ExpiatoriA / Il Segno del Comando – Dentro le ‘Voci Notturne’
Il 28/05/2026, di Filippo Corso.
‘Voci Notturne’ è un progetto che affonda le proprie radici nell’omonimo sceneggiato scritto da Pupi Avati nel 1995, opera diventata nel tempo un culto dell’immaginario oscuro italiano grazie alle sue atmosfere ambigue, crepuscolari e profondamente inquietanti. Un universo sospeso tra sogno e ossessione, dove il mistero si insinua lentamente nella quotidianità fino a trasformarla in qualcosa di indefinibile e disturbante.
Partendo proprio da queste suggestioni, ExpiatoriA e Il Segno del Comando hanno dato vita a uno split/concept capace di tradurre in musica le sensazioni e le visioni dello sceneggiato, attraverso un percorso sonoro oscuro, evocativo e fortemente cinematografico. Doom, prog rock occulto e forte tensione narrativa si intrecciano così in un lavoro che non si limita a omaggiare l’opera di Avati, ma ne rielabora in musica l’essenza in maniera personale e immersiva.
Per comprendere meglio la nascita di ‘Voci Notturne’, il rapporto con lo sceneggiato originale e il modo in cui queste atmosfere sono state trasformate in musica, abbiamo parlato direttamente con i protagonisti del progetto Diego Banchero (Il Segno del Comando) ed Enrico Meloni (ExpiatoriA).
Sappiamo che l’idea di dedicare un disco a ‘Voci Notturne’ è partita da Krieg (ex cantante degli ExpiatoriA), ma quali sono stati i passaggi che vi hanno portato a capire che la serie ideata dal maestro Pupi Avati poteva davvero diventare musica?
“(Enrico) Si è trattato di una scelta davvero naturale, considerato il modo in cui è stato girato, la trama, le ambientazioni e l’alone di mistero che lo avvolge. In ‘Voci Notturne’ non c’è nulla che non possa ispirare una band heavy metal. Anche la sigla iniziale si presta molto, e ci siamo divertiti a immaginarne una versione heavy doom molto epica… ascoltare per credere!
Dovendo scegliere qualche scena che mi ha suggestionato, direi quelle che si svolgono nell’ospedale: i volti dei due medici sono particolarmente adatti a veicolare un messaggio sinistro e disturbante, sia per le loro espressioni facciali che, soprattutto, per quello che scoprono, e comunicano, di volta in volta, sui rusiltati dell’autopsia sul cadavere di Giacomo Fiorenza.
Anche il finale, che non voglio rivelare, è un capolavoro gotico.”
“(Diego) Sono un fan di lunga data di Pupi Avati e penso da sempre che le sue opere siano pienamente in linea con la nostra proposta artistica. Ho avuto la fortuna di vedere lo sceneggiato nel 1995 e già allora mi aveva appassionato. Erano gli anni nei quali si stava lavorando alla prima uscita de Il Segno del Comando ed ero pienamente influenzato da tutta la filmografia horror italiana (che per me ha rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale).
Nel corso degli anni abbiamo dedicato i nostri album prevalentemente ad opere di tipo letterario, ma, presentatasi l’occasione, abbiamo colto al volo l’opportunità di lavorare sui contenuti di una delle produzioni cinematografiche di questo regista.”
Nei brani degli ExpiatoriA si sente una componente più rituale e meno strettamente doom rispetto al passato: quanto ‘Voci Notturne’ ha influenzato questa evoluzione sonora?
“(Enrico) Ci hai azzeccato in pieno, e ‘Voci Notturne’ è stato un passaggio fondamentale per affrancarci da un certo tipo di doom tout court come quello che caratterizzava ‘Shadows’, il nostro primo album (uscito nel 2022). Va anche detto che per esempio Sublicius (uno dei 3 brani dello split) è stato scritto in quel periodo, e non è mai mancato nei nostri concerti fin dal concerto di presentazione di ‘Shadows’. Infatti è un po’ un brano di raccordo tra questi due approcci. Una nuova formazione e un’intensa attività dal vivo ci hanno permesso di provare, arrangiare e suonare i brani di ‘Voci Notturne’ per qualche anno prima di metterli su disco, per cui abbiamo davvero spinto il sound dove volevamo che andasse.
Il prossimo album andrà a esplorare lidi un po’ più heavy, ma la componente prog è ormai imprescindibile per noi.”
Per una band come Il Segno del Comando così legata all’immaginario esoterico degli sceneggiati, oltre che più in generale al cinema e alla TV del mistero, lavorare su ‘Voci Notturne’ è stato più un omaggio o una naturale prosecuzione del vostro percorso?
“(Diego) Diciamo che ci siamo concessi la possibilità di lavorare su qualcosa di più leggero rispetto a quanto avvenuto con gli ultimi quattro LP. Penso di poter dire che si sia trattato di un’occasione per rendere omaggio ad un regista che, nel corso degli anni, ci ha particolarmente emozionato.”
Durante la composizione avete lavorato più sulle immagini precise della serie oppure sulle sensazioni di inquietudine, memoria e mistero che lascia allo spettatore?
“(Enrico) Senz’altro più sulle atmosfere, ma qui e lì ci sono piccole chicche che rimandano abbastanza precisamente ad alcune scene della serie… sta a voi scoprirle.”
“(Diego) Nel nostro lavoro è stata data massima importanza a tutte le componenti che hai citato in egual misura.”
Pur mantenendo ben salde le rispettive identità, in ‘Voci Notturne’ sembra emergere una sorta di avvicinamento tra il sound degli ExpiatoriA e quello de Il Segno del Comando. È stata una convergenza nata spontaneamente dal concept del disco oppure avete cercato volutamente un punto d’incontro tra i vostri linguaggi musicali?
“(Enrico) Non sei il primo a farcelo notare, il che significa che probabilmente è proprio così. Posso confermare nuovamente che, a parte ‘Sublicius’, che è parte dei nostri concerti da ormai 4 anni, nessuno di noi (a eccezione di Roberto Lucanato, chitarrista che suona in entrambe le band!) era a conoscenza di cosa stessero imbastendo gli altri. Ascoltare l’album intero e capire quanto risultasse coeso, nonostante sia noi che loro abbiamo mantenuto salde identità e sound, è stata una sorpresa molto piacevole. Un plauso a Edoardo Napoli, ex chitarrista degli ExpiatoriA, per l’eccellente lavoro in regia e con entrambe le band, fattore che certamente ha contribuito a far sì che il sound complessivo e l’atmosfera generale fossero coerenti dall’inizio alla fine.”
“(Diego) Non ci siamo accordati in alcun modo per dare vita ad un sound che ci permettesse di ridurre le nostre differenze stilistiche. Una convergenza, se è stata raggiunta, è arrivata spontaneamente; in parte grazie alla sintonia sull’argomento trattato e in parte grazie al feeling che ci lega dal punto di vista umano.”
In ‘Emily’ il personaggio sembra diventare quasi una presenza spettrale sospesa tra ricordo e assenza. Come avete tradotto musicalmente questa dimensione così fragile e inquieta? Personalmente resto molto affascinato da quelle atmosfere eteree e sospese, lontane dai canoni più classici del doom.
“(Enrico) Con un’alternanza di sezioni corpose, con riff solenni ed evocativi, assoli con calvalcate di derivazione ottantiana, e poi arpeggi sognanti che vanno a riprendere il tema principale, per tornare da dove tutto era iniziato… il tutto condito dalla voce declamatoria di AngeleX, che si è calato alla perfezione nelle varie parti cantate.”
‘Le due vie’ e’ costruita attorno al conflitto tra razionalità e dimensione iniziatica presente nella serie. Musicalmente come siete riusciti a creare questa doppia direzione? Penso alle parti più prog che fanno da contraltare a quelle più ritmiche.
“(Diego) Le musiche de ‘Le due Vie’ sono state composte da Roberto Lucanato che è stato bravissimo a rappresentare in musica le atmosfere più adatte ad accompagnare l’argomento trattato nel testo. L’approccio che ci guida in tali casi è sempre istintivo e legato all’emotività che vogliamo rievocare e comunicare all’ascoltatore.”
‘Voci Notturne’ vive molto di silenzi, tempi dilatati e tensione sotterranea. Quanto questi elementi hanno influenzato arrangiamenti e produzione del disco?
“(Enrico) I brani del nostro lato presentano varie parti arpeggiate e in crescendo, abbiamo giocato con le dinamiche molto più che in passato (oserei dire più che mai nella nostra storia), e questo ci ha permesso di creare tensioni improvvise e cambi repentini. Di nuovo, le atmosfere di ‘Voci Notturne’ pervadono tutto l’album, e durante registrazione e produzione l’abbiamo riguardato più e più volte per carpirne sempre più dettagli. Qui e lì, come dicevo, ci sono rimandi molto espliciti alla serie… ci siamo divertiti a inserirli, ci piacerebbe che chi ascolta l’album poi vada a riguardarsi (o guardarsi, per la prima volta) la serie, e scovare questi particolari.”
“(Diego) Anche le componenti da te descritte possono essere rappresentate con le adeguate colonne sonore. Nei nostri brani abbiamo cercato di inserire alcuni momenti in cui rievocarle. Un esempio di ciò è sicuramente il brano ‘Litania per Emily e Giacomo’.”
‘Sublicius’ ha un’atmosfera quasi da rito arcaico romano più che da semplice brano doom, tanto da sembrare il cuore occulto del concept. Siete partiti da un’idea musicale già definita oppure il brano si è trasformato in maniera spontanea durante la composizione?
“(Enrico) ‘Sublicius’ è il brano più compatto dei tre, una colata funerea di riff maligni dal sapore slayeriano, con atmosfere evocative e senza un attimo di sosta. Anche in questo caso, l’idea è partita da Massimo Malachina, chitarrista, compositore principale e uno dei fondatori della band. In saletta poi, come sempre, abbiamo contribuito a renderlo quello che è. Il brano ha avuto una gestazione di 2-3 anni complessivi, con vari rimaneggiamenti dovuti anche alle esecuzioni dal vivo, e gli arrangiamenti sono stati pensati per arricchire e valorizzare le varie parti, evitando soluzioni scontate e troppo dritte.
Per me ‘Sublicius’ è molto speciale perché appena sono entrato nella band (settembre 2022) ho potuto contribuire da subito alla scrittura di una canzone, dato che serviva materiale in aggiunta ai brani di ‘Shadows’ da portare dal vivo. Ricordo che i ragazzi mi avevano mandato un video con qualche riff di ‘Sublicius’ in stato molto embrionale poco prima che entrassi nella band… ne sono rimasto folgorato.”
‘Il crittogramma’ richiama molto il lato investigativo e simbolico dello sceneggiato. Quanto conta per voi costruire musicalmente il senso della ricerca e dell’enigma? Le atmosfere del brano sembrano accompagnare perfettamente questa dimensione oscura e interpretativa.
“(Diego) La volontà di comprendere gli enigmi dell’esistenza ha sempre caratterizzato Il Segno del Comando. Questo motivo è legato al fatto che siamo prima di tutto degli studiosi appassionati di tematiche legate all’esoterismo e alla ricerca spirituale. Ne ‘Il Crittogramma’ il nostro Davide Bruzzi, (compositore delle musiche) è riuscito a dare molto bene l’idea dell’affanno che accompagna la volontà di scoperta della verità che caratterizza lo stato d’animo di Giacomo (il protagonista) e della sua fidanzata.”
Noto che i differenti stili delle due band calzano perfettamente con i momenti del concept raccontati. I brani sono stati assegnati seguendo spontaneamente le vostre identità musicali oppure c’è stato un confronto preciso su chi dovesse rappresentare certi personaggi e certe atmosfere?
“(Diego) Ci siamo divisi indicativamente la trama in due parti. Non ci sono stati grossi accordi preventivi. Tutto ciò che descrivi nella tua domanda è avvenuto in maniera spontanea e naturale.”
‘La canzone di Lady Valover’ ha un tono quasi decadente e liturgico, sospeso tra eros, immortalità e follia, attorno a una figura centrale del passato occulto della serie. È stato il brano più difficile da trasformare in musica? Anche perché sembra forse quello più vicino all’immaginario “avatiano”.
“(Enrico) Sicuramente è il brano che ci ha fatto “penare” di più, quindi sì, anche questa volta ci hai azzeccato. Dico penare perché ci sono molti cambi di tempo e atmosfera (anche per i nostri standard), e rendere tutto credibile senza scadere in soluzioni banali non è mai facile, ma ci piace non accontentarci della prima idea. Ci mettiamo sempre in discussione in saletta e solitamente vince l’idea che funziona meglio nel contesto specifico. Siamo molto contenti del risultato finale.”
‘Litania per Emily e Giacomo’ sembra quasi un requiem più che una semplice canzone. Volevate chiudere la vicenda dei personaggi in una dimensione più emotiva o rituale? Come si è sviluppato il brano?
“(Diego) Esattamente! Hai centrato l’intento che ha guidato la composizione. L’idea era quella di esprimere la principale preoccupazione che angoscia tutti i ricercatori della via spirituale e che può riassumersi in questa frase: “sarà il livello di crescita individuale, avvenuta nel corso della vita, in grado di riflettersi sulle dimensioni successive a quella materiale?””
Quanto il lavoro di missaggio e produzione è stato importante per ottenere quel senso “notturno”, stratificato e cinematografico presente in tutto il disco?
“(Enrico) È stato molto importante e abbiamo seguito queste operazioni passo passo con l’aiuto di Edoardo Napoli. Il sound finale è rispettoso della natura di ciascuna band ma, a detta di chi l’ha ascoltato, è anche molto coerente e non è un classico split con due o più band totalmente diverse. “incollate” l’una all’altra. Chiaramente la tematica trattata aiuta nel calarsi in un contesto cinematografico, e siamo contenti che questo aspetto sia notato e risalti.”
“(Diego) E’ stato fondamentale. Il nostro sound engineer Edoardo Napoli è entrato molto facilmente del mood dell’opera facendo suonare tutto al meglio. Le modifiche successive che abbiamo dovuto suggerire sono state minime.”
‘Egregoro’ introduce un concetto esoterico molto preciso, quello della coscienza collettiva. Vi sembrava il modo migliore per riassumere il senso profondo di ‘Voci Notturne’?
“(Diego) Il concetto di Egregoro (anche Eggregoro o Eggregora) è trattato nella trama dello sceneggiato ed è parte molto importante di essa. Essendo anche in linea con quanto abitualmente approfondiamo nei nostri studi, abbiamo approfittato per dedicargli un brano (volutamente legato alla sola sfera strumentale) che è stato scritto da Beppi Menozzi.”
Se ‘Voci Notturne’ fosse stata una vera colonna sonora originale e non un disco ispirato alla serie, quale scena avreste voluto musicare per prima?
“(Enrico) Direi la scena in cui viene aperta la porta della stanza segreta nell’appartamento di Lady Valover… brivido puro.”
“(Diego) Penso la scena (o l’insieme di scene) relativa alla decifrazione del crittogramma.”
Dopo l’ascolto del disco sono giunto alla conclusione che gli ExpiatoriA sviluppino il lato più rituale, doom e “romano-arcaico” della storia, mentre Il Segno del Comando sembri rappresentarne la parte più prog, esoterica e investigativa. Vi ritrovate in questa lettura?
“(Enrico) Qualsiasi impressione è soggettivamente valida, e la nostra musica ha un certo aspetto rituale, che ci piace anche portare in scena durante i nostri concerti, e Il Segno è una band maestra nel prog di stampo esoterico e occulto. Per cui direi che anche questa volta sono d’accordo con te :)”
“(Diego) Sono d’accordo con la tua analisi.”
Ascoltando ‘Voci Notturne’ si ha la sensazione di trovarsi davanti a un’opera culturale prima ancora che semplicemente musicale. Negli ultimi anni molti lavori di questo spessore sembrano gravitare attorno alla Black Widow Records: quanto è importante oggi una realtà del genere per mantenere vivo un certo immaginario artistico italiano?
“(Enrico) È fondamentale, e fin dal principio l’idea di Krieg di coinvolgere Il Segno del Comando contemplava anche la Black Widow Records. Genova è fortunata ad avere una realtà come quella creata da Massimo Gasperini che, aiutato da Laura e Pino, funge da catalizzatore di eventi e cultura musicale di altissimo livello. Un punto di riferimento che è un vero valore aggiunto per tutti i musicisti che gravitano attorno alla parte più oscura della musica.
La città poi è molto ricca di altre realtà musicali, ogni scena ha i suoi punti di riferimento e spesso queste realtà collaborano creando qualcosa di magico.”
“(Diego) Beh, la Black Widow ha intrapreso da subito un indirizzo legato al recupero e alla valorizzazione di certe pagine artistico-culturali (non solo italiane) che il mainstream, già nei primi anni ‘90, sembrava intenzionato a mettere nel dimenticatoio. Il Segno del Comando è stato sicuramente una delle prime produzioni rivelatesi espressione di tale scelta.
D’altronde, lo scopo principale con il quale la nostra band è stata avviata è da ricercarsi nella volontà di mettere in atto un’opera di resistenza culturale. Penso che questo sia il motivo per il quale si è fatta parecchia strada assieme; nonostante attualmente il legame non sia più cosi assiduo e costante. Tutt’ora è importante che si mantengano vive realtà simili se si vuole conservare memoria di molte delle pagine culturali del nostro paese.”
Negli ultimi anni sembra esserci una riscoperta sempre più forte del fantastico italiano, tra cinema, televisione e musica. Secondo voi opere come ‘Voci Notturne’ parlano ancora al presente oppure rappresentano ormai un immaginario irripetibile?
“(Enrico) Ti rispondo a titolo personale e ti dico che opere di questo genere, pur rimanendo abbastanza irripetibili perché irripetibile è il contesto storico in cui sono state concepite (e penso a mille altri esempi anche più lontani nel tempo), riescono ancora a parlare al presente proprio perché irripetibili e in un certo senso inarrivabili. Questo non tanto in senso qualitativo (Voci Notturne può piacere o meno, così come tutte le altre opere simili), ma è innegabile il fascino esercitato da questo tipo di opere culturali. Allo stesso tempo credo sia importante non (s)cadere nella nostalgia a tutti i costi: anche nel 2026 è possibile creare qualcosa di unico, volenti o nolenti risultante dal momento storico in cui viviamo, dalle varie influenze e mescolanze di generi ed esperienze… Magari tra 20 o 30 anni guarderanno a una serie (o a un’altra opera d’arte, o a un movimento artistico di qualche tipo) come noi oggi guardiamo a Voci Notturne.”
“(Diego) A mio avviso parlano al passato, ma ci sono alcuni che, come noi, del passato hanno sempre fatto tesoro e dal passato hanno sempre tratto lezioni utili a migliorarsi.
La tua domanda me ne accende un’altra? Quanti sono quelli disposti ad accogliere e a prendere in esame proposte musicali come la nostra (che di sicuro è molto lontana dalle tendenze attuali)? Per il momento esiste ancora un certo bacino di persone che sanno appassionarsi a proposte artistiche come queste. Speriamo che tale bacino non si estingua troppo rapidamente.”
‘Voci Notturne’ è una serie costruita più sull’atmosfera e sull’ambiguità che sulle spiegazioni. Pensate che oggi il pubblico sia ancora disposto ad abbandonarsi a un’opera così lenta, misteriosa e stratificata?
“(Enrico) Certamente la soglia d’attenzione della persona media è andata a farsi benedire… ci vuole pazienza, curiosità e voglia di farsi rapire da un certo tipo di narrazione. Chi lo farà, sarà premiato. Va anche detto che, proprio per l’alone di mistero e di culto che avvolge questa serie in particolare, la curiosità è abbastanza alta, per cui voglio essere fiducioso al riguardo.”
“(Diego)” Bella domanda. Di sicuro negli anni si è accelerato tutto. Penso che opere come ‘Voci Notturne’ siano adatte ad un numero sempre minore di persone. Questo per il semplice fatto che sono sempre meno coloro che sono in grado di interessarsi a qualcosa che richieda un minimo sforzo per essere compresa. Ad esempio si dice che le canzoni pubblicate in rete devono colpire l’ascoltatore nei primi trenta secondi, altrimenti l’utente medio si perde e passa ad altro.
Il livello di sonno vigile di cui, nel tempo, hanno parlato molti pensatori (e che abbiamo trattato in diversi nostri album) è sempre maggiore. Questa contrazione della capacità di dedicarsi a capire qualcosa di meno immediato né è una conferma.”
Ringraziandovi per quanto fatto fino adesso, vi chiedo quali saranno i vostri progetti futuri, che immagino siano già numerosi e molto interessanti.
“(Enrico) Grazie a te Filippo, un saluto enorme alle lettrici e ai lettori di Metal Hammer, che seguiamo da sempre (ho ancora diversi numeri in casa di quando era ancora una rivista cartacea!) e che resta una voce autorevole nel panorama metal italiano.
A breve ci imbarchiamo in un mini tour di 4 date, di cui 3 proprio con Il Segno del Comando, in cui suoneremo tutto ‘Voci Notturne’ (le date sono: 29 maggio Varese, 30 maggio Pesaro, 31 maggio San Benedetto del Tronto e 1 giogno Pescara).
E poi a metà luglio un altro sogno che si avvera: il Luppolo In Rock! Suonare sullo stesso palco di nostri idoli come Crimson Glory e Stratovarius, per non parlare degli altri giorni, sarà molto emozionante. In quell’occasione, e lo annuncio in grande anteprima, presenteremo un nuovo mini cd contenente alcuni brani vecchi riarrangiati e qualche novità.”
“(Diego) Come Il Segno del Comando oltre ai concerti in programma, che sono in aumento, pubblicheremo un ulteriore split album con la band Il Ballo delle Castagne e poi inizieremo a lavorare sul nuovo LP.”