Sadist – Oltre il Labirinto del Prog
Il 05/01/2026, di Fabio Magliano.
I Sadist tornano a confrontarsi con un’eredità ingombrante e affascinante: quella di Keith Emerson e degli anni d’oro del prog italiano. La loro rilettura di ‘Mater Tenebrarum’ diventa così un rituale di riconnessione con le radici e, allo stesso tempo, un nuovo capitolo della loro identità metal. Nel dialogo tra sperimentazione, cinema, tradizione e ferocia contemporanea, la band apre uno spiraglio sul presente e sul futuro: tra omaggi sinceri, sfide creative e la voglia irriducibile di sorprendere ancora. Ne parliamo con Trevor e Tommy.
‘Mater Tenebrarum’ è un brano carico di simbolismo e tensione: qual è stato il vostro approccio emotivo e compositivo nel reinterpretarlo, e in che modo avete fatto convivere la vostra identità metal con il rispetto per il genio di Emerson?
“(Trevor) Inutile dire che, per chi ascolta musica vera, Keith Emerson rappresenta un passaggio fondamentale. Reinterpretare ‘Mater Tenebrarum’ è stata una bella sfida, visto che la nostra unica intenzione era quella di riuscire a fare nostra la canzone. Non volevamo limitarci a tributare questo grande artista, il brano doveva suonare dannatamente Sadist. Non è stato un compito semplice, è la pura 
essenza del prog rock; in questo senso il marchio di fabbrica Sadist ha giocato un ruolo fondamentale: atmosfere sinistre, eleganti e metal estremo sono riuscite a coesistere. E non per ultimo, essendo tutti grandi estimatori di Dario Argento, suonare ‘Mater Tenebrarum’ ci ha riportato anni indietro, a quando la filmografia del maestro non ci faceva dormire!”
Keith Emerson rappresenta una figura-ponte tra musica classica, progressive rock e sperimentazione. Quali aspetti del suo linguaggio vi hanno maggiormente influenzato nella realizzazione del brano, e più in generale nel vostro percorso musicale?
“(Tommy) L’influenza che il rock progressivo degli anni ’70 ha avuto sui Sadist credo sia evidente, ed è un aspetto che emerge a fasi alterne in tutti i nostri album. Io in particolare sono cresciuto ascoltando a nastro, tra gli altri, ‘Tarkus’, uno dei migliori dischi rock di tutti i tempi. Riguardo a questo brano specifico — scritto 45 anni fa — la rilettura metal era più semplice rispetto ad altri brani degli EL&P: ‘Mater Tenebrarum’ nasceva già metal. Bastava aggiungere qualche chitarra, modernizzare gli arrangiamenti di batteria e ovviamente aggiungere un po’ di pepe con il growl e lo scream di Trevor.”
La collaborazione con Carola Marasco introduce una dimensione lirica inconsueta per voi. Com’è nata questa scelta, e che tipo di atmosfera volevate evocare con la sua voce in ‘Mater Tenebrarum’?
“(Tommy) Da qualche anno, più precisamente dal concepimento di ‘Firescorched’, abbiamo cominciato a dare più spazio alla sperimentazione vocale, e l’aiuto di voci femminili è stato un salto di qualità evidente. È vero che qualche esperimento in tal senso era avvenuto già all’epoca di ‘Tribe’, ma negli ultimi due dischi questo lavoro è diventato sistematico. Approcciando ‘Mater Tenebrarum’ avevamo un punto fisso: renderla Sadist senza perdere l’epicità dell’originale, data soprattutto dal coro lirico. Crediamo che il mix tra la voce di Trevor e quella del soprano sia un vero plus di questa nuova versione.”
Il vostro nuovo album ‘Something to Pierce’, uscito per Agonia Records, presenta un sound tagliente e stratificato. In che modo sentite che questo lavoro dialoga (o contrasta) con la vostra rivisitazione di Emerson? C’è un filo rosso tra le due cose?
“(Trevor) Fin dagli esordi il sound Sadist è stato influenzato dal prog italiano degli anni ’70, un periodo in cui sperimentare era un obiettivo. Ci sentiamo legati a quell’epoca, anche se siamo una band death metal. Non è un segreto che il nostro sia un death metal tecnico con tanti riferimenti prog, da cui anche l’idea di omaggiare Keith Emerson. In molte — se non tutte — le nostre canzoni ci sono rimandi prog rock. ‘Something to Pierce’ è un album robusto, cattivo, cupo; e un brano come ‘Mater Tenebrarum’ ricalca perfettamente queste atmosfere, grazie anche all’ottima produzione. Questo è il filo rosso, neanche troppo nascosto.”
Dario Argento, Keith Emerson, l’Italia degli anni ’70… cosa vi affascina oggi di quell’immaginario, e perché pensate che continui a parlare anche a una nuova generazione di ascoltatori metal?
“(Trevor) Siamo tutti portati a guardare agli anni passati con fascinazione — eravamo più giovani! — ma gli anni ’70 hanno rappresentato
il tentativo, spesso riuscito, di creare qualcosa di nuovo. C’era più spazio per la musica e l’arte, tutto era meno saturo. Non stupisce che quell’epoca affascini ancora. Hai citato Dario Argento: trovami oggi una regia interessante quanto quella di ‘Profondo Rosso’… non è semplice. Oggi l’horror punta sul dolore fisico e sulla brutalità, ma spesso manca una regia forte. Se voglio spaventarmi davvero devo guardare: ‘Profondo Rosso’, ‘Suspiria’, ‘Inferno’, ‘Tenebre’, o lo sceneggiato su Ligabue interpretato da Flavio Bucci.”
Molti gruppi metal rendono omaggio a mondi esterni al metal. Cosa distingue, secondo voi, un tributo sincero da uno puramente estetico? E dove si colloca la vostra versione di ‘Mater Tenebrarum’?
“(Tommy) Reinterpretare un classico è sempre un azzardo, ma se lo fai con un brano scritto da un tuo idolo d’infanzia, l’approccio diventa più umile e autocritico. Sai che l’originale è perfetto, quindi l’unica cosa sensata è renderlo tuo, diverso, perché sai che non potrai eguagliarlo. Il senso sta nel piacere di suonare un brano che ami e nel brivido della sfida davanti al pubblico, che è sempre l’ultimo giudice.”
Guardando al futuro: dopo ‘Something to Pierce’ e questa potente rilettura cinematica, dove stanno andando i Sadist?
“(Trevor) Stiamo già lavorando a nuova musica, non riusciamo a stare fermi. Ora siamo concentrati sui concerti: il 2026 celebra 30 anni di ‘Tribe’ e porteremo in giro uno spettacolo dedicato. Parallelamente lavoriamo al prossimo album, che non uscirà prima del 2027. Sarà qualcosa di diverso, come sempre. Sto lavorando alle liriche e sono soddisfatto: le nuove canzoni rappresentano una tappa fondamentale della mia vita.”
“(Tommy) Pur concentrati sulla riedizione di ‘Tribe’ — che per noi è quasi un giubileo — stiamo pensando al prossimo album. Il nostro mantra resta: STUPIRE. E faremo di tutto per non deludere le aspettative!”