Blood On Black Leather – Il Fascino dell’Orrore
Il 01/01/2026, di Filippo Corso.
Blood On Black Leather é un progetto in cui suono, immagine e narrazione cinematografica si fondono in un linguaggio fortemente evocativo. Tra suggestioni horror, dark elettronico e riferimenti al cinema giallo e thriller italiano, Blood On Black Leather costruisce un universo estetico in cui l’aspetto sonoro dialoga costantemente con la dimensione visiva, dando vita a un’esperienza immersiva e profondamente psicologica.
In questa intervista con Cristian Cinque, il suo ideatore, abbiamo approfondito le radici del progetto, il legame con il cinema di genere, il ruolo centrale dell’erotismo e della dualità, oltre al processo creativo che ha portato alla realizzazione dell’EP ‘Cosmétique du Meurtrier’ e del cortometraggio a esso collegato. Ne emerge il ritratto di una visione artistica coerente e personale, in cui musica e immagini diventano due facce inseparabili dello stesso racconto.
È un grande piacere poter scoprire da vicino Blood On Black Leather. Conosciamo la tua passione per il giallo e il thriller italiano: come riesci a trasporre questo immaginario in musica e da dove nasce il sound del progetto?
“Il sound di Blood On Black Leather nasce da una ricerca intima e personale, che trova la propria forma espressiva in sonorità riconducibili principalmente ai generi Industrial Black Metal e Dark-Electro. Le mie produzioni sono caratterizzate da strutture melodiche tese e cariche di mistero, che dialogano direttamente con il linguaggio delle colonne sonore del cinema Giallo e Thriller. Blood On Black Leather è un progetto multidisciplinare, in cui la dimensione sonora convive con la ricerca visiva e la narrazione cinematografica. Video Super 8, fotografia analogica e Polaroid sono parte integrante del linguaggio artistico del progetto.
La traduzione dell’immaginario visivo in musica – e viceversa – avviene in modo naturale, perché entrambe le dimensioni nascono dallo stesso processo creativo. In questo senso, il lavoro del produttore musicale è molto vicino a quello di un regista: attraverso il suono si costruisce un paesaggio visivo astratto. Per Blood On Black Leather, musica e arte visiva sono due aspetti inseparabili di un’unica visione.”
Restando sul giallo e sul thriller italiano, da cosa ha origine questo legame e quali sono i tuoi primi ricordi legati a questi generi cinematografici?
“Ciò che mi ha sempre affascinato del giallo all’italiana è la sua dimensione onirica e il profondo legame con la psicologia. Trovo centrale il rapporto tra cinema e psicoanalisi, un dialogo che attraversa molti film di questo genere.
Già da bambino, nella mia innocenza, ricordo un’attrazione istintiva verso il mistero. Ho iniziato molto presto a collezionare e guardare film gialli in VHS, sviluppando un legame profondo con queste atmosfere. Credo che questa fascinazione faccia parte di quel percorso di ricerca intima e personale da cui, ancora oggi, nasce il mio processo creativo.”

Nel tuo lavoro emergono numerosi riferimenti al noise, al dark e all’industrial, così come a band come Nine Inch Nails e, in alcuni frangenti, anche al Marilyn Manson più oscuro e atmosferico. Ti riconosci in questi paragoni? E cosa ti affascina di questi generi e artisti?
“I paragoni che hai citato sono per me motivo di grande orgoglio. I Nine Inch Nails e le produzioni più old-school di Marilyn Manson fanno parte della mia formazione musicale, così come il Black Metal degli anni ’90 e l’electro-industrial, con riferimenti a realtà come Wumpscut.
I miei ascolti sono sempre stati trasversali ed eclettici, spesso orientati verso sonorità anche molto distanti tra loro. Nelle mie produzioni credo emerga un’influenza originale di questi mondi, filtrata però da un linguaggio personale.
Di questi artisti e generi mi affascina soprattutto la capacità di mettere in discussione i dogmi culturali, la critica al moralismo borghese e mediatico. Mi interessa molto anche l’ambiguità emotiva: quella zona in cui aggressività e sarcasmo convivono con vulnerabilità, malinconia e introspezione.”
Come la tua professione di produttore musicale ti ha aiutato nella composizione della tua musica ed in special modo di ‘Cosmétique du Meurtrier’? Ricordiamo all’interno del tuo percorso collaborazioni con talenti della professione come quello di Danny Saber.
“Il mio background come ingegnere del suono è parte integrante del flusso di lavoro di Blood On Black Leather, anche se applicato in modo non convenzionale. In ‘Cosmétique du Meurtrier’ ho lavorato sul sound design senza regole prestabilite, trattando il suono nello stesso modo in cui tratto l’immagine: sporco, rumoroso, ma allo stesso tempo emotivo e romantico.
Così come un’immagine erotica e misteriosa viene filtrata dalla grana della pellicola e dai suoi colori saturi, una melodia malinconica può essere distorta e trasformata attraverso un nastro analogico. Questo approccio mi permette di rendere il suono materico e vivo.”
L’Italia ha sempre avuto una forte tradizione legata al dark sound e alle opere concepite come vere e proprie colonne sonore. Pensi che Blood On Black Leather si inserisca in questa linea e che il tuo approccio porti a qualcosa di più moderno e internazionale? Ritengo di sì.
“Accolgo con piacere questa interpretazione, che sento molto vicina al progetto. Blood On Black Leather nasce da un’esigenza espressiva sincera e personale, e credo che proprio questa attitudine permetta al progetto di risultare attuale e non derivativo. Non mi interessa replicare il passato, ma utilizzarlo come materia viva.
In questo senso, la pubblicazione di ‘Cosmétique du Meurtrier’ per la prestigiosa Danse Macabre Records, etichetta tedesca gestita da Bruno Kramm dei Das Ich, rappresenta un ulteriore passo verso una dimensione internazionale, coerente con la visione del progetto.”
L’EP ‘Cosmétique du Meurtrier’ appare come un lavoro unico, intenso e coerente, capace di tradurre in musica il tema della dualità tra apparenza e profondità. Raccontaci come hai lavorato su questo concetto e quali ritieni siano i momenti più rappresentativi, sia a livello concettuale che musicale.
“Apprezzo molto questa lettura, perché sono aspetti su cui ho lavorato con grande attenzione. Il concept mette in scena il conflitto tra la parte razionale e quella oscura dell’individuo, invitando a interrogarsi sulla propria identità e sul rapporto con il male e la violenza.
Il titolo ‘Cosmétique du Meurtrier’ è un riferimento diretto al romanzo ‘Cosmétique de l’ennemi’ di Amélie Nothomb e richiama proprio questa idea di dualità. Nel cortometraggio collegato all’EP, ‘The Reflecting Murder’, la “cosmétique”, ovvero la superficie, entra in contrasto con la natura più profonda e disturbante del “meurtrier”. È una figura che costringe la protagonista a confrontarsi con la propria essenza.
La tensione tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo attraversa sia il cortometraggio sia l’intero concept musicale.”

All’interno dell’EP c’è un momento o un brano che senti particolarmente significativo rispetto agli altri? In particolare, mi piacerebbe approfondire ‘Two Girls, One Flower’.
“Sono felice che tu abbia posto l’attenzione su ‘Two Girls, One Flower’, perché lo considero uno dei brani più rappresentativi dal punto di vista stilistico. Il brano analizza il desiderio, un richiamo sottile, come quello di un fiore bello e pericoloso, che attrae proprio perché non può essere colto. È un richiamo silenzioso, vestito di colore e di mistero, che attrae proprio perché proibito. Non chiede di essere colto, ma solo contemplato, come un segreto che pulsa.
Nella dualità delle due figure femminili protagoniste del brano si riflettono due modi opposti di stare di fronte a quel richiamo. Questa opposizione non è uno scontro, ma uno specchio. Insieme sono le due metà dello stesso sentire.
Il proibito non è solo ciò che non si può fare, ma ciò che segna il passaggio da una condizione protetta a una più consapevole. Il desiderio, così, non distrugge l’innocenza: la trasforma.
Rimane come un eco, un ricordo segreto, che continua a vivere nella memoria e definisce, silenziosamente, ciò che si è diventati. Vorrei inoltre citare il brano ‘A Strong Armour Can Break A Sword’, presente in una versione differente anche nel precedente ‘Thoughtful Remark About All Things’, come tassello importante nell’evoluzione del mio percorso.”
Il cortometraggio ‘The Reflecting Murder’ sembra tradurre in immagini tutto ciò che emerge dalla musica e dal concept del progetto: cosa puoi dirci della sua realizzazione e del suo rapporto con l’EP?
“Il cortometraggio e la colonna sonora sono nati in totale simbiosi: sono pensati come un’unica opera. Ho curato il progetto sia come regista sia come compositore.
Si tratta di un corto di genere giallo erotico, girato interamente in Super 8 con una cinepresa originale degli anni ’70. Le riprese principali si sono svolte nella suggestiva Villa Prever di Pinerolo, mentre alcune scene esterne sono state girate a Torino, che non è solo uno sfondo ma una vera e propria soggettiva della protagonista. Torino è la mia città natale e ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione personale e artistica. ‘The Reflecting Murder’ ha ottenuto ottimi riscontri nei festival internazionali, ricevendo una Menzione d’Onore ai Berlin Music Video Awards 2025.
La sua estetica richiama il cinema giallo anni ’70, ma non come omaggio nostalgico: la patina visiva è uno strumento per esprimere una visione personale e intima. Anche la colonna sonora dialoga con l’eredità delle soundtrack del passato, reinterpretandole attraverso una sensibilità dark elettronica contemporanea.”
L’erotismo è un elemento ricorrente in Blood On Black Leather: in che modo il suono contribuisce a renderlo percepibile senza ricorrere a soluzioni esplicite?
“Per me l’erotismo funziona meglio quando è suggerito. Il suono può essere profondamente sensuale attraverso il ritmo, la ripetizione, la saturazione, il respiro stesso dei suoni. È una questione di tensione, di attrazione e repulsione. Come nel giallo italiano, ciò che non viene mostrato o dichiarato apertamente è spesso la parte più potente.
L’erotismo ha un ruolo centrale nell’arte perché permette di esplorare la psiche umana e di mettere in discussione convenzioni sociali, culturali e religiose. È anche un linguaggio estetico complesso, che va oltre la semplice rappresentazione del reale e diventa strumento di riflessione sulle emozioni più profonde.”

Rispetto al precedente lavoro ‘Thoughtful Remark About All Things’, anch’esso di forte impatto, quali sono secondo te le differenze principali, sia a livello di suono che di approccio?
“‘Thoughtful Remark About All Things’ è stata la prima release di Blood On Black Leather ed è un lavoro a cui sono molto legato, perché nasce direttamente da esperienze intime e personali, sviluppate poi in una dimensione onirica e viscerale, sia visiva che sonora.
‘Cosmétique du Meurtrier’ rappresenta una naturale evoluzione di quel percorso: definisce in modo più chiaro gli elementi cardine del progetto e introduce nuove sfumature stilistiche. Se il primo lavoro può essere ricondotto a un Industrial Black Metal contaminato da suggestioni cinematografiche giallo/thriller, il secondo amplia ulteriormente il linguaggio includendo sonorità Dark-Electro, mantenendo però un’identità coerente e riconoscibile.”
Guardando al futuro, quali sono i prossimi sviluppi del progetto e sarà possibile portare Blood On Black Leather anche in una dimensione live?
“Attualmente sto lavorando a una nuova opera musicale che fungerà da elemento di connessione tra le diverse anime di Blood On Black Leather. A questa release sarà affiancato un nuovo cortometraggio di genere erotico-psicologico, la cui sceneggiatura è stata recentemente completata. Anche questo lavoro sarà realizzato rigorosamente su pellicola.
Il progetto ha un forte potenziale in ambito live e un grande impatto emotivo. Durante lo scorso anno ho preparato uno spettacolo dal vivo curato nei dettagli, e spero che il 2026 possa essere l’anno giusto per portare Blood On Black Leather davanti al pubblico in una dimensione concreta, non solo digitale. Chi fosse interessato a collaborazioni o booking può contattarmi direttamente tramite la mia pagina Instagram @bloodonblackleather.”
Ti lasciamo, ringraziandoti non poco, le ultime parole di questa intervista, con l’augurio di poter ascoltare e vedere presto nuovi capitoli di Blood On Black Leather.
“Ringrazio te e lo staff di Metal Hammer per l’attenzione sincera e lo spazio dedicato al progetto. Sto lavorando a nuovo materiale musicale e visivo che spero di poter condividere presto. Mi auguro inoltre di poter portare presto Blood On Black Leather in una dimensione live. Invito i lettori a seguire l’evoluzione del progetto e a contattarmi per eventuali proposte o scambi professionali attraverso il profilo Instagram ufficiale @bloodonblackleather.”