Cruel Bomb – Night of the hunt
Il 02/10/2025, di Ermes Casagrande.
Wilkes-Barre, PA – I Cruel Bomb pubblicano il loro primo album full-length, un lavoro omonimo che consolida quanto costruito dal 2018 a oggi. La band della Pennsylvania, attiva nella scena thrash underground, propone un suono diretto e aggressivo, influenzato dai classici del genere ma con un’impronta personale. Registrato ai Novro Studios, l’album arriva dopo tre EP e si distingue per l’energia dei brani e l’approccio DIY che ha caratterizzato fin dall’inizio il progetto. La copertina è firmata da Ed Repka, già noto per i suoi lavori con band storiche come Megadeth e Death. Con questo disco, i Cruel Bomb segnano un passo importante nella loro crescita musicale e si preparano a portare il loro suono a un pubblico più ampio. Ne parliamo con il cantante/chitarrista Brandon James e con il batterista Kyle McKeown.
Il vostro primo full-length suona come un grido di guerra moderno. Con quale spirito vi siete messi a lavorare su questo disco?
“(Brandon) La mia idea iniziale era pubblicare piccole uscite, ma più frequenti. Per anni ci hanno consigliato di fare un full-length, ma non abbiamo ascoltato. Poi sono successe alcune cose personali all’interno della band, e abbiamo deciso di fare il grande salto. Niente compromessi: volevamo realizzare il miglior prodotto possibile. Il risultato è ‘Cruel Bomb’, il nostro disco definitivo, quello che meglio rappresenta chi siamo”.
“(Kyle) Io volevo che il nostro primo album mostrasse una band più matura, soprattutto a livello di songwriting. Abbiamo preso l’energia delle prime tre uscite e l’abbiamo portata all’estremo. Missione compiuta”.
Slayer, Hatebreed e Power Trip sono tra le vostre principali influenze. Come trovate l’equilibrio tra omaggiare quei nomi e costruire una vostra identità?
“(Brandon) Onestamente, scriviamo quello che ci viene naturale. Quelle band sono sicuramente fonte d’ispirazione per noi, ma non ci sforziamo mai di suonare “come loro”. Scriviamo ciò che ci rende felici e ci fa venire voglia di muoverci. Se ci fa moshare, allora funziona”.
Il nome Cruel Bomb suona come una dichiarazione politica. Che significato ha per voi oggi, nel 2025?
“(Brandon) In realtà non c’è un significato politico diretto. Il nome viene da una citazione dell’Imperatore Hirohito nel 1945, riferita alla bomba atomica: “Inoltre, il nemico ha iniziato a utilizzare una nuova e più crudele bomba.” Mi ha colpito subito, e siccome amo leggere e scrivere di storia militare, mi è sembrato perfetto”.
I vostri EP precedenti hanno creato una buona spinta. Quali lezioni vi siete portati dietro da ‘Manhattan Mischief’, ‘Trinity Terror’ e ‘Man Made’?
“(Brandon) Ci hanno aiutato tantissimo a crescere come autori, soprattutto nella condivisione di riff e parti di batteria. Abbiamo costruito una chimica tra noi quattro che prima non c’era. E poi ci hanno dato l’esperienza in studio di cui avevamo bisogno per affrontare un intero album senza impreparazione”.
“(Kyle) Abbiamo capito subito che registrare un album completo è una maratona, non uno sprint. Un EP puoi finirlo in pochi giorni; undici brani richiedono molto di più. Ma ci siamo adattati bene, e ne è valsa la pena”.
L’artwork di Ed Repka è iconico. Com’è nata questa collaborazione e com’è stato lavorare con lui?
“(Brandon) È stato un sogno che si realizza. Ho passato ore a fissare le copertine che ha fatto per altre band. L’ho contattato, gli ho spiegato la nostra idea, e lui ha spaccato tutto. Ci ha mandato uno sketch e non abbiamo avuto nulla da ridire. Un vero piacere lavorare con lui”.
“(Kyle) Ricordo ancora quando io e Brandon abbiamo avuto l’idea: eravamo in macchina, parlando di una pin-up che cavalca una bomba. Inizialmente volevamo usarla per ‘Manhattan Mischief’, ma poi non è andata come volevamo. Repka ha già lavorato con 3 Inches of Blood e Municipal Waste, due band che adoro. Ha centrato in pieno la nostra visione. Spero che la gente voglia appendere quella copertina in casa”.
L’album sprigiona una violenza grezza. Da dove nasce questa aggressività, a livello personale, politico o musicale?
“(Brandon) Non viene da un posto preciso. Mi piace scrivere riff che mi facciano venir voglia di sfondare un muro con la testa. E vogliamo che chi ascolta provi la stessa sensazione”.
“(Kyle) Per noi è tutto legato all’energia. Non ci interessa mostrare tecnica per il gusto di farlo. Vogliamo scrivere roba che ti faccia moshare. Anche stare otto ore al giorno al computer accumula un’energia repressa che poi sfoghiamo appena suoniamo”.
L’attitudine DIY ha sempre fatto parte del vostro percorso. Quanto ha influito sulla registrazione e sull’uscita dell’album?
“(Brandon) Ci ha fatto imparare un sacco di cose. Lavorare direttamente con le persone coinvolte nel progetto ha creato rapporti veri. Mi piacerebbe lavorare con un’etichetta un giorno, certo, ma non abbiamo paura di fare tutto da soli”.
“(Kyle) Nessuna critica alle label, ma c’è una grande soddisfazione nel creare qualcosa di cui sei orgoglioso con le tue forze. Sapere che tutto questo è stato fatto da noi quattro, senza aiuti esterni, è impagabile”.
Ci sono dei testi o dei brani che potrebbero sorprendere i fan se approfonditi?
“(Brandon) Sì, ad esempio molti pensano che ‘The End’ parli della fine del pianeta, ma in realtà è ispirata a The Walking Dead. Io e Kennie eravamo fissati con la serie. ‘Night of the Hunt’ invece è ispirata al videogioco Bloodborne”.
“(Kyle) ‘Gravemind’ parla della trilogia originale di Halo, i migliori FPS di sempre secondo me. È la prima canzone dove ho scritto gran parte del testo, quindi ci tengo molto. Siamo nerd dei videogiochi, senza vergogna!”
Come scrivete riff pensati per far scatenare il pubblico ma che abbiano anche profondità musicale?
“(Brandon) Entro in una sorta di stato di flusso e provo cose finché non trovo un riff che mi colpisce. Poi mando il demo a Kyle e lui decide se funziona. Poi ci mette il suo groove, e lì nasce la magia”.
“(Kyle) Dico sempre: “I fill servono a fare scena, ma sono i groove che pagano le bollette.” Scherzi a parte, cerco di suonare quello che la musica richiede. Un mosh riff non va rovinato con troppa roba. Prendi ‘World Breaker’: è un ottimo esempio di groove che ti fa muovere il culo”.
Siete noti per i live set ad altissima intensità. In che modo l’esperienza sul palco ha influenzato la scrittura dell’album?
“(Kyle) Suonando i primi tre EP dal vivo, ci siamo accorti che certi brani facevano calare l’energia del pubblico. Abbiamo imparato da quei momenti cosa non funziona in un live. Non abbiamo sacrificato i riff che amavamo, ma abbiamo capito come strutturare meglio i pezzi per tenere alta l’adrenalina”.
Come vedete la scena thrash attuale? C’è una nuova ondata o resta tutto ancora nell’ombra dei Big Four?
“(Brandon) Per me il thrash è ancora grande come 40 anni fa. Si è evoluto molto, ma ci sono tante nuove band valide in giro. Vorrei solo che arrivasse di più ai ragazzi giovani. Tocca a noi farlo arrivare a loro”.
Ci sono influenze fuori dal metal che hanno condizionato il vostro stile, nei testi o nella musica?
“(Kyle) Assolutamente. I batteristi che mi hanno influenzato di più vengono da fuori dal metal: Todd Sucherman (Styx), Jeff Porcaro (Toto), Stewart Copeland (The Police), Sib Hashian (Boston). Li ascoltavo grazie ai miei genitori. Ognuno di loro sa creare groove memorabili senza strafare. È il mio approccio anche con Cruel Bomb”.
L’album è brutale ma anche molto controllato. Come mantenete questa disciplina senza perdere l’impatto grezzo?
“(Kyle) Non volevamo un suono troppo “pulito” in studio. Il thrash ha bisogno di aggressività. Eric, di Novro Studios, ha fatto un lavoro eccezionale nel catturare una performance organica, senza eccessiva produzione. Ha anche registrato e mixato la nostra cover di ‘Caught in a Mosh’ degli Anthrax, che potete scaricare gratis su Bandcamp”.
C’è un momento del disco che ancora oggi vi dà i brividi quando lo riascoltate?
“(Kyle) Per me è il passaggio da ‘Cruel Bomb’ a ‘Target Neutralized’. È una partenza da 0 a 100 che non mi stanca mai. Ancora oggi mi carica a mille”.
Se questo album è l’esplosione… qual è il fallout? Dove va Cruel Bomb da qui in avanti?
“(Kyle) Se continuiamo a scrivere pezzi ispirati ai videogiochi, magari un giorno finiamo su una soundtrack! O nella serie di Fallout, chissà. Intanto continuiamo a suonare negli Stati Uniti e puntiamo ai grandi festival metal. Abbiamo in programma alcuni playthrough e lyric video… e magari, un giorno, anche uno show per Metal Hammer”.