L’Impero delle Ombre – Un nero sentore di Morte
Il 10/03/2026, di Alex Ventriglia.
Sembrava essere un grave caso di catalessi, quella che comunemente viene chiamata “morte apparente”, quanto aveva improvvisamente colpito L’Impero delle Ombre, la storica band toscana guidata dai fratelli Cardellino che, all’indomani della pubblicazione del quarto, magniloquente album ‘Oscurità’, aveva annunciato il suo scioglimento. Decretando di fatto la sua fine, il disfacimento, non soltanto dello spirito, ma della materia, abbracciando appunto, idealmente e definitivamente, l’oscurità. Oscurità che non soltanto nel titolo rafforza un full length album carico di significati importanti, ma che viene altresì dissipata con forza, diradata da un gruppo che ora ha fieramente ritrovato la sua quadra, tornando a dare sfogo a un’ispirazione che in verità non è mai mancata e a stimoli rinnovati, che porteranno L’Impero delle Ombre a suonare dal vivo, nei prossimi mesi, in concerti speciali spalmati tra Bologna, Padova e Genova. È un fiume in piena John Goldfinch, voce e anima del gruppo toscano, che grazie al suo contagioso entusiasmo e a una Fede inossidabile spiega bene perché dobbiamo puntare ancora forte su L’Impero delle Ombre…
John, alla fine la stessa opener dell’album, che sembrava quasi profetica, ovverossia ‘Il Mio Ultimo Viaggio’, è stata perfino smentita…
“Ahahah, già, Alex, hai proprio ragione! Scherzi a parte, naturalmente il pezzo non si riferiva alla “morte” del gruppo, ma parla del più grande mistero che dalla notte dei tempi affligge, tormenta ed affascina l’uomo, ossia la Morte! Tema intimo e delicato trattato in soggettiva, con tanto di bilancio disilluso del vissuto, nell’ottica di nuovi piani e forme di esistenza”.
Vista la materia trattata, si può affermare che si è trattato di un probabilissimo caso di “morte apparente”, il vostro scioglimento e la pronta reunion, in cui si è parlato già di un nuovo album in lavorazione e di alcune date live: quali sono i retroscena del gradito “dietro-front”?
“Sì, esattamente, si può parlare di “morte apparente”, il fatto è che il gruppo era arrivato ad un punto morto, con i componenti spalmati in tutto il centro-nord Italia e perciò il problema logistico e di impegni individuali che ci impedivano pure di svolgere le essenziali prove in saletta; insomma ho perso man mano interesse nel portare avanti il progetto, avevo bisogno di una pausa, e così è stato, facendo uscire il quarto e al momento ultimo album ‘Oscurità’ a gruppo praticamente fermo. Ma l’amore per la musica e per il progetto che misi su da ragazzo è stato come le braci che covano sotto le ceneri, non si spengono mai, prima o poi le fiamme ripartono e, complici gli input di etichetta, la Black Widow Records, fans e sostenitori dell’Impero, mi sono convinto a riprendere in mano il gruppo, trovando il sostegno dei nuovi elementi che ci accompagnano ora, e parlo di Andrea Magrì, dai doomsters Pinnacles, al basso, di Daniele Pedrollo dai Kayleth alla batteria ed Emanuele Laghi, ex Drakkar/Crimson Dawn, alle tastiere: tutti ragazzi rodati e motivati che vivono vicino, in zona, i quali si sono aggiunti a me e a mio fratello Andrea nel prosieguo di questo progetto”.
A questo punto ti chiederei anche qualche gradita anticipazione, dell’album in fase di progettazione.
“Per quel che si vociferava del futuro lavoro in studio ti svelo in anteprima che abbiamo già quasi terminato la scrittura ed è in fase di arrangiamento il nostro quinto lavoro, un concept album basato sullo sceneggiato RAI degli anni ’70, ‘Ritratto Di Donna Velata’, storia misteriosa che si intreccia coi misteri dell’antica civiltà degli Etruschi. Sarà, grosso modo, un ritorno alle sonorità’ dark prog del nostro secondo lavoro, ‘I Compagni Di Baal’; siamo molto eccitati all’idea, speriamo di far fruttare l’esperienza che abbiamo accumulato negli anni in fase di scrittura e produzione e la speranza di avere un carattere e un suono distinguibile, nostro, caratteristica a cui teniamo”.
Ma torniamo ad ‘Oscurità’, quarto album apprezzatissimo da chiunque ami appunto l’oscurità, che ha trionfato nei primi posti di parecchie prestigiose playlist annuali: ti aspettavi una risposta così notevole?
“Guarda, sarei ipocrita se ti dicessi che non mi importa nulla dell’apprezzamento di chi segue la scena e degli addetti ai lavori, fare i misantropi e millantare appartenenza ad élite a numero chiuso e registrare i dischi in fetide cantine sventolando la carta dell’underground, a quest’età sarebbe patetico e falso… Certo, per noi gruppi italiani è sempre una guerra tra poveri, solo pochi, molto pochi riescono a fare il salto di qualità, per esempio come i meritevoli Messa; all’estero ci sono etichette e finanziatori che ungono e pompano spesso roba anche improponibile, ma è business e lavoro coi pro e i contro a discapito dalla vera Arte e della vera Ispirazione. Fatte queste premesse, noi siamo orgogliosi se il frutto esclusivo della nostra passione e dei nostri sacrifici riceva attenzioni ed apprezzamenti, finché la fiamma arderà, noi ci saremo!”.
Va pure detto che l’album è tra le vostre più brillanti release, se non l’album migliore di una carriera diciamo “centellinata”, visto che ricorre il vostro trentennale, seppur dilazionato negli anni…
“Beh, sì, credo di essere d’accordo con te e non solo perché è l’ultima uscita e solitamente la si tende a spingere, ma proprio per la questione della produzione, della resa sonora e della sintesi musicale del linguaggio de L’impero che siamo riusciti a rendere al meglio lavorando insieme a Carlo Meroni, fonico e tecnico dei Decibel studio di Busto Arsizio. Dunque, per la questione della lentezza nelle uscite è stato un dato dettato dalle difficoltà logistiche affrontate negli anni, e una mia ricerca del momento giusto, del mood ottimale e dal giusto organico in formazione”.
Ma se volessimo “sezionare” l’album, quali secondo te i capitoli portanti? I primi tre sono strepitosi, dal classico stile dell’Impero, ma con tanto di più, dall’humus prog che colora un po’ tutti i brani, a quell’inventiva che ha fatto spesso la differenza in un gruppo qual è il vostro.
“Noi partiamo sempre da una buona musicalità e dalla giusta melodia, o almeno ci proviamo, seppur ascoltando io e mio fratello tantissima musica, specie del passato; poi in definitiva cerchiamo di mantenere una ricetta sobria e classica, e quindi gli elementi Hard, heavy, dark, doom e prog con il cantato italiano e i riff di chitarra sono l’ossatura della nostra musica, chiaramente cercando sempre di distribuirli alla bisogna. Se dovessi analizzare pezzo per pezzo direi: ‘Il Mio Ultimo Viaggio’ è il classico doom metal di estrazione nordeuropea, lento, riverberato, pesante e spiritico; ‘Zulphus Et Mercurius’ invece è un doom esoterico che profuma di barocco ed alchimia; ‘Lacrime Nella pioggia’ ha un taglio heavy metal anni ‘80 con ambientazione sci-fi; ‘Dagon’ parte come un heavy doomeggiante e folkeggiante per poi sfociare in un mantra ritualistico e una coda sludge metal lenta, pesante e fangosa con un violino maledetto che omaggia gli eroi High Tide; ‘Macara’, altro heavy doom cangiante e maligno con fuga veloce e l’assolo di chitarra di un caro amico, il funambolico Tommy Talamanca dei Sadist; ‘La Taverna Del Diavolo’ e ‘Il Gatto Nero’, due pezzi di heavy oscuro con riferimenti ai tempi d’oro dell’Italian Dark Sound, e, dulcis in fundo, ‘Circolo Spiritico Navona Duemila’, il nostro esperimento di suite orchestrale sinfonica su una dark ballad, brano che poi si evolve in un crescendo sinfonico ed emotivo. Avremmo voluto una vera orchestra, ma ovviamente era fuori budget per noi, abbiamo fatto comunque del nostro meglio grazie al nostro Davide Cristofoli, che ha egregiamente riprodotto il tutto con le sue tastiere”.

Altra prerogativa dell’Impero, le storie che animano le sue canzoni, e come non soffermarsi su ‘La Taverna Del Diavolo’, oppure su ‘Macara’, che tratta di una figura simbolica del vostro amato Sud…
“Eh sì, questa è una prerogativa fondamentale dell’Impero, i testi o, meglio, le sue storie che molto spesso sono misteriose ed oscure, italiane, di cui sono a conoscenza, per le quali entro in contatto con persone, territori, luoghi fisici veri o anche dell’anima, racconti, leggende. “Macara”, ad esempio, detta anche magiara o masciara, è la figura della fattucchiera dei tempi andati che operava spesso al sud Italia, ma non solo, era una figura ambigua, un po’ curatrice, un po’ strega. Nel testo ad esempio parlo di uno strano personaggio realmente vissuto nel mio paese natale, di cui sentivo sempre parlare da bambino con toni inquieti, poi comunque nel pezzo ci sono sampler estratti dal film ‘Il Demonio’, capolavoro di Brunello Rondi del 1963. ‘La Taverna Del Diavolo’ invece parla di una taverna realmente esistita sulle colline del Chianti, in Toscana, in cui facemmo in tempo ad andarci e restare affascinati dagli affreschi di diavoli danteschi che torturavano le anime condannate! A parte la folcloristica attrazione, c’è di misterioso che chiuse battenti pochi giorni dopo la nostra visita… Successivamente io indagai e scoprii che quel posto era stato teatro di atroci delitti in tempo di guerra ed era stato anche punto d’incontro dei “compagni di merende” ai tempi del Mostro di Firenze, e tante altre strane coincidenze. Si respirava letteralmente il male lì dentro!”.
Credo che lo zenith di ‘Oscurità’ si raggiunga con la conclusiva ‘Circolo Spiritico Navona Duemila’, profonda e suggestiva, dall’imprinting orchestrale, in cui è netta ed importante la dedica al maestro Fulvio Rendhell, il più famoso spiritista italiano.
“È stata una grande emozione poter collaborare con il maestro, credo ormai 95enne, Fulvio Rendhell. Grazie al caro amico Alessio Sanniti dei Misantropus che era suo stretto collaboratore all’epoca, sono riuscito ad entrare in contatto col maestro Rendhell, il quale ha accettato di partecipare con entusiasmo con un contributo parlato (e non solo!) al brano che parla della sua opera, dandoci così la sua “benedizione”.
Un tratto forse un po’ “negativo” per l’Impero delle Ombre è il non avere avuto una certa continuità, specie sotto il profilo dei concerti, che sono sempre stati molto sporadici. Pare però che per questo 2026 avete già in programma qualche show…
“Sì, ci sono già degli impegni sul fronte live, il 30 maggio saremo all’Alchemica di Bologna in veste di co-headliner con Il Ponte del Diavolo, in un festival per il quarantennale della Radio toscana Loud n’ Proud, insieme a IV Sigillo e Tenebra. Poi sarà la volta di un grosso festival a Padova, a luglio, e dopo l’estate dovremmo essere a Genova per un altro evento a tinte dark’n’doom organizzato dalla Black Widow Records”.
John, ti conosco da una vita, e sei sempre stato un ascoltatore curioso e attento all’evolversi della scena e delle band che la compongono… Sei d’accordo con me sul fatto che, forse mai come in questi anni, il dark’n’doom tricolore, in tutte le sue diramazioni e sfaccettature, è tanto forte e saldo, tanto da rappresentare un “unicum” per l’Europa tutta?
“Eh sì, ci conosciamo da tanto, cominciamo a rientrare nelle “reliquie” del metal italiano, ah ah ah, e questo mi fa molto piacere, sono sincero! Sono d’accordo, è un momento molto prolifico per le band di questo tipo, dal ”sound oscuro” diciamo, tutte col loro percorso e le loro sfumature, ed effettivamente alcune stanno spiccando il volo, e ne sono contento; come tu ben sai l’Italia è sempre stata una fucina di quel tipo di suggestioni musicali oscure / esoteriche, spesso passate sottotraccia per poi essere riscoperte ed idolatrate decenni dopo, si pensi a Jacula / Antonius Rex, Biglietto per l’Inferno, Balletto di Bronzo, Pholas Dactylus, Lidya e gli Hellua Xenium, per poi passare agli Anni ‘80 con Death SS / Paul Chain Violet Theatre, Black Hole, Run After To, Rex Inferi, eccetera, eccetera… Ora sta a noi band nate tra il ’90 e il 2000 portare avanti la tradizione”.
Foto di Rossella Nikita Berton