Temple Balls – Un album tra luce e buio

Il 26/04/2026, di .

Temple Balls – Un album tra luce e buio

In un momento segnato da una perdita profonda, i Temple Balls tornano con un album che mescola energia, memoria e identità. Tra hard rock moderno, richiami all’era d’oro degli anni ’80 e quella “northern darkness” che scorre nel loro DNA, la band affronta il presente senza perdere di vista ciò che li ha resi unici. Ne abbiamo parlato con Arde e Jimi per capire cosa c’è davvero dietro questo nuovo capitolo.

L’uscita del nuovo album arriva in un momento molto delicato per la band, dopo la scomparsa di Niko Vuorela. Come avete vissuto il processo creativo in questa situazione?
“(Arde) Per la maggior parte del tempo le cose sono state abbastanza normali e tutto è andato liscio fino a un certo punto… Fortunatamente siamo riusciti a portare a termine tutto prima che la situazione precipitasse definitivamente. E siamo felici che Niko abbia avuto la possibilità di ascoltare e apprezzare quello che abbiamo fatto insieme.”
Come pensate che l’energia e il ricordo di Niko abbiano influenzato il suono e lo spirito di questo album?
“(Arde) L’atmosfera generale brilla in modo particolare, soprattutto quando lo ascolti oggi, dopo tutto quello che è successo.”
Dopo quattro album avete detto di aver trovato un “suono preferito”. Come definireste oggi l’identità sonora dei Temple Balls?
“(Arde) È un mix di hard rock/metal moderno che viaggia attraverso l’energia dell’arena rock degli anni ’80 e arriva fino ai suoni della NWOBHM, come Judas Priest e Black Sabbath.”
L’album si apre con ‘Flashback Dynamite’, un brano che chiarisce subito le vostre intenzioni. Quanto è importante per voi un’apertura così potente?
“(Arde) Deve partire con un pezzo abbastanza veloce, che ti faccia sorridere e alzare i pugni al cielo.”
C’è molta adrenalina nel disco, ma anche momenti più riflessivi come ‘Living In A Nightmare’. Come bilanciate questi due lati nelle vostre composizioni?
  “(Jimi) Di solito scriviamo quante più canzoni possibile e scegliamo dopo. A dire il vero selezioniamo semplicemente quelle che ci sembrano giuste. Quando scrivi tanto, la varietà viene fuori da sola.”
‘Tokyo Love’ è stato segnalato come un brano con un riff memorabile. Da dove nasce e cosa rappresenta per voi?
“(Jimi) Stavo guidando quando la melodia del ritornello mi è venuta in mente. Ho sentito subito il bisogno di registrare un demo grezzo per non dimenticarla. Per il riff ho seguito quella melodia, aggiungendo lo stile delle mie band preferite. In pre-produzione abbiamo cercato delle vibrazioni alla Judas Priest per la strofa, e più o meno è nato così.”
Quanto influenza il vostro modo di scrivere e interpretare l’hard rock quella che definite “oscurità del Nord”?
“(Jimi) È difficile da spiegare. È qualcosa che fa parte del nostro DNA. Ti svegli la mattina ed è buio, e resta così per tutta la giornata. Non ti viene voglia di scrivere testi pop allegri o suonare reggae. Devi vivere nel nord della Finlandia per capire davvero.”
La produzione di Jona Tee è una costante nei vostri ultimi lavori. Che contributo specifico ha dato a questo album?
“(Arde) Jona scrive con noi dal secondo album ‘Untamed’ e si occupa anche di produzione e mix. È una persona fantastica che sa esattamente cosa vogliamo.”
Johnny Gioeli ha detto che ogni album è un’occasione per essere “egoisti” e appassionati nella scrittura. Come vivete questo concetto nella band?
“(Jimi) Penso che siamo ‘egoisti’ in ogni album. Scriviamo solo musica che ci piace davvero. Non componiamo per accontentare gli altri. Ed è fantastico che così tante persone apprezzino quello che facciamo.”
L’esperienza dal vivo, aprendo per band come Deep Purple, Sonata Arctica, Uriah Heep e Queen, ha cambiato il vostro approccio in studio?
“(Arde) Non tanto nella composizione in studio. Ma nel mettere in piedi uno show memorabile sì, assolutamente. E anche tutto quello che succede dietro le quinte.”
Il vostro pubblico vi conosce per il mix di potenza e melodia: è una formula consapevole o il risultato di un’evoluzione naturale?
“(Jimi) È semplicemente il nostro modo di vedere questo tipo di musica. Scriviamo canzoni e il risultato suona così. Direi che è più un’evoluzione naturale che qualcosa di pianificato.”

Nel vostro percorso avete visitato diversi paesi, dal Giappone all’Europa. Avete assorbito influenze culturali o musicali durante questi viaggi?
“(Arde) Oh sì, assolutamente! È affascinante raccogliere ricordi dall’estero e assorbire differenze culturali e suoni. Spero che si senta anche nella nostra musica.”
‘Soul Survivor’, ‘Hellbound’ e ‘Stronger Than Fire’ sono tra i brani più evidenziati. Come sono nati?
“(Jimi) ‘Soul Survivor’ è stata la prima idea demo per questo album ed è anche il primo pezzo su cui abbiamo lavorato. Dopo aver scritto il ritornello sapevo già che sarebbe finito nel disco. ‘Hellbound’ era una vecchia idea di Niko che abbiamo riportato alla luce con qualche modifica. ‘Stronger Than Fire’ è un mix tra una melodia di Jona e un nostro vecchio demo per ‘Avalanche’. Tutto è nato in modo piuttosto naturale.”
Il singolo ‘Hell And Feelin’ Fine’ ha lanciato la vostra carriera con grande riscontro. Come vivete oggi quel primo grande passo?
“(Jimi) A volte sembra passato un secolo. Altre sembra ieri, e ricordo ancora quanto fossimo orgogliosi di quel brano e di come fu accolto.”
Quanto vi ha fatto sentire “responsabili” la vostra crescita internazionale nella realizzazione di questo album?
“(Arde) Non c’è stata alcuna differenza rispetto ai dischi precedenti. Abbiamo sempre fatto le cose allo stesso modo. Devi concentrarti sul processo, non sull’obiettivo.”
In un mondo musicale in continuo cambiamento, qual è la vostra strategia per restare coerenti senza diventare ripetitivi?
“(Jimi) La nostra strategia è fare ciò che ci piace, come ci piace. Se siamo soddisfatti della nostra musica, abbiamo fatto centro. Se ti piace quello che fai, il resto arriva.”
(Jimi) Qual è il messaggio più importante che volete trasmettere con questo album, sia ai fan storici che a chi vi scopre ora?
“(Arde) Vivi la vita al massimo, divertiti, non fare del male a te stesso o agli altri… e scatena il rock come un dannato!”
Il rock finlandese ha una tradizione molto forte. Cosa pensate di aver portato di nuovo o diverso in questa scena?
“(Arde) Non ci sono molte band finlandesi con un suono simile al nostro che suonano anche all’estero, quindi questo è qualcosa da sottolineare. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Molte band seguono le mode all’inizio, ed è giusto così. L’importante è fare ciò che ami ed esserne orgoglioso.”
Quali difficoltà avete incontrato nella registrazione di questo album rispetto ai precedenti?
“(Jimi) Le difficoltà non musicali, legate a problemi di salute, sono state enormi, come ormai tutti sanno. A parte questo, non ci sono stati altri ostacoli, ma direi che questo basta per capire quanto sia stato duro.”
Infine, cosa devono aspettarsi dal vivo coloro che verranno a vedervi in tour dopo l’uscita dell’album?
“(Jimi) Al momento non abbiamo ancora fatto piani per i prossimi concerti. Stiamo ancora affrontando le conseguenze di una grande tragedia che ha colpito il nostro gruppo di amici. Però non diciamo mai ‘mai’: vale la pena seguirci sui social e sugli altri canali per aggiornamenti.”

 

 

 

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