Dusk – Bunker of Silence
Il 04/05/2026, di Ermes Casagrande.
I Dusk, progetto costaricano di atmospheric industrial black metal, sono pronti a sorprendere nuovamente il pubblico con il loro sesto album, ‘Bunker’, in uscita internazionale il 20 febbraio 2026. Dopo un decennio di evoluzione creativa, la band propone un lavoro più maturo, dinamico e potente, che fonde energia marziale e sperimentazioni elettroniche oscure, superando i confini del black metal tradizionale. Con ‘Bunker’, i Dusk costruiscono un paesaggio sonoro post-apocalittico e visionario, fatto di ombre, devastazione e resilienza. Abbiamo parlato con la band per approfondire la genesi di questo ambizioso album.
Per i lettori che scoprono i Dusk per la prima volta: chi sono i Dusk al di là dell’etichetta di industrial black metal?
“Dusk è un’entità nata dalla musica elettronica, profondamente influenzata dal black metal ma non limitata a un solo genere. È iniziato come progetto solista e col tempo si è trasformato in qualcosa di più ampio e condiviso: oggi collaboriamo con il chitarrista conosciuto nell’underground come Impecable e con il vocalist Shaman, mentre nei concerti dal vivo si unisce a noi anche il bassista Palak. Dusk è quindi un organismo in evoluzione, non solo una band.”
Il Costa Rica è raramente associato alle scene extreme metal. In che modo il vostro contesto geografico e culturale ha plasmato il suono e la mentalità di Dusk?
“A essere completamente onesti, Dusk è un progetto che non si lascia influenzare molto da elementi esterni o dalla scena locale. Non cerchiamo di adattarci a un contesto specifico, ma piuttosto di imporre una visione personale. In un certo senso, il nostro obiettivo è influenzare la scena, non subirla.”
‘Bunker’ è descritto come il risultato di dieci anni di evoluzione. Cosa stavate cercando consapevolmente di lasciarvi alle spalle scrivendo questo album?
“In questo album, soprattutto a livello di produzione, abbiamo voluto completare lo sviluppo di un suono e di uno stile davvero unici. Dopo molti anni di esplorazione, l’intento era distinguersi in modo netto dagli altri progetti di industrial black metal, lasciando indietro soluzioni ancora immature o non definitive.”
Il disco ha un’atmosfera post-apocalittica ma allo stesso tempo stranamente viva. Che tipo di “mondo” stavate immaginando mentre componevate ‘Bunker’?
“Il mondo devastato e l’atmosfera cupa dell’album si basano sull’idea di una civiltà, o di un’umanità, che lotta per sopravvivere in un pianeta in rovina. Le risorse sono scarse, la società è completamente trasformata o disintegrata, e tutto ruota intorno alla sopravvivenza e alla nascita forzata di una nuova era.”
Gli elementi industrial nel black metal possono sembrare decorativi o funzionali. Nel vostro caso, che ruolo hanno l’elettronica a livello emotivo e filosofico?
“Gli elementi elettronici e industriali sono fondamentali per il nostro stile, perché ci permettono di raggiungere atmosfere e mondi che gli strumenti tradizionali da soli non potrebbero evocare. Ci conducono verso sensazioni più profonde, in una oscurità ancora più nera e intensa.”
In questo album vi siete allontanati dalle regole tradizionali del black metal. Quali regole sentivate più urgente infrangere, e perché?
“Se parliamo di industrial black metal, fin dalle origini del genere sono sempre esistiti componenti elettronici, programmazioni e uso di campionamenti. Più che rompere delle regole, quello che abbiamo fatto è stato portare avanti in modo naturale l’evoluzione di questo linguaggio musicale.”
L’album è strutturato come una serie di capitoli più che come singole canzoni. Come dovrebbero avvicinarsi gli ascoltatori a ‘Bunker’: come a una narrazione, a un rituale o a un’esperienza?
“Bunker è senza dubbio un viaggio esoterico. L’ascoltatore viene trasportato dall’audio nonostante gli elementi estremi e può viverlo sia come un album completo, dall’inizio alla fine, sia concentrandosi su una traccia specifica.”
C’è un forte impulso marziale e meccanico in tutto il disco. Serve a riflettere controllo, oppressione, sopravvivenza o qualcosa di più personale?
“Si può dire che il ritmo militare di alcuni brani sia stato allineato deliberatamente per generare autorità, direzione e coordinazione della forza sonora sull’ascoltatore. Tutto questo serve a compiere la missione dell’album: indurre uno stato di trance attraverso una violenza sonora controllata.”
L’oscurità nel black metal è spesso legata a misticismo o nichilismo. Cosa rappresenta l’oscurità per i Dusk in ‘Bunker’?
“Nel black metal l’oscurità è spesso associata al male, al mistero e al demoniaco, concetti che nel 2026 risultano ormai abusati. In questo album, l’oscurità è piuttosto un presagio di catastrofi: un mondo distrutto, senza speranza, dove la rovina è totale.”
Essere totalmente indipendenti vi dà libertà assoluta ma anche piena responsabilità. In che modo lavorare fuori dal sistema delle etichette ha influenzato le vostre scelte creative?
“Personalmente lo vivo come un vero paradiso artistico. Non ci sono regole né limiti di alcun tipo. Essendo in totale isolamento in America Centrale, le poche offerte ricevute finora mancavano di sostanza a livello contrattuale. Continueremo comunque a valutarle per le future uscite, senza fretta.”
Molti ascoltatori potrebbero paragonare i Dusk ad artisti come Perturbator, Blut Aus Nord o Darkspace. Come vi posizionate rispetto a queste influenze?
“Ognuno degli artisti citati ha contribuito, a livello personale, a plasmare il suono di Dusk. Detto questo, non siamo un progetto che segue o copia una direzione precisa. Credo che questo album rappresenti esattamente il suono che volevamo consolidare.”
L’industrial black metal può sembrare freddo e distante, eppure ‘Bunker’ è fisico e confrontazionale. Quanto è importante l’impatto corporeo nella vostra musica?
“Gli elementi pesanti di Bunker superano la freddezza tipica dell’industrial, rendendo l’esperienza meno piatta e più coinvolgente. Tutto questo senza il rischio che l’ascoltatore esca dallo stato di trance, che era uno dei nostri obiettivi principali.”
Il titolo ‘Bunker’ evoca isolamento, protezione e paranoia. L’album riflette una reazione alla società moderna o uno stato psicologico interiore?
“Soprattutto nella nostra regione, in Europa e in molte altre parti del mondo, la realtà recente è estremamente oscura. Viviamo in un’epoca di sfiducia, dove la lotta dei sopravvissuti si consuma tra le rovine di una civiltà precedente. Ciò che rimane è un puro terrore psicologico e mentale che ci divora ogni giorno.”
Dopo sei album, la fiducia sembra una parola chiave per questa uscita. Cosa significa per voi oggi la fiducia, rispetto ai lavori precedenti?
“Per questo album la fase sperimentale, o la fame di esplorazione fine a se stessa, è ormai conclusa. La fiducia nasce dal fatto che sapevo già cosa avremmo composto, ancora prima di iniziare a farlo.”
Se ‘Bunker’ fosse il primo contatto di qualcuno con Dusk, quale atteggiamento dovrebbe portare con sé nell’ascolto e cosa dovrebbe lasciare fuori?
“L’atteggiamento giusto è l’apertura verso l’ignoto, l’abbandono del convenzionale e la consapevolezza dei nuovi paesaggi mentali che il black metal può raggiungere. Lasciate indietro le certezze e preparatevi all’apocalisse.”