Maliant – L’oracolo risponde

Il 02/02/2026, di .

Maliant – L’oracolo risponde

Lo scorso 22 gennaio gli italiani Maliant hanno debuttato con l’autoprodotto ‘Oracle’, un disco nel quale i quattro, usando le parole scritte nella recensione dal nostro Gianfranco Monese, “…nell’odierno, saturo e spesso borioso mercato musicale, hanno saputo andare dritti al punto senza perdersi in inutili vaneggiamenti, vincendo e convincendo…” Ma il nostro redattore non si è certo fermato all’analisi dell’album, volendo vederci più a fondo e, per questo, raggiungendo tramite videochiamata il bassista e tastierista Larry “Ozen” Amati, facendosi svelare di più in merito. Accomodatevi, quindi, a cospetto dell’oracolo: buona lettura!
Buongiorno Larry, grazie della tua disponibilità e benvenuto a Metal Hammer Italia: come stai innanzitutto?
“Buongiorno, grazie a te: qua tutto bene, alla grande.”
Band nuova di zecca, i Maliant appunto, e debutto uscito da poco. A proposito di questo, partiamo dal titolo: perché ‘Oracle’?
“Si, abbiamo immaginato questa figura centrale, che poi la si intuisce guardando l’artwork stesso, e che rappresenta una sorta di umanoide, un oracolo di un futuro distopico in cui vi è distruzione, un’atmosfera tendente al rosso ed un’umanità notevolmente ridotta di numero, alla quale questa figura mistica lascia un messaggio molto diretto: Dio è morto, come tra l’altro si evince dal testo di ‘Rise And Fall’. Questo a sottolineare che non vi è più un Dio a cui aggrapparsi, ma si devono fare i conti con sé stessi, poiché tutta la responsabilità di ciò che è accaduto e di ciò che avverrà è nelle mani degli uomini.”
Quindi sono queste le tematiche che, bene o male, affrontate nel disco?
“L’album non è propriamente un concept, tuttavia si, la tematica affrontata è questa, diciamo che il leitmotiv è appunto quello di un futuro distopico, ed una umanità succube di una élite dominante che si è servita dell’intelligenza artificiale per affermare e dominare, relegando gli uomini in una sorta di gabbia virtuale, come si può leggere nei testi di alcuni brani. E’ un tema molto sentito da noi della band, soprattutto dal nostro chitarrista Valerio Edward, appassionato e cultore di cinema, e da me che sono da sempre appassionato di lettura, anche fantascientifica.”


Perciò questa tematica, permettimi il termine, mesta, è dovuta sia alle vostre passioni che a come vi sembra stia girando il mondo?
“Beh si, se guardiamo ed analizziamo questa epoca non possiamo che preoccuparci. C’è una certa deriva, la scala dei valori è stata ribaltata, c’è una forte tendenza alla divisione ed una spinta ad un individualismo sfrenato, all’atomizzazione dell’essere: ci stiamo perdendo e deframmentando. Quando tutto sarà finito e si aprirà un nuovo ciclo, ci toccherà non solo ricostruire la società ma anche noi stessi, rimettere insieme tutti i pezzi.”
Dato che nel disco ho sentito diverse sfumature, dagli Epica agli Arch Enemy agli In This Moment, vorrei vederci chiaro: in che sottogenere del Metal vi collocate?
“Sicuramente nell’album si possono notare, come hai detto, diverse sfumature, frutto delle nostre diverse fonti di ispirazione, ma se parliamo di generi o sottogeneri la cosa si complica un pò, nel senso che è pur vero che l’uomo ormai da secoli tende a categorizzare tutto per creare un certo ordine mentale, ma è anche vero che nel campo musicale non credo sia sempre un bene creare etichette, perché questo comporta conformità, mentre oggi si cerca invece di fondere più che separare i generi. Se proprio vogliamo inquadrarci in una corrente, direi che è quella dell’alternative o del modern Metal. In fondo le categorie, o le sottocategorie, poco importano, perché è bene tenere gli orizzonti sempre aperti piuttosto che chiuderli con una semplice etichetta.”
Personalmente, come da recensione, a colpirmi principalmente sono state la prova vocale di Aylin, sia in clean che in scream, nonché le chitarre di De Rosa: qual’è stato il vostro approccio, e qual’era l’intento iniziale?
“Noi volevamo sicuramente comporre dei brani forti, di una certa potenza al di là del mood differente che li contraddistingue. Valerio Edward ha contribuito notevolmente in questo dando un apporto davvero “cattivo” sulla sezione ritmica. Ha sempre avuto campo libero e totale libertà di espressione, e la sua bravura nonché grandezza è stata proprio quella di mettere la sua tecnica al servizio delle emozioni. Notevole è anche il suo background di cultura musicale che sicuramente ha inciso nella creazione di una sua personalità molto forte che poi si evince nei brani. Kyrah è stata abilissima nel controllo dei registri e nell’uso della tecnica che le ha permesso di passare dal clean al growl allo scream con notevole fluidità. E’ stata eccezionale, ma questo non lo dico solo io, possono confermarlo anche dal Domination Studio dove, va detto, è stato fatto un lavoro straordinario di mix e mastering.”

Dato che ne hai già nominato qualcuno, c’è un brano, o dei brani, che senti più tuoi e/o che ritieni possano rappresentare al meglio i Maliant?
“Sicuramente ‘Rise And Fall’ è un brano che mi piace molto. Tre brani credo possano essere rappresentativi, in quanto contengono anime differenti che riassumono l’intero album: penso a ‘Rise And Fall’, a ‘ The Witches’ Brew’, un brano che racchiude al suo interno diverse correnti, volutamente ultimo pezzo in scaletta in quanto si collega benissimo alla prima canzone (‘Annihilation’, ndr.), in questo circolo perpetuo della tracklist. Inoltre, ‘Stigmata’ mi piace moltissimo per la sua atmosfera e per come si sviluppa mano a mano che procede, ed ‘Elementary’, che considero un pò folle ed ambiguo. In queste canzoni credo ci siano un pò tutti i caratteri di ‘Oracle’ e dei Maliant.”
Bene Larry, e ora cosa bolle in pentola? Quali sono i vostri progetti futuri?
“Sicuramente ci sono dei live in programma per l’estate ed abbiamo delle date già concordate per il 2027. Stiamo anche cominciando a metter giù qualche idea riguardo a dei nuovi brani, quindi ci sono già delle idee in cantiere che prenderanno forma nei prossimi mesi per quello che poi sarà il prossimo lavoro.”
Quale credi possa essere una soluzione per i Maliant, soprattutto dal vivo, per farsi notare in un mercato Hard & Heavy un pò saturo nel quale non mancano certo band con voci femminili e una proposta simile alla vostra?
“E’ vero, è un mercato saturo, ci sono tantissime band anche molto valide, tante female fronted band. Non so se c’è un modo specifico per distinguerci dal vivo, se non quello di portare la coerenza con quello che ci siamo prefissati dal primo momento all’atto di formazione della band. Questa coerenza è un filo che unisce l’immagine della band: alla copertina, alle tematiche trattate, ai suoni utilizzati fino ad arrivare a ciò che si trova di noi sui social. Ciò lo si noterà anche dal vivo. Se questa poi è la soluzione per distinguerci dagli altri non lo so, ma sicuramente quella della coerenza per noi è una prerogativa fondante.”
Ottimo Larry, l’intervista è finita. Ringraziandoti nuovamente per la tua disponibilità, se c’è qualcosa che vuoi aggiungere per i lettori di Metal Hammer Italia, quest’ultimo spazio è tutto tuo!
“Vorrei ringraziare prima di tutto te, Gianfranco, e Metal Hammer Italia per questa opportunità: ne siamo davvero grati e onorati. Ringraziamo i fan, che diventano ogni giorno sempre di più e questo ci fa molto piacere, in quanto testimonia il fatto che stiamo procedendo per il verso giusto. Ci auguriamo che il nome Maliant venga conosciuto da più gente possibile, continuando a suscitare curiosità e interesse come ci sembra stia accadendo già in questi giorni. Grazie ancora!”

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