiracy) e Dark Funeral, e sono pronti a lasciare il segno nel panorama metal più estremo.

Come si sono formati gli Ametropia e come vi siete conosciuti?
“Vrases, che si occupa di chitarra e voce, aveva pubblicato un annuncio cercando membri per un progetto musicale di stampo metal estremo. Nel frattempo Eric al basso e Dave alla batteria, due veterani del genere, entrambi con alle spalle tante esperienze e progetti, stavano pianificando qualcosa di nuovo, spinti dalla voglia di creare qualcosa che andasse oltre le loro precedenti esperienze. Quando ci siamo incontrati, abbiamo subito deciso di suonare insieme, e da quel momento è nata una forte sintonia tra di noi. La chimica tra di noi è scattata quasi immediatamente, e questo ci ha dato la spinta per continuare. Da quell’incontro, tutto ha preso forma: abbiamo iniziato a scrivere brani, a condividere idee, a sperimentare e a mettere le basi per quello che sarebbe diventato il nostro progetto. E il resto, come si suol dire, è storia”.
Come descrivereste il vostro sound a chi non vi ha mai sentiti?
“Il nostro sound può essere descritto come death metal contaminato da influenze black, caratterizzato da un forte focus sul groove, sulla ritmica e sull’intensità. Abbiamo cercato di fondere la ferocia e la brutalità tipiche di band come Gorgoroth e Deicide, con i groove potenti e coinvolgenti di gruppi come Pantera e Fear Factory. In sostanza, il nostro stile si propone come qualcosa di aggressivo e violento, ma allo stesso tempo con una componente di ritmo incisivo che coinvolge l’ascoltatore e lo porta a sentire quella forza travolgente che vogliamo trasmettere. È un sound che mira a essere allo stesso tempo potente, complesso e diretto, riuscendo a unire elementi di estrema aggressività con momenti di groove che ti fanno muovere la testa”.
Quali sono state le principali influenze musicali nell’album?
“Le influenze principali che hanno guidato la nostra creazione sono molteplici e vanno dal death metal più classico e brutale di band come Deicide, fino alle sonorità più groove e heavy dei Pantera. Anche Metallica, con la loro capacità di combinare melodia e potenza, ha lasciato un segno, così come altri gruppi di metal estremo e thrash. Tuttavia, non abbiamo mai scritto pensando “Vogliamo che il nostro sound sia come X” o “Dobbiamo assomigliare a questa band”. La nostra filosofia è quella di essere spontanei, di lasciarci guidare dall’istinto e dall’ispirazione del momento. Quando ci ritroviamo in sala di registrazione, ciò che nasce è il risultato di un processo naturale, spontaneo, senza forzature o schemi rigidi. Quindi, le influenze sono molte, ma il risultato finale è sempre autentico e rappresenta il nostro stile personale”.
Avete già una solida reputazione live. Quali sono i momenti più memorabili on the road finora?
“Senza dubbio, uno dei momenti più memorabili è stato l’incontro e il tempo trascorso con Dani Filth dei Cradle of Filth. È stato incredibile poter condividere il palco e scambiare due parole con una leggenda del nostro genere musicale. Inoltre, abbiamo avuto l’onore di incontrare e parlare con leggende come Hellhammer e Necrobutcher dei Mayhem, due figure storiche dell’underground black metal. Ognuno di questi incontri ci ha arricchito e ci ha dato nuove motivazioni. Suonare davanti a un pubblico, sentirsi parte di un contesto così ricco di storia e di passione, è qualcosa che ci rimarrà sempre nel cuore. Sono momenti che ci motivano a continuare, che ci fanno capire quanto sia importante questa scena e quanto siano preziosi i legami e le esperienze che viviamo sul palco”.

In che modo il vostro approccio musicale è cambiato rispetto ai progetti precedenti?
“Questo progetto rappresenta per noi un passo avanti, un’evoluzione rispetto a quanto abbiamo fatto in passato. È molto più aperto mentalmente: ci permette di sperimentare, di spingere oltre i limiti e di esplorare nuove sonorità e approcci. Rispetto ai nostri progetti precedenti, qui abbiamo maggiore libertà di espressione, senza dover seguire schemi rigidi o aspettative di un certo tipo. È come se avessimo abbattuto alcune barriere mentali, lasciando andare la creatività e il desiderio di innovare. Questo ci permette di esprimere appieno la nostra identità artistica, di creare musica più autentica e personale, senza compromessi. È un processo che ci sta facendo crescere come musicisti e come band, portandoci a scoprire nuovi orizzonti sonori e a superare i limiti che magari avevamo in passato”.
Cosa distingue ‘Original Sin’ dagli altri debut album dei vostri precedenti progetti?
“‘Original Sin’ si distingue dagli altri album di debutto nel suo modo di suonare e scrivere, che è tutto nostro, autentico e personale. Non vogliamo essere solo un’altra band che si limita a copiare le tendenze del momento o a seguire uno schema predefinito. La nostra musica nasce da un modo di comporre molto più libero e spontaneo, senza conformarsi alle aspettative del mercato o alle formule standard. Non siamo una massa di pecore che segue la stessa direzione: facciamo ciò che desideriamo, seguendo il nostro istinto e la nostra visione artistica. Questo ci permette di avere un suono e uno stile riconoscibile, che rispecchia veramente chi siamo e cosa vogliamo comunicare”.
Quali sono i temi principali di ‘Original Sin’ e come avete sviluppato i testi?
“L’album ‘Original Sin’ affronta principalmente gli aspetti più duri e abrasivi della vita, le contraddizioni, le ingiustizie e le ipocrisie che ci circondano. I testi sono un invito a riflettere su come le istituzioni, i potenti e le figure religiose abusino delle loro posizioni di potere, creando sofferenza e caos. Parliamo di zeloti religiosi che manipolano le masse, di ricchi e politici corrotti che sfruttano le risorse e il popolo, e di ogni tipo di “verme” moralmente inquinato che devasta il nostro pianeta e il nostro modo di vivere. La nostra scrittura si sviluppa in modo molto spontaneo: non abbiamo un metodo rigido, ma ci lasciamo ispirare dalle emozioni e dalle idee che vogliamo trasmettere. Quando ci mettiamo a scrivere, i testi nascono dall’istinto e dalla passione, cercando di colpire nel segno e di esprimere tutto il nostro sdegno e la nostra rabbia nei confronti di queste ingiustizie”.
Come bilanciate brutalità e atmosfera durante la scrittura?
“Per noi, non esiste una regola fissa: tutto dipende da ciò che la canzone richiede in quel momento. Se una traccia deve essere più brutalmente aggressiva, allora ci concentriamo sull’intensità e sulla ferocia del riff, sulla potenza della sezione ritmica, sulla voce. Se invece il brano necessita di creare un’atmosfera più oscura o inquietante, allora ci lavoriamo sopra, inserendo elementi che amplificano questa sensazione. La cosa importante è ascoltare ciò che la canzone ci chiede, lasciarci guidare dall’istinto e dal mood che vogliamo creare. La nostra priorità è che ogni pezzo trasmetta l’emozione che vogliamo comunicare, trovando il giusto equilibrio tra brutalità e atmosfera, senza forzare nulla”.
Come dividete i ruoli creativi nella band?
“Il nostro metodo di composizione è molto poco ortodosso rispetto agli standard moderni. Non abbiamo un singolo compositore o una figura dominante che guida tutto il processo: scriviamo come band, tutti insieme, in modo organico e collaborativo. Ci riuniamo in sala, condividiamo idee, improvvisiamo, sperimentiamo e lasciamo che sia la musica stessa a guidarci. La nostra forza sta nel fatto che ognuno di noi porta un contributo unico, e l’insieme di queste idee dà vita a qualcosa di autentico e originale. Non c’è un capo o un responsabile esclusivo di ciò che creiamo: l’obiettivo principale è scrivere pezzi di qualità, che rispecchino la nostra identità e il nostro stile, e questo può avvenire solo quando il processo è naturale e condiviso, senza forzature o gerarchie rigide”.
Avete lavorato con produttori o studi influenti per il risultato finale?
“Per il nostro album, abbiamo scelto Ashley Maccabee come produttore, che si è occupato della registrazione, del mixing e del mastering. Tuttavia, è importante sottolineare che Ashley non ha mai interferito nella scrittura o nelle scelte artistiche. Il suo ruolo è stato quello di realizzare al meglio ciò che avevamo scritto e di catturare il nostro sound nel modo più fedele possibile. Volevamo un risultato autentico, senza filtri o manipolazioni esterne che potessero snaturare la nostra musica. La sua competenza e professionalità ci hanno dato sicurezza, ma il risultato finale è sempre stato il frutto della nostra creatività e del nostro stile. È esattamente ciò che desideravamo: un prodotto che rispecchiasse pienamente la nostra identità”.
Avete un brano preferito di ‘Original Sin’? Perché?
“Sì, tra tutti i brani dell’album, quello che ci piace di più suonare dal vivo è sicuramente quello che dà il titolo all’opera, ‘Original Sin’. Questa traccia rappresenta per noi un momento di grande fiducia nel nostro suono e nella nostra capacità di scrivere musica che ci rappresenta. Il testo affronta il tema dell’odio nei confronti della religione organizzata, un argomento a cui siamo molto sensibili e che sentiamo molto vicino. È un brano che ci permette di esprimere tutta la nostra rabbia e il nostro sdegno verso le ingiustizie che vediamo nel mondo, e questa energia si traduce in un’esecuzione potente e coinvolgente. Per queste ragioni, questa traccia rappresenta un punto di riferimento e un simbolo del nostro percorso artistico”.
Avete concerti o festival in programma per supportare ‘Original Sin’?
“Sì, abbiamo in programma una serie di concerti e live in diverse location, tra cui anche alcune date di supporto a band note come D.R.I., Mortician, Green Jelly e altre ancora in arrivo. La nostra intenzione è portare la nostra musica dal vivo a quante più persone possibile, facendo in modo che possano vivere l’esperienza degli Ametropia dal vivo e percepire tutta l’energia e la potenza che vogliamo trasmettere. La tournée rappresenta un momento importante per noi, perché ci permette di consolidare la nostra presenza sulla scena, di confrontarci con il pubblico e di far conoscere il nostro sound a un pubblico sempre più vasto”.

Che tipo di riscontro avete ricevuto sin qui da fan e stampa?
“Abbiamo ricevuto un sostegno e un’attenzione molto calorosa da parte dei fan e della stampa specializzata. Le reazioni sono state sempre positive e incoraggianti, e questo ci dà la motivazione di continuare a fare musica di qualità. Molti ci hanno scritto di aver trovato nel nostro album un messaggio autentico e potente, e di aver apprezzato la nostra volontà di essere fedeli alle radici del metal estremo, senza compromessi. Siamo grati a tutti coloro che ci hanno supportato finora e speriamo di poter continuare a ispirare e a ricevere risposte simili anche in futuro, portando avanti il nostro percorso con passione e dedizione”.
Quanto è stato importante condividere il palco con artisti come Marc Rizzo e Dark Funeral?
“È stata un’esperienza assolutamente grandiosa e fondamentale per noi. Trascorrere del tempo con artisti come Marc Rizzo, che è una persona fantastica e molto umile, ci ha arricchito tanto dal punto di vista umano e musicale. Suonare con band come Dark Funeral, Mayhem, Cradle of Filth e Dying Fetus ci ha permesso di confrontarci con mondi diversi e di capire quanto sia importante mantenere alta la qualità e l’intensità sul palco. Ogni volta che abbiamo avuto l’occasione di condividere il palco con queste leggende, ci siamo sentiti orgogliosi e motivati a continuare a perfezionare il nostro stile. Il vero orgoglio, però, è poter suonare la nostra musica e, nel contempo, guadagnare nuovi fan che condividono la nostra passione”.
Quanto è importante mantenere una forte identità underground nella scena metal?
“Per noi, non si tratta tanto di mantenere un’“identità underground” come un obiettivo in sé, quanto di continuare a incontrare nuove persone, a creare legami e a condividere la nostra musica con chi apprezza il nostro stile. La scena underground è un punto di partenza, uno spazio libero dove si può essere autentici e sperimentare senza compromessi. Fare amicizia, trovare nuovi fan e mantenere vivi gli ideali di questa cultura sono ciò che ci permette di continuare a fare musica con passione. È un modo per rimanere fedeli a noi stessi, senza lasciarci condizionare dalle mode o dalle tendenze commerciali, e così riuscire a mantenere viva l’essenza di ciò che rappresenta il metal estremo”.
In che modo la scena attuale death/black metal influenza il vostro modo di suonare e scrivere?
“L’attuale scena death e black metal ci influenza nel senso che ci spinge a essere diversi, a non voler suonare come tutti gli altri. Notiamo che molte band oggi tendono a seguire formule già viste, a replicare suoni e stile senza cercare di innovare o di distinguersi. Questa omogeneità ci dispiace, perché va contro lo spirito di avventura e di rischio che ha sempre caratterizzato l’estremo metal. Noi invece vogliamo essere diversi, voler uscire dalla massa, cercare di essere più spaventosi, più controversi e più autentici nella nostra espressione. Non ci accontentiamo di seguire le mode, ma cerchiamo di mantenere viva la nostra identità, di portare avanti quei valori che hanno sempre contraddistinto il metal più estremo e underground”.
La vostra musica è tecnica e precisa. Come vi preparate per renderla live allo stesso livello?
Per portare la nostra musica dal vivo allo stesso livello di precisione e intensità che si può ascoltare in studio, ci affidiamo a un impegno costante e a un grande lavoro di preparazione. La nostra preparazione include un’auto-piacere smisurato, sempre presente, e un’indulgenza finale che ci permette di entrare in sintonia totale con le canzoni. Ovviamente, ci alleniamo duramente, ripassando i brani, perfezionando i dettagli e lavorando su ogni sfumatura. Solo attraverso tanto allenamento, dedizione e passione riusciamo a garantire che ogni nostra esibizione sia potente, precisa e all’altezza delle aspettative, trasmettendo tutta l’energia e la brutalità che vogliamo comunicare.
Qual è il messaggio che sperate gli ascoltatori recepiscano dall’album?
“Il messaggio principale che vogliamo trasmettere è quello di essere sempre fedeli a se stessi, di non lasciarsi influenzare troppo dalle opinioni degli altri o dalle mode del momento. Vogliamo che le persone ascoltino il nostro album e prendano esempio dal nostro atteggiamento: sii te stesso, lotta per ciò in cui credi e non permettere a nessuno di dirti cosa pensare, fare o con chi stare. Fai ciò che ti rende felice e non lasciare che qualcun altro ti indirizzi o ti controlli. La nostra musica vuole essere una voce di libertà e di ribellione, un invito a vivere senza compromessi e a seguire il proprio cuore”.
Ci sono nuovi progetti o collaborazioni in arrivo?
“Assolutamente sì. Abbiamo già scritto un album completo e un EP, quindi ci saranno sicuramente altre uscite nel prossimo futuro. Continueremo a lavorare e a creare nuova musica, perché questa è la nostra passione e il nostro modo di esprimerci. Inoltre, come sempre, non manchiamo di collaborare con il nostro “Signore e Salvatore”: Satana. La nostra filosofia e il nostro spirito sono sempre stati un po’ provocatori e irriverenti, e continueremo a farlo. Tutti i suoi accoliti sono i benvenuti nella nostra musica, ma, come si suol dire, quando hai lavorato con il re, chi desidera il giullare di corte? Abaddon, sto parlando proprio con te”.
Infine, come vedete il futuro degli Ametropia nei prossimi anni?
“Il nostro futuro si prospetta ricco di energia, musica e tournée. Vogliamo continuare a comporre, a registrare e a portare la nostra musica dal vivo in giro per il mondo, prendendo d’assalto ogni palco che ci permetta di esprimere la nostra passione. La nostra ambizione è di crescere professionalmente, di espandere la nostra base di fan e di lasciare un segno indelebile nel panorama del metal estremo. Più musica, più tour, più supporto, più energia: questa è la nostra visione per il futuro degli Ametropia. Siamo determinati a conquistare il mondo, un passo alla volta, portando avanti la nostra arte senza compromessi e con tutta la forza che abbiamo dentro”.

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