Flames Of Heaven – Il ritorno epico tra potenza, melodia e mito
Il 27/11/2025, di Andrea Lami.
Dopo cinque anni di silenzio, i Flames of Heaven tornano con Symphony of the Universe, un album che unisce il power metal sinfonico all’immaginario epico degli anime anni ’80. Guidato dalla visione di Cristiano Filippini, il progetto conferma una cura maniacale per arrangiamenti, produzione e dettagli armonici, fondendo tecnica, emozione e nostalgia in un sound moderno e cinematografico. In questa intervista, Cristiano racconta la lunga gestazione del disco, le collaborazioni chiave e la passione per una musica che guarda alle stelle senza dimenticare le proprie radici.
‘Symphony Of The Universe’ segna il vostro ritorno sulle scene: quanto tempo è trascorso tra l’idea iniziale e la pubblicazione del disco?
“(Cristiano FIlippini): Innanzitutto un saluto ai lettori di Metal Hammer Italia! Sono passati cinque anni dall’uscita di ‘The Force Within’, un periodo lungo, ma necessario per migliorare ulteriormente, ricalibrare alcune cose ecc. Abbiamo tardato di un annetto anche a causa di alcuni miei problemi di salute e di altri cambi come quello da Matias Kupiainen a Simone Mularoni come Mixing Engineer. Alcune idee di ‘Symphony Of The Universe’ risalgono ad oltre venti anni fa, altre sono più recenti. Insomma un bel mix.”
Cristiano, il progetto Flames of Heaven nasce come tua visione personale. In che modo si è evoluto il sound rispetto all’esordio?
“Rispetto all’esordio l’idea di sound è rimasta la stessa. Simone Mularoni è riuscito ad ottenere, lavorando con per tanti mesi, l’esatto sound che avevo in mente anche per l’esordio, che comunque è prodotto in maniera eccellente da dei top professionisti.”
La formazione è rimasta invariata: quanto conta per voi questa stabilità interna e come influisce sulla creatività collettiva?
“Tantissimo, il blocco Vioni, Terenziani, Caridi è una sicurezza e Marco Pastorino ha realizzato una performance stupefacente, dimostrando una crescita anche sul piano del canto. Che già era di altissimo livello, ma che ora ha pochi rivali.”
Il concept dell’album è ispirato ai Cavalieri dello Zodiaco. Come è nata questa scelta e cosa vi affascina di quella saga ?
“Bè era un sogno che avevo sin da bambino ed alcune song, o parti di song, sono state composte da me anni e anni fa quando immaginavo questo momento. Gli anime e la filmografia anni 80 sono stati per la nostra generazione qualcosa di molto importante, che ci ha cresciuto.”
Quando componi un disco ispirato a un universo così iconico, come bilanci la fedeltà alla fonte con l’esigenza di mantenere una forte identità musicale?
“Sinceramente mi viene tutto molto spontaneo, si incastrano quasi subito idee musicali e concept del brano, poi è più dura naturalmente inserire testi interessanti che siano in metrica. Il mio stile, essendo di base epico, si adatta sempre bene a certe tematiche quindi il problema è solo di abbondanza o di trovare l’incastro perfetto.”
The Immortal Fire è un’apertura maestosa, tra suggestioni sinfoniche e toni cinematografici. Come avete costruito questo brano e quale ruolo ha nell’economia dell’album?
“E’ un brano che ho composto tanti anni fa, seguendo alcune parti di ‘On The Wings Of Phoenix’. E’ sempre stata nella mia testa, così come l’orchestrazione adatta. Il perfetto preludio al brano opener, sono contento che ti sia piaciuta.”
‘On the Wings of Phoenix’ è uno dei pezzi più potenti del disco: come è nata la sua struttura e quanto spazio avete lasciato all’improvvisazione in studio?
“E’ uno dei miei brani preferiti del disco. Una volta che ho composto un brano (melodia, armonia, arrangiamenti e linee vocali) poi con gli altri lavoriamo sulle loro parti che magistralmente portano il brano all’eccellenza. In studio le uniche “varianti” un po’ improvvisate posso essere i fill di batteria e alcune cose sulla voce, cori o idee che vengono lì per lì seguendo il mood del momento.”
Il lavoro chitarristico è straordinariamente curato. Come si distribuiscono i ruoli tra te, Cristiano, e Michele “Viossy” Vioni?
“Io cerco di curare tutte le ritmiche che poi al 90% rimangono invariate. Inoltre suggerisco a Michele alcune linee melodiche per le parti solistiche. Per quanto riguarda i virtuosismi, shredding e aspetti ipertecnici gli lascio estrema libertà. Mi limito a fare un check finale e magari suggerire qualche piccola modifca. Ho pensato questo album anche per valorizzare al meglio Michele, una persona speciale ed uno dei chitarristi migliori al mondo.”
Parliamo di voce: Marco Pastorino offre una performance molto intensa. Come lavorate insieme per bilanciare potenza e melodia?
“Marco ha una voce splendida, come timbro ed estensione. In genere gli mando testi e linee vocali e lui mi invia qualche demo prima di registrare. Per quanto riguarda le armonizzazioni della voce e i cori in genere vengono costruiti in studio facendo alcuni esperimenti.”
La sezione ritmica di Giorgio Terenziani e Paolo Caridi è davvero solida. Quanto è stato importante per voi avere una base così tecnica e affidabile?
“Tanto. Loro sono delle “macchine” da studio e live. Affidabili, precisi e molto professionali. E’ importante avere una spina dorsale così. Inoltre sono tutti grandi amici e questo non guasta.”
L’intero album ha un respiro epico ma non perde mai la componente melodica. Quanto è difficile mantenere questo equilibrio senza cadere nell’eccesso?
“Guarda, devo dire che il mio stile naturale è quello di trasmettere epicità, dramma, passione, ma sempre con una fortissima componente melodica ed emozionale. Viene tutto molto naturale, con i giusti accorgimenti e dettagli armonici e di arrangiamento che fanno una differenza enorme.”
In brani come ‘A Flame From The Sky’ o ‘When Love Burns’ emerge una forte attenzione ai dettagli armonici. Quanto tempo dedicate agli arrangiamenti rispetto alla scrittura delle idee principali?
“Onestamente ho una cura maniacale per ogni dettaglio, compresi gli arrangiamenti. Ogni brano e ogni suono soprattutto di Synth e di Orchestra è scelto tra migliaia di alternative hardware e software a mia disposizione. Queste cose fanno la differenza. I due brani da te citati li adoro, ed hanno in comunque proprio quella componente epic rock metal anni 80 che è una caratteristica fondamentale del nostro sound.”
C’è un filo narrativo che collega i brani o avete preferito un concept più “emotivo” che strettamente cronologico?
“Diciamo che una gran parte è destinata al discorso relativo a Saint Seiya, mentre gli altri brani sono da considerarsi autonomi sia come tematiche che come “concept”. Per me è importante sia l’alternanza degli stili, che una scaletta varia che tenga sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore.”
Avete curato anche la produzione e il mixaggio? Se sì, quali sono stati i punti su cui avete lavorato di più per ottenere il suono che desideravate?
“Certo, ho curato tutta la produzione passo dopo passo facendo supervisione accurata su ogni passaggio. Il mix ed il mastering sono stati frutto di un lavoro fianco a fianco con Simone Mularoni durato diversi mesi. Io avevo le idee chiarissime e lui la competenza e la maestria per ottenere il risultato. Volevo e vorrò sempre un sound unico che prendesse il meglio dagli 80 e dai 90 ma con un imprinting moderno. Penso onestamente che la produzione sia quanto di meglio si possa trovare in giro ultimamente.”
La copertina di ‘Symphony of the Universe’ ha un’estetica epica ma ricorda quasi He-Man più che i Cavalieri dello Zodiaco — una scelta voluta o un effetto collaterale?
“Hai preso proprio nel segno! La mia idea iniziale era proprio quella di creare un’immagine ponte tra “Master Of The Universe” e “ Saint Seiya”, una posa epica con elementi del primo Cartoon e del secondo Anime. Per i più attenti e curiosi c’è anche un elemento ponte con la copertina del primo disco, sta a voi trovarlo ahah! Mi piace dare continuità grafica e musicale ai dischi della band.”
Nel panorama power metal odierno è difficile innovare senza perdere identità. Come affrontate questa sfida?
“L’innovazione pura è impossibile e secondo me non ha senso per questo genere. Certe atmosfere si creano solo con determinate melodie, scale, armonie, arrangiamenti noti a tutti. Ma la differenza la fa come tu unisci questi elementi e dai il tuo tocco personale. Oltre alla cura maniacale per i dettagli in ogni fase del lavoro.”
Guardando alla scena italiana, sentite di essere parte di una “nuova ondata” del power melodico o vi considerate più un progetto indipendente e autoriale?
“Certamente penso che facciamo parte di questa nuova ondata di Power Metal che è nata intorno al 2020. La ripresa estrema di alcuni elementi ‘80s, la forte melodia, il sound fresco e potente. Però cerco sempre due cose…un sound unico e riconoscibile sia a livello di timbro sonoro che di arrangiamento e composizione.”
Se doveste consigliare a un nuovo ascoltatore tre brani per entrare nel mondo dei Flames of Heaven, quali scegliereste e perché?
“Direi ‘On The Wings Of Phoenix’ per gli amanti del power melodic metal anni ’90 e ‘When Love Burns’ per gli amanti dell’ AOR, se mi devo limitare a queste due sfaccettature del nostro sound. Naturalmente considero entrambi i dischi completamente esemplificativi di chi siamo e di dove vogliamo andare.”
Avete in programma una serie di date live per promuovere l‘album?
“Io onestamente vorrei prima consolidare i Flames Of Heaven in maniera forte a livello discografico e di fanbase. I riscontri sono sempre stati eccellenti e abbiamo già un ottimo seguito, in continuazione mi chiedono live. Ma vorrei aspettare il momento giusto e la giusta opportunità di fare qualcosa di memorabile. Naturalmente se dovesse capitare un’occasione imperdibile sarà certamente valutata anche in questa fase.”
Ultima domanda: cosa rappresenta per voi questo nuovo lavoro?
“Abbiamo veramente dato tutto, il massimo in questa nostra fase. Penso che la composizione e il songrwriting, gli arrangiamenti, le performance della band e la produzione siano sempre top level. Altrimenti il prodotto non uscirebbe. Siamo molto soddisfatti, io compreso. Cosa non facile. Grazie a te Andrea e a tutti i lettori di Metal Hammer Italia!”