ZeroKills – Il sangue vivo del sopravvissuto

Il 12/03/2026, di .

ZeroKills – Il sangue vivo del sopravvissuto

Ci sono dischi che richiedono tempo per prendere forma, per sedimentare e trasformarsi in qualcosa di vivo. ‘Blood’ degli ZeroKills nasce così: da anni di scrittura, visioni e stratificazioni sonore che confluiscono in un lavoro intenso, compatto e profondamente personale.
Un album che scorre come un flusso continuo, dove elettronica, rock e tensione emotiva si fondono in un linguaggio maturo e consapevole, capace di guardare dentro e attorno a sé senza filtri. In questa intervista la band ci conduce nel cuore del nuovo lavoro, tra genesi, suoni e significati, raccontando il percorso che ha portato alla creazione di un disco che è, prima di tutto, un atto di resistenza artistica e umana.

Ciao Emiliano, è innanzitutto un grandissimo piacere poter scoprire, attraverso le tue parole, il progetto ZeroKills. Conosciamo ovviamente il tuo passato insieme a Glenn e Antonio nei Death SS: cosa vi ha spinto a “rimettervi” insieme al lavoro e come è avvenuto, in origine, l’ingresso di Luca (Scarlet)? Quali sono stati, insomma, i passi che hanno portato alla costruzione della formazione?
“(Emiliano) Ciao, gli ZeroKills nascono in un periodo di trasformazione personale, sentivo il bisogno di fermarmi ed ascoltarmi… Nel 2007 abbandonai i Death SS dopo il tour di ‘The 7th Seal’ per trasferirmi di nuovo in California dove rimasi per un lungo periodo. A Los Angeles cominciai a scrivere un po’ di materiale che poi sarebbe finito molti anni dopo sul nostro primo album d’esordio. Formai anche una band lì in California, ma le cose non andarono bene per diversi motivi, soprattutto perché in quegli anni c’era l’esplosione Rap, Hip-pop che non lasciava molto spazio al rock e al metal. Tornai e nel 2009 cominciai seriamente gli studi di pianoforte ed organo e mi si aprì un nuovo mondo di suoni e armonie. Cominciai a spaziare suonando tastiere e synths, mia grande passione da sempre. Contattai i vecchi compagni di band e cominciammo a suonare i brani insieme. Scarlet entrò a far parte della formazione poco dopo, mi pare nel 2012/13, cercavo un cantante carismatico, appassionato come me di musica elettronica, dark, post punk ed ovviamente rock metal, l’ho cercato in tutta Italia, fatte diverse audizioni ma niente, poi il singer perfetto lo avevo praticamente dietro casa e non lo sapevo…
Ci fu subito una grande intesa, mi piacque molto il suo modo di cantare, la sua visione, il suo approccio nello scrivere i testi, era ed è il singer perfetto per gli ZeroKills.”


Riguardo alla direzione musicale iniziale e, in realtà, anche a quella attuale, cosa vi ha portato alla scelta di un sound elettro dark rock e quali sono, a tuo avviso, le componenti distintive di esso? Esistono anche momenti del vostro passato professionale che hanno inciso su questa decisione? Inutile dire che ne sono sempre stato affascinato.
“(Luca) Il discorso sui “generi” e sulle “influenze” sarebbe lungo, per brevità penso si possa dire che il sound degli ZeroKills è la naturale evoluzione dei gusti e delle esperienze musicali dei membri della band, declinate in scenari sonori adeguati ai tempi.”
Il vostro nome è pieno di significato: il senso di “sopravvissuti” del rock è già stato detto, ma mi interesserebbe capire perché vi considerate degli splendidi sopravvissuti. Le motivazioni potrebbero essere tante. Personalmente vi ritengo una grande realtà.
“(Luca) Siamo “sopravvissuti” soprattutto a noi stessi… a parte le battute, il nome l’ha scelto Emil ma la resilienza ed una certa ostinata convinzione di avere ancora qualcosa da dire ci accomuna. Nonostante il mondo si stia sempre di più trasformando in una versione distopica di un format televisivo a basso costo questa nostra attitudine ci pone di fatto dalla parte della “resistenza”. Se ci guardiamo intorno ci sono tante cose che non ci piacciono, che ci fanno incazzare o ci riempiono di sgomento. Avere ancora la forza nonostante l’età e le difficoltà oggettive di tutti i giorni di ragionarci sopra e di provare a dire qualcosa nell’unico modo che conosciamo, la musica, ci mette in questa condizione di “sopravvissuti””.

Come diretta conseguenza di quanto chiesto sopra, cambieresti qualcosa delle scelte professionali fatte in passato? Se sì, perché?
“(Luca) “No remorse, no repent, we don’t care what it meant. Another day, another death Another sorrow, another breath“ cantavano i Metallica… un po’ di tempo fa, quando eravamo tutti un po’ più giovani e incoscienti. Giovani non lo siamo più tanto… sull’incoscienza, suoniamo ancora rock and roll, penso la dica lunga in merito.”
Il primo lavoro omonimo del 2018 mi colpì tantissimo, ovviamente in positivo: che cosa vi ha lasciato come artisti? Immagino tanta consapevolezza nel progetto.
“(Luca) Come tutti i primi lavori ci ha dato tanto entusiasmo e ci ha permesso di cominciare ad esplorare i confini delle nostre reciproche esperienze musicali. Abbiamo trovato affinità insospettate a livello musicale e abbiamo “aperto porte”, “intravisto spiragli” che prima magari non conoscevamo o che ognuno di noi aveva in qualche modo intravisto senza mai però approfondire. La musica se la vivi in maniera viscerale come facciamo noi, è ancora il viaggio più bello perché non sai mai davvero dove ti porta.”
Veniamo a ‘Blood’ e partiamo col dire che lo trovo un album incredibile, intenso dall’inizio alla fine. Qual è stata la sua gestazione in questi lunghi, quasi otto anni?
“(Luca) È un album particolare, la sua lunga gestazione è dovuta a vari fattori concomitanti. Molti brani sono stati sviluppati addirittura nei tempi della pandemia e poi piano piano raffinati e completati. Alcune difficoltà logistiche e personali ne hanno rallentato l’uscita di diversi anni, ma questo tempo in più è comunque servito per cercare di limarne al massimo i dettagli, per aggiungere brani ulteriori e per dare un quadro d’insieme ad un lavoro molto variegato sia a livello di scenari sonori che di testi. Otto anni sono un periodo molto lungo, anche per una band come la nostra. Abbiamo imparato molte cose in questo tragitto e probabilmente ne faremo tesoro per il prossimo lavoro.”
Penso che la componente dark sia davvero preponderante, molto più che nel precedente disco: ti ritrovi in questa impressione? Qual è l’origine di questa scelta?
“(Luca) Difficile dare una risposta razionale a questa domanda. Si, probabilmente, con il senno di poi, in questo lavoro sono emerse delle sfumature più crepuscolari, ci sono brani più introspettivi, morbosi forse. Nessuno di noi si è mai messo “a tavolino” a decidere la direzione del viaggio. È iniziato in un modo e lo abbiamo seguito, cercando di accendere delle “luci oscure” sugli scenari che ci circondavano. I testi e la musica si sono sviluppati insieme, un verso ha modellato un’armonia, un suono ha aperto uno scenario che poi le parole hanno scolpito e modellato. Se il tono generale di tutto il lavoro alla fine risulta più “oscuro” e “cupo” in alcuni tratti, è in fin dei conti dovuto anche ai tempi che viviamo. In generale gli aspetti “deviati” e “nascosti” dell’animo umano sono sempre stati una fonte primaria di ispirazione di questo progetto musicale e di questi tempi, purtroppo, esempi ne troviamo in ogni angolo del mondo, basta aprire un social o accendere la TV. Il modo in cui vengono esplorati nel disco è frutto del nostro angolo visuale in merito.”
‘Blood’ è un contenitore di tantissime canzoni, scelta ormai inusuale negli album di questi ultimi anni, ma la cosa importante è che non c’è mai un momento di stanca: da cosa deriva questa decisione e come siete riusciti a mantenere una qualità così elevata?
“(Luca) Sulla “qualità” non sta a noi decidere, nel senso che ogni espressione artistica poi deve confrontarsi con il fruitore che in ultima istanza è il giudice supremo in merito. Da parte nostra c’è sempre stata un’attenzione precisa a far si che quello che facevamo andasse nella direzione che ci eravamo prefissati. La varietà dei brani è una diretta conseguenza di questa “scelta”. Non ci siamo mai posti barriere “di genere” o di “stile”. Se un brano richiedeva una determinata sonorità o un ben preciso timing, lo abbiamo assecondato, cercando di farlo evolvere secondo le sue naturali inclinazioni. L’intensità di cui parli è probabilmente dovuta, come detto, al lungo processo compositivo che ci ha permesso di trattare ogni brano come un unicum, dandogli il giusto tempo di sviluppo ed espressione.”
Ritengo fenomenali, all’interno del lavoro, atmosfere, melodie e tastiere. Qual è l’ispirazione che le genera?
“(Emiliano) Sono da sempre un grande appassionato di tantissimi generi musicali, ascolto musica a 360 gradi, dunque le mie influenze passano dalla musica classica, alle composizioni di organo per fare poi un salto quantico su musica ambient, melodic techno, elettronica, sperimentale, dodecafonica… insomma un po’ di tutto.
Credo le atmosfere derivino da un mix di sensazioni che percepisco in tutta questa varietà di ascolti e nella continua ricerca del suono perfetto, come ti dicevo amo suonare synth e tastiere, spesso l’idea di un brano nasce proprio mentre provo dei suoni o alcune figure armoniche su un sintetizzatore.
Per quanto riguardo la melodia, beh per me quella sta sempre al primo posto, se ascolti i brani che ho inciso sia con gli ZeroKills che con i Death SS capisci esattamente di cosa sto parlando.”

Un’altra caratteristica è l’assoluto affiatamento tra di voi: è come se suonaste insieme ogni giorno da vent’anni. Qual è il segreto?
“(Luca) Il “segreto” è… non avere segreti! Quando si lavora insieme ognuno è sé stesso, ognuno è un individuo. Ma se fai musica con altri individui, e lo fai con assoluta serenità, i tanti diventano uno e alla fine viene fuori qualcosa che i singoli non erano. Ognuno sente e percepisce un lato del prisma, un senso nei brani, nei suoni, nei testi. Non necessariamente è per tutti la stessa cosa. Ma quando suoni e componi insieme il risultato è qualcosa che integra le tue sensazioni con quelle di un altro per darti un risultato finale che è spesso inaspettato e che è un continuo catalizzatore emotivo ed artistico.”
A seguito della domanda precedente, come avviene quindi la costruzione di un pezzo degli ZeroKills?
“(Luca) Non c’è una regola fissa, un canone che seguiamo. La scintilla può scoccare in diversi modi. Un riff di chitarra, un’armonia di synth, un ritmo di cassa. Un suono qualsiasi che ripetuto in una sequenza alla fine apre uno scenario, un “Immagine”, un contesto. A quel punto di solito le lyrics iniziano a modellare questo scenario con le parole. Come un quadro che parte da una pennellata quasi causale e poi si riempie di sfumature, di prospettive. Come dicevo prima, magari da un frammento strumentale di Emiliano io “sento” e “vedo“ cose che Emiliano non ha visto e lo interpreto come se fosse mio, gli do una dimensione rappresentativa diversa. O viceversa da un contesto o un’idea mia in parole e ambientazione uno di noi trae spunto per una parte musicale. Da li poi è un gioco di specchi in cui ognuno si ritrova a dialogare con “l’altro” e con la visione dell’altro e la reinterpreta, la sviluppa la “contamina”. Inizialmente può essere caotica, le pulsioni di tutti si amalgamano e si scontrano, ma poi se tutto va bene, ne viene fuori un qualcosa di coerente che integra le impressioni di tutti in modo armonico.”
A livello di testi, cosa vi ha influenzato di più? Esiste un concept che fa da collante oppure i temi trattati sono diversi?
“(Luca) Esiste un angolo visuale nei testi si. Ma non è strutturato e armonico come un vero e proprio concept nel senso canonico del termine. Le mie fonti di ispirazione spaziano in ogni regione della cultura “pop” occidentale. Dai film che ho visto da bambino, ai libri che ho letto, dagli spot pubblicitari che ognuno di noi è bene o male costretto a subire. I temi sono come detto, osservati ed espressi dall’ottica spesso distorta dell’animale uomo. La religione ed in generale gli aspetti mistici del pensiero onirico e il suo impatto sulle persone, le debolezze e le criticità della nostra società filtrate dalle nostre devianze. Il ruolo del tempo e del suo scorrere sulla vita. L’uso di figure e situazioni è spesso metaforico ed allusivo. Ma ognuno deve essere libero di reinterpretare frasi e contesti secondo le proprie inclinazioni. Per questo un “concept” completo sarebbe per me troppo restrittivo. Ogni brano è una scena, un instant moment fissato nel tempo della musica, un tempo che dura quanto dura la musica e fin che dura è eternato, è paradossalmente, “fuori dal tempo” comune. Finisce il brano e quella realtà svanisce. Ma se lo riaccendi si riconfigura e magari siccome tu che lo ascolti sei diverso da come eri l’ultima volta che lo hai sentito, senti e provi cose diverse, un “altro mondo”.”

Sentite che ci sia una traccia o una situazione che vi ha dato qualcosa in più, o per la quale sentite la necessità di dire qualcosa in più?
“(Luca) Personalmente ogni brano del disco è come detto un’esperienza unica e sempre a suo modo “nuova”, quindi tutti sono importanti o particolari. Alcuni risvegliano ricordi più o meno sofferti o sensazioni più o meno disturbanti.”
Curiosità mia, nella copertina di ‘Blood’ vedo modificata la grafica del vostro nome rispetto al passato e cosa alla base della scelta del suggestivo artwork?
“(Luca) Il cambiamento grafico del logo è dovuto in parte al tenore musicale di questo lavoro che per noi suona più… “freddo” a livello di colori emotivi e quindi richiedeva un logo meno complesso e graficamente d’impatto. In parte il cambio è anche dovuto alla presa di coscienza che troppo spesso il nostro nome era lievemente “storpiato” in “O kills” pronunciando lo “zero” come una vocale. Inoltre, i motori di ricerca sia sui portali musicali che in rete in generale digeriscono male (per non dire di peggio) una scritta che include numeri, lettere maiuscole, lettere minuscole, parentesi ed accenti. Alla fine, siamo soddisfatti del “nuovo” moniker e lo terremo così d’ora in avanti. Almeno fino a quando non decideremo di cambiarlo di nuovo. Per la scelta dell’artwork di copertina, essendo chiaro che il titolo era ‘BLOOD’ ci siamo affidati ad una brava grafica, Sheila Franco che è riuscita a dare un senso al titolo trasformandolo in un’immagine. Siamo molto soddisfatti del risultato, se ci pensi non è facile rendere un concetto “semplice” come “sangue” senza scadere nel “gore” o nell’inutile pacchianeria.”


Vi seguo da una vita e, in special modo Emiliano, nella tua esperienza nei Death SS — coincidente con quella in cui sono stati pubblicati quattro dei miei dischi preferiti di sempre — dove ritengo personalmente che la tua presenza fosse fortemente determinante nella direzione sonora di quella band. Cosa puoi raccontarci di quel periodo e cosa c’è di quell’esperienza in ‘Blood’? Penso, ad esempio, alla title track, dove ho colto splendidi riferimenti.
“(Emiliano): Mi fa molto piacere che apprezzi così tanto i lavori che ho fatto con i DSS, è stato un periodo magico dove la musica godeva di tutt’altra salute. Suonare 12 lunghi anni con loro è stata un grandissima soddisfazione, registrare album all’estero con produttori prestigiosi, fare tour, aprire ai Black Sabbath, Iron Maiden, Slayer, suonare a Wacken etc… sono tutte esperienze difficili da raccontare a parole, si comprendono solo vivendole certe cose, descriverle a parole certe sensazioni è pressoché impossibile.
Ho dato molto alla band, ho lavorato veramente sodo e si era creata una grande alchimia, credo sia stata questa la cosa determinante, ognuno di noi aveva il suo stile ma comunque con una visione molto ampia, moderna e proiettata verso il futuro sia musicalmente che a livello di immagine, per questo siamo stati molto criticati ma anche molto amati.
Credo ‘Blood’ riassuma perfettamente tutto quello di cui ti ho parlato prima, i riferimenti sono tutti li, scrittura, atmosfere, riffs, elettronica e bell’organo in chiusura.”


Tra la fucina di pezzi che compongono ‘Blood’ ce n’è uno che non riesco a togliermi dalle orecchie, ed è ‘Embrace The Night’: puoi raccontarci di più?
“(Luca) Posso parlare per la parte testuale (la musica è di Emil). Mi sono ispirato vagamente alla caccia alle streghe del XVII secolo. Un’epoca in cui paradossalmente si scontravano in tutta Europa pulsioni di modernità incredibili e retaggi di un mondo antico sempre ben radicati. È un testo onirico e allusivo su come i vecchi riti e le vecchie abitudini di un popolo possano essere travisati e trasformati negli occhi di un “nuovo” ordine che avanza inesorabile. Anche la memoria storica a volte può essere distorta e del passato, pur se crediamo di conoscerlo, possiamo a volte avere perso il senso profondo perché non disponiamo più delle giuste coordinate culturali per capirlo.”
Adesso che questo incredibile album è fuori, quali sono le vostre speranze e i vostri progetti futuri? Spero francamente di potervi vedere dal vivo al più presto.
“(Emiliano) Guarda a dire il vero avrei già del buon materiale per far uscire un nuovo album ma le tracce diciamo sono ancora allo stato “grezzo”, per quanto riguarda il live al momento non credo faremo qualcosa, molto probabilmente pubblicheremo altri album ma la futura configurazione degli ZeroKills penso sarà quella di uno Studio Project, poi mai dire mai.”
“(Luca) Per i live, che sicuramente sono importanti per una band, non abbiamo nessuna fretta. Se ci saranno le condizioni adatte non ci tireremo indietro di sicuro, ma al momento siamo più concentrati sulla promozione di questo lavoro che ci ha impegnato tanto. A breve dovrebbero uscire dei video clip oltre il lyric di ‘NIGHT STALKER’ che abbiamo usato un po’ come apri pista. Inoltre, la situazione dei live club in Italia è abbastanza drammatica. Dopo la pandemia molti locali hanno chiuso ed è sempre più difficile trovare situazioni adeguate dove potersi esprimere al meglio. Il futuro, anche per una band come la nostra è tutto da scrivere. Vedremo cosa succederà.”
Ringraziandovi infinitamente per ‘Blood’ e per quanto fatto fino adesso, lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata.
“(Luca) Ci ha fatto molto piacere fare quattro chiacchiere su un argomento per noi importante come la musica che proponiamo e le idee che la circondano. Se chi ascolterà il disco proverà anche una minima parte del piacere che ci ha procurato scriverlo e suonarlo allora vorrà dire che siamo riusciti a comunicare qualcosa. Se così fosse ne saremmo felici. Sennò… bhè… vorrà dire che ci riproveremo con il prossimo.
Siamo gli ZeroKills, siamo dei “sopravvissuti”… e siamo ancora qui.
Stay Sick!” 

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