Venom – Nelle profondità dell’oblio
Il 30/04/2026, di Francesco Faniello.
Un po’ di tempo fa Cronos lo aveva detto: la percezione di fans vecchi e nuovi è che l’attuale formazione dei Venom sia più solida che mai, e che i nuovi pezzi vengano percepiti alla stregua dei classici arcinoti. Non tutto sarà condivisibile, ma una cosa è certa: la continuità assicurata da Stuart “Rage” Dixon e Danny “Dante” Needham fa rima con la qualità delle composizioni, come è evidente anche nell’ultimo ‘Into Oblivion’. Abbiamo raggiunto proprio il chitarrista e il batterista per una cordialissima e divertente chiacchierata…
Siete tornati dopo otto anni con un nuovo album che dovrebbe essere il sedicesimo della discografia dei Venom. Quindi, cosa è successo nel frattempo?
“(Dante) Siamo andati in vacanza per otto anni e poi abbiamo deciso di tornare: abbiamo finalmente trovato i biglietti di ritorno! In tutto ciò, avevamo iniziato a registrare durante il Covid finché non siamo finiti in lockdown come chiunque altro. Dunque, inizialmente stavamo registrando vari pezzi a distanza: il risultato era fantastico, per come la vedevamo. Finché non siamo tornati in lockdown, poi abbiamo fatto alcuni festival e infine abbiamo iniziato a registrare. Abbiamo iniziato con tutte le parti di batteria, per poi scoprire che erano completamente rovinate. In sostanza, stavamo ascoltando il charleston – che per chi non lo sa è quello che tiene il tempo – c’era questo rumore continuo da quel microfono e non riuscivamo a toglierlo, quindi abbiamo iniziato a registrare le parti di batteria da capo. Questo ha cambiato tutta la situazione, no? Oltre al fatto di entrare e uscire dal lockdown… tuttavia, dopo un po’ di tempo ci siamo sentiti e ci siamo detti che eravamo davvero soddisfatti.
Poi siamo tornati a ascoltare alcune delle demo, con pezzi da sei, sette o addirittura otto minuti, quindi abbiamo modificato le canzoni. Abbiamo iniziato da quelle di Cronos, mettendo a punto parti di batteria diverse e decidendo di farle suonare in modo diverso. Penso che Satana ci abbia messo lo zampino [ridono, NdR] dicendo qualcosa tipo “le canzoni non sono finite, ragazzi. Potete farle meglio di così, forza!”.”
“(Rage) Sì, è andata così. Alla fine, alcune delle canzoni erano completamente diverse da come erano inizialmente. Tuttavia, le abbiamo messe giù nella loro forma migliore, nonostante tutte le difficoltà: il Covid, il rumore di fondo nelle parti di batteria… all’inizio è stato molto frustrante, ma poi abbiamo ripreso da capo e adesso è un disco molto migliore di come era partito. Però… non ci sono voluti otto anni, perché nel frattempo abbiamo fatto un concerto in Italia con Paul Di’Anno, abbiamo bevuto troppo vino e abbiamo iniziato a dormire: ci sono stati altri due anni per svegliarci dal nostro sogno fatto di pasta!” [risate generali, NdR]
Parliamo del nuovo disco: Rage, ho letto le tue dichiarazioni sul fatto che ne sei molto orgoglioso. Per parte mia, riesco a riconoscere la buona qualità dei tipici elementi dei Venom assieme a delle cose nuove; qualcuno ha parlato di progressive, ma non so se dovremmo abusare di questa parola…
“(Rage) Ma certo, usala pure! ‘Into Oblivion’ ha varie sfaccettature al suo interno, sempre nello stile dei Venom – certo, non ci siamo messi a suonare il jazz. Ci sono molti elementi diversi, con tutte le nostre influenze in evidenza, frutto di un lavoro di composizione e anche di jam fatte assieme. Molti dei nostri pezzi vengono da quelle situazioni in cui prendiamo un riff, jammiamo, registriamo e poi prendiamo piccole parti da quella jam, che pian piano prendono forma e ci aiutano a realizzare una canzone. Ma sì, come hai detto ci sono un sacco di stili diversi in questo album. Abbiamo davvero alzato l’asticella per quanto riguarda le nostre capacità. Insomma, non è un unico pezzo thrash sparato a cento chilometri all’ora e declinato in varie tracce: è una tracklist molto diversificata ma allo stesso tempo molto Venom: non puoi sbagliarti.”
Proprio così: ci sono i tipici mid-tempo anthemici come ‘Legend’, ‘Man & Beast’ o ‘Dogs Of War’, nonché la convincente title track ‘Into Oblivion’ in apertura (una delle mie preferite), nonché ‘Death Deliverer’, tipicamente Venom ma con un’evoluzione oscura sulla falsariga del thrash che si sviluppa attraverso una di quelle sezioni strumentali di cui parlavamo prima. Mi ricorda qualcosa che ha a che fare con King Diamond e con i Memento Mori. Ti piacciono queste cose?
“(Rage) Sì, sì. Mi piacciono King Diamond e i Mercyful Fate. I Mercyful Fate erano una delle band, assieme ai Celtic Frost e ai Venom, che erano i pionieri di quel sound malvagio e oscuro, ma melodico. Ovviamente i Venom sono un gruppo diverso, ma ha in comune con i Mercyful Fate e King Diamond il fatto di portare avanti l’elemento melodico. Da grandi fan del rock classico degli anni ’70, se ne abbiamo l’opportunità, tendiamo a richiamare quel sound legato ai Thin Lizzy o a Blackmore. Andy La Rocque è un ottimo chitarrista, King Diamond è uno di quegli artisti che ha sempre avuto buoni musicisti intorno a lui e io penso che siamo stati in giro per alcuni anni in contemporanea e questo significa che abbiamo quella rilevanza, nonché la fiducia e il rispetto per l’altro per poter andare avanti. Abbiamo fatto un concerto con i Mercyful Fate in Italia nel 2022 e da allora abbiamo questo magnifico ricordo della sezione chitarristica…”
Sì, ci sarebbe decisamente bisogno di più concerti dei Venom e dei Mercyful Fate assieme, da ora in poi. Anzi, cosa ne pensi di un possibile tour in futuro?
“(Dante) Certo, ci sarebbe tanta di quella teatralità e una serie di aspetti meravigliosi, perché mi piace King Diamond e mi piacciono anche i Mercyful Fate… e magari suonare sia con King Diamond che con i Mercyful Fate sarebbe perfetto!”

Sì, hanno fatto qualcosa di simile negli anni ’90 e non so come lui riuscisse resistere alla pressione di due concerti a sera… Restando in Italia, durante il tour di ‘From The Very Depths’ avete suonato all’Agglutination in Sud Italia. Ricordate quel concerto?
“(Dante) Me ne ricordo molto bene! Ne parliamo ancora perché dovevamo fare un video promozionale e nessuno riusciva a dire Agglutination, ma ora riusciamo a dirlo perfettamente! Quella notte abbiamo realizzato un sacco di iniziative per i promoters e per le webzine come facciamo a ogni festival, tipo “Venom! Non vediamo l’ora di suonare al Rock Hard Festival in Germania”, ma quando è arrivato l’Agglutination nessuno di noi riusciva a dire Agglutination: quando abbiamo provato la prima volta siamo scoppiati tutti a ridere, la seconda volta è stato peggio e poi quando ci abbiamo provato di nuovo sapevamo che qualcuno sarebbe scoppiato a ridere, perciò… finché non ci sono riuscito io o magari Cronos, dopo una ventina di volte. Al di là di questo, il festival è stato fantastico. Era tipo in una scuola…”
Sì, una scuola media!
“(Rage) Sì, in effetti i camerini erano in una classe vera e propria, ed è lì che stavamo scattando le foto e cose così. Faceva caldissimo, ma i ragazzi erano davvero fantastici. Penso che in quell’occasione abbiano suonato anche i Sodom; abbiamo sempre suonato in grandi festival di questo tipo, perché i fan sono davvero appassionati. Tutte le cose sui fan italiani sono appassionanti, non è vero? Gli italiani in generale, con la cucina, l’amore, e cose come queste. È fantastico avere persone così appassionate che vanno fuori di testa, è un elemento che ci fa suonare ancora meglio: insomma, abbiamo sempre ottimi ricordi dell’Italia.”
Bene… sarebbe stato un bel momento per registrare una nuova versione di ‘Teacher’s Pet’…
“(Dante) Sì, sarebbe stato perfetto, non è vero? Con il piccolo particolare che avremmo rischiato l’arresto! Si sarebbe potuta chiamare ‘Accumulating Underneath The Desk’. Sì, proprio ‘Accumulating Underneath The Desk’! Ma in realtà, cosa significa Agglutination? Accumulazione? È solo una parola? Magari è solo un posto? Sì, perché… sì, è giunto il momento di chiedertelo, suppongo, dopo tutti questi anni. Non riuscivamo neanche a dirlo, ma ora ci riusciamo e possiamo chiederlo! Vogliamo sapere cosa significa!”
Ah, difficile a dirsi. Ho grandi ricordi di quel festival, perché vengo proprio da lì vicino. Sono nato non lontano da quelle parti, e ricordo quando avevo diciotto/diciannove anni e qualcuno mi disse che gli Overkill avrebbero suonato al Sud Italia, proprio in occasione della terza edizione dell’Agglutination. Incredibile… Eppure, resta il mistero su cosa significhi il nome del festival: è un po’ come ‘Repentless’ per gli Slayer, è una parola nuova. Quindi, se Kerry King può inventare parole nuove, perché non può farlo anche Gerardo Cafaro [il patron del festival, NdR]? In ogni caso, Agglutination dovrebbe essere qualcosa che ha a che fare con il mettere insieme cose apparentemente diverse, come il power metal e il black metal, tutto qui. Dovrebbe essere un concetto che deriva dalla biologia, ma non so altro. Vi prometto che mi informerò.
“(Dante) Bene, non vediamo l’ora… insomma, come mettere insieme un condom e il nastro adesivo!”
Parlando della vostra indiscussa influenza sul thrash metal, un’altra incursione nel genere è decisamente quella di ‘Kicked Outta Hell’, uno dei pezzi più duri dell’album. Che ne pensi del ritorno del thrash a livello mondiale?
“(Rage) Penso che mi piace. Basti solo dire che ho visto gli Exodus a Londra la settimana scorsa, in occasione del tour del nuovo album. Sono nato con il classic rock, per poi andare in cerca di musica sempre più veloce e più pesante… e trovarla infine con gli Exodus, tra gli altri. Mi sono sempre piaciuti gli Exodus e gli Overkill perché erano una sorta di underdogs: sì, ci sono i nomi più importanti come i Metallica e i Megadeth, ma per me gli Overkill e gli Exodus rappresentano e definiscono il thrash. È fantastico vederli dal vivo e vederli continuare a produrre nuova musica e ad allargare i propri confini. Abbiamo fatto un sacco di grandi concerti con gli Overkill e siamo felici di aver conosciuto da vicino Bobby e il resto del gruppo. Per non parlare degli Exodus, un legame che viene da lontano, dal tour europeo con i Venom negli anni ’80; è sempre fantastico incontrarci con loro, è come un gruppo di ragazzi gasati che si riuniscono!”
Ora, hai appena citato il tour dei Venom con gli Slayer e gli Exodus e vorrei farti una domanda particolare. Qual è il tuo primo ricordo legato ai Venom?
“(Rage) È stato a scuola, durante le lezioni. Avevamo questo fantastico insegnante di inglese che ci ha lasciato la possibilità di portare la musica che ci piaceva a lezione, quindi abbiamo portato diversi tipo di vinili, Deep Purple, Malmsteen, Priest. Sicché – e questa è una storia vera – c’era tra di noi il figlio di un prete che non aveva vinili da portare, quindi un mio amico portò in più il 12” di ‘Nightmare’ che aveva ‘Fuck Off And die’ sul lato B… così, puoi immaginare, la mettevamo su a ripetizione – Fuck off and die, Fuck off and die [tutti a ridere, NdR] – con il mio amico che ci disse, “questi sono di Newcastle, si chiamano Venom!”. Quindi decisamente per me il battesimo del fuoco è stato il 12″ di ‘Nightmare’, finché ci siamo resi conto che Newcastle, la città dove eravamo cresciuti, aveva dato i natali a band come i Venom, i Raven e i Fist; è vero che ci venne chiesto di trasferirci a Londra per diventare musicisti seri [immagino con gli Order of the Black Sun, la sua band precedente, NdR] ma a Newcastle avevamo tutte queste band con tanti dischi realizzati e cose del genere, quindi era fantastico per noi sapere di avere degli eroi locali e di poterli incontrare a Newcastle. Era assolutamente incredibile avere una scena proprio nella nostra città.”
“(Dante) Io non vengo da Newcastle, ma mi sono trasferito a Newcastle negli anni ’90 e anche prima, quando ero piccolo, avevo sentito parlare dei Venom; tuttavia, non avevo idea di che musica facessero, finché ho sentito alcune delle canzoni e ho pensato, “wow, questa è la vecchia scuola dell’heavy metal britannico”. Qui a Newcastle c’era una scena metal in ottima salute, con i Tygers of Pan Tang, i Raven, i Fist e ovviamente i Venom; non c’erano dunque solo le band di Londra, ma c’erano anche delle belle realtà qui, per non parlare di grandi venue come il Mayfair Ballroom e cose così. Quindi per me è stato molto importante trasferirmi a Newcastle, per non parlare del fatto che nel 2009 ho ottenuto un’audizione e sono entrato nella band!”
So che nella vostra scaletta live trovano posto sia i classici che i pezzi nuovi che vi definiscono come line-up, ma… visto che ‘Eine Kleine Nachtmusik’ compie quarant’anni quest’anno, avete mai pensato a un tour celebrativo?
“(Rage) Ogni tanto ne discutiamo, e d’altronde un paio di anni fa abbiamo portato in tour tutto ‘Black Metal’, ma una cosa va detta: persino negli album classici degli anni ’80 che la gente ama, ci sono magari un paio di canzoni che non funzionavano o non avrebbero funzionato dal vivo. Prendi ‘The Number Of The Beast’ degli Iron Maiden, per me ‘Gangland’ o ‘Invaders’ sono buone sull’album ma dal vivo non avrebbero mai funzionato. Ecco, per parte nostra non ho voglia di fare qualcosa di nostalgico come suonare un album dall’inizio alla fine per poi avere in scaletta pezzi di un certo livello e pezzi di livello inferiore; cerchiamo sempre di mettere in scaletta le canzoni migliori e ce ne sono alcune a cui non possiamo assolutamente rinunciare. Per fare un esempio, io amo i Judas Priest e vorrei tanto che rimettessero in scaletta ‘Killing Machine’, magari al posto di ‘Living After Midnight’, ma non so in quanti sarebbero d’accordo con me. Abbiamo fatto qualcosa di simile in occasione della nostra partecipazione al 70.000 Tons of Metal, con delle chicche speciali per i fan, ma è chiaro che dal vivo non hanno lo stesso effetto dei “classici”, e c’è un motivo per cui non funzionano allo stesso modo.”

A questo punto però mi chiedo se ci sono dei deep cuts che vi piacerebbe suonare in futuro, qualcosa che non è mai apparso in scaletta o che è apparso raramente ma che magari funzionerebbe?
“(Rage) Ce ne sono alcune interessanti che abbiamo fatto, come ‘War Against Christ’ da ‘Resurrection’, oppure ‘Flight Of The Hydra’, che mi piace molto. Ma sui deep cuts ho qualcosa da dire… nel 2006 vidi i Venom che suonavano dal vivo ‘Senile Decay’: c’erano magari cinquanta persone che si divertivano, mentre tutti gli altri erano tipo, “ah, ok”. In qualche modo è rischioso, perché la gente può prendere e andarsene via. Però qualche anno fa avevamo deciso di inserire in setlist un po’ di pezzi come ‘War Against Christ’, o ‘Metalpunk’, o anche qualche estratto da ‘Possessed’ come ‘Flytrap’. Canzoni davvero, davvero strane. E poi ci siamo detti, “facciamo scegliere la setlist ai fan”. E il risultato è stato… perché qualcuno avrebbe mai dovuto chiedere una di queste canzoni? Infatti tutti hanno messo un pezzo classico, come magari ‘Long Haired Punks’ o ‘Countess Bathory’.”
Quindi non ascolteremo mai nessuna versione di ‘At War With Satan’ con l’orchestra sul palco?
“(Dante) Ah, questo non si può mai dire. Però… ne abbiamo parlato.”
“(Rage) In vari concerti abbiamo suonato il tema principale, e poi man mano abbiamo imparato il resto. E sarebbe davvero bello fare una cosa teatrale, suonando integralmente i ventuno minuti e dodici secondi del pezzo, con lo spettacolo di luci e tutto il resto. Ma è solo un progetto, perché penso che ci sarebbe bisogno di attori e teatranti per farlo venire davvero bene. Comunque, per me e Danny è una grande idea: adoro fare ‘At War With Satan’, e abbiamo lavorato su tutte le porzioni, compresi gli extra e le variazioni, per farlo suonare più fluido. Il progetto è lì, in attesa: ci sarà tempo per farlo. Forse ci vorranno otto anni, o diciotto anni [risate, NdR].”
Quali sono le tue canzoni preferite del nuovo album?
“(Dante) Ogni volta che c’è un nuovo album, le mie canzoni preferite cambiano ogni settimana o magari ogni due settimane. Non puoi avere una canzone preferita, sarebbe come scegliere qual è il tuo figlio preferito, non so se mi spiego. Quando abbiamo finito le registrazioni, prima del missaggio e del mastering, abbiamo ascoltato il tutto per vedere se c’era qualcosa di cui non eravamo contenti. Poi abbiamo analizzato il tutto, e poi, dopo aver finito, abbiamo ascoltato le canzoni per divertirci. Le ho ascoltate tutti i giorni, in auto, poi mi sono fermato per un paio di giorni e poi ho ripreso. Dopo aver ascoltato tutti i pezzi, mi sono sentito soddisfatto e posso dire di essermi divertito! Questa settimana, ad esempio, la mia canzone preferita è ‘Nevermore’…”
Bello l’assolo di chitarra, a proposito!
“(Rage) Grazie. Ho ascoltato l’ultimo album, l’ho ascoltato liberamente, una cosa che non avevo mai fatto con un disco precedente, neanche con ‘Hell’, il mio primo album realizzato con i Venom. Questo l’ho ascoltato con piacere, perché c’erano tantissime tracce interessanti. Poi, devo dire che la mia preferita è ‘Unholy Mother’, un pezzo in cui abbiamo raggiunto un nuovo obiettivo, perché se è vero che ci sono cinque o sei canzoni fantastiche su questo album, questa è la prima in cui abbiamo partecipato anche Danny e io con i cori e con la voce.”
Sono d’accordo con la tua scelta di ‘Unholy Mother’, è stato davvero un modo insolito per concludere l’album e l’ho davvero apprezzato. Ora parliamo del primo singolo ‘Lay Down Your Soul’: a undici anni dal titolo ‘From The Very Depths’, c’è un’altra autocitazione nei vostri dischi. Si è trattato del primo pezzo che avete composto per il nuovo lavoro?
“(Rage) No, non è stato il primo. Penso che ‘Into Oblivion’ sia stata la prima canzone su cui abbiamo lavorato, perché c’era molto da fare, con un sacco di differenze di tonalità e diverse caratteristiche, il lavoro sulle armonie e su come dare forma al tutto. Tra l’altro, è nata da un riff che avevamo pensato per ‘From The Very Depths’, che poi era stata la prima canzone che avevamo scritto per quell’album, ma non l’abbiamo mai usata, perché in quel momento, in quella versione, non la ritenevamo adatta a quel contesto.”
“(Dante) Poi c’è ‘Death The Leveller’, che è un’altra tra le prime canzoni su cui abbiamo lavorato, un pezzo tipicamente Venom, molto veloce, con un po’ di prog, un po’ di blues, un po’ di… jazz.”
Quando ho saputo che avrei avuto l’opportunità di fare quest’intervista, mi è venuta in mente una citazione spesso attribuita a Giulio Andreotti, un politico italiano di qualche anno fa. All’epoca della riunificazione della Germania, quando gli chiesero cosa ne pensava, rispose: “amo così tanto la Germania che sono felice che ce ne siano due”. Ecco, voi cosa ne pensate di un mondo in cui ben tre progetti portano in qualche modo il nome Venom?
“(Rage) Quattro, vuoi dire: noi fonderemo i Venom PLC, quindi ce ne saranno quattro [risate, NdR]! No, seriamente… questa cosa letteralmente non mi interessa. Io ascolto ancora la musica che ascoltavo quando ero giovane e ho ascoltato anche nuove band. Sono vent’anni che sono in questa band, e Danny è entrato poco tempo dopo. Stiamo facendo quello che sappiamo fare, diventando performers migliori e cose così. E poi… penso che sia di moda ora, vero? Ogni band deve avere quattordici versioni diverse: ci sono tre versioni dei Queensryche, due versioni dei Judas Priest, per non parlare dei Saxon.”
Eh sì, i Saxon sono stati i primi!
“(Rage) Sì, penso che sia il caso di rintracciare Graham Oliver e dargli uno scappellotto per aver dato inizio a tutto questo! Noi continuiamo a fare ciò che facciamo, senza lasciarci influenzare. Noi come band, come esseri umani, scriviamo canzoni: è quello che facciamo. Lasciamo che il drama si occupi solo di se stesso. Non abbiamo semplicemente sostituito chi ha suonato nei primi due album…”
“(Dante) Sono diciassette anni che tutti e tre suoniamo insieme, ed è la formazione più longeva di questo gruppo, un dato che parla per se stesso.”
“(Rage) In fin dei conti, appena si sente la voce di Cronos nei Venom, si capisce che è quello il modo in cui i fan e le Venom legions identificano la band. È la voce la chiave di tutto. Lo stesso vale per i Priest: Ripper Owens è un cantante meraviglioso, ma appena Halford inizia a cantare si sente la differenza. È così che va, è la voce che si adatta meglio a quel contesto, ed è quello che vogliono ascoltare. Non si possono forzare le persone ad ascoltare qualcosa, o ad apprezzare qualcosa, o ad amarlo. Devono farlo loro stessi, scegliere liberamente. È così per tutte le altre band.”
Molto bene. Potremmo quindi dire che ‘Into Oblivion’ è un modo per definire una nuova fase classica, nonché per invocare l’adagio let the music do the talking.
“(Rage) Esattamente”.
Bene, siamo alla fine. Negli anni, ci sono state molte band che hanno suonato le loro versioni dei pezzi dei Venom. Avete mai pensato di fare un album di cover, magari citando le vostre influenze…?
“(Rage) Abbiamo fatto qualche cover, di recente. I Sex Pistols, o durante le sessioni di jam abbiamo suonato cose tipo i Red Hot Chili Peppers, i Jethro Tull o roba del genere. Abbiamo persino suonato reggae!”
“(Dante) Ecco, parlando di cover, la versione reggae di ‘Black Metal’ è incredibile. L’hai mai ascoltata? È straordinaria: è sulla pagina Facebook dei Venom.”
“(Rage) Abbiamo fatto cover solo per divertirci. Ma credo che la gente penserebbe che un disco dedicato sia una cosa davvero strana, da parte nostra. Ecco tutto.”
Allora vi aspettiamo in Italia, a breve. No?
“(Rage) Sì, per esperienza dico che è molto probabile [ridono, NdR]. Vediamo!”