From Ashes to New – Dalle ceneri al presente: identità, collisioni e resilienza
Il 10/05/2026, di Redazione.
Nel panorama di un alternative metal sempre più ibrido e stratificato, i From Ashes to New continuano a muoversi lungo una linea di frizione in cui nu metal, hip-hop e sensibilità melodica convivono senza mai pacificarsi del tutto. Al centro di questo equilibrio instabile c’è Matt Brandyberry, mente e voce di un progetto che ha fatto della trasformazione il proprio codice genetico. In questa conversazione con Gianlorenzo Mazza, avvenuta poco prima dell’unica data italiana della band, ‘Brandyberry’ riflette sul peso dell’identità artistica in un’epoca di consumo rapido, sulla necessità di restare emotivamente onesti anche dentro strutture sonore ad alto impatto e sul ruolo catartico della musica, intesa non come semplice sfogo ma come architettura consapevole del disagio. Tra nuovi materiali, tensioni creative e una scena in continua mutazione, emerge il ritratto di un artista che non cerca più solo di sopravvivere alle proprie ceneri, ma di ridefinirle, ogni volta, da capo.
Questa è la prima volta che suonate in Italia, giusto? Come vi state trovando?
“Si! Assolutamente, lo è! Finora è andato tutto bene. Siamo arrivati ieri e abbiamo visitato il centro di Milano. Sai, non so davvero cosa stessi cercando, ma c’erano davvero tante cose belle da vedere!”
Parliamo dell’inizio dei From Ashes to New, delle tue influenze specialmente agli esordi. Cosa mi puoi dire?
“Beh sai, quando ho creato il gruppo, la mia più grande influenza… anzi, ho un sacco di influenze musicali ascoltando moltissima roba, ma ricordo che ero in palestra e stavo tipo cercando di cambiare la mia vita attorno ad essa. Gli Hollywood Undead continuavano a partire alla radio ed ero tipo “Oh voglio fare qualcosa del genere, è davvero figo, mi piace!” e così ho iniziato. La prima canzone che abbiamo mai scritto non doveva nemmeno essere dei From Ashes to New. Era una canzone che ho realizzato quando ero ancora il chitarrista della mia band locale. Avevo scritto tutto, chitarra, batteria… Ma alla fine non l’abbiamo mai usata, quindi ho deciso che sarebbe diventata la prima canzone su cui avrei rappato. E quella canzone era ‘Live Again’. È stata tipo una delle primissime canzoni del nostro EP di debutto. È stata la prima canzone che abbia mai scritto per quello. E suonava davvero bene! Quindi ho deciso di scriverne ancora e ancora e da lì sono nati i From Ashes to New”.
Spesso nei vostri brani, specialmente gli ultimi, parlate di di emozioni profonde e dei problemi oscuri dell’essere umani: chi di voi nel gruppo è maggiormente coinvolto nella scrittura? Soprattutto nell’ultimo disco, vista la deriva più oscura. Lo siete tutti in egual modo o qualcuno è più legato ad esso?
“Cioè, si siamo tutti e cinque coinvolti in un certo modo. Intendo, abbiamo tutti preso parte alla produzione e alla scritture della musica. Io penso di aver scritto un buon 90% dei testi… Lance ne ha scritti molti altri, e anche Danny ha dato una mano. Ma sai, nella produzione e in tutto il resto, tipo, il concept, le idee per le canzoni e cose del genere, vengono tutte da noi. Io potrei anche scrivere un sacco di testi, ma poi passa per un certo processo di approvazione generale. Tipo ci sediamo e sai… essendo un rapper sono molto rapido con le parole, le rime, le idee… È solo che mi viene molto naturale. Questo però non vuol dire che solo perché mi viene naturale e lo sputo fuori allora venga messo su carta. Vogliamo che sia approvato da tutti. È questo il modo in cui lavoriamo”.
Grazie, molto interessante. Tornando invece all’ultimo album. Lo avete definito con l’ingresso in una nuova Era, sia per la musica che per il gruppo. Cosa intendete e quale è stata la parte più difficile di questo processo?
“Voglio dire, penso che ogni fase sia una nuova Era. Ma come hai detto è un suono diverso. Sembra un’evoluzione. Sai uno dei motti che seguo è: “Ti evolvi o muori”. E penso che questo non accada solo nella vita. Accade in ogni aspetto. Quindi per me il suono deve continuare a evolversi, altrimenti la gente penserà: “Oh, è sempre la stessa cosa”. Come fai ad attirare nuove persone se hai già massimizzato la tua fanbase? Quindi, per noi è come rimanere sempre fedeli all’integrità di ciò che facciamo. Essere autentici in questo, ma anche provare cose nuove. Ed è questo che la rende la nuova Era. Stiamo provando tutte queste cose nuove. Come hai detto, è più pesante, è più oscuro. Le chitarre sono accordate molto più in basso di quanto facciamo di solito. Anche Danny, sta facendo un sacco di cose diverse con la parte vocale. Quindi questo potrebbe definire la nuova Era. Inoltre, anche tematicamente, è una nuova Era per noi, in molti dei concetti. Ad esempio il concetto di “cattivo” è un concetto molto nuovo per noi. Non abbiamo canzoni d’amore dark e cose del genere. Stiamo facendo cose che non abbiamo mai fatto prima. E questo credo sia ciò che definisce questo nuovo corso della nostra carriera”.
Essendo il fondatore e il membro più “anziano” del gruppo, avrai visto un sacco di cambiamenti, nella sperimentazione nella vostra musica, nel cambio del suono… Come percepisci questa evoluzione nel corso del tempo?
“Si, voglio dire, è esattamente come deve essere, sai? Io penso solo che… Io non credo all’idea che “tutto accade per un motivo”. Io credo invece che tutto accada a causa di un motivo. E cerco di andare avanti nella vita con questo modo di pensare, anche quando prendo decisioni. E penso che ogni decisione venga presa intenzionalmente. Ed è per questo che penso che siamo esattamente dove dobbiamo essere, e stiamo ancora andando dove dobbiamo andare. E mentre si va avanti, mentre si evolve, io l’accolgo. Tutta la mia vita è stata un po’… Un processo continuo ad abbracciare il caos. Quindi sai, anche… Anche i cambi di formazione, i cambi di sound, i cambi di qualsiasi cosa… Quello è il tipo di caos che accolgo. Però noi quattro abbiamo un nucleo molto unito, io, Lance, Danny e Maty, e adesso abbiamo preso Jimmy. E non avremmo mai inserito un altro membro nella band se non avessimo pensato che fosse un grande valore aggiunto per quello che facciamo. Ed è per questo che lo abbiamo fatto… Si, cioè, abbiamo appena realizzato Reflections, il primo disco di Jimmy con noi. Ma siamo già carichi perché sappiamo già, tipo, l’evoluzione di dove stiamo andando. Cioè siamo, sai, cinque passi avanti ogni volta che lo facciamo”.
Invece, sempre riguardo progetti futuri, avete qualche sogno, ambizione come artista o come gruppo. Magari qualche collaborazione?
“Si, un sacco! allora, penso che adesso, una collaborazione fantastica sarebbe con Noah, dei Bad Omens. Quei ragazzi… È abbastanza pazzesco vedere quello che sono riusciti a fare in così poco tempo. Ricordo di averli sentiti parecchi anni fa e, tipo, non sapevo davvero chi fossero. Questo era prima che uscisse ‘Dead of Peace of Mind’. Ho sentito Limits e ho detto: “Oh! Suonano abbastanza fighi! Mi piacciono… Mi piacciono abbastanza, interessante!” E poi, ho iniziato a informarmi su di loro, e tipo: “Potremmo fare un tour, averli come gruppo di supporto. Potremmo avere i Bad Omens ad aprirci, sarebbe abbastanza figo”. Stavamo programmando dei tour, sai… E poi BOOM! Un attimo dopo sono diventati giganteschi”.
In effetti, è stato molto improvvisa come crescita…
“Capisci? Quindi è già solo questo è d’ispirazione di suo, ma sarebbe figo anche fare qualcosa insieme perché, sai, veniamo tutti dallo stesso posto. Anche con Oli Sykes sarebbe figo. I Bring Me The Horizon sono tanta roba. Poi so che i ragazzi direbbero tutti M. Shadows degli Avenged Sevenfold. Poi una cosa più da rapper, mi piacerebbe lavorare con NF, Hopsin è proprio uno che seguo e amo da un sacco di tempo. Quindi Hopsin sarebbe divertente anche solo perche è Hopsin. E poi il sogno è Eminem, ma sai, non ho intenzione di pagarlo un milione di dollari per farmi una strofa, quindi ahah…”