Boneyard – Tra western, metallo e ironia nera
Il 09/01/2026, di Carlo Monforte.
Direttamente da Edmonton, Alberta, i Boneyard tornano a colpire con forza, ironia e identità. La band canadese guidata da Pamtera presenta ‘Hanging Tree’, terzo singolo estratto dal nuovo album ‘Black Static’, un brano che fonde hard rock e melodic metal con un’imprevista estetica western, tra groove pesante e umorismo nero. Attivi dal 2015, i Boneyard si sono affermati come una realtà solida e inclusiva della scena rock e metal canadese, distinguendosi non solo per i riff e l’energia live, ma anche per autenticità, rappresentazione e personalità. In questa intervista ci raccontano il presente della band, il nuovo album e il percorso che li ha portati fin qui.
‘Hanging Tree’ mescola umorismo nero e immaginario western. Cosa vi ha attratti di questa estetica e in che modo riflette la personalità della band?
“Questo equilibrio tra minaccia e ironia riflette davvero la personalità dei Boneyard. Scriviamo musica pesante, ma allo stesso tempo non ci prendiamo mai troppo sul serio. Ci piace giocare con i contrasti e sorprendere chi ascolta. In questo caso volevamo divertirci, suonando un brano heavy arricchito da qualche fraseggio country e da un leggero accento sudista nelle parti vocali. L’intro ci sembrava avere un forte sapore country, così abbiamo pensato di enfatizzarlo inserendo strumenti acustici, continuando però a usarli anche quando entra la chitarra pesante, quasi come una strizzata d’occhio ironica. Siamo partiti da quell’idea iniziale, molto istintiva, e da lì tutto il resto del brano è venuto fuori in modo naturale.”
Questo è il terzo singolo tratto da ‘Black Static’. In che modo questo brano rappresenta la direzione generale dell’album?
“Come avevamo fatto con il nostro primo album ‘Oathbreaker’, volevamo creare una raccolta di canzoni capace di mostrare la nostra varietà e le diverse sfaccettature della band, pur restando sempre all’interno dell’universo hard rock e melodic metal. ‘Hanging Tree’ rappresenta bene questo approccio, anche se è l’unico brano dell’album ad avere una vera e propria atmosfera western.”
Il vostro suono fonde hard rock, melodic metal e groove. È una fusione studiata o nasce spontaneamente dalle vostre influenze personali?
“Nasce in modo spontaneo e naturale. Garhardt ha portato con sé elementi western e sonorità legate alla slide guitar, mentre Lezzy contribuisce con una forte attitudine punk. Pamtera e Jefftimus fanno da collante, combinando queste influenze per mantenere un equilibrio solido tra melodia e potenza, senza forzare nulla.”
Il video ha un taglio cinematografico ma anche giocoso. Quanto siete stati coinvolti nello sviluppo del concept e della narrazione?
“Il coinvolgimento è stato totale. Abbiamo fatto brainstorming tutti insieme e ognuno ha portato idee per le varie scene, compreso il nostro videomaker. Avevamo un’idea di base molto chiara: rendere il video più leggero e ironico rispetto al solito. Da lì ci siamo divertiti tantissimo a inserire elementi storici, come costumi, oggetti di scena e piccoli dettagli visivi. Durante la produzione ci siamo concessi molta libertà creativa, aggiungendo il nostro tocco personale, e alla fine il processo si è rivelato persino più divertente e stimolante di quanto avessimo immaginato.”
Pamtera, come frontwoman e chitarrista, come riesci a bilanciare potenza, attitudine e vulnerabilità nella scrittura?
“Per me tutto parte sempre dalle emozioni. Potenza e attitudine vengono quasi spontanee quando si fa musica heavy, ma da sole non bastano: non significano nulla se sotto non c’è qualcosa di autentico. Di solito inizio da un’esperienza che mi ha colpita davvero — rabbia, sfida, frustrazione o dubbio — e lascio che sia quella a guidare il cuore del brano. Poi entrano in gioco i miei compagni di band, che arricchiscono le canzoni con il loro timing e con parti di chitarra, batteria e basso, rendendole più incisive e dinamiche. Credo che sia proprio questo processo collettivo a mantenere le canzoni umane e sincere, invece di essere semplicemente rumorose.”
La band ha attraversato diversi cambi di formazione. In che modo l’ingresso di Lezzy Osbourne e Garhardt ha cambiato la dinamica creativa?
“È ancora un processo in evoluzione. Ogni nuova formazione ha bisogno di tempo per trovare un vero equilibrio e per far convivere pienamente le idee creative di tutti. Stiamo ancora imparando a conoscerci musicalmente, ma il percorso è positivo.”
Lezzy, come membro della comunità LGBTQ+, senti che la rappresentazione nel rock e nel metal stia cambiando? Quanto è importante per te la visibilità?
“Sì, la rappresentazione degli artisti LGBTQ+ sta sicuramente cambiando, anche se ho notato i passi avanti più evidenti soprattutto nel cinema e in televisione. Detto questo, esistono ancora persone, culture e religioni che mostrano intolleranza verso i gruppi emarginati, e proprio per questo la visibilità è oggi più importante che mai. Se sempre più persone possono sentirsi al sicuro nel fare coming out e vivere la propria vita in modo autentico, allora è fondamentale continuare su questa strada per contribuire a una società più sana, aperta e inclusiva.”
Jefftimus, essendo un batterista Métis, senti che il tuo background culturale influenzi il tuo approccio alla musica o alla vita in tour?
“Il popolo Métis è da sempre conosciuto per la sua resilienza, la sua spiritualità e la sua determinazione. Cerco di portare questi valori con me in ogni aspetto della mia vita, sia nella musica sia nel modo in cui affronto la strada e le esperienze in tour.”
‘Black Static’ arriva dopo le difficoltà del periodo pandemico. Quell’esperienza ha influenzato i temi o la mentalità dietro il nuovo materiale?
“No, fortunatamente eravamo abbastanza distanti da quel periodo difficile, quindi non ha avuto un’influenza diretta sulla nostra scrittura o sui temi del nuovo materiale.”
Avete già lavorato con Maor Appelbaum in passato. Quanto sono importanti produzione e mastering nel trasferire su disco l’energia dal vivo?
“Il contributo di Maor sul nostro album di debutto ‘Oathbreaker’ è stato fondamentale per definire il nostro sound e per dare una direzione chiara alla band. Con ‘Black Static’ stiamo cercando di ricreare il più possibile quella stessa magia, mantenendo intatta l’energia che portiamo sul palco.”
I vostri testi risultano spesso diretti e confrontativi, ma anche motivanti. Da dove nasce di solito l’ispirazione: esperienze personali, finzione o osservazione sociale?
“La maggior parte dei nostri testi nasce da esperienze personali — momenti reali, frustrazioni ed emozioni che hanno bisogno di uno sfogo. Scrivere partendo da lì dà naturalmente alle canzoni un tono confrontativo, perché sono radicate nella verità, ed è proprio da questo
che nasce anche il senso di empowerment.
Detto questo, ci piace entrare nella finzione quando serve al brano. Canzoni come ‘Hanging Tree’ e ‘Compass Points to War’ ci permettono di raccontare storie più ampie e cinematografiche, come un racconto western da pistoleri o una battaglia navale su larga scala.”
Il tema Western Metal non è molto comune. Lo vedete come un esperimento isolato o qualcosa da esplorare ancora?
“L’atmosfera western ha funzionato molto bene all’interno di ‘Hanging Tree’. Al di là di questo, però, non è mai stata pensata come un tema centrale o come un’etichetta di genere da portare avanti in modo sistematico.”
Tour e festival possono essere intensi. Qual è una lezione inaspettata che avete imparato finora dalla strada?
“Abbiamo imparato quanto sia fondamentale sapersi adattare. Non importa quanto pianifichi: qualcosa andrà sempre storto — problemi tecnici, meteo, cambi di programma. Imparare a scorrere con gli eventi invece di opporsi ci ha resi una band più unita, sia sul palco che fuori. La connessione conta più della perfezione. Alcuni dei concerti più memorabili non sono stati impeccabili, ma l’energia era reale, tra di noi e con il pubblico. Sono proprio quei momenti che ci ricordano perché facciamo tutto questo e ci aiutano a restare con i piedi per terra quando le cose diventano intense.”
Al di fuori della musica, quali passioni o interessi vi aiutano a restare centrati come individui?
“Per Lezzy è fondamentale l’attività fisica regolare, soprattutto quando include il contatto con la natura. Respirare l’energia delle foreste e osservare la fauna è qualcosa di cui spesso ci si dimentica vivendo in città, ma che è essenziale per il benessere. Inoltre, i nostri corpi sono fatti per muoversi e hanno bisogno di equilibrio.
Jefftimus ama le battute di pesca, sia in estate che in inverno.
Garhardt ama viaggiare e andare in dirt bike.
Pamtera si dedica al giardinaggio al chiaro di luna, all’uccisione occasionale di draghi e a una sana dose di caos.”
Guardando al futuro, cosa sperate che gli ascoltatori provino o comprendano dei Boneyard dopo aver ascoltato ‘Black Static’ per la prima volta?
“Speriamo che chi ascolta ‘Black Static’ lo riconosca come una fotografia autentica di ciò che i Boneyard sono oggi. È sicuramente diverso da ‘Oathbreaker’: ci sono nuovi autori e nuovi musicisti, e questo ha cambiato in modo naturale il feeling della band. Invece di cercare di ricreare il passato, abbiamo deciso di abbracciare questo cambiamento. L’obiettivo era realizzare un disco vario, ma ancora chiaramente riconoscibile come Boneyard. Ci auguriamo che l’album risulti eterogeneo ma coerente, con diverse atmosfere e texture che però nascono tutte dallo stesso punto. Più di ogni altra cosa, volevamo offrire una scrittura forte — allo stesso livello di ‘Oathbreaker’, se non superiore. Se gli ascoltatori percepiranno la nostra crescita e capiranno chi siamo oggi, allora ‘Black Static’ avrà davvero raggiunto il suo scopo.”