Shefound – Chissenefrega!

Il 15/11/2025, di .

Shefound – Chissenefrega!

Lo scorso 17 ottobre è uscito ‘No Big Deal’, terza prova in studio per il quintetto vicentino Shefound, che rispetto allo scorso ‘No Gravity’ (2024) segna un’ulteriore passo in avanti soprattutto sonoro, nel quale il chitarristico alternative Rock proposto è farcito da un’elettronica e delle vocals prepotenti, testi forti e quella voglia sfacciata di fregarsene se il risultato finale possa piacere o meno: questo è, prendere o lasciare. Coinvolto da quanto ascoltato, dopo la recensione dell’album (che potete leggere QUI), il nostro Gianfranco Monese ha raggiunto tramite videochiamata la frontwoman Diletta “Dee” Pellizzer ed il bassista e tastierista Michele Lavarda per farsi svelare di più in merito. Molto di più. Quindi, come sempre, buona lettura!
Buongiorno Shefound, grazie della vostra disponibilità e benvenuti a Metal Hammer Italia. Come state innanzitutto?
“(Diletta Pellizzer) Benissimo grazie mille, grazie per averci concesso questo spazio, siamo super felici che tu ci abbia contattato e non vediamo l’ora di sentire cos’hai da chiederci!”
Ve la sentite di presentarvi ai lettori? Che quintetto siete? Cosa proponete?
“(Michele Lavarda) Siamo un quintetto nato nel 2019 che propone un genere che si può racchiudere all’interno dell’alternative Rock, quindi di base c’è questo. Poi abbiamo constatato, dal 2019 a quest’anno, che ogni disco ha delle influenze diverse, quindi alternative Rock è un’etichetta che diamo, dopo però ci sono sfumature diverse da un capitolo all’altro.”
A proposito di dischi, veniamo al motivo principale di quest’intervista, ovvero il nuovo album ‘No Big Deal’. Partiamo dal titolo: perchè ‘No Big Deal’?
“(DP) Allora, noi avevamo già scritto vari brani che dovevano essere inseriti nel terzo disco, e ad un certo punto, scritta la maggior parte delle canzoni in una modalità completamente diversa da quella finale, abbiamo cominciato a pensare che si aveva bisogno di essere più noi stessi, più sinceri, più come siamo ora con i componenti di oggi, dato che prima c’era un’altra formazione, e quindi un altro tipo di linguaggio a livello musicale. Cercando il titolo del nuovo album, volevamo che richiamasse quello che è stato per noi il motivo del cambiamento di approccio con la musica e con noi stessi: questo disco è un pò un “lasciamoci andare”, chissenefrega se questo album non è come il precedente ‘No Gravity’, non importa se non parlerò più di letteratura come negli altri capitoli, i quali avevano temi che portavano a delle storie…”
“(ML) Esatto, o comunque erano tratti da romanzi: quel tipo di racconti che però trasmettevano poco all’ascoltare di quello che effettivamente eravamo noi. Sentivamo un forte distacco tra quello che eravamo noi con la nostra comunicazione, e quello che arrivava.”
“(DP) Anche se ‘No Gravity’ ha creato comunque una fanbase, delle persone che si sono affezionate a quel tipo di musica, abbiamo deciso di fare quello che siamo oggi, provando a cambiare, a divertirci, e quindi ‘No Big Deal’ è un pò un saluto a quelle “pippe mentali” (ride, NDR.) che ci siamo fatti cercando di trovare per forza un filo continuo con questo alternative Rock narrativo che, purtroppo, non ci appartiene più. Anche perchè entrando io come persona, non avendo la passione per la letteratura, non avrei potuto essere sincera creando qualcosa appositamente per cercare di stare in quel filone di ‘No Gravity’, quindi abbiamo virato verso un qualcosa di più dritto e sincero.”

C’è secondo voi una sorta di maturazione nella tracklist di ‘No Big Deal’, rispetto a ‘No Gravity’, che comunque è uscito poco più di un anno fa?
“(DP) Diciamo che si, è stato pubblicato nel 2024, ma era pronto da due anni prima, quindi in realtà sarebbero quasi tre anni. Entrando io come membro della band, di fatto loro nel frattempo hanno maturato per conto proprio, poi sono arrivata io.”
“(ML) A livello di suono c’è stata un’evoluzione notevole in quanto siamo andati in ambienti più elettronici, quindi l’utilizzo di sintetizzatori ha svoltato parecchio il sound del gruppo, dato che in passato siamo sempre stati legati a basso, batteria, violoncello, chitarra e voce, senza aggiungere altri strumenti più per la paura poi di riproporre il tutto dal vivo. Avevamo anche cercato un sesto elemento che suonasse il sintetizzatore, ma non lo abbiamo trovato, quindi da lì ci siamo detti di suonare noi stessi delle parti al sintetizzatore, provando a sperimentare a livello sonoro senza tutte queste costrizioni: diamoci la libertà di sperimentare. Con l’entrata del sintetizzatore non dico che quasi tutti i brani siano partiti da un preset creato con quello strumento, ma un buon 60%/70% assolutamente si.”
Personalmente, pensando a brani come ‘Sinking In The Bathtub’, trovo originale come abbiate cercando di combinare un’elettronica accessibile ma anche industrial, il tutto in un alternative Rock che può spaziare dai Paramore ai Guano Apes. E’ in questo vostro essere camaleontici eppure originali che vi ritrovate?
“(ML) Ci sono diverse sfumature all’interno della tracklist: avevamo delle “referenze” in mente come gruppi, ed ogni brano è un pò nel suo mondo, però abbiamo notato che c’era sempre una continuità anche se ‘Sinking In The Bathtub’ ha delle caratteristiche completamente diverse da ‘Take The Love’, ad esempio. Tuttavia la nostra intenzione era quella di cercare di dare un contenitore che andasse bene per tutte queste idee, che appunto è il disco, e si, siamo contenti di com’è riuscito il tutto.”
“(DP) Mi verrebbe da aggiungere che comunque, come band, di fatto è da quest’anno che abbiamo iniziato a comporre insieme, perchè quando io sono entrata nel gruppo ‘No Gravity’ era già finito, quindi ho semplicemente interpretato quello che era già stato registrato. Quest’anno vari artisti ci hanno influenzato, il nostro produttore ci ha stimolato a riflettere su alcuni punti che stavamo affrontando a livello musicale, che sembravano approcciarsi di più al disco precedente, motivo per il quale per noi è stato uno sperimentare per rinnovarci, perchè abbiamo capito che di fatto siamo una band alternative Rock, ma la parte elettronica è quella che ci darà veramente uno spazio creativo molto grande, ci permetterà di ideare tanti piccoli mondi che ci piacciono e ci divertono un sacco. Inoltre, di fatto, come persone sia io che Michele abbiamo una parte molto introspettiva, spirito che porteremo sempre: troverai quindi una parte malinconica, una eterea, una molto punk che dice le cose in faccia: questo album, per noi, è l’inizio di tutto ciò.”
Cosa potete dirmi della breve durata di ciascun pezzo, che porta il disco a non toccare la mezz’ora? Vi piace essere il più diretti possibile, o è un qualcosa che vuole abbracciare l’odierna fruizione musicale, sempre più veloce e, parere mio, disattenta?
“(DP) Onestamente è un qualcosa a cui non abbiamo pensato: è tutto nato molto naturalmente. C’erano brani con una durata più lunga in fase di pre-produzione, ma quello è appunto un momento in cui continui ad aggiungere e ad allungare il brodo, rendendoti poi conto che è meglio dire l’essenziale, dire le cose in faccia ed essere diretti.”
“(ML) E’ un qualcosa che si lega al titolo del disco, ed a quanto già detto prima: l’idea è questa, questa abbiamo sviluppato, ci sono gli elementi essenziali, c’è la parte melodica, quella ritmica, ecc… Non è stato nulla di pensato: ci è piaciuto, crediamo funzioni, ci fa muovere, quindi va bene così.”
Giusto, abbraccia il titolo: vi piace? Bene. Non vi piace? Sticazzi.
“(ML) Infatti volevamo mettere “sticazzi” come titolo: sarebbe stato bello!” (Ridono, NDR.)

C’è un brano portabandiera del disco, o ritenete che l’intero album vi rappresenti in pieno?
“(DP) Secondo me ogni brano ci rappresenta: come si diceva abbiamo un sacco di sfumature sia a livello musicale che personale, ma credo che ‘Not Your Game’ e ‘BBB’ siano quelle un pò più forti che sono state scritte e che rispecchiano la direzione verso cui stiamo andando, perchè assieme alla titletrack sono stati gli ultimi brani che abbiamo scritto, di getto tra l’altro, motivo per il quale credo siano quelli più importanti per noi. Personalmente, se devo scegliere, ti dico ‘Not Your Game’, perchè ha delle sfumature immersive dark/caotiche/elettroniche che secondo me la rendono la più rappresentativa.”
Bene Shefound, ed ora quali sono i vostri prossimi impegni? Cosa bolle in pentola?
“(ML) Abbiamo già in mente di scrivere altri brani, anzi stiamo lavorando su dei loop di batteria elettronica e idee di suoni di sintetizzatore per il prossimo disco, quindi siamo già proiettati alla quarta release. Ovviamente abbiamo appena pubblicato ‘No Big Deal’, quindi ci prenderemo del tempo per ricaricarci. Poi concerti o altro sono sempre fondamentali per alimentare la nostra creatività: speriamo di riuscire ad avere un mini tour in Europa per il prossimo anno. Per riassumere, stiamo lavorando alla parte live ed a quella compositiva per il 2026.”
A proposito di live, come vi sembra si stia muovendo in Italia il mondo dell’underground, voi che lo state vivendo? Cosa potete dirci?
“(DP) E’ una domanda un pò complessa, perchè secondo me dal punto di vista di band nuove e possibilità di suonare c’è tutto. Artisti validi, proposte interessanti e spazi ci sarebbero, la difficoltà contro cui sbattiamo spesso la testa è che manca un intermediario tra l’artista sconosciuto, come il nostro caso, e le agenzie di booking, chi organizza i festival, ecc… Quindi, al di là dell’amico che ha il locale e ti fa suonare, a livello più macro c’è questa difficoltà di comunicazione tra le band e le agenzie di booking, e per un’artista indipendente è molto frustrante perchè la voglia di suonare, la qualità della band di esporre la propria musica ci sarebbero, ma ci si ritrova a casa dietro ad un computer o uno smartphone a sbattere la testa per un pò di attenzione. E’ una situazione molto difficile, poi dipende da che genere proponi, che tipo di band sei, quanto sei conosciuto localmente, però anche se hai le capacità e le qualità di fare qualcosa di figo in giro, prima di avere un pò di attenzione devi fare lo stalker (ride, NDR.), o comunque essere davvero tosto, perchè è difficile avere un rapporto con chi organizza qualcosa.”
“(ML) Noi comunque continuiamo, e chissenefrega.”
“(DP) Arriveremo a scrivere dieci dischi, poi forse qualcuno si interesserà.” (Ride, NDR.)
“(ML) Alla fine, il fatto di aver trovato la nostra dimensione ci fa sentire molto centrati, “a casa”, e sentiamo di essere fedeli e sinceri con noi stessi.”
Adesso datemi un motivo, uno solo, per il quale io dovrei acquistare ‘No Big Deal’.
“(DP) Perchè è figo, divertente e bello, e poi ci sono dei brani che ti portano in un mondo tutto tuo, dove ti puoi riscoprire. Secondo me è una figata di disco. Se non ti ho convinto te lo porto a casa e ti forzo ad ascoltarlo!” (Ride, NDR.)
“(ML) Anche secondo me è un disco divertente, che può dare la carica giusta per un lunedì mattina impegnativo. Abbiamo cercato di essere più energici, di dare un qualcosa che faccia muovere l’ascoltatore, che poi può muoversi come preferisce, chissenefrega.”
Bene, l’intervista è giunta al termine. Ringraziandovi ancora della vostra disponibilità, se c’è qualcosa che volete aggiungere ai lettori di Metal Hammer Italia, quest’ultimo spazio è tutto vostro!
“(DP) L’unica cosa che possiamo dire ai lettori è di ascoltarci: siate curiosi di ascoltare nuove band anche se non le conoscete, provate a sentire cos’hanno da dire gli artisti emergenti, e se vi piace ciò che ascoltate supportateli, perchè hanno bisogno di voi. Ed ovviamente fateglielo sapere, scrivendo loro.”

Leggi di più su: Shefound.