Hell in the Club – Nuova voce, stessa anima
Il 14/03/2026, di Andrea Lami.
Con ‘Joker in the Pack’, gli Hell in the Club affrontano una delle sfide più delicate nella vita di una band: il cambiamento. L’uscita di scena di Davide Moras e l’arrivo della nuova cantante Teresa ‘Tezzi’ Persson segnano un passaggio emotivo e artistico profondo, trasformato però in un’occasione di rinascita e di evoluzione sonora. Il risultato è un album che conserva il DNA hard rock del gruppo, ma lo arricchisce di nuove sfumature, maggiore varietà emotiva e una rinnovata energia. Tra brani potenti, momenti introspettivi e un artwork simbolico, Joker in the Pack racconta una band che non ha paura di rimettersi in gioco. Abbiamo parlato con Andy per ripercorrere questo percorso, tra scelte coraggiose, equilibrio tra passato e presente e lo sguardo rivolto al futuro degli Hell in the Club.
‘Joker in the Pack’ rappresenta chiaramente un nuovo inizio per gli Hell in the Club. Quanto è stato naturale -o difficile- ripartire con una nuova voce e una nuova energia?
“(Andy) La parte difficile è stata sicuramente prima della ripartenza. La separazione della band da Davide, pur se in amicizia e non completamente visto che collaborerà sempre con noi, è stata una fase emotivamente complicata da affrontare. Lui non era solo la voce della band. Era una parte del cuore degli Hell in the Club. Dovevamo trovare qualcuno che potesse sostituire una persona che io ritengo insostituibile. Ma siamo stati tutti d’accordo, Davide compreso, che la scelta finale è stata la migliore che potessimo fare. Con Tezzi è stato fortunatamente tutto molto naturale, si è integrata perfettamente nella band al punto che a volte si ha la sensazione che sia sempre stata con noi. Lei è una ragazza fantastica oltre ad essere un’ottima cantante e lavorare con lei è stato molto scorrevole e facile. Sapevamo che chi ha sempre apprezzato la band avrebbe potuto storcere il naso. Si sono create fondamentalmente tre fazioni: chi prerisce il prima, chi preferisce ora e chi ama sia il passato che il presente. Tutto ciò è capibile ovviamente e si accetta tranquillamente il parere di tutti. Ho visto però che molti scettici iniziali hanno poi cambiato idea. E questo è sicuramente importante e significativo.” 
La decisione di scegliere una cantante come Tezzi è stata piuttosto coraggiosa per una band dal sound fortemente legato all’hard rock tradizionale. Cosa vi ha convinti che fosse la persona giusta per guidare questa nuova fase?
“Il motivo principale è che per me l’unica voce maschile perfetta per noi è quella di Davide. Io amo il suo timbro vocale unico che a parere mio si è sempre sposato perfettamente con la nostra musica, anche se lui arriva da un altro genere. Me ne sono reso conto pensando a possibili sostituti. Non riuscivo ad immaginarmi nessun’altra voce nelle nostre canzoni. Così un bel giorno ha iniziato a maturarmi in testa la possibilità di provare con una soluzione che non si potesse paragonare a Davide per ovvie ragioni: ciò che è maturato era l’idea di scegliere una voce femminile. Tezzi mi è venuta subito in mente. Non so spiegarti il motivo. Mi sono subito immaginato lei. Io e Mark la conoscevamo già per altri progetti e sentivo che era la persona giusta sia dal punto di vista artistico che da quello umano (cosa molto importante per noi). Caso vuole che quando stavo per parlare di questa idea a Davide lui stesso anticipandomi mi scrisse: “Ma se provassimo a cercare una voce femminile?”. L’abbiamo preso come un segno. Ne ho parlato poi a lei che da subito ha dimostrato un entusiasmo altissimo e un grande rispetto per tutto il lavoro del suo predecessore fatto con la band. Mi ha mandato tre brani della nostra discografia ricantati con la sua voce ed ora eccoci qui.”
In che modo la scrittura dei nuovi brani è cambiata con la presenza di Tezzi? Ci sono state differenze nel modo di comporre o registrare rispetto al passato?
“In nessun modo. Lei si è trovata subito a suo agio con il nostro modo di lavorare. La band rimane sempre la stessa anche dal punto di vista compositivo e di proposta musicale. In pratica siamo sempre noi ma con una sfumatura diversa. Lei è stata davvero brava ad integrarsi nello spirito della band fin da subito.”
Il disco trasmette molta varietà: dall’energia di ‘The Devil Won’t Forget Me’ alla malinconia intensa di ‘The Ocean’. Come avete lavorato per mantenere equilibrio tra potenza e melodia?
“Non siamo mai stati calcolatori dal punto di vista compositivo. Non abbiamo mai pensato a cosa potesse piacere di più o di meno in un determinato periodo. Abbiamo sempre lasciato che le canzoni venissero fuori in modo naturale. Ed è normale che nel periodo di scrittura e composizione si attraversino momenti emozionali diversi. Quindi non facciamo nulla di più che tirare fuori quello che in quel momento abbiamo dentro e componendo un pò tutti è normale che vengano fuori canzoni varie, dalle più energiche alle più malinconiche o melodiche. L’uniformità avviene poi dal lavorarci in un secondo momento tutti insieme ma soprattutto dalle sapienti mani di arrangiatore di Picco e dal mago della produzione Simone Mularoni.”
‘The Ocean’ è una delle tracce più emozionanti e mature del disco. Potete raccontarci com’è nata e cosa rappresenta per voi?
“E’ una canzone che è piaciuta davvero tanto. Non ce lo aspettavamo. Abbiamo ricevuto tanto calore e tanti bei messaggi a riguardo sia da persone del mondo metal/rock sia da persone “esterne”. Questo tipo di affetto verso una o più canzoni nostre in generale è per me uno degli aspetti più emozionanti del fare musica.”
La copertina di ‘Joker in the Pack’ ha un forte impatto visivo. Qual è il messaggio dietro l’artwork e come si lega ai temi dell’album?
“La copertina è un lavoro meraviglioso di Alessandro Conti che aveva già realizzato quella del primo disco ‘Let The Games Begin’. Come quasi in tutte le nostre copertine appare il diavolo in una nuova forma, questa volta nei panni di un Joker. L’immagine riprende il titolo, che si riferisce a qualcosa di inaspettato che risolve una qualsiasi situazione difficile un pò come il Jolly nei giochi di carte. E ovviamente fa riferimento all’arrivo di Tezzi.”
Dopo tanti anni di attività, cosa vi motiva ancora oggi a scrivere, registrare e salire sul palco con la stessa grinta degli inizi? 
“Semplicemente è ciò che ci fa stare bene. E qualcosa che fa parte di noi a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. Almeno fino ad ora così è stato. Il tempo trascorso sul palco annulla tutti i pensieri, ti trasporta in un mondo “parallelo” per noi speciale che condividiamo con chiunque abbia voglia di venirci a sentire. Mentre scrivere è un modo per tirare fuori tutto ciò che abbiamo dentro … il nostro modo di comunicare dal profondo. La musica dopo tutto è un linguaggio perfetto per tutti coloro che la amano. Sia per chi scrive che per chi ascolta.”
L’album si chiude con ‘When The Veil Of The Night Falls’, un brano che suona come una sorta di epilogo. È stato pensato come una chiusura simbolica di un capitolo o come l’inizio di uno nuovo?
“No, è pura casualità. Come detto prima, lasciamo che le cose vadano un pò da sole. Componiamo e poi scegliamo cosa tenere di tutto ciò che è venuto fuori. Una volta che poi i brani sono finiti e registrati decidiamo quale sarà l’ordine definitivo della tracklist. La canzone citata, musicalmente parlando, ci sembrava perfetta per concludere il disco. Il tema trattato invece non centra nulla con questa scelta. La canzone parla di quando sei nel tuo bel lettone la notte. Quando nel buio la mente si apre e rimani solo con le tue paure, i tuoi pensieri le tue gioie e i tuoi dolori.”
Quali sono i brani del nuovo album che troveranno spazio nelle prossime setlist live?
“Al momento ne stiamo proponendo sette. Ma piano piano credo li suoneremo un pò tutti a rotazione. A seconda anche delle occasioni.”
Guardando avanti, dove vedete gli Hell in the Club tra qualche anno? Più tournée internazionali, nuove collaborazioni, o magari un ritorno a sonorità ancora diverse? 
“Onestamente non lo so. Fino a che avremo l’energia giusta, la voglia e la passione sarà sempre enorme come lo è sempre stata, continueremo a scrivere, a suonare ovunque ci vogliano e a fare ciò che amiamo più in assoluto.”