Cÿanide – L’arroganza della Sunset Strip, la furia del metal

Il 24/03/2026, di .

Cÿanide – L’arroganza della Sunset Strip, la furia del metal

I Cÿanide tornano a farsi sentire senza chiedere permesso, pronti a riaccendere la miccia dell’hard rock più viscerale. Con il nuovo album ’21 Gun Salute’  la band alza ulteriormente il tiro dopo l’ottimo esordio ‘Lethal Dose’, firmando un lavoro diretto, potente e senza compromessi. Guidati dalla voce incendiaria di Rob Hussey, i Cÿanide fondono l’attitudine pericolosa della Sunset Strip con la muscolarità del metal più iconico, tra riff da arena, ritornelli esplosivi e un suono che richiama la grande stagione prodotta da Bob Rock. Prodotto da Ty Sims e dallo stesso Hussey, ’21 Gun Salute’ è un manifesto di orgoglio rock’n’roll: niente fronzoli, solo chitarre urlanti, energia pura e un’identità ormai ben definita, che sta già conquistando fan in tutto il mondo.
‘21 Gun Salute’ colpisce come un’esplosione sonora: qual è stato il momento più folle o caotico durante le sessioni di registrazione?
“Il momento più folle? I gemiti sexy durante l’assolo di ‘Slip N Slide’! Il più caotico è stato senza dubbio il giorno in cui il produttore originale se n’è andato all’improvviso quando mancavano tre brani al mix! Abbiamo dovuto trovare un nuovo produttore. È arrivato Ty Sims e ha portato il disco a un livello ancora più alto grazie alle sue capacità produttive.”
L’album trasuda l’arroganza della Sunset Strip. Come si cattura quell’attitudine spericolata e sopra le righe senza risultare nostalgici?
“Questa musica per me è tutto. Non ho mai dovuto inventare nulla, perché questo stile è l’unica cosa che mi interessa dal giorno in cui ho scoperto i Kiss nel 1977. Ho arredato il mio studio di scrittura e di demo come la mia camera da letto a 15 anni. Quando entro lì per scrivere, torno improvvisamente quindicenne e compongo il tipo di canzoni per cui il mio io quindicenne sarebbe impazzito, sarebbe saltato in bici e sarebbe corso al negozio di dischi per comprarle subito!”
I riff di questo disco sono enormi e senza compromessi. Quale brano ti ha messo più alla prova dal punto di vista tecnico o emotivo?
“‘As the World Burns’ e ‘Social Media Disease’ sono stati i più impegnativi. Volevo davvero esplorare le mie influenze più pesanti: Maiden, Priest, Metallica, Slayer e Anthrax, tutta roba che amavo nell’86, mentre allo stesso tempo impazzivo per ‘Dancing Undercover’ dei Ratt e ‘To Hell With the Devil’ degli Stryper. Non ho mai creduto nella divisione musicale che andava tanto di moda tra i ragazzi a scuola. Io amavo TUTTO!”
Le voci  sono incendiarie dall’inizio alla fine. Ci sono stati momenti in cui ti ha sorpreso con scelte inaspettate o un’intensità cruda?
“Si ho sorpreso me stesso per quello che sono riuscito a tirare fuori vocalmente. È stata la prima volta che ho scritto un intero album da solo, anche se poi ho avuto un co-autore su due brani. Lo stavo scrivendo durante il periodo del COVID e la mia vita stava andando a pezzi: divorzio, lavoro a rotoli, band sciolta. Ero nel punto più buio che abbia mai vissuto. Non pensavo davvero di farcela, soprattutto per la situazione lavorativa. È da lì che nasce il fuoco di ‘Back the Fuck Off’ e di altri pezzi più pesanti. Ero letteralmente alla fine della corda, senza più nulla da perdere.”

I Cÿanide bilanciano ritornelli da arena con un’anima hard rock ruvida. Come fai a mantenere le canzoni orecchiabili senza perdere quell’anima selvaggia?
“Sembra una cosa dannatamente sdolcinata, ma viene dritta dal profondo della mia anima. Ho mangiato, dormito e respirato queste canzoni mentre le scrivevo. Non ho mai smesso di lavorarci fino al momento del mix. E quei giganteschi successi degli anni ’80 che tutti abbiamo amato fanno parte di me da quando sono usciti. Permettermi di inserire influenze thrash, insieme ai Kiss più pesanti di ‘Creatures of the Night’ e all’album dei Crüe con Corabi, ha reso un brano come ‘Get Up and Dance’ molto più tagliente di quanto sarebbe stato altrimenti.”
‘21 Gun Salute’ sembra una vera avventura rock. Avevi in mente una narrazione o una storia precisa mentre lo scrivevi?
“Volevo portare le persone in un viaggio musicale che coprisse tutta la musica che amavamo: glam, thrash, metal, hard rock puro. Le due ballad. Volevo che ci fosse un po’ di tutto di quell’epoca d’oro.”
Dalla traccia di apertura al finale, qual era il tuo obiettivo in termini di ritmo, energia e capacità di sorprendere l’ascoltatore?
“Quando Ty Sims ha accettato di finire la produzione del disco, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: come vuoi che suoni il tuo album? E io gli ho detto che ho sempre voluto prendere ‘Too Fast for Love’, ‘Shout at the Devil’, ‘Dr. Feelgood’, il Black Album e ‘Master of Puppets’ e unirli insieme. Volevo la produzione corposa che Bob Rock ha ottenuto su ‘Feelgood’, sul Black Album e sull’album dei Crüe con Corabi.”
L’hard rock ha un’attitudine innata. Quanta della personalità e del caos reale dei Cÿanide è finita in questo album?
“Ogni singola goccia. Ogni album che ho amato. Ogni concerto in cui ho perso la testa. Ogni articolo di rivista che leggevo all’epoca. Ogni ragazza a scuola su cui fantasticavo. Ho amato gli anni ’80 alla follia e volevo davvero fare quel tipo di disco. Il disco che band come Kiss, Crüe e Metallica non fanno più. Hanno guadagnato il diritto di sperimentare e di seguire ciò che avevano dentro. Questo album è ciò che brucia davvero dentro di me.”
L’album esplode di carisma, attitudine e potenza sonora. Quale brano rappresenta meglio oggi il “volto dei Cÿanide”?
“È così vario che devo sceglierne tre. ‘Sweet Little Trash’ per il glam sporco e viscido che rappresenta. ‘Social Media Disease’ per il mio lato metal più puro. E ‘Never Let Me Go’, la ballad che ho sempre voluto scrivere e che non era mai venuta fuori fino ad ora. Il riff di chitarra principale mi è venuto in mente da adolescente, ma solo ora sono riuscito a svilupparlo completamente. A essere sincero, penso che tutte e 12 queste canzoni abbiano bisogno l’una dell’altra per esistere davvero.”
I testi di ‘21 Gun Salute’ sono diretti e senza scuse. Come decidi quando raccontare una storia e quando lasciare che sia la musica a urlare da sola?
“‘Sweet Little Trash’ mi è arrivata in sogno, con il ritornello già completo. Come un dono di Dio. ‘Slip N Slide’ parla della ragazza con cui uscivo a 15 anni, vita reale. Con ‘As the World Burns’ volevo parlare di quanto sia fottuto il mondo in questo momento, quindi è stato più difficile. Lo stesso per ‘Social Media Disease’: volevo chiamare in causa i troll di internet che provano piacere nel tormentare gli altri online. Per ‘Never Let Me Go’, la musica era pronta da quattro mesi prima che arrivassero melodia e testo. Ogni canzone è stata un’avventura a sé. Devo ammettere che avevo paura di scrivere da solo, ma quando i brani hanno iniziato a venire fuori, è stato bello poter fare quello che volevo senza dover convincere qualcun altro che fosse una buona idea.”

Il titolo dell’album evoca fuochi d’artificio, pericolo e ribellione. Sentivi di stare facendo una dichiarazione sulla band, sulla scena o su te stesso?
“Marc Mersol, il chitarrista originale dei Cyanide con cui ho scritto il primo album, portò un brano chiamato ‘21 Gun Saloon’. Era una canzone da bevuta. Ne avevo già un paio, ma in quel periodo il paese era molto diviso per tutta la questione del muro. Mi colpiva vedere familiari che si rinnegavano a vicenda per la politica sui social. Volevo scrivere qualcosa che potesse unire le persone, e una cosa che ho sempre saputo è che tutti apprezziamo i sacrifici fatti dai nostri soldati. Senza di loro non saremmo qui. Così ho cambiato Saloon in Salute e il testo è venuto fuori molto velocemente.”
Il lavoro di chitarra ad alto voltaggio è ovunque. Come hai affrontato la stratificazione di riff, assoli e texture per rendere l’album caotico ma preciso?
“Il mio modo di suonare la chitarra ritmica è molto basilare, non è qualcosa che amo particolarmente ascoltare! È sufficiente per scrivere canzoni, ma non certo per fare assoli. Era appena uscito ‘Patient #9’ di Ozzy, con tutti quegli incredibili chitarristi ospiti. Ero stressato perché non avevo una band né un chitarrista. Mi è venuta l’idea folle di chiedere a Oz Fox e Jeff Duncan di suonare sul disco. Jason Constantine, il produttore originale, ha chiamato Jeff e lui ha detto sì. Ho scritto a Oz e ha detto sì. Keith Robert della band solista di Dee Snider ha detto sì. John Zito dei Count’s 77 ha detto sì. Jason Constantine ha registrato parti di chitarra davvero gustosissime, soprattutto l’assolo finale di ‘Get Up and Dance’. Ha curato anche orchestrazioni e tastiere. Jeremy Varao è arrivato e ha sfoderato diversi assoli epici. Un’amica, La’Shana Smith, ha suonato un pianoforte fantastico sulle due ballad. Il mio unico rimpianto è che Stoney Curtis e Mike Varney, che avevano scritto assoli micidiali, non siano riusciti a inserirli. Il mio background da batterista è tornato utile: i batteristi che avevo contattato, comprensibilmente durante il COVID, non sono riusciti a esserci. La cosa più divertente è stata proprio registrare le batterie, mi ha fatto sentire di nuovo un ragazzino. Anche la sfortuna si è trasformata in un lusso: le tracce di batteria live originali delle prime sessioni si sono rovinate nel trasferimento, permettendomi di sistemare tutto ciò che non mi convinceva e di perfezionare davvero le parti di batteria.”
Il mix è potente ma chiarissimo: quanto era importante che la produzione amplificasse l’energia grezza invece di levigarla?
“Era tutto per me. Tanti grandi dischi hanno meno chitarra rispetto ai lavori precedenti. Più una band diventava grande, meno sentivi il crunch dei riff. Volevo essere assolutamente sicuro che non ci fossero dubbi: questo è un album heavy di chitarre.”
Il rock ’n’ roll vive di imprevedibilità. Ci sono stati momenti in cui un brano ha preso una direzione completamente inattesa?
“‘As the World Burns’ e ‘Social Media Disease’ sono stati del tutto inaspettati. Non so ancora da dove siano venuti. È come se avessi lasciato il mio corpo mentre li scrivevo. ‘Rock and Roll Army’ è un tributo al mio caro amico Danny Goldstein. Siamo cresciuti insieme suonando e imparando a scrivere. ‘RNR Army’ è stata la prima canzone che abbiamo scritto insieme nel 1986. Non l’abbiamo mai registrata. Qualche anno fa ha scritto un libro intitolato ‘Music Won’t Pay the Bills’, venduto su Amazon, che raccontava le nostre avventure musicali adolescenziali. Visto che quella canzone segnava l’inizio della nostra amicizia, per lui era sempre stata molto importante. Quando è morto qualche anno fa ero distrutto e continuavo a dirgli che l’avrei registrata. Poi se n’è andato. Il giorno dopo sono entrato in studio, ho guardato il cielo e ho detto: Danny, come cazzo è iniziata questa canzone? LOL. In 30 secondi stavo già suonando i riff. Quattro ore dopo il demo era finito. Jeff Duncan ha inciso un assolo e una settimana dopo la KOMP 92.3 Homegrown di Las Vegas la trasmetteva in radio! Quando ho deciso di inserirla nel nuovo album per onorare Danny, ho capito che aveva disperatamente bisogno di un nuovo testo. Ed è stata quella la parte davvero inaspettata. Le nuove parole sono sgorgate da sole, non so nemmeno come. Non è qualcosa che scriverei di solito, ma ha elevato immediatamente il brano. Tutto il resto è rimasto uguale.”
Se ‘21 Gun Salute’ fosse uno show dal vivo, cosa vivrebbe il pubblico dall’inizio alla fine: caos, catarsi, ribellione o tutte e tre?
“Sicuramente tutte e tre. Suoniamo tutte queste canzoni dal vivo e funzionano tutte benissimo. Gli stili e i testi sono completamente diversi tra loro, eppure in qualche modo stanno insieme. Non vedo l’ora di scoprire cosa porterà l’album numero tre. Una cosa è certa: non passeranno altri dieci anni tra un disco e l’altro! Al massimo tre. Qui a Las Vegas abbiamo un seguito davvero bello e il pubblico è stato super ricettivo verso il nuovo album. Anche il mondo dello streaming ha risposto: non potevo credere a quanti ascolti abbia avuto nel primo mese. Sono davvero benedetto!”

Leggi di più su: Cÿanide.