EVOL – L’essenza nascosta dell’oscurità

Il 03/04/2026, di .

EVOL – L’essenza nascosta dell’oscurità
L’Italia è senza ombra di dubbio anche terra di culto, di essenza, di oscurità e di arte nella sua forma più nascosta, buia e allo stesso tempo limpida. Un luogo quindi in cui la musica diventa rito, evocazione, ricerca interiore. Esistono entità come gli EVOL che incarnano pienamente queste caratteristiche, dando vita nel corso degli anni a una vera e propria leggenda, costruita nel rispetto di una visione e di una venerazione per l’occulto che trascende il semplice concetto di musica e parola.
La loro arte si muove tra dimensioni sospese, tra sogno e abisso, trasformando ogni composizione in un frammento di un universo più ampio, misterioso e profondamente evocativo. Non solo suono, ma esperienza, non solo espressione, ma ritualità.
Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare due degli assoluti protagonisti di questa affascinante storia, Giordano Bruno Folin e Samael Von Martin, in occasione dell’imponente ed antologica pubblicazione targata Dusktone, un’opera che ne racchiude, preserva e celebra la caratteristica più autentica.
È un grandissimo piacere parlare di un culto autentico come quello degli Evol e, in particolare, del nuovo box antologico che racchiuderà in una nuova veste tutto il vostro lavoro. Raccontateci come è nata questa splendida idea e cosa rappresenta oggi per voi la pubblicazione di questo cofanetto per Dusktone.
“(GBF) L’interesse verso le opere degli EVOL sorprendentemente non è mai venuto meno e, nel corso degli anni, sono uscite numerose ristampe dei nostri lavori, soprattutto in Sud America. Ho sempre cercato di seguire in prima persona tutte le uscite, soprattutto per curarne la fedeltà agli originali. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di essere contattato da Denis Bonetti per uno speciale del primo numero della sua rivista Sulphur e da lì è nata la proposta di un’uscita antologica di tutti i nostri album sotto etichetta Dusktone, per la quale lui collabora. Vi assicuro, ci abbiamo lavorato davvero tanto, seguendo ogni minimo particolare e, al momento in cui scrivo, siamo quasi giunti al termine. Il risultato finale sembra essere davvero entusiasmante. Nonostante la decisione di non rilasciare nuovi lavori, non abbiamo mai abbandonato le nostre creature e questa è un’ulteriore tappa per noi tutti. La soddisfazione più grande è il poter raggiungere nuove anime, dando loro ancora un’occasione di sfiorare per qualche istante il fuoco che tutto consuma.”
“(SVM) È un onore per me, Samael von Martin, tornare a calpestare i sentieri della memoria ed ecco la mia visione: Parlare degli Evol significa evocare uno spirito che non è mai rimasto silente, ma che attendeva semplicemente la giusta congiunzione astrale per manifestarsi nuovamente in forma fisica. L’idea di questo box antologico con Dusktone non nasce da una mera operazione commerciale, ma da una necessità rituale: dare una dimora definitiva e solenne a tutto ciò che abbiamo creato. Vedere l’intera discografia racchiusa in questa nuova veste è come osservare un grimorio finalmente completo; è la testimonianza che il nostro messaggio ha superato la prova del tempo, mantenendo intatta quella carica di mistero e sofferenza che ci ha sempre contraddistinto.”
Partendo dagli inizi: gli Evol nascono nel 1992. Cosa ha dato origine al vostro sound? Il black metal, per come lo intendiamo oggi, era nato da pochissimo e le componenti più melodiche e atmosferiche dovevano ancora emergere. Il vostro approccio sembra essere stato in qualche modo precursore, anche a livello internazionale, considerando che le prime grandi pubblicazioni del symphonic black metal, genere che a mio avviso ha probabilmente raccolto alcuni spunti dal vostro operato, risalgono al 1994. Quanto è stato istintivo e quanto invece frutto di una visione precisa?
“(GBF) L’inizio è stato la cosa più naturale e spontanea possibile. Un punto d’incontro fatale nel tempo e nello spazio. Io, Samael e Suspiria abbiamo mosso i primi passi in sala prove. Solamente Samael aveva delle pregresse esperienze musicali. Per quanto mi riguarda, infatti, non mi sono mai definito un “musicista”, ho semplicemente dato voce con gli strumenti che avevo all’epoca a quello che, necessariamente e prepotentemente, voleva esser detto. All’interno di questo magma incandescente sono sicuramente confluite molteplici esperienze individuali, i gruppi che ascoltavamo al tempo, i miei studi filosofici, le frequentazioni letterarie, tutto è penetrato in ciò che poi sarebbe diventata la nostra creatura artistica, il nostro golem, EVOL.
Non voglio sembrare presuntuoso, e non vorrei essere frainteso, però, nel bene o nel male, sono ancora convinto che quanto creato con gli EVOL non abbia alcun diretto paragone. All’interno delle nostre opere possono ritrovarsi ispirazioni diverse, ma la loro fusione è rimasta unica. Poi, per carità, può piacere o meno, però io non ho più trovato qualcosa di analogo. Di questo sono davvero profondamente orgoglioso. E sono certo che rappresenta uno dei motivi per i quali tante anime ancora ci seguono o ci scoprono con grande meraviglia.”
“(SVM) Nel 1992, quando gli Evol presero vita, non guardavamo a ciò che accadeva fuori per cercare una direzione. Eravamo isolati, immersi nei nostri studi, sulla storia medievale e sulla stregoneria. Il nostro sound è stato il risultato di una visione precisa nutrito da un istinto primordiale. Mentre il Black Metal si stava definendo attraverso la ferocia e la velocità, noi sentivamo che l’Oscurità avesse bisogno di un respiro più ampio, più teatrale e atmosferico. Non volevamo solo “suonare”, volevamo evocare un’epoca, un mondo. L’uso delle tastiere e delle componenti melodiche non era un tentativo di rendere la musica “facile”, ma di renderla colta e spettrale. Se siamo stati precursori del dungeon synth black metal, è perché abbiamo trattato la musica come una colonna sonora per un rituale horror-medievale prima ancora che il genere venisse codificato. Qualcuno ha definito il nostro genere “moonlight sound“ e questo mi piace molto. Non è stato un calcolo a tavolino per anticipare i tempi (come quelli del 1994 che hai citato), ma la naturale conseguenza del fatto che non ci sentivamo “solo” una band: eravamo, e io resto tuttora, servitori di un’estetica del dolore e dell’occulto.”
Curiosità personale: può sembrare una domanda scontata, ma mi interessa molto saperlo. Quali band della primissima ondata Black Metal vi hanno maggiormente influenzato, ammesso che ve ne siano state? E, nel caso, in che modo ciascuna ha contribuito alla formazione del vostro immaginario e del vostro sound?
“(SVM) Sebbene il sound di Evol sia sempre stato caratterizzato da una forte componente atmosferica provenienti da realtà quali Goblin e Jacula in primis, il debito verso i pionieri in ambito metal è innegabile. Non si è trattato solo di note, ma di “visioni”: Venom: Più che per la tecnica, per l’attitudine iconoclasta. Hanno sdoganato l’estetica e l’urgenza espressiva, definendo il perimetro entro cui muoversi. Bathory: Quorthon è stato fondamentale. Da un lato il minimalismo brutale dei primi dischi, dall’altro la capacità di creare epicità (il periodo Viking). Hellhammer / Celtic Frost: L’oscurità opprimente e il senso di “decadenza” di Tom G. Warrior sono stati l’ossigeno per l’immaginario di Evol. Il modo in cui riuscivano a rendere il metal “ancestrale” e quasi teatrale ha tracciato la via per le tastiere e le atmosfere cerimoniali nonché le voci femminili.”
“(GBF) Condivido quanto detto da Samael. Aggiungo, per quanto mi riguarda, le ispirazioni più vicine ai nostri esordi: i primissimi lavori dei Rotting Christ, in particolar modo ‘Passage to Arcturo’ e ‘Thy Mighty Contract’; i primi due album dei Samael, ‘Whorship Him’ e ‘Blood Ritual’ ed i primi due album degli Impaled Nazarene, ‘Tol Cormp Norz Norz Norz’ e ‘Ugra-Karma’ sono stati tutti davvero importanti. Inoltre, per quanto riguarda le mie personali composizioni musicali, sicuramente sono stato significativamente influenzato dalle colonne sonore dei primi videogiochi, a mio parere fonte primaria di ispirazione per tutto il successivo dungeon synth, anche se questo molti evitano di dirlo.
Aggiungo infine, che all’interno delle nostre esperienze musicali rientrano sicuramente gli ascolti di folk music, musica classica, rinascimentale e medievale, e molte colonne sonore cinematografiche.”
Restando sul primissimo periodo ma spostandoci sul piano umano: indipendentemente dagli eventi che hanno determinato la vostra collaborazione, quale attitudine, feeling, passione in comune o anche differenza caratteriale ha fatto nascere l’entità Evol e l’ha fatta crescere negli anni fino a diventare un culto intramontabile?
“(GBF) Io credo che la componente umana negli EVOL sia stata fondamentale. Come ho detto, è stato un incontro fatale. Io e Samael non abbiamo il medesimo carattere. Io tendo ad essere riflessivo, diplomatico e sognatore; però d’altro canto sono particolarmente pigro e accidioso. Samael invece è sempre stato un vulcano attivo, traboccante di energia. Per esempio, io ho sempre frenato l’attività live del gruppo, a causa di una costante sensazione di inadeguatezza e avversione alla folla. Entrambi però, del tutto spontaneamente, ci siamo completati, dando vita ad una realtà totalmente originale e unica. Ciò che poi è sopravvissuto agli anni è proprio il golem EVOL, che ha assunto una vita sua propria e ancora ci accompagna nelle nostre umane esistenze.”
“(SVM) La forza di Evol non è nata solo da una visione musicale comune, ma da un incastro perfetto di attitudini umane: Ciò che ha unito i membri fondatori è stata una profonda serietà intellettuale applicata all’occultismo e alla storia. Non era “posa”, era una necessità espressiva. Mentre alcuni portavano il rigore tecnico e la struttura, altri infondevano il progetto di quell’aura mistica e compositiva necessaria a elevare il genere. Le diverse sfumature caratteriali hanno permesso di non fossilizzarsi. La tensione tra la componente più “ferale” e quella più “colta/sinfonica” è esattamente ciò che ha creato quel culto. È stato il passaggio da un gruppo di amici a una congrega artistica.”
La formazione originaria, Giordano Bruno, Samael Von Martin e Suspiria completata poi da Demian De Saba e T-Rex, ha creato qualcosa di unico nella scena black metal italiana e internazionale, non solo a livello musicale ma anche e soprattutto lirico e concettuale. Qual è stato l’elemento vitale, l’ossigeno creativo, che ha permesso a questa fiamma di trasformarsi in un fuoco così ardente?
“(GBF) Anche tu continui a ribadire l’unicità dell’esperienza creativa di EVOL. Ti assicuro, questa cosa mi emoziona sempre tanto. E’ come se attraverso di noi si sia manifestato qualcosa di oltre. Ripeto, si può essere d’accordo o meno con quanto abbiamo fatto, ma io esprimo la mia personale sensazione. Al tempo, per noi, quanto andavamo creando era ciò di più naturale possibile. Personalmente, non era affatto un processo scevro da effetti collaterali. Ciò che usciva era un vero e proprio parto, ed il dolore, anche profondo, era sempre presente. In realtà non se n’è mai andato, perché chi sfiora il fuoco, inevitabilmente si brucia. Ma la falena non può evitarlo poiché anche nella notte più scura, la fiamma della torcia è per lei irresistibile.”
“(SVM) La formazione storica (Giordano Bruno, Samael Von Martin, Suspiria) ha funzionato perché alimentata da un elemento vitale specifico: la totale dedizione al Concept. L’ossigeno creativo non era la voglia di “successo”, ma la volontà di creare un mondo parallelo. Ogni nota e ogni verso erano funzionali a un disegno più grande: L’uso delle varie lingue, i riferimenti fantasy e la simbologia non erano decorativi, ma parte integrante del DNA del gruppo. La fusione tra la voce eterea di Suspiria e le trame oscure create, ha generato un contrasto che, all’epoca, era quasi inedito per purezza e intensità. Il fatto di agire con una visione chiara, quasi incuranti delle mode del momento, ha permesso a quella fiamma di bruciare senza essere spenta dai venti delle tendenze commerciali. È proprio questo “fuoco ardente” che oggi si percepisce ancora vivo.”

Parlando dell’essenza più profonda della vostra proposta artistica: in tutta la vostra storia ambientazioni e atmosfere hanno avuto un ruolo fondamentale. Qual è la visione che le ha generate e come si sono evolute nel corso della vostra carriera fino ad arrivare a lavori come ‘Portraits’, che ne rappresentano un esempio particolarmente maturo?
“(SVM) La visione originaria era il medioevo dell’anima: non una ricostruzione storica, ma un luogo onirico fatto di castelli, nebbie e simbolismo esoterico. Le atmosfere sono diventate più stratificate e malinconiche con il tempo. La componente teatrale e l’uso colto delle tastiere hanno trasformato il suono in una vera e propria “pinacoteca sonora”, dove ogni brano è un quadro definito e non solo psicologico.”
“(GBF) Sicuramente, come già detto da Samael, la dimensione teatrale nelle nostre opere è fondamentale. La teatralità probabilmente ha origine anche dalle nostre altre passioni, come il Cinema e la letteratura fantasy, e non ultima per quanto mi riguarda, il luogo-non luogo rappresentato dai videogiochi. I riferimenti letterari sono diretti, come nel caso di Dreamquest, ispirato dal racconto The Dream-Quest of Unknown Kadath di H.P. Lovecraft, oppure indiretti come in ‘Portraits’, dove l’intero concept è tratto da racconti da me scritti e ambientati in un mondo altro. Qui l’ispirazione è chiaramente la mia passione per la letteratura fantasy classica. Infine, non posso non menzionare i miei studi filosofici. Lo studio della Filosofia mi ha fornito da un lato gli strumenti della Ricerca e dall’altro l’inevitabilità della stessa. Gli EVOL in quel tempo, sono diventati il palcoscenico di tutto ciò, la messa in scena di un destino tragico dai colori sgargianti e spietati.”

È difficile soffermarsi su un solo album e sarebbe forse scontato chiedervi se avete delle preferenze all’interno della vostra discografia. Vi chiedo invece se, ripercorrendo il vostro cammino, riuscite a raccontarci le caratteristiche specifiche che rendono ciascun album, dei tre sulla lunga durata pubblicati, unico e riconoscibile rispetto agli altri. Personalmente nutro una passione particolare per ‘Dreamquest’.
(GBF) Allora, il percorso circolare degli EVOL è rappresentato proprio dai tre album full-lenght. Ognuno di essi è una tappa necessaria della Ricerca. ‘The Saga of the Horned King’ rappresenta l’inizio primitivo e selvaggio del percorso. Scaturisce dalla Terra, dalla tradizione giudaico-cristiana nella quale noi siamo apparsi all’essere. E’ fuoco distruttivo e cieco. L’ordine dei pezzi è precario, l’equilibrio assente. In ‘Dreamquest’ avviene il risveglio dell’ente nel Regno del Sogno. Il Sogno è una dimensione individuale che si apre all’orizzonte esterno. L’ente qui si muove incerto, i punti di riferimento si fanno più evanescenti e all’approssimarsi del Confine, appare sempre più vicino l’Orrore. Attraverso il Sogno, l’ente perviene progressivamente a coscienza della sua finitudine; le illusioni, così faticosamente erette nel mondo della veglia, si sgretolano. Questo, probabilmente, è uno dei motivi per i quali, al risveglio da un sonno ricco di sogni, ci sentiamo così tristi e nostalgici. Ci rendiamo infatti conto che qualcosa è andato perduto per sempre. Ecco che in ‘Portraits’, il mondo della veglia e quello del Sogno si fondono nel Regno della Fantasia. La Fantasia è un Sogno lucido e cosciente. Non cambiano però le cose, la tragedia diviene attuale. L’ente non è che una pedina all’interno di un meccanismo che tutto macina e trasforma. Il ciclo è chiuso.”
“(SVM) Ogni full-length possiede un’identità precisa che lo distingue nel tempo:
• ‘The Saga of the Horned King’: L’urgenza primordiale. È l’album della fondazione, dove l’epica incontra l’oscurità più pura e ingenua.
• ‘Dreamquest’: L’apice dell’onirismo. Come hai notato, è un lavoro unico per la sua capacità di trasportare l’ascoltatore in una dimensione letteraria (Lovecraftiana) e rarefatta, quasi ipnotica.
• ‘Portraits’: La consapevolezza . È l’album più raffinato, dove la melodia e il concetto diventano eleganti, segnando il punto di massima espressione della “teatralità” del gruppo.”
Sono curioso di conoscere qualcosa in più riguardo alla spinta, alla “fame” e alla determinazione espressiva che vi animavano al momento della pubblicazione del vostro primo demo, ‘The Tale Of The Horned King’, tra l’altro riproposto nel box assieme al secondo ‘The Dark Dreamquest Part I’ in versione completamente restaurata. Quale urgenza sentivate nel dover dire qualcosa attraverso quel lavoro e quale significato aveva, per voi, in quel preciso momento?
“(GBF) In quel preciso momento storico, ma forse dovrei dire in qualsiasi momento storico possibile, non c’era altra scelta. La Strada si mostra nel suo farsi. Le nostre carni erano solamente un po’ più elastiche e soffici di adesso, ma le nostre anime le medesime. Come ho detto, non avevamo scelta, tutto avvenne perché così doveva essere. E tutto si è offerto nell’unico modo possibile. Ma tu che leggi vuoi sapere un’altra cosa… Quei tempi ci mancano? In generale, ci manca tutto ciò che abbiamo alle spalle e di fronte. La Nostalgia è bifronte, è il dolore che scaturisce dalla mancanza dell’origine e dal desiderio della meta. Potrei dire che siamo in una sfera nella quale origine e meta coincidono. La tragedia però, sempre più cosciente e attuale, è che origine e meta non siano mai raggiungibili dall’ente, bensì solo avvertite come necessarie e irraggiungibili.”
“(SVM) La “fame” di quel primo demo era dettata dalla necessità di creare una frattura: Non volevamo solo suonare musica estrema, ma gridare l’esistenza di un mondo magico in opposizione alla realtà moderna avvilente. Era la foga di chi deve piantare una bandiera in un territorio inesplorato, definendo da subito che Evol sarebbe stato un progetto di narrazione e non solo di rumore.”
Il box in uscita contiene anche una vera chicca, sia per i fan sia per chi ha a cuore l’aspetto più storico e documentale: il live ‘De Bello Gallico’, che raccoglie alcune performance registrate durante un mini tour francese nel 1998 e che verrà finalmente pubblicato in CD e LP. Cosa potete raccontarci di questo materiale e del processo che ha portato alla sua riscoperta e pubblicazione?
“(GBF) De Bello Gallico ha assunto negli anni una dimensione mitica. Per una serie di circostanze storiche, è rimasto confinato in un limbo. Periodicamente ho ricevuto diverse offerte di pubblicazione, ma ho sempre atteso il momento giusto sapendo che, come tutto quanto riguarda EVOL, quel momento sarebbe giunto al di là delle nostre singole volontà. Anche in questa occasione, le cose si sono svolte nel modo più naturale possibile. Il live è l’unica cosa che poteva essere pubblicata, in quanto come ho già avuto modo di dire, il percorso circolare di EVOL si è necessariamente concluso. De Bello Gallico apre solo uno squarcio in più nello spazio e nel tempo, permettendo a chi vive nel presente, di cogliere un frammento di un’epoca ormai lontana.”
“(SVM) Questo materiale è la testimonianza della dimensione live degli Evol. Registrazioni che catturano l’energia cruda e l’impatto visivo del mini tour francese del ’98. È Evol senza filtri, nel momento di massima coesione della formazione. La riscoperta è nata dalla volontà di completare il quadro storico per chi ci ha seguito. Il restauro audio ha permesso di rendere onore a quelle performance, trasformando un nastro d’archivio in un documento essenziale per comprendere la potenza live dell’entità.”
Ho una curiosità riguardo al ruolo di Suspiria, che considero fondamentale nell’economia della proposta artistica degli Evol. Cosa potete raccontarci delle sue peculiarità e del contributo che ha apportato alla definizione della vostra identità musicale, soprattutto in ambito live?
“(GBF) Suspiria nell’esperienza degli EVOL rappresenta il femminino. La sua presenza è fondamentale per la forma creativa del gruppo. E’ elemento cangiante, dolce e spietato al contempo e incarna tutti gli elementi alchemici. E’ fuoco vivo che brucia, è acqua che disseta, aria che riempie i polmoni e terra che li soffoca. Rappresenta inoltre il Bello, in quanto metafora del Vero. Ogni aspetto degli EVOL ha forza significante. Nulla è lasciato al caso, se non il suo offrirsi.”
“(SVM) Suspiria rappresenta l’incarnazione della dualità degli Evol. La sua voce ha permesso di spezzare la ferocia del Black Metal con una grazia spettrale, creando il contrasto tra “Bello” e “Terribile” che ci ha definiti. La sua presenza scenica elevava il concerto a “teatro”. Portava una solennità che trasformava l’impatto visivo in qualcosa di magico e distaccato, rendendo Evol un’entità unica sul palco.”
Ritengo gli Evol tra le realtà più importanti della musica estrema italiana e non solo: cosa ha portato alla cessazione della vostra attività dopo la pubblicazione di un album così significativo come ‘Portraits’?
(GBF) ‘Portraits’ rappresenta la chiusura del cerchio. Nulla è stato omesso, nulla aggiunto. Capisco il desiderio di molti per nuove creazioni. E all’epoca, ho compreso la delusione dei miei compagni di cammino. Com’era possibile arrestare la marcia all’apice del successo? In realtà, non poteva andare altrimenti. Non c’era alcun successo da raggiungere, né alcuna marcia da arrestare. Quel che voleva dirsi si è detto. Di fronte al Vero, non resta che il silenzio. Ricordiamoci però che l’Arte è sempre attuale, e ogniqualvolta ne avvertiamo la Voce, il passato ed il futuro, per un singolo istante, si fondono in un eterno e glorioso presente.”
“(SVM) La cessazione dell’attività dopo un vertice come ‘Portraits’ è stata dettata da una coerenza artistica che all’epoca comunque facevo fatica a comprendere. Sentivamo di aver raggiunto una maturità espressiva difficile da superare senza ripetersi. Le energie creative stavano mutando. Proseguire per inerzia avrebbe annacquato il “culto”. Abbiamo preferito lasciare un testamento integro e potente piuttosto che vederlo sfumare come è successo per molte realtà storiche.”
Come band pensate di aver espresso tutto ciò che per voi era necessario trasmettere, oppure esiste ancora qualcosa, anche in forma minima, rimasto in sospeso e che, in un futuro vicino o lontano, potrebbe trovare ancora voce?
“(SVM) Come Evol, il ciclo si è chiuso con una visione completa. Tuttavia quella “fiamma” non si è mai spenta, ha solo cambiato forma. Ciò che era rimasto in sospeso sta trovando voce ora, attraverso i miei nuovi progetti come i Mater A Clivis Imperat per quanto mi riguarda o i Death Dies. L’urgenza espressiva è un fiume che continua a scorrere, anche se il letto cambia nome e si “evol-ve”.”
“(GBF) Al di là delle decisioni prese e della responsabilità che queste hanno comportato, sono contento che alcuni di noi, Samael e Demian, abbiano continuato la loro personale avventura. Il fuoco brucia ancora nelle loro opere. Per quanto mi riguarda, come ho già detto, sono immensamente grato di quanto EVOL ci ha saputo mostrare. Continua il nostro impegno per preservarne il ricordo e l’insegnamento. Ho smesso di fare programmi molto tempo fa e vivo ciò che deve essere ancora vissuto. Se qualcosa dovrà esser detto, sarò onorato di rendermene messaggero.”
Ritenete come black metal in generale che la fiamma e l’ardore degli esordi siano ancora presenti oggi? Se nel tempo qualcosa è cambiato, cosa pensate si sia trasformato e cosa, eventualmente, si sia perso lungo il cammino?
“(GBF) Sicuramente, l’autenticità dei primi passi è andata perduta. Tanti sono gli elementi da considerare. L’accesso immediato alle informazioni rende tutto più facile, però distrugge la ricompensa della ricerca, confondendone i risultati. Sono aumentati gli interessi economici, che hanno indirizzato la componente creativa. La Verità si mostra attraverso l’Arte scegliendo la propria forma, adattandola all’epoca corrente. Chi ha cuore per cercare, trova, in qualsiasi campo di battaglia, le preziose gemme che il Vero dissemina. La Ricerca, per un’Anima Nobile, non è una scelta, ma un orizzonte fatale. Dunque, perfino oggigiorno, da qualche parte nel mondo, esiste un manipolo di giovani eroi, che in uno stanzino dalle pareti ovattate sa ancora emozionarsi creando musica, credendola propria, ma in realtà patrimonio di tutti i Mendicanti di Spirito.”
“(SVM) Il genere è profondamente mutato: si è persa l’aura di pericolo e il mistero reale degli esordi. Oggi tutto è accessibile, catalogato e spesso troppo rifinito tecnicamente, a scapito del feeling ancestrale. L’ardore vive in chi continua a trattare la musica come un’arte oscura e concettuale, rifiutando la banalizzazione del genere per scopi puramente estetici.”
Nel corso della vostra esperienza, come sono stati i rapporti con la comunità Black Metal italiana e con quella internazionale? Avete avuto modo di conoscere e frequentare alcuni dei maggiori esponenti della scena durante i vostri anni di attività e che impressione ne avete ricavato?
“(GBF) Le soddisfazioni maggiori le abbiamo sempre ricevute dal pubblico, dalle tante anime sole che ci cercavano, scrivendoci anche solo con una matita, perché non avevano che quella. Siamo sempre stati un gruppo molto accessibile e lo siamo tutt’ora. La scena ufficiale dell’epoca, sopratutto quella scandinava, era già proiettata verso contesti diversi, meno introspettivi e, diciamo così, più “professionali”. Personalmente poi, ho sempre criticato le rivalità o le vere e proprie guerre, all’interno della scena stessa. Ricordo però positivamente i primi gruppi che, assieme agli EVOL, rappresentano a mio avviso il vero patrimonio Black Metal italiano: i Mortuary Drape, gli Opera IX e i Necromass.”
“(SVM) Evol ha sempre mantenuto una certa distanza aristocratica dalla “scena” intesa come socialità fine a se stessa. Non c’era molto rispetto, eravamo percepiti come “alieni” per via del nostro approccio colto e atmosferico rispetto al trend più oltranzista. Il tour del ’98 e i contatti internazionali ci hanno mostrato una comunità che riconosceva in Evol un’originalità tipicamente europea. Incontrare i grandi esponenti dell’epoca ci ha confermato che la vera arte nasceva dall’isolamento e dalla fedeltà alla propria visione, non dal conformismo di gruppo.”
Personalmente ho spesso avuto la sensazione che il nome Evol sia profondamente rispettato e celebrato dai fan, forse più che da parte di alcuni colleghi e addetti ai lavori; considerando ciò che avete creato, se ne parla ancora troppo poco. Pensate che questa dinamica, protrattasi nel tempo, possa aver limitato la crescita di una scena italiana più forte e coesa?
“(GBF) Non abbiamo mai cercato l’approvazione della stampa o della critica musicale, beninteso, non per presunto senso di superiorità o altro. Semplicemente, EVOL non ha mai avuto l’obiettivo della fama o del successo. Questo lo dico in quanto avremmo davvero potuto prendere un’altra strada. Semplicemente però, non sarebbe stata la “nostra” strada. Non abbiamo guadagnato nulla di materiale dalla nostra musica, l’abbiamo sempre offerta al mondo. Nonostante ciò, siamo ancora qui a parlarne. Questo significa che c’è davvero qualcosa in più, qualcosa che vuole ancora dirsi. Molte sono le anime che cercano un contatto, avvertendo il calore della fiaccola. Sono anch’esse solo falene destinate alla consunzione e, per quanto possa esser futile, noi siamo sempre disposti ad ascoltarle. Sinceramente, le dinamiche della scena musicale, suscitano in me davvero poco interesse.”
“(SVM) Il distacco tra l’amore di chi ci ha supportato e il riconoscimento degli “addetti ai lavori” è il destino di chi non scende a compromessi. Non abbiamo mai cercato il consenso della “scena”, ma abbiamo cercato di costruire un immaginario. Questo ha creato un manipolo di seguaci fedelissimi, ma ha spaventato chi cercava un prodotto più omologato. Più che limitare la crescita, la nostra natura “aliena” ha dimostrato che in Italia si poteva fare Black Metal colto e atmosferico senza scimmiottare il Nord Europa. Se la scena non è stata coesa, è stato per un limite culturale di chi preferiva i cliché alla sperimentazione identitaria.”
Se doveste osservare oggi il percorso degli Evol con uno sguardo esterno, quasi rituale o simbolico, cosa rappresenta per voi quell’esperienza all’interno della vostra vita artistica e personale?
“(GBF) EVOL è uno squarcio nel tessuto del quotidiano verso una dimensione eterna. In ogni istante delle nostre vite terrene, possiamo guardarci attraverso, oltre il velo dell’Illusione della storia umana, verso il regno del Vero. Il prezzo da pagare è sempre altissimo, in quanto la caduta delle illusioni comporta lo svuotamento del senso del quotidiano e l’orrore provocato dalla coscienza di non poter mai raggiungere ciò che necessariamente deve essere raggiunto. E’ lacerante e esaltante al contempo. Voi che leggete non avete idea di quanto sia costoso scrivere queste parole. Ecco, forse così è possibile spiegare cosa significhi per me l’esperienza EVOL.”
“(SVM) Guardando indietro, Evol non è stata solo una band, ma un viaggio iniziatico. Rappresenta la discesa nel proprio abisso per riportarne alla luce visioni, incubi e storie. È la prova che l’arte può trasformare la realtà. Ha definito una forma mentis: la ricerca del significato profondo dietro la nota, un’attitudine che porto ancora oggi in ogni mia composizione.”
Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso degli Evol come di una realtà di culto e di riferimento per nuove generazioni di musicisti e ascoltatori. Avete percezione dell’influenza che il vostro lavoro ha avuto su band successive, in Italia e all’estero? Vi capita di riconoscere elementi del vostro linguaggio in progetti più recenti?
“(SVM) La percezione del “culto” oggi è più forte che mai. Notiamo con orgoglio come l’uso delle tastiere cerimoniali, il cantato femminile non operistico ma spettrale e il ricorso alle lingue siano diventati strumenti comuni. Spesso in band moderne (soprattutto nel filone Atmospheric o Dungeon Synth) ritroviamo quell’esigenza di creare un “altro mondo”. Vedere che il seme piantato trent’anni fa germoglia ancora è la conferma che la qualità vince sul tempo. Tutte cose che all’epoca non potevamo immaginare.”
“(GBF) Concordo ancora una volta con Samael. Al tempo non avevamo la minima idea delle conseguenze che avrebbe avuto la nostra musica; però sapevamo già che stavamo creando qualcosa di importante, di significativo e di sostanzialmente nuovo. Immagino siano stati molti che in seguito si sono in una qualche forma ispirati alle nostre creazioni, ma come ho già avuto modo di dire, non ho più ritrovato una band capace di incorporare tutti gli elementi musicali che costituiscono le nostre opere.”
Ringraziandovi per la disponibilità, un’ultima domanda: se poteste tornare indietro a un momento preciso della vostra storia, non per cambiarlo ma per riviverlo, quale scegliereste?
“(SVM) Se dovessi scegliere un istante, sarebbe probabilmente una notte durante le registrazioni di ‘Dreamquest’. Quel momento sospeso in cui la visione astratta diventava materia sonora; quell’atmosfera di totale isolamento dal mondo esterno, dove esistevano solo la musica, l’incenso e la sensazione elettrica senza sapere che stavamo creando qualcosa che sarebbe rimasto. Non per cambiare nulla, ma per respirare ancora una volta quell’ossigeno creativo così saturo di magia. Il rimanere fino al mattino in studio nei meravigliosi anni 90. Grazie per lo spazio dedicatoci.”
“(GBF) Effettivamente, la vera magia di EVOL è sempre avvenuta in studio di registrazione, nel mitico Infernal Recording Studio. Parlo di magia perché i nostri pezzi si sono ogni volta arricchiti di una dimensione superiore quasi per caso, aggiungendo o togliendo degli elementi all’ultimo minuto, vuoi per un’ispirazione improvvisa o per un effetto suggerito dal tecnico Giorgio Spolaor. Per non parlare del vero musicista che abbiamo avuto la fortuna di incontrare: Roberto Scarpa Meylougan, così prezioso negli arrangiamenti di tutte le synth tracks degli album. La magia si respirava nell’aria. Ricordo a tutti che ogni nostra registrazione è stata effettuata sotto Luna Nera, anche questo assolutamente per caso. Un grande ringraziamento a voi che avete ancora la pazienza e la curiosità di leggere. In Girum imus Nocte et consumimur Igni.”

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