Spirit Adrift – Odio, Violenza e Illuminazione

Il 24/04/2026, di .

Spirit Adrift – Odio, Violenza e Illuminazione

Tra titoli fuorvianti, sostanze, intuizione pura e la fine annunciata del progetto, Nate Garrett ci racconta la genesi di ‘Infinite Illumination’, nuovo e ultimo album degli Spirit Adrift.
Pubblicato a sorpresa e senza la lunga trafila promozionale ormai tipica dell’industria discografica, questa uscita segna infatti sia un nuovo capitolo nella parabola degli Spirit Adrift, ma anche — a quanto pare — il suo punto d’arrivo. Nelle parole di Nate Garrett, raggiunto dal nostro Dario Cattaneo per quest’intervista, questo nuovo lavoro rappresenta non solo il capitolo più oscuro, violento e riuscito mai inciso sotto questo nome, ma anche la conclusione naturale di un percorso iniziato in solitudine e poi evolutosi in una vera band. Tra pensieri quindi su questa nuova fatica, sul significato dietro il titolo e sul legame tra vita personale e scrittura, vi invitiamo a scoprire con noi aspetti inediti di questo multisfaccettato artista.

Questa intervista sarà pubblicata quando ‘Infinite Illumination’ sarà già uscito, quindi partiamo da qui. Cosa ti ha portato a pubblicare l’album senza alcun annuncio preventivo? E perché hai scelto di far uscire un singolo un mese prima senza menzionare affatto il disco?
“Credo che gli album vadano vissuti nella loro interezza. Sono filosoficamente contrario all’idea di presentare un’opera significativa come se fosse contenuto breve da consumare in fretta. Inoltre mi ero stancato della strategia promozionale delle etichette discografiche, che richiede tempi lunghissimi. A volte escono quattro o addirittura cinque singoli in anticipo nell’arco di mesi prima che il disco veda la luce. È noioso, irritante e inutile. Quando poi il disco esce davvero, tutti sono già esausti e non frega più un cazzo a nessuno.
Penso sia più efficace dire: ‘Ecco il nuovo album degli Spirit Adrift. Ascoltatevelo tutto’. Nel pugilato puoi tirare dieci jab deboli oppure un solo pugno da KO, e abbiamo seguito questa filosofia.
Il brano ‘Eternal Celestial Energy’, uscito a marzo, è completamente separato dal disco e ci andava di pubblicarlo come EP a sé stante, non è un singolo.”
L’album si intitola ‘Infinite Illumination’. Guardando la vostra discografia, sembra esserci una sorta di filo concettuale nei titoli: ‘Chained to Oblivion’, ‘Divided by Darkness’ e ‘Ghost at the Gallows’ richiamano immagini più oscure, mentre ‘Enlightened in Eternity’ e ora ‘Infinite Illumination’ sembrano suggerire improvvisi lampi di luce. Questo contrasto tra luce e oscurità è qualcosa con cui giochi consapevolmente? Pensi che rifletta in qualche modo lo spirito o il suono degli Spirit Adrift?
“‘Infinite Illumination’ è un titolo fuorviante, ma la cosa è assolutamente intenzionale. Questo è il nostro disco più oscuro, più cattivo e più minaccioso di sempre. L’illuminazione a cui si riferisce il titolo significa l’essere avvolto da fiamme di puro, giusto, spirituale odio e violenza.
Detto questo, ho sempre cercato di lavorare su ciò che Jimmy Page una volta definì ‘light and shade’. Che si tratti dei testi, dell’immaginario o della musica stessa. Le dinamiche sono importanti. Sono un ottimo modo per tenere l’ascoltatore coinvolto e immerso. Le sezioni più quiete e minacciose rendono ancora più pesanti quelle più aggressive.”

Una domanda leggermente più leggera… I titoli degli album degli Spirit Adrift sembrano sempre seguire lo stesso schema: due parole con la stessa iniziale — CTO, DBD, EIE, GATG, II… Arrivati al sesto album è difficile pensare sia una coincidenza! C’è una storia particolare dietro questo modo di intitolare i dischi o è ancora un piccolo segreto?
“All’inizio non era intenzionale, finché a un certo punto mi sono reso conto che stavo facendo la stessa cosa degli album alfabetici dei Morbid Angel. Da quel momento è diventato intenzionale. Quindi sì, ormai possiamo considerarlo un omaggio ai Morbid Angel, il fatto di seguire una scansione alfabetica. E il fatto dell’assonanza tra due parole mi piace, devo dire. Sui Morbid… beh, aggiungiamo anche che grazie a Dio, il nostro album con la lettera ‘I’ non è un disastro imbarazzante come lo è stato il loro! (si riferisce a ‘Illud Divinum Insanus’ che ovviamente non apprezza).”
Guardando la tua discografia, si potrebbe quasi tracciare un percorso emotivo attraverso i dischi. I primi due album avevano un taglio molto malinconico, legato al periodo difficile che stavi vivendo quando hai avviato il progetto in solitaria. ‘Divided by Darkness’ suonava più arrabbiato, mentre ‘Enlightened in Eternity’ aveva un’energia più positiva e dinamica. ‘Ghost at the Gallows’ tornava invece su toni più cupi e intensi, affrontando direttamente temi come la morte e la perdita. Questo nuovo album sembra portare con sé un altro cambio di direzione. Diresti che gli alti e bassi della vita influenzano il tipo di musica che scrivi? In altre parole: componi con regolarità e senti che esiste un forte legame tra la tua vita personale e la musica che crei?
“È assolutamente così. La mia vita si riflette nella musica e nei testi ogni volta che scrivo una canzone. Questo è il primo album che ho scritto sotto l’influenza di sostanze che alterano la mente, e credo che questo mi abbia permesso di creare qualcosa di più oscuro e violento rispetto al passato.
Ernest Hemingway una volta disse: ‘scrivi da ubriaco e correggi da sobrio’. Più o meno è stato il mio approccio. Non lo consiglierei dal punto di vista della qualità della vita, ma non posso negare che abbia avuto un impatto potente sulla qualità delle canzoni.
In quel periodo stavo anche leggendo il Libro dell’Apocalisse e partecipando a un sacco di comportamenti caotici e pericolosi. Non avevo mai scritto un album degli Spirit Adrift in questo modo prima d’ora.”
A ogni nuovo album che pubblichi, scrivere il successivo diventa più facile o più difficile? Ho fatto questa domanda a molti artisti e le risposte sono sempre molto diverse. Per alcuni l’esperienza rende tutto più fluido, quasi automatico; per altri, il desiderio di continuare a evolversi rende il processo sempre più esigente. Qual è il tuo punto di vista?
“La scrittura è qualcosa di puramente soggettivo, quindi non sta a me dire se divento migliore o peggiore in quello. Le parti di questo processo che invece sono oggettive — come la tecnica strumentale, la voce, l’esperienza con l’attrezzatura da studio, il missaggio e tutto il resto — so con certezza di migliorare a ogni disco.
Dal mio punto di vista personale, ‘Infinite Illumination’ è di gran lunga il miglior album degli Spirit Adrift. Ed è anche per questo che sarà l’ultimo.”
In alcune interviste più vecchie hai detto che per un artista le canzoni non sono mai davvero ‘finite’. Tu quando senti che un brano è davvero completo? Magari lo registri e lo pubblichi, ma mesi dopo — soprattutto suonandolo dal vivo — ti accorgi che ci sarebbe stato qualcosa in più da fare. Ti succede? Come decidi quando una canzone è pronta per essere registrata?
“È assolutamente vero. Basta guardare qualche video o ascoltare alcune delle canzoni più vecchie suonate con il nostro attuale batterista Michael per capire quanto siano migliorate. Avrei voluto averle registrate così.
La scrittura ha pochissimo a che fare con il pensiero logico. Gran parte del songwriting riguarda intuizione, ascolto, sensazioni, sogni, subconscio e inconscio. Io sento che una canzone è pronta per essere registrata quando tutti questi fattori sono soddisfatti dentro di me.
Per fortuna adesso Michael suona la batteria anche sui dischi, quindi non sono mai stato così soddisfatto delle versioni registrate delle mie canzoni.”

La tua musica spesso trasmette l’immagine di una persona molto introspettiva — qualcuno che guarda a fondo dentro di sé e riflette molto sulle proprie emozioni. Ti riconosci in questa descrizione o diresti di essere più una persona istintiva, almeno dal punto di vista creativo?
“I testi sono profondamente introspettivi, sì. La musica invece è pura intuizione e istinto da cavernicolo. Vibrazioni.”
Come dicevamo, gli Spirit Adrift sono nati in un momento piuttosto turbolento della tua vita, quando eri coinvolto in diversi gruppi e progetti musicali. All’inizio era quasi una one-man band — forse una sorta di momento di solitudine in mezzo al caos. Oggi invece gli Spirit Adrift sono diventati una vera band, con membri stabili. Senti di essere cambiato molto come persona rispetto ai primi anni del progetto?
“All’inizio Spirit Adrift era completamente una one-man band. Ho suonato ogni strumento fino a ‘Divided By Darkness’ compreso. La formazione attuale è senza dubbio quella con cui mi trovo meglio. Tutti lavorano verso lo stesso obiettivo e si sostengono a vicenda.
E sì, da quel primo album a oggi sono cresciuto, ho imparato, ho fallito, sono migliorato e ho sofferto parecchio.”
A proposito: in generale preferisci lavorare da solo o ti piace collaborare con altri musicisti?
“Ho sempre scritto il materiale degli Spirit Adrift in totale isolamento, e la collaborazione è arrivata solo una volta entrati in studio. Lo stesso vale per Neon Nightmare. Quindi direi che mi piace scrivere e fare le demo in solitudine, per poi completare il lavoro finale in studio con altri collaboratori.
Quando avrò costruito il mio vero studio personale per i prossimi progetti, magari farò tutto da solo. Vedremo.”
Durante la pausa tra ‘Ghost at the Gallows’ e questo nuovo album hai anche lavorato a un altro progetto, Neon Nightmare. Alcuni dei nostri lettori forse non lo conoscono ancora: ti va di raccontarci qualcosa? Sembra avere un’atmosfera più gothic, forse anche con qualche influenza Type O Negative. È una lettura corretta?
“Sì. Mi sono ritrovato a desiderare che esistessero più album dei Type O Negative. Ho ascoltato la loro musica talmente tante volte da voler semplicemente averne ancora. Così ho deciso di provarci.
Se vuoi una storia più potente da scrivere, dì che Peter Steele mi è apparso in sogno. Non ha detto niente, ma mi ha lanciato quel suo sorrisetto da stronzo, come per dire: ‘beh, vai avanti e fallo, bastardo’.”
Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. Prima di chiudere, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan e ai lettori italiani?
“Vi voglio bene. Ho un amore e un rispetto enormi per l’Italia. Parliamo di ARTE vera. Voi siete i migliori. Ah, e ascoltate i Fulci, mi raccomando! Grazie!”

 

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