Secret Rule – Nel punto in cui tutto converge

Il 25/01/2026, di .

Secret Rule – Nel punto in cui tutto converge

Con ‘X’, decimo album in studio, i Secret Rule raggiungono un punto di piena maturità artistica e identitaria. Nati nel 2014 dall’incontro tra la voce di Angela Di Vincenzo e il chitarrista e produttore Andy Menario, la band italiana si è costruita negli anni una reputazione solida nella scena symphonic modern metal internazionale, grazie a un percorso coerente ma in costante evoluzione.
‘X’ rappresenta un crocevia simbolico e creativo: un disco che fonde orchestrazioni cinematiche, metal moderno ed elementi elettronici con una scrittura diretta ed emotivamente intensa. Pubblicato nell’ottobre 2025, l’album trova il suo ultimo capitolo nel singolo ‘Lost in Paradise’, confermando l’approccio indipendente e senza compromessi che ha sempre caratterizzato i Secret Rule. In questa intervista, Angela e Andy raccontano il cammino che li ha portati fin qui, tra visione artistica, scelte produttive e consapevolezza raggiunta dopo dieci album.
L’album ‘X’ segna il vostro decimo lavoro in studio. Come descrivereste l’evoluzione del suono dei Secret Rule dal vostro primo album a questo? Quali sono le principali differenze che i fan possono aspettarsi da ‘X’ rispetto ai dischi precedenti?
“(Angela) È cambiato tutto, ma allo stesso tempo siamo sempre noi. Fin dal primo disco abbiamo amato spaziare su più generi e sperimentare, non limitandosi ad appartenere ad una specifica nicchia o sotto genere. Con l’album ‘Against’ (2020) il nostro approccio è diventato sicuramente più moderno perchè sentivamo la necessità di sperimentare qualcosa di più attuale e più diretto. ‘X’ è il punto dove tutto converge: orchestrazioni cinematiche, riff moderni, elementi elettronici che dialogano con le chitarre, e la mia voce che passa da melodie delicate a parti più aggressive. È l’album più “noi” che abbiamo mai fatto”.​
“(Andy) Tecnicamente, la produzione è molto più pulita e definita. Abbiamo lavorato tantissimo sui dettagli: ogni strato è pensato per emergere nel mix. C’è più spazio sonoro rispetto ai primi album, dove tutto era più compresso. E poi ci sono brani come ‘The Storm’ o ‘In the Silence’ con sezioni rap che non avremmo mai immaginato dieci anni fa”.​
‘X’ ha una miscela di sonorità metal moderne e melodiche, con una forte componente emotiva. Qual è stata l’idea alla base del bilanciamento tra potenza musicale e introspezione emotiva in questo album?
“(Angela) Volevamo che ogni brano raccontasse una fase diversa di un percorso emotivo. Non puoi parlare solo di dolore o solo di forza: la vita reale è un mix. ‘Silent Pain’ ti mette a nudo, ‘Collapse’ ti sbatte in faccia la realtà, ‘Echoes of the Earth’ ti riconnette con qualcosa di più grande.​ L’idea era che l’ascoltatore sentisse: “Ok, non sono solo io a sentirmi così”. Non volevamo fare un album depressivo, ma nemmeno finto-positivo. È onesto”.​
“(Andy) Dal punto di vista musicale, abbiamo costruito dinamiche forti: un breakdown pesante seguito da un bridge melodico crea tensione emotiva naturale. ‘Eternal Symphony’ è l’esempio perfetto: parti aggressive, poi l’orchestra ti solleva, poi ritorni al peso. Il contrasto è l’emozione”.​
Come produttore e compositore, Andy, che tipo di sfide hai affrontato nel creare il sound complesso di ‘X’? Ci sono state nuove tecniche o strumenti che hai voluto esplorare per questa produzione?
“(Andy) La sfida più grande è stata far convivere orchestra, chitarre moderne e elettronica senza che si pestassero i piedi. Sai, ogni volta che mi trovo a cominciare un mix per i Secret Rule cerco di estraniarmi dall’idea di essere stato anche uno degli autori dei brani. Faccio un refresh e mi metto l’abito da produttore. Spesso e volentieri non avendo limiti, il mix di un brano comincia in un modo e finisce tutto in un altro. Mi piace molto l’idea che il suono di una canzone prenda vita man mano che ci lavoro. Inoltre, essendo tutto autoprodotto, posso permettermi di fare anche mix differenti di una stessa canzone finchè non sono completamente soddisfatto. Questo ovviamente può portare ad allungare i tempi, ma poi arriva Angela in studio, e lancia la sua sentenza (Ride, Nda)”.

Angela, nella scrittura dei testi, come hai affrontato i temi di conflitto interiore, memoria e disconnessione emotiva in un modo che fosse autentico, ma anche universale per il pubblico?
“(Angela) Parto sempre da cose che ho vissuto io o che vedo nelle persone vicine. ‘Silent Pain’ nasce da un periodo in cui portavo dentro un peso che non volevo mostrare a nessuno. ‘Echoes of the Earth’ è nata durante una camminata nei boschi vicino casa mia, quando ho sentito quanto ci siamo allontanati dalla natura.​
Cerco di usare immagini che siano visive ma non troppo specifiche. Se scrivo “whispers of the ancient trees”, ognuno può immaginare i suoi alberi, il suo posto. Non voglio raccontare solo la mia storia, voglio che chi ascolta ci metta la sua.​ E poi uso frasi molto dirette, quasi mantra: “I won’t give up, I won’t back down” in ‘The Answer’, “In our collapse, we stand tall” in ‘Collapse’. Sono cose che ripeto anche a me stessa quando ho bisogno di forza. Se sono vere per me, potranno essere vere anche per qualcun altro”.​
Quali sono le principali influenze che hanno ispirato ‘X’? Ci sono stati album o artisti che hanno avuto un impatto particolare sullo sviluppo del suono di questo disco?
“(Andy) Ascoltiamo di tutto. Ovviamente amiamo Within Temptation, Nightwish, Epica per l’epicità orchestrale. Ma per ‘X’ ci siamo lasciati ispirare anche da band più moderne: Falling in Reverse per come bilanciano potenza, modernità e symphonic, Northlane per le texture elettroniche.​ Assorbire influenze diverse ti fa evolvere. Anche produttori come Jens Bogren o Tyler Smyth sono stati riferimenti per il sound che cercavamo”.
“(Angela) Vocalmente, ammiro Cristina Scabbia per la potenza, Sharon den Adel per l’emotività interpretativa, ma anche Floor Jansen per la versatilità. Non mi limito al symphonic metal: ascolto anche pop, rock alternativo. Tutte queste influenze entrano inconsciamente in quello che faccio.​ Nell’ultimo anno ho ascoltato molto i Falling in Reverse, adoro la voce di Ronnie Radke e la sua capacità interpretativa comparabile a quella dei musical”.
Nelle canzoni come ‘The answer’ e ‘Walking Down the Street’, c’è un contrasto tra la forza dei riff e la delicatezza delle melodie vocali. Come lavorate insieme per creare questa dinamica tra gli strumenti e la voce?
“(Andy) Quando scrivo un riff pesante, penso sempre a dove andrà la voce di Angela. Lascio spazi armonici aperti dove la melodia può respirare”.
“(Angela) Non è una lotta tra strumenti e voce, è una conversazione. A volte la voce segue la chitarra, altre volte accade il contrario. È istintivo ormai, dopo dieci anni insieme capiamo cosa funziona”.​
La collaborazione con Marco Pastorino in “Lost in Paradise” aggiunge un’altra dimensione al vostro sound. Come è nata questa collaborazione e come ha influenzato il risultato finale dell’album?
“(Angela) Seguivamo i Temperance da anni, ovviamente. Sono una realtà molto conosciuta nella scena symphonic metal, in Italia e non solo. Ma non ci eravamo mai incontrati di persona. Poi a marzo 2025 siamo stati chiamati all’ultimo momento per sostituire gli Ignea nel loro tour europeo. 15 date, due settimane intense in giro per l’Europa.​
È lì che abbiamo conosciuto davvero Marco. Ogni sera dopo i concerti stavamo tutti insieme, parlavamo di musica, di vita, di progetti futuri. Si è creato un bel rapporto. Quando stavamo lavorando su ‘Lost in Paradise’, Andy mi ha detto “questo brano ha bisogno di qualcosa in più”. E io ho pensato subito a Marco”.
“(Andy) ‘Lost in Paradise’ è un brano complicato vocalmente. Non potevamo farlo solo noi due. Nel ritornello cantiamo tutti e tre insieme, ma Marco tiene la linea principale. La sua voce ha quel timbro caldo che serviva per dare il mood nostalgico al pezzo.​ Poi nelle strofe ci siamo divertiti: a volte canto solo io, altre volte solo Angela, altre ancora ci sovrapponiamo io e lei, oppure lei e Marco. È quasi come un dialogo dove ognuno porta il suo pezzo di storia. Marco non si è limitato a cantare quello che gli avevamo scritto. Ha portato idee sue, ha reinterpretato le linee vocali, portando valore aggiunto al pezzo”.
La tracklist di ‘X’ presenta una varietà di atmosfere, da pezzi potenti e energici a ballate più introspettive. Come decidete l’ordine dei brani in un album? C’è una narrativa o un flusso che volevate creare tra una canzone e l’altra?
“(Andy) Pensiamo sempre all’album come un viaggio. ‘The Answer’ apre con un messaggio di speranza e ricerca interiore, con un invito al viaggio personale di autodiscovery. Ed è anche un invito ad iniziare il viaggio con noi, con energia positiva.​ Poi costruiamo alternando momenti di tensione e rilascio. ‘Eternal Symphony’ è posizionata a metà come momento di respiro epico prima della seconda parte più intensa. Investiamo molto tempo a trovasre l’ordine giusto tra i brani”.
“(Angela) Volevamo che l’ascoltatore attraversasse diverse emozioni: rabbia (‘Collapse’), speranza (‘Echoes of the Earth’), vulnerabilità (‘Silent Pain’), defiance (‘Destiny Reloaded’). L’ordine crea un arco narrativo: dalla distruzione alla redenzione, dal caos all’equilibrio”.
‘X’ rappresenta il vostro decimo album, un traguardo significativo per qualsiasi band. Come vi sentite riguardo al percorso che avete fatto fino a questo punto? Guardando indietro, quali momenti o decisioni ritenete fondamentali per arrivare a ‘X’?
“(Angela) Incredibilmente grata. Nel 2014, quando abbiamo fondato i Secret Rule, non avrei mai immaginato dieci album e tour in oltre 20 Paesi. Ci sono stati momenti durissimi: investire soldi nostri in produzioni, viaggiare in furgone per giorni, suonare davanti a 20 persone. Ma non abbiamo mai mollato”.​
“(Andy) Un momento chiave è stato quando ‘The 7 Endless’ è entrato nella top 20 di BURRN! Magazine in Giappone nel 2019. Ci ha fatto capire che il nostro sound poteva arrivare dall’altra parte del mondo. È stato emozionante”.​

Con la vostra carriera internazionale, avete avuto l’opportunità di ascoltare reazioni diverse da parte del pubblico in vari paesi. Come avete percepito l’evoluzione del vostro pubblico e in che modo avete cercato di coinvolgere ancora più persone con ‘X’?
“(Angela) Ogni paese ha la sua energia. La Germania è incredibilmente potente live, l’UK ha un rispetto quasi sacro per la musica, l’Italia e la Spagna sono caldissimi ed emotivi. Con ‘X’ abbiamo cercato di unire tutti questi elementi: complessità tecnica per chi la cerca, energia live per i festival, emozione italiana, e accessibilità melodica per raggiungere anche chi non conosce il nostro genere”.​​
“(Andy) I dati ci dicono che il nostro pubblico è 25-45 anni, appassionati di anime, gaming, fantasy, una community geek molto fedele. Ma con ‘X’ volevamo anche attrarre una generazione più giovane cresciuta con metalcore ed elettronica”.
In brani come ‘Eternal Symphony’ e ‘Destiny Reloaded’, sembra esserci un’intensa ricerca di equilibrio tra melodia e potenza. Come riuscite a non sacrificare l’uno per l’altro, ma piuttosto a combinarli in modo organico?
“(Andy) È tutto nell’arrangiamento. Ogni elemento deve avere il suo spazio sonoro. Se l’orchestra è complessa, le chitarre possono essere più semplici. Se i riff sono densissimi, la voce deve essere più lineare.​
‘Eternal Symphony’ è un esempio perfetto: l’orchestra crea l’epicità, le chitarre danno il peso, ma lasciano respiro alla voce. ‘Destiny Reloaded’ invece parte dal groove e costruisce la melodia sopra. Sono due approcci opposti, ma entrambi funzionano perché ogni elemento ha il suo ruolo preciso.​ Non puoi mettere tutto a palla sempre, altrimenti diventa un muro di rumore. Il contrasto crea potenza: se tutto è forte, niente è forte”.
“(Angela) “Eternal Symphony” per me è uno dei brani più difficili vocalmente, perché devo essere potente e delicata allo stesso tempo. Le parti ‘Fallen, we will soar’ richiedono forza, ma poi devo rientrare in uno stato emotivo più intimo per le parti sussurate. È come una montagna russa emotiva.​ In ‘Destiny Reloaded’ invece gioco molto con i contrasti: alterno parti più aggressive a parti molto più melodiche. È un dualismo luce-ombra.
Come band indipendente, qual è stato il ruolo dell’autoproduzione e dell’autonomia creativa in ‘X’? Quali vantaggi e sfide avete trovato nel mantenere il controllo completo sulla produzione dell’album?
“(Andy) Vantaggio principale: zero compromessi. Nessuno ci dice “questo brano è troppo lungo”, “troppo pesante”, “troppo sperimentale”. Seguiamo l’istinto creativo al 100%.​ Sfida: devi essere ultra-disciplinato. Quando sei il produttore di te stesso, rischi di perderti nei dettagli. A volte riascoltavo la stessa sezione 50 volte chiedendomi “è ok o posso fare meglio?”. Serve lucidità e onestà con te stesso.​ E ovviamente, tutto il rischio economico è sulle nostre spalle. Ogni euro investito in studio, mixing, video, marketing viene da noi. Ma ne vale la pena, perché ‘X’ è esattamente l’album che volevamo fare”.​
“(Angela) L’autonomia ci permette anche di lavorare con i nostri tempi. Posso rifare una take vocale anche 30 volte finché non è perfetta, senza pressioni”.
Oltre alla musica, l’aspetto visivo dell’album è molto importante. Che ruolo ha la grafica dell’album e la sua estetica nel comunicare i temi e le emozioni che avete voluto esplorare in ‘X’?
“(Angela) La copertina di ‘X’ rappresenta perfettamente tutto quello che volevamo dire con questo album. C’è questa figura di pietra che si sta frantumando dall’interno, e dal petto esplode una luce potentissima. È esattamente il messaggio dell’album: per rinascere devi prima romperti, devi attraversare la distruzione per trovare la luce. Non è un processo delicato, è violento e doloroso, ma necessario.​​ Il fatto che sia pietra che si rompe racconta anche di solidità apparente che crolla, di maschere che cadono. Tutti noi mostriamo una facciata solida al mondo, ma dentro c’è magma, luce, vita che preme per uscire. ‘X’ parla proprio di questo: lasciare uscire quello che hai dentro, anche se significa spaccarti in due”.​
“(Andy) L’estetica di ‘X’ doveva essere forte e simbolica, non decorativa. La ‘X’ stessa è un simbolo potente: il decimo album, un crocevia, un punto di svolta. Abbiamo scelto colori cupi ma con esplosioni di luce perché rispecchia esattamente la musica: oscurità e speranza coesistono sempre”.
“(Angela) Solitamente creo una decina di copertine e poi con Andy, ascoltando l’album le guardiamo e cerchiamo di capire quale sembra appartenere a quel sound, a quel mood. E’ sempre un momento catartico ma anche divertente”.
‘X’ esplora molte emozioni intense, ma non si concentra mai sul rimpianto. Come avete cercato di affrontare il dolore, la perdita e l’introspezione senza cadere nella negatività o nel vittimismo?
“(Angela) La chiave è sempre guardare avanti. Anche quando parli di dolore, devi offrire uno spiraglio. In ‘Silent Pain’, il testo dice “In this silent pain, I will rise above it all” – riconosci la sofferenza, ma non ti fermi lì. Non sei una vittima passiva, sei un combattente.​ ‘Collapse’ parla di un mondo che crolla, di arroganza umana che ci distrugge. Ma il ritornello dice “In our collapse, we stand tall” – anche nel caos, troviamo dignità. Non è negazione del dolore, è resilienza.​ Non volevamo un album vittimista o depressivo. Volevamo catarsi: ti permette di sentire il dolore, ma poi ti dà gli strumenti emotivi per combattere. È terapeutico, non distruttivo”.​
“(Andy) Musicalmente, anche nei brani più cupi c’è sempre una melodia che solleva, un riff che ti dà energia. ‘Silent Pain’ è triste nei versi, ma il chorus è potente e liberatorio. ‘Lost in Paradise’ parla di paradiso perduto, ma il messaggio è “continueremo a lottare”.​ Il metal non deve per forza essere oscuro e nichilista. Può essere oscuro e speranzoso allo stesso tempo. È più onesto rispetto alla vita reale”.​
Guardando al futuro, come vedete ‘X’ nel contesto della carriera dei Secret Rule? Qual è il prossimo passo per la band? Ci sono nuove direzioni musicali o tematiche che pensate di esplorare nei prossimi lavori?
“(Angela) ‘X’ è un punto di svolta. Dopo dieci album, abbiamo finalmente trovato il nostro sound maturo e riconoscibile: moderno ma symphonic, potente ma emotivo, diretto e accessibile. È la nostra identità definita.​
Il 2025 è stato incredibile: il tour con Temperance, il tour da headliner in UK, festival importanti in Europa. Abbiamo visto ‘X’ vivere dal vivo per mesi e l’energia del pubblico ci ha confermato che siamo sulla strada giusta.​
Ora per il 2026 vogliamo consolidare: continuare a portare ‘X’ nei paesi dove non siamo ancora stati, costruire nuove connessioni. E ovviamente, iniziare a pensare al prossimo capitolo. Dopo dieci album, la voglia di scrivere nuova musica è sempre lì”.​
“(Andy) Il 2025 ci ha insegnato molto anche dal vivo: vedere come reagisce il pubblico a certi brani, quali funzionano meglio, quali creano momenti magici. Questo feedback influenzerà sicuramente il prossimo album. Non scriviamo in una bolla, scriviamo per chi ci ascolta”.​
“(Angela) Tematicamente, ho già idee per storie più narrative, forse un concept più coeso. Ma non voglio forzare nulla. Lasciamo che ‘X’ respiri ancora nel 2026, e nel frattempo assorbiamo ispirazioni.​ E continuare a crescere con la nostra community di “Rulers”. Il 2025 ci ha mostrato quanto sia forte il legame con chi ci segue: non sono solo fan, sono famiglia. Loro sono il vero motore di tutto. Questo viaggio continua insieme a loro”.​

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