Necrodeath – The Final Command
Il 01/12/2025, di Alex Ventriglia.
Intervistare Marco Pesenti, per tutti più semplicemente “Peso”, vuol dire farsi raccontare un pezzo di storia del metal nostrano, di quello che ha anche avuto una forte risonanza internazionale, ma che poi ha finito per ricevere meno di quanto ampiamente meritasse. Ma Peso, batterista fondatore e nume tutelare dei Necrodeath, seppur sottolineando il fatto con quella sua ironia burbera e spiccatamente “ligure”, preferisce spostare subito il tiro, concentrandosi su quanto la storica band sta riscuotendo nel corso del “40 Last Tour Of Hate”, una tournée lunghissima e significativa, ma che durerà un solo mese ancora e poi sancirà l’addio definitivo, da parte di un gruppo italiano che, lo ribadiamo fieramente, ha fatto storia.
Peso, io credo che un primo bilancio di questo vostro ultimo anno pienamente dedicato ai concerti, lo puoi fare certamente. Con tanto orgoglio da sbandierare, sassolini da cacciare fuori dalle scarpe, e nostalgie varie che vanno consumandosi – ma ti conosco, non sei tipo che prova troppa nostalgia! Insomma, come sta andando questo “40 Last Tour Of Hate”?
“Devo dire che non ci aspettavamo tanto affetto e tanta partecipazione! Sono felice di questa dimostrazione da parte di numerosi fans che addirittura vengono a ringraziarmi per la musica che abbiamo composto all’interno di questi quattordici album che rimarranno per sempre… Resta un po’ di amaro in bocca perché, molto probabilmente, avremmo potuto avere di più in questi quarant’anni passati nell’underground musicale, ma la cosa che evidentemente ci ha danneggiato maggiormente è l’essere nati in Italia, circondati peraltro da un’enorme esterofilia. Questo vale per tutte le band nate nel nostro Bel Paese, non solo per noi. Tutto ciò in linea di massima non avviene invece nelle altre parti del mondo. Pensa che in Norvegia esiste addirittura un festival che, se anche nel bill ci dovessero essere gli Slayer della situazione, l’headliner sarà sempre un gruppo norvegese! Questo per farti capire come siamo combinati”.
So che magari non è molto elegante fare una classifica dei “buoni” e dei “cattivi”, ma quali sono stati i concerti che più vi sono rimasti impressi, che hanno fatto breccia nel vostro cuore, durante l’ultimo anno?
“Abbiamo suonato in Italia e all’estero e devo dire che non posso assolutamente fare una classifica dei buoni e dei cattivi… Diciamo che ogni tanto mi incazzo perché gli orari non vengono rispettati e se suoni per ultimo poi ne paghi le conseguenze, ma a parte qualche disguido di questo tipo devo dire che siamo stati trattati benissimo ovunque, sia nei Festival italiani dove siamo stati headliner, sia all’estero. Non voglio fare quindi nessuna classifica. È un tour dove stiamo ritrovando molto rispetto e riconoscenza per tutto ciò che abbiamo dato al metal e ogni concerto ci sta dando grosse emozioni, soprattutto in questo finale di stagione e, cosa che non mi sarei mai aspettato, ho visto anche gente piangere tra il pubblico! Diciamo che se proprio vogliamo ricordare un momento per me più toccante al momento, è stato il meet’n’greet del Luppolo in Rock dove ci siam trovati davanti una fila interminabile di metallari che ci hanno tenuti impegnati quasi un’ora per firme e foto! Ecco, una cosa così non era mai successa prima! Per un attimo mi sono sentito importante! Spero non mi scenda la lacrimuccia, nell’ultima data di dicembre…”.

Una tournée che sta passando attraverso dei concerti propri nei club che diversi show suonando nei Festival (dal Southammer al Luppolo, al Frantic, insomma l’elenco è lungo e ce n’è per tutti i gusti!), ma che ha evidenziato praticamente ovunque un grande affetto e una voglia per i Necrodeath che pare appunto non esaurirsi mai, almeno nelle date a cui ho potuto partecipare. Ve lo aspettavate tutta questa bella risposta dal pubblico?
“Ci contavo ad avere una affluenza maggiore rispetto all’ultimo periodo, e così è stato. Diciamo che dopo il passaggio del Covid del 2020 il nome era sceso parecchio, a mio avviso… Poche chiamate, cachet ribassati e sale mezze vuote, che per tanti che vivono in un mondo fantastico, e li invidio tantissimo, significa serata pazzesca, ma per me vuol dire invece sala mezza vuota. Sono molto più realistico. Siamo la prima band evidentemente della scena metal italiana che ha preso una decisione del genere, programmando con lucidità e consapevolezza il termine della propria carriera, e questo scossone ha smosso non poco i fans e anche coloro che prima ci avevano ascoltato con superficialità e ora, magari, vogliono capire chi siamo e chi siamo stati. Siamo contenti della scelta che abbiamo fatto, e chiudere la storia del gruppo con dignità è la cosa che ci rende più orgogliosi”.
Tra l’altro, diversi sono stati anche i concerti all’estero. Qualcuno che ti ha colpito in modo particolare, e perché?
“La data in Polonia mi è piaciuta tantissimo, il Black Silesia Festival. Un vero Festival underground con band provenienti da tutto il mondo, dal Giappone al Cile, dal Brasile all’Italia, in una location situata in un posto sperduto della Polonia, all’interno di un fortino nel quale si svolgono sia manifestazioni a sfondo medievale sia spettacoli di musica dal vivo. Organizzazione impeccabile e pubblico in delirio! Ma oltre al Festival polacco, un concerto che mi rimarrà per sempre nel cuore è stato in Francia, nei dintorni di Parigi, al Mennecy Metal Fest; a parte la grande organizzazione, in quell’occasione abbiamo avuto l’onore di avere con noi sul palco per un brano il padre del black metal, ovvero Mantas, con il suo glorioso passato di chitarrista dei Venom! È stato emozionantissimo e lui, ancora una volta, si è dimostrato un signore, di grande umiltà e cordialità. Abbiamo passato due giorni insieme facendo le prove in camerino, in quanto non avendo avuto il tempo di vederci prima, l’abbiamo risolta così…”.
Dicembre si avvicina, quello sarà il mese in cui sarà scritta la parola fine per i Necrodeath. Non entro nei dettagli della vostra scelta, che so essere stata ben ponderata e comunque sofferta, ma i vostri fans dovranno aspettarsi qualcosa da quelle date finali?
“Le due date finali saranno due giorni prefestivi, in modo da permettere a chiunque di poter venire anche da lontano, pernottare e rientrare con calma nella loro città il giorno dopo. Per il centro e il Sud sarà il 7 dicembre al Defrag di Roma, mentre per il Nord la data sarà il 27 dicembre allo Slaughter di Milano. In apertura vorrei raccontare, soprattutto a chi non conosce la nostra storia, i nostri quarant’anni vissuti nella scena, con un occhio particolare agli esordi degli anni ’80, ma per ora non posso dirti di più anche perché Elena, la nostra manager, sta cercando di coinvolgere anche degli ospiti. Vogliamo comunque che siano due giorni di festa, non due funerali, per cui invito tutti a venire! Facciamoci una foto insieme, un abbraccio, ricordandoci che, nonostante le difficoltà, ci siamo presi le nostre belle soddisfazioni e abbiamo dato uno scopo alle nostre vite, sia artistiche che personali: questo deve servire da esempio alle nuove leve”.

Ma, al “dopo”, hai pensato? Tra l’altro sei un insegnante e di quelli piuttosto bravi, che ha anche diversi ragazzi come allievi… Allora c’è ancora voglia di imparare a suonare uno strumento?
“Sì, la didattica è il mio pane e la batteria è lo strumento con cui riesco ad esprimermi, e questo cerco di trasmetterlo a quei miei allievi che vogliono veramente affrontare un percorso serio. Oltre ai numerosi bimbi con cui lavoro quotidianamente, posso nominare anche Giovanni Durst, l’attuale batterista dei Benediction, il quale è stato uno dei miei primissimi allievi, ma a parte questo il dopo Necrodeath ognuno di noi lo gestirà meglio a cose avvenute. Da quello che emerge dalle nostre conversazioni durante tutti questi viaggi, qualcuno di noi è piuttosto saturo e si prenderà probabilmente un anno sabbatico, per poi decidere se ritornare nel mondo della musica oppure no, qualcuno appenderà lo strumento al chiodo e qualcun altro proseguirà a suonare con i propri progetti. Personalmente credo che continuerò a suonare il mio strumento finché avrò la forza di farlo… In che situazione? Ora è presto per dirlo, ho già ricevuto anche un paio di proposte per il 2026, ma che ho declinato. Arriviamo a fine anno, e poi da gennaio riprenderò la connessione con la mia follia e vedremo il da farsi”.
Suonando ai vari Festival, hai scovato qualche gruppo che ti ha incuriosito?
“Quando sono in giro a suonare devo dire che non è facile ascoltare con la giusta attenzione le band con cui dividiamo la serata, per via delle numerose faccende del dietro le quinte. Io poi, 40 minuti prima di iniziare lo show, mi chiudo nel camerino e mi concentro cercando di non pensare a nulla, facendo degli esercizi di riscaldamento. Tutto questo però non mi ha impedito di notare, tra le numerose e valide band che abbiamo incontrato in questi ultimi mesi, i Dohlmen! Gruppo doom metal di Olbia che, incredibilmente, canta in sardo, e la miscela che crea è fantastica, tanto che abbiamo insistito perché condividesse con noi il palco a Savona, per la nostra ultima data in Liguria, il 29 novembre”.
Senti, da vecchio thrasher incallito, ti avrà fatto senz’altro piacere l’uscita in contemporanea di Dark Angel, Coroner e Testament, come dire che i campioni di un tempo sembra che non vogliano mollare mai… Tra l’altro con gli svizzeri avete anche condiviso recentemente il palco del Luppolo in Rock.
“Dell’uscita dei Testament non mi interessava granché, nel senso che non mi hanno mai appassionato troppo, a parte l’album dove alla batteria c’è Dave Lombardo, anche se ascoltandolo meglio in questi giorni, devo dire che per il nuovo disco hanno composto veramente delle belle canzoni!! I Dark Angel capitanati da Gene Hoglan invece li aspetto con grande curiosità, anche perché Gene è uno dei miei batteristi preferiti e, tra i tanti fenomeni che si vedono in giro oggi, tutti bravissimi ma tutti ugualissimi, lui ha una personalità veramente invidiabile, un grande maestro! Con i Coroner ho diviso il palco ultimamente e mi sono guardato con entusiasmo il loro show, davvero bravi e precisi. Sono un fan della loro prima epoca, ed ero curioso di vedere se le nuove composizioni fossero all’altezza del loro blasone, ma cosa aggiungere d’altro se non che il nuovo ‘Dissonance Theory’ è semplicemente fantastico! Detto senza mezzi termini…”.

A parte le vostre uscite classiche, gli “evergreen” intramontabili, credo però che il “biennio” legato alla Time To Kill Records sia stato per i Necrodeath estremamente produttivo, con due album uno più bello dell’altro e della portata di ‘Singin’ In The Pain’ e ‘Arimortis’. Quest’ultimo, poi, ascoltandolo di continuo, mi viene da dire che sia uno dei migliori album di tutta la vostra discografia. Quindi, lasciate al massimo della vostra forma compositiva? Di solito i grandi fanno appunto così…
“Non saprei. Vedi, la composizione è una fase che adoro, ma è molto particolare, e dopo aver composto circa 150 canzoni targate Necrodeath, non lo so se quest’ultimo sia stato il nostro punto più elevato. È troppo soggettivo per chi ascolta e troppo imprevedibile per chi compone. La fase di composizione è come un’onda che ti prende e la devi cavalcare in quel momento, isolandoti da tutto il resto; a volte mi è durata pochi mesi, vedi ‘Arimortis’, altre invece due anni, è il caso di ‘Idiosyncrasy’. Ma dirti cosa è meglio e cosa no, è impossibile, sono vibrazioni e sensazioni che si insinuano nella tua parte artistica di quel determinato periodo della tua vita, e diventa l’espressione naturale per noi musicisti; poi magari resto un anno di seguito senza riuscire a comporre una nota, un ritmo o un testo che mi soddisfi. Necrodeath non ha mai avuto bisogno di piacere per forza a qualcuno se non solo ed esclusivamente a noi quattro, e probabilmente chi ci segue da tempo ha percepito questa cosa, apprezzandola in pieno, e anche il fatto che ultimamente avevamo abbandonato in studio tutto quello che la tecnologia ti permette di fare in maniera perfetta… via click, via trigger, via griglie e vada via il culo, è stato accolto col cuore dalla nostra fanbase”.
Lo so che sono tutti “figli” tuoi, ma adesso ti puoi “aprire”: quali gli album dei Necrodeath a cui sei più legato, per una ragione o per l’altra?
“‘Into The Macabre’ perché ha iniziato la mia storia e la mia avventura coi Necrodeath, ed ‘Arimortis’ perché l’ha chiusa con grande dignità”.

Faccio fatica a pensare che questa potrebbe essere realmente la mia ultima intervista ai Necrodeath… Regalami quattro parole che possano descrivere, e racchiudere, quarant’anni di Necrodeath.
“Passione. Attitudine. Perseveranza. Pazienza”.
Foto live di Peso a cura di Enrico Auxilia