Brusic – The Magic of Three: Connecting Fans, Music, and Soul

Il 10/10/2025, di .

Brusic – The Magic of Three: Connecting Fans, Music, and Soul

I Brusic sono una band britannica di heavy rock che sta conquistando sempre più attenzione con il loro suono oscuro, potente e melodico. Con un background familiare e un legame condiviso dalla passione per la musica, i membri—i fratelli Dullaway e il vocalist Daniel Trenholme—stanno emergendo come una delle realtà più interessanti della scena heavy moderna. Dopo aver pubblicato i loro primi EP, ‘No.1’ e ‘No.2’, i Brusi hanno recentemente lanciato il loro terzo lavoro, l’EP ‘Sinister’, uscito il 8 settembre 2025, che rappresenta un’evoluzione sonora e tematica più intensa e oscura, con influenze che vanno da Incubus a Alter Bridge e Smashing Pumpkins.

In questa fase, la band sta promuovendo una serie di singoli, iniziando con ‘Fractures’, già trasmesso dalla BBC Introducing e considerato il loro brano più radio-friendly fino ad ora. Rob Dullaway ha annunciato anche un’interessante iniziativa: regalare l’EP gratuitamente ai fan che si contattano tramite i social, rafforzando il rapporto con il pubblico. Supportata dalla PR di Metal Devastation, la band continua a crescere, con un calendario di uscite che comprende quattro singoli e nuovi progetti in arrivo entro la fine dell’anno. I Brusic sono pronti a lasciare il segno nel panorama heavy con la loro musica intensa e coinvolgente.

‘No.3’ sembra un’evoluzione più cupa e aggressiva rispetto ai vostri precedenti EP. Cosa ha ispirato questo cambiamento di tono e tematica?
“Per la maggior parte delle band, quando si inizia a suonare insieme, si tende a proporre riff e idee che si avevano già nel cassetto prima della formazione. I primi due EP erano composti soprattutto da tracce che ciascuno di noi aveva iniziato a scrivere individualmente, e poi abbiamo completato insieme. Ma è proprio iniziando a scrivere insieme che prende vita il vero flusso compositivo della band: capisci fin dove puoi spingerti e ti apri sempre di più alla creatività. Scrivendo nuova musica, ci conosciamo meglio e riusciamo a esprimere ciò che ci motiva davvero a livello creativo. In un certo senso, questo EP è più autentico, più vicino a ciò che siamo davvero.”
L’EP esplora gli angoli più oscuri dell’umanità: quali esperienze personali o globali ne hanno influenzato i testi?
“I due temi emotivi centrali di questo EP sono la depressione e la frustrazione. Si manifestano soprattutto in ‘Sinister’, che personifica la lotta interna contro la depressione come una guerra eterna con uno sciacallo che non potrai mai domare. ‘Thrive’, ‘Chemicals’ e ‘Fractures’ esprimono frustrazione nei confronti delle relazioni interne ed esterne, e l’angoscia che nasce quando ci si scontra con contraddizioni, illogicità e perdita. Infine, ‘This Is The Way’ riversa tutta la frustrazione sul mondo che ci circonda: quel senso crescente di impotenza e amarezza davanti all’inevitabilità di un mondo in declino.”
Avete dichiarato il vostro amore per il cinema horror. Quali film o registi hanno influenzato l’atmosfera di ‘Sinister’?
“Beh, sicuramente ‘Sinister’ di Scott Derrickson. Io e Rob (Eddie) lo vedemmo per la prima volta il giorno di Natale del 2013, con qualche birra in mano. Ricordiamo ancora lo shock dopo la scena iniziale, quando ci guardammo e dicemmo: ‘c***o, questo sarà un film incredibile’. In generale, siamo grandi fan dell’horror internazionale, specialmente quello giapponese e sudcoreano. Ovviamente non possiamo non citare Takashi Shimizu, regista di ‘Ju-On’. ‘The Grudge’ mi ha traumatizzato da adolescente e ho fatto incubi per anni!”
Com’è cambiato il vostro processo creativo rispetto ai primi EP? Avete deciso consapevolmente di spingervi oltre?
“Assolutamente sì! I primi EP ci hanno dato le basi per capire cosa fosse alla nostra portata. Non sapevamo come sarebbero venuti, ma siamo rimasti colpiti dal lavoro di produzione di Tim. Quei primi EP erano quasi un ‘riscaldamento’ per lui. Da allora, ha creato un ambiente sonoro che permette al nostro sound di esprimersi pienamente. Sono entusiasta che la gente ascolti ‘No.3’ perché la produzione rivaleggia con quella di grandi studi, ed è tutto stato fatto da casa. A livello creativo, i cambiamenti sono più tecnici che artistici: ora abbiamo studi casalinghi e lavoriamo in remoto, il che ci dà piena libertà creativa.”

Il cantato di Daniel in questo EP è particolarmente crudo e intenso. Come avete affrontato le registrazioni vocali stavolta?
“Due fattori sono stati determinanti: primo, Tim ha alzato il livello della produzione. Nei primi EP avevamo dei limiti tecnici sia in termini di attrezzatura che di contesto. Ora abbiamo una configurazione migliore e Dan ha avuto più spazio per esprimersi. Secondo, anche Dan ha fatto un enorme passo avanti. Come i fratelli Dullaway, proveniva da generi musicali completamente diversi. I primi EP erano una sorta di esplorazione per lui. Dopo quell’esperienza, ha trovato la sua voce in questo nuovo mondo musicale. E l’ha davvero fatta sua.”
Essendo sparsi in diverse zone del Regno Unito (e anche oltre), come collaborate nella scrittura dei brani? Eddie ha detto: “La distanza è solo un altro strumento.” Puoi approfondire?
“Anzi, io (Eddie) vivo nei Paesi Bassi! Molte band scrivono in sala prove, con un approccio collettivo – tipo ‘ehi, ho un riff, che ne pensate?’. Ma i migliori brani dei fratelli Dullaway sono nati nella solitudine. Stare da soli, in una stanza buia, a scavare nelle emozioni profonde… è lì che accade la magia. La distanza ci permette di concentrarci individualmente, ognuno col proprio metodo. Io spesso scrivo un brano completo e poi lo mando a Rob e Tim. Rob lo interpreta alla batteria in modi inaspettati, Tim lo arricchisce con suoni e produzione. Rob parte dal ritmo, Tim dalle texture sonore. Per i testi, di solito li scriviamo individualmente, poi li condividiamo per eventuali aggiustamenti. Dan si occupa delle melodie vocali, e ci fidiamo pienamente del suo intuito.”
Tim si occupa sia del basso che della produzione. In che modo questo influisce sul sound finale della band?
“In breve, in modo molto positivo! Nel rock e nel metal, il basso raramente ha un ruolo centrale, quindi un produttore bassista ha una visione più equilibrata. Al contrario, un produttore chitarrista tende a dare troppo spazio alla propria parte. Detto ciò, Tim è molto più di un bassista: è anche un chitarrista eccezionale e ha contribuito con riff e passaggi complessi sia nei vecchi EP che in ‘No.3’.”
‘No.3’ è il primo di quattro prossimi lavori. Cosa possiamo aspettarci dai prossimi progetti?
“Drammaticità. L’EP è un viaggio emotivo attraverso le sfumature più complesse dell’animo umano. Ogni traccia ha una sua tonalità: alcune più dolci, altre più dure, alcune graffianti, altre più leggere. Ma tutte raccontano la storia comune della battaglia quotidiana che affrontiamo come esseri umani. Chi ha ascoltato i vecchi EP noterà subito l’evoluzione: testi più intensi, musica più dinamica e una potenza emotiva molto più marcata.”
Cosa significa per voi il titolo ‘Sinister’? C’è una canzone che incarna al meglio questo concetto?
“Ho scritto io la canzone ‘Sinister’. È nata dal riff iniziale: quando l’ho suonato, ho sentito una forza oscura dentro di me, come qualcosa di sinistro che esplodeva attraverso le dita nella chitarra. Ho dato al brano quel titolo provvisorio, ma poi anche i testi hanno rispecchiato l’immaginario cupo della musica. Nessuna frase o parola sembrava più adatta di ‘Sinister’, quindi è rimasto.”
C’è un aspetto cinematografico evidente in ‘No.3’. Avete mai pensato di comporre colonne sonore o collaborare con artisti visivi?
“Assolutamente! Io e Tim abbiamo già lavorato a colonne sonore per cortometraggi, ed è una mia grande passione. Ho libri di partiture di Thomas Newman, John Williams, Hans Zimmer… Ci ispiriamo moltissimo al dramma del cinema e ai metodi per raccontare una storia o un’emozione attraverso le dinamiche musicali.”
Come bilanciate il peso emotivo della vostra musica con l’energia e la precisione delle performance?
“Una cosa non può esistere senza l’altra. Una performance non può essere precisa se non racchiude il significato che c’è dietro. La pura tecnica non ha valore senza sentimento. Per connettersi all’esecuzione bisogna connettersi all’emozione che ha creato la musica. Se vuoi che gli altri sentano la potenza della tua musica, devi evocare quella stessa potenza interiore.”Il vostro sound è stato paragonato a Incubus e Alter Bridge, ma quali sono le influenze meno evidenti che vi ispirano?
“Oltre ai soliti nomi come Metallica e Slipknot, ci ispiriamo a band come Biffy Clyro, Muse, Linkin Park, Fightstar, Electric Callboy, TesseracT, Highly Suspect, Foo Fighters e molte altre. Ma ci ispiriamo anche alla musica da film (John Williams), ai pianisti classici (da Chopin a Einaudi), al blues e molto altro.”
Che ruolo ha la vulnerabilità nella vostra scrittura, soprattutto quando affrontate temi pesanti o scomodi?
“Per noi fratelli, ci sono molte ferite condivise. Non ne parliamo apertamente, ma sappiamo che ci ispirano. Da buoni britannici, scherziamo spesso su quei traumi, ma scrivendo – grazie anche alla distanza fisica tra noi – troviamo lo spazio per esplorarli davvero. All’inizio era strano spiegare certi testi, ma abbiamo capito che nella band c’è un senso di sicurezza psicologica che ci permette di esprimerci senza censure.”
Avete già ricevuto un buon supporto da playlist e radio. Quanto conta questo riconoscimento per una band emergente?
“Moltissimo! Il bias di conferma ha un impatto enorme nel costruire il successo. Se altri apprezzano la tua musica, anche i tuoi amici iniziano a farlo di più. Ogni forma di riconoscimento è importante per far crescere la musica. Ma, alla fine, devi farlo per ciò che la musica significa per te. Se insegui solo il successo commerciale, finirai per rincorrere le mode. Se invece scrivi ciò che senti davvero, la tua musica sarà senza tempo, autentica, e troverà sempre qualcuno che ne ha bisogno.”

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