Jerry Cantrell – If You Want Blood, You Got It!
Il 09/12/2025, di Alex Ventriglia.
Abbiamo incontrato Jerry Cantrell al Graspop Metal Meeting 2025, durante una delle date europee più attese del suo tour a supporto di ‘I Want Blood’, il nuovo album che ha segnato un ritorno a sonorità più oscure e potenti, dopo le atmosfere southern e classic rock di ‘Brighten’. Tra un soundcheck e l’altro, Jerry ci ha raccontato il dietro le quinte del disco, la magia dei concerti e perché il chitarrista salirà sul palco finché il pubblico lo vorrà con lui. Prima di iniziare l’intervista sentivo il bisogno di rompere il ghiaccio, ed è stato facile perché ero appena stato al Rock For People, in Repubblica Ceca, e ricordo molto bene un episodio simpatico successo durante il live di Jerry Cantrell. Durante l’esecuzione di ‘Rooster’, quando è iniziato lo spettacolo acrobatico aereo della Red Bull, ed è stato quasi magico che accadesse durante quella canzone…
“(Jerry Cantrell) Va proprio detto, che la cosa non avresti potuto pianificarla meglio! Quando si suona dal vivo, a volte capita che qualcosa, magicamente, si allinei, e accada. È stato pazzesco, durante quel brano, con quegli aerei che ronzavano sopra il pubblico!”
L’entusiasmo di Jerry parte in quarta, appassionato com’è dell’Europa e dei suoi fans.
“I fans europei? Cantano tutto, anche gli assoli! Non veniamo spesso in Europa, non suoniamo così frequentemente come negli States, quindi quando accade vogliamo far sì che questo conti, proviamo a toccare più città possibili in un mese per esempio. Il pubblico è stato fantastico, i fans conoscono tutti i brani di I ‘Want Blood’, cantano ogni parola e persino le linee di chitarra! Questo è il bello di fare musica, salire sul palco e condividerla con chi la rende anche sua. È anche la loro musica.”
Il successo live di ‘I Want Blood’ è qualcosa di incredibile se ci si pensa, un disco che è uscito da pochi mesi, ma che è già diventato un manifesto della nuova fase solista di Cantrell. Anche se, in realtà, il suo reportorio va avanti già da tempo…
“Ne abbiamo suonato un po’ l’anno scorso quando eravamo in tour con i Bush, ma il disco non era ancora uscito. Credo che fossimo attivi con una o due canzoni. Il disco è uscito quando siamo andati in Sud America, ed è stato, come dire, elettrizzante! Abbiam suonato solo tre concerti, a San Paolo, Buenos Aires e Santiago, ma le persone conoscevano già tutti i testi e tutto il resto ed è stato fantastico. Davvero incredibile! Si inizia sempre con il cercare di fare un disco che ti piace, e penso di esserci riuscito. C’è stato un periodo di circa cinque o sei ore al giorno passate a scrivere, chiamare i miei amici e vedere se volevano suonare, entrare in una stanza e registrare. Quando decidi che il disco è buono e vuoi pubblicarlo, lo sai già, sei già soddisfatto. Nella parte successiva invece non hai davvero alcun controllo. Lo proponi al mondo e vedi come questo reagisce, ed è sempre una bella sorpresa quando la gente reagisce bene. Con ogni nuovo disco speri che ci siano un paio di canzoni che si collegano con il resto del tuo catalogo. Ed è stato così con questo disco”.

Un album che dal vivo viene proposto praticamente nella sua interezza, come ho avuto modo di vedere.
“Abbiamo suonato live otto dei suoi nove pezzi, manca soltanto ‘Echoes Of Laughter’. Non so se lo faremo in questo tour, magari succederà negli States. Ma vedere come hanno reagito a brani come ‘Off The Rails’, ‘Afterglow’, ‘Vilified’ e persino ‘Let It Lie’, beh, è stato incredibile, gratificante”.
Ma ci sono delle canzoni che Cantrell e la sua band suonano ampliando il proprio spettro musicale, cambiandolo dal vivo.
“’Off The Rails’ è una. Pensavo che sarebbe stata una specie di canzone costruita per essere viva, con quella lunga intro, il calcio e il riff di chitarra. Poi invece… Non l’abbiamo suonata per circa metà del tour negli Stati Uniti, ma c’è anche la canzone intitolata ‘Let It Lie’, che è andata piuttosto bene”.
‘I Want Blood’ ha riportato Jerry Cantrell su territori più cupi ed heavy rispetto al precedente lavoro, che invece aveva del sapore country…
“Ma in realtà per me suona come il rock’n’roll classico con cui sono cresciuto. Anche se quello ha elementi di blues e country, mentre questo è più rock’n’roll. È una specie di country che mette insieme il rockabilly, poi si sono collegati agli amplificatori ed è diventato rock’n’roll…”.
Un flusso creativo che sa da dove parte, ma non dove arriva. L’imprinting pare esser questo.
“Non parto mai con un’idea precisa del tipo di album che farò, non programmo mai che disco sarà. Mi metto a scrivere e vedo dove questo porta. Così è stato anche stavolta: ‘Brighten’ voleva essere un certo tipo di disco, ‘I Want Blood’ un altro. È lo stesso approccio che avevamo con gli Alice In Chains. Questo rende tutto emozionante, perché nemmeno io so dove finirò”.
Il significato di ‘I Want Blood’, già di per sé un titolo forte, rivela un’impronta importante, emblematica per l’artista stesso.
“Quando ho scritto quella canzone, ho capito subito che sarebbe stato anche il titolo del disco. È una sfida: la vita è eccitante, devastante, trionfale e tragica. E allora dico: “Ok vita, io voglio sangue. Vediamo cosa hai da offrirmi. Sono qui, questo è il mio momento nel ring”. Finché ci sarete voi, io ci sarò. Mi sto divertendo e sembra che anche il pubblico voglia ancora sentirmi. Finché sarà così, finché sentirò di fare musica che mi rappresenta e la gente vorrà ascoltarla, io continuerò a farlo”.

Intervista di Andrea Ripamonti
Adattamento di Alex Ventriglia
Servizio fotografico a cura di Henry Ruggeri