Handful of Hate – Io Sono Abominio
Il 28/02/2026, di Maurizio Buccella.
Con grande disponibilitá, malgrado il vento di gennaio – per fortuna meno freddo di quanto ci di aspetterebbe in pieno inverno – che sferza tra i tavolini esterni dello Scumm di Pescara (all’interno c’é già una discreta folla il cui vociare ucciderebbe questa registrazione), Nicola Bianchi, nucleo dello storica formazione black Handful of Hate, si presta a questa breve intervista per raccontarci del loro ultimo lavoro…
Allora cominciamo subito con il nuovo disco. Innanzitutto ti chiedo di presentare ‘Soulless Abominations’.
“Questo è l’ottavo album degli Handful of Hate. È un disco che è stato particolarmente impegnativo perché ho cominciato a lavorarci a fine 2022 e ho composto i pezzi, li ho arrangiati, li ho sistemati, ho preparato tutte le liriche. In pratica è stato un po’ un parto che mi sono fatto. Alla fine ho fatto anche la copertina. Avevo l’idea di volerla gestire tramite un amico, che è quello che ci ha fatto la copertina di You Will Bleed. Poi per vari motivi lui non è riuscito a farla, allora ho preso carta e penna io e ho rielaborato un’immagine del Dürer che avevo in mente da tempo. E questo è il risultato. Abbiamo due versioni della copertina, una color pergamena e una nera.”
In proposito della copertina mi incuriosiva molto perché comunque ci ho dovuto passare del tempo prima di decodificare l’immagine, nel senso prima ho notato il teschio, poi un elmo e infine un animale. È un’immagine che si legge in più sensi.
“È un’incisione del Albrecht Dürer del 1504, però la parte sulla quale mi sono concentrato io è lo scudo, il teschio e naturalmente il cimiero, cioè la parte che sta sopra quell’elmo con tutti quegli svolazzi, no? Se le cerchi su internet viene chiamato Coat of Arms with Skull, cioè uno stemma araldico con un teschio. In teoria è un’allegoria della morte quella, perché il teschio significa la morte. Poi però, nella parte che io non ho rappresentato, ci sono due amanti quindi probabilmente si tratta di una contrapposizione tra l’amore e la morte, no? La vita e la morte. Io ho ripreso il particolare dello scudo col teschio, l’ho rivisto, realizzando questo cranio con la zona occipitale enorme che sembra quasi inumano.”
Infatti sembra un feto.
”Stranissimo, eh?”
Da come l’ho vista io ci trovo un’immagine proiettiva, nel senso che a tratti sembra una sorta di cicogna con un teschio di un feto dentro, perché visto dall’alto si vedevano le ali, dall’altro un elmo con lo scudo.
“Ha varie letture.”
Il fascino della copertina era questo, io mi ero preparato una domanda apposita però sono contento che tu mi abbia anticipato spiegandolo.
“A me ha colpito l’immagine del Dürer. Io avevo salvato quell’immagine lì da non so quanti anni nel computer poi ho detto prima o poi la rielaboro. All’inizio la volevo far rielaborare da un artista molto più capace di me poi mi ci sono messo io. Il lavoro mi piace, l’ho interpretata. Soprattutto ho cambiato le ali sopra l’elmo, quella parte si chiama cimiero. Infatti le ali d’angelo le ho cambiate in ali sa pipistrello. Ho messo queste ali nere con tutte quelle vene. Secondo me il risultato è calzante, perché riprende anche quello che è il titolo, cioè queste abominazioni senz’anima che praticamente possono essere anche raccolte nell’immagine stessa. L’immagine stessa della copertina può essere interpretata come uno stadio della morte che magari sta per divenire la morte sulla figura umana. Poi all’interno del disco ho avuto piacere di ospitare un carissimo artista, Paolo Pelosini, che è un ottimo scultore e un grandissimo pittore. Mi ha concesso di usare delle immagini dei suoi quadri che ho riportato all’interno. Ci sono dei paesaggi che vanno quasi sull’astratto nelle luci nella notte. Sono notturni. C’è un’immagine di un cigno che viene preso avvolto dai serpenti quindi stritolato e ucciso. I significati sono abbastanza semplici da intuire. E poi ci sono degli altri notturni ispirati a un incendio che avvenne nell’estate ’22 dove sto io, in Versilia, che devastò la natura, con essa il paesaggio. Lui ha ripreso queste immagini rielaborandole. Sembrano un po’ quei sottofondi a metà tra luci caravaggesche e sfondi del Bosch. A me colpisce molto questo tipo di pittura e quindi l’ho voluta mettere nel disco perché secondo me si sposavano bene col concetto. Proprio l’abominazione senz’anima, una cosa che va oltre lo scibile umano, oltre il concepire la vita stessa, capito?”
Da ‘Qliphotic Supremacy’ le tematiche esoteriche, peraltro condivise coi corregionali Necromass, mi sembrano aver lasciato il posto ad aspetti più impregnati di immagini viscerali, immagini di morte così come queste che mi stai eh descrivendo. Tu mi parli citando pittori come Dürer e Bosch che sono tra i maggiori autori di visioni mortifere e infernali. Ti chiedo nello specifico: cosa sono queste abominazioni senz’anima? come sono cambiate le tematiche dei testi dagli esordi rispetto ad adesso?
“Agli esordi degli Handful of Hate ero molto legato al batterista in quel periodo JM, Gianmatteo, che era uno studioso di esoterismo. Io mi sono interessato, ho percorso la mia strada insieme a lui, abbiamo analizzato vari aspetti poi se n’é andato. Io ho continuato a trattare alcuni aspetti soprattutto riguardanti la magia sessuale però dopo ci ho dato un tono personale, più inerente alla realtà. Io non sono molto trascendentale in certe cose, a me piace proprio il confronto con la realtà. Quindi ho ricercato nella realtà quelli che sono gli aspetti tra virgolette più esoterici. Poi sono arrivato a rappresentare un percorso che passa sia per la sessualità sia per tutte le inclinazioni dell’uomo fino a sfociare appunto nelle forme più estreme. Ecco perché alla fine mi ha portato a queste abominazioni dell’anima. Nei testi nuovi, ma già dal disco precedente, c’è una forte tinta medievale, perché io sono un medievista. Però ‘Soulless Abominations’ riporta delle forme quasi metafisiche della realtà, molto astratte, che vanno per immagini estemporanee, prese da più parti: visioni mie, sensazioni mie, condizioni mentali. Quindi c’è anche un forte interrogarsi non solo sulla vita ma anche sull’aldilà. Sulle domande che non hanno risposte sotto tanti punti di vista. Poi, soprattutto dal precedente album ma in parte in questo attuale, analizzo tutta quella che è la geografia dei santi nell’iconografia cristiana, tutto quello che è il martirio quindi il concetto di tortura, il trascendere la vita attraverso il dolore per raggiungere un nuovo stadio.”
Quindi, diciamo, da questo bacino di immaginario origina la definizione che a partire da ‘Vicecrown’ vi siete dati di Carnal Black Metal?
“Sì, Vicecrown tornava bene questa definizione perché lì è pregnante l’aspetto carnale, la magia sessuale, l’imposizione, poi si sconfina anche molto in certi aspetti BDSM sotto certi punti di vista.”
Sì, infatti ho letto alcuni dei testi che erano molto vicini alle pratiche BDSM.
Lo sono fondamentalmente, però non è molto un aspetto contemporaneo quanto una cosa storica, cioè io mi rifaccio ai testi di De Sade e Leopold von Sacher-Masoch. Tutta la letteratura storica, in pratica. Tutto quello che è carnale è portato verso l’estremizzazione della rappresentazione umana, quindi anche le azioni dell’uomo sono portate alle estreme conseguenze. Il concetto di salvezza che ci viene offerto dalla religione di tutti i giorni, le domande che non hanno risposte…”
Da qui Skinless Salvation?
“Esattamente, esattamente, bravo, sì. Skinless Salvation.”
Mi ricorda un pochino il film ‘Martyrs’, no? La ascensione, la redenzione attraverso il dolore…
“Esattamente quello. Quello è un gran film, quello. Perché, attraverso il dolore, la cosiddetta visione estatica dei martiri ha un’esplicazione, cioè ha una spiegazione.”
La depersonalizzazione descritta nella psicologia del trauma, no?
“Esattamente, cercano di raggiungere una visione estatica o uno stadio superiore all’umano attraverso delle forme di torture estreme. Però cammini su una linea sottilissima perché, se vai oltre, una persona praticamente la fai fuori, la fai. Invece devi mantenere uno stadio di tortura che porta a una trance mentale. Questo è un film che è stato molto importante per me.”
Purtroppo non avevo i testi di ‘Soulless Abominations’, ho avuto il promo ma non ho i testi, però sentendo quella traccia mi è venuto subito in mente il film.
“Quel film lì è già presente nel disco precedente, in ‘Adversus’. Cosi come nel disco ‘To Perdition’ ci sono tanti spunti di questo genere, però lì cerco un aspetto iconografico. Mi rifaccio molto ad alcune forme di pittura, ad alcune rappresentazioni come può essere per esempio il San Sebastiano trafitto dalle frecce. Io faccio una ricerca storica su queste cose, mi interessa molto l’aspetto culturale che poi si fonde con quello prettamente musicale. Le mie influenze sono lì, capito, quindi io trovo questi spunti in questi aspetti.”
Il death metal in sé attinge molto diciamo dall’iconografia medievale. Ad esempio il giornalista Luca Signorelli, tra i pionieri delle riviste metal, ne ‘L’estetica del metallaro’ tracciava un parallelo tra il disgusto della carne insito del death metal – all’epoca era il periodo forte dei Cannibal Corpse – con quest’aspetto eucharistico in cui la carne è vissuta da come qualcosa di cui ci si deve spogliare appunto. Ne da’ una lettura molto alternativa insomma.
“Nel black metal ci sono tantissime personalità differenti. Ora, tralasciando quella che è la banalità del messaggio, le cose piuttosto semplici, anche abbastanza puerili, se una persona si addentra in certi tipi di letteratura e arte, io ritrovo il black metal, diciamo così, tra virgolette, in tantissimi aspetti. Poi mi piace vederlo, assorbirlo, cercare di capirlo, dare una mia interpretazione e riproporlo attraverso la mia musica.”
Ok, tornando alla musica, ti va di presentare la nuova lineup? Insomma, visto…
“La lineup, in questo momento siamo io, chitarra e voce, che tengo dalla fondazione della band nel ’93. Poi abbiamo Diego Aeternus alla batteria e Daniele Iblis al basso. L’altro chitarrista di stasera, Tommaso, è un session al momento ma spero presto si unisca a noi.”
Ho notato che c’è un intervallo crescente tra le uscite, no? 2009, 2013, 2019. Da che c’era un disco ogni tre anni, si è sempre più dilatato, fino ad arrivare a questo 2026, a sette anni dall’ultimo ‘Adversus’. Mi chiedevo se insomma dipendeva dall’aumentare dei tuoi impegni visto che al momento suoni con i Necromass.
“In passato magari avevo altri musicisti coi quali collaboravo, ma adesso, essendo io fondamentalmente che devo comporre, prr me fare un disco come questo è stato un lavoro enorme. Ho bisogno di tempi lunghi, un po’ più rilassati perché un conto quando hai 18, 20, 25 anni, 30 anni pensi alla musica come la prima cosa. Dopo purtroppo subentrano altre problematiche come il lavoro e quindi cerchi di fare tutto ma i tempi si dilatano in una maniera
incredibile. Ecco, io per esempio, se avessi un contratto con un’etichetta che mi chiede a stretto giro di comporgli un disco in poco tempo, farei una cosa mediocre sicuramente per quelle che sono le mie aspettative e le mie capacità ma poi non riuscirei a stare nei tempi proprio perché non so stare con una scadenza precisa quando si tratta di arte, di composizione, capito? Richiede tempo. Tutta la composizione, tutto l’arrangiamento, lo provi, lo riprovi, lo cambi, lo proponi agli altri del gruppo, lo riascolti, poi cerchi di metterci delle liriche adeguate. In genere i testi li faccio dopo. Però porta via tantissimo tempo.”
Dal 2022 sei entrato nei Necromass in veste di chitarrista, in sostituzione di Francesco Pecorini. Mi hai raccontato che ti sei chiuso a scrivere ‘Soulless Abominations’ dopo l’ultimo live nell’inverno 2023. La militanza nei Necromass, per quanto lo stile di black sia differente, ha influenzato il songwriting?
“Necromass e Handful Of Hate sono due realtà molto unite ma differenti. Amo proprio questa differente nel suonare lo stesso genere. Non penso di aver avuto influenze nella fase di composizione di ‘S Abominations’, sto invece cercando di calarmi nel mood giusto per dare il mio contributo compositivo nei Necromass. Quando entri in una realtà storica, ben formata e con proprie caratteristiche stilistiche, è importante integrare e arricchire ma non stravolgere.”
Io ti sto, per cosi dire, importunando nel mezzo di questo tour nazionale in cui, da quello che ho visto finora, il pubblico sta accogliendo con grande calore il ritorno live degli Handful of Hate, per rimanere in tema offrendosi con gioia al martirio. Posto che, per quanto personale, lo stile della band si muove nell’ambito black piu’ puro, come vedi lo stato di salute della scena?
“Il tour sta andando molto bene. Questa nostra assenza dai palchi per due anni ci ha fatto risorgere più forti e supportati da un grande interesse, sono veramente meravigliato da come ci abbia rinvigorito un periodo di songwriting e registrazione senza live. Onestamente non sono molto informato su quello che sta succedendo qua. Vedo che ci sono moltissime bands ma poi la differenza viene fatta dal tempo. Realtà che crescono (col botto) e scompaiono nell’arco di 2 o 3 anni. Per questo motivo continuo a guardare ai gruppi storici, faro inossidabile di persistenza.”
Con queste ho concluso. Se vuoi salutare il pubblico…
“Mi piacerebbe ringraziare te e Metal Hammer che ci date spazio, allo stesso modo ringrazio tutte le persone che sto vedendo sotto il palco in questi giorni e quelle che ci seguono e supportano da anni. Grazie”