Erik Grönwall – dalla malattia alle verità di ‘Bad Bones’

Il 06/06/2026, di .

Erik Grönwall –  dalla malattia alle verità di ‘Bad Bones’

Dopo aver affrontato una delle sfide più dure della sua vita, Erik Grönwall torna con Bad Bones, un album intenso, personale e profondamente autentico. In questa intervista esclusiva per Metal Hammer Italia, l’ex voce di Skid Row e H.E.A.T ripercorre il difficile percorso contro la leucemia, il significato della musica durante la guarigione e la nascita di un disco che rappresenta, più di ogni altro, la sua identità artistica e personale. Tra riflessioni intime, libertà creativa e voglia di guardare avanti, Erik si racconta senza filtri.

Cieo Erik, visto che questa è la nostra prima intervista, direi di fare un quadro della tua situazione passato, presente e futuro. Partiamo dalla tua dura dura battaglia contro la leucemia: qual è stato il momento più difficile di quel periodo?
“L’incertezza. Sicuramente l’incertezza. Quando ti trovi improvvisamente costretto a pensare alla vita e alla morte ogni singolo giorno, la tua prospettiva cambia completamente. La parte più difficile è stata la sensazione di perdere il controllo sul tuo futuro.”
Durante la malattia, cosa ti ha dato la forza di andare avanti nei momenti più difficili?
“La mia famiglia. Soprattutto mio figlio. E onestamente, la musica. Cantare mi ha dato qualcosa a cui aggrapparmi mentalmente. Mi ricordava chi ero fuori dalla stanza d’ospedale.”
Quanto è cambiata la tua visione della vita da quando hai superato questa esperienza?
“Completamente. Non spreco più energie allo stesso modo. Mi interessano meno le aspettative e più l’autenticità. La vita è diventata molto semplice dopo quell’esperienza: fai ciò che conta, sii onesto e non dare mai il tempo per scontato.”

La musica ha avuto un ruolo nella tua guarigione, anche quando non potevi esibirti?
“Assolutamente… la musica è diventata una terapia per me. Anche quando fisicamente non potevo esibirmi come prima, cantare mi dava ancora speranza. Era il mio modo di riconnettermi con me stesso durante la convalescenza.” 
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che saresti tornato a cantare?
“Sì. La prima volta che ho notato che le mie forze cominciavano a tornare dopo il trapianto. Ricordo di aver pensato: ‘Se supero tutto questo, canterò per il resto della mia vita’. Quella è diventata una promessa che mi sono fatto.”
Dopo una simile esperienza, senti di avere oggi una diversa percezione di te stesso come artista e come persona?
“Credo di avere meno paura ora. Quando sopravvivi a qualcosa del genere, smetti di vivere secondo le aspettative degli altri. Diventi più onesto… sia come persona che come artista.”
Grazie per la tua onesta, veniamo ora al motivo principale della nostra intervista: il tuo nuovo album, ‘Bad Bones’. L’hai descritto come il tuo lavoro più personale: cosa significa davvero “raccontare la tua storia” in questo album?
“Significa che non c’è nessun posto dove nascondersi. Per la prima volta, non sto interpretando un ruolo né rappresentando l’identità di una band. Questo album è interamente costruito attorno a chi sono, a come penso, a ciò che ho vissuto e a ciò in cui credo.”
Il titolo ‘Bad Bones’ suggerisce un’identità forte e intransigente: quanto riflette il tuo percorso personale e artistico?
“Il titolo parla in realtà dell’accettazione di sé stessi… difetti, cicatrici, testardaggine, tutto. Ho sempre fatto le cose a modo mio, a volte a mio discapito, ma credo che questa mentalità sia profondamente legata a chi sono, sia a livello personale che artistico.”
Hai detto di non aver mai seguito la norma: era più difficile farlo prima o ora, dopo tutto quello che hai passato?
“Direi che era più difficile prima… dopo la leucemia, molta paura è scomparsa. Una volta che hai vissuto qualcosa del genere, smetti di preoccuparti così tanto di integrarti. Nulla ha più importanza.”
Rispetto ai tuoi lavori precedenti, cosa rende questo album diverso a livello emotivo e creativo?
“Non c’era la pressione di doverci adattare al suono o alle aspettative di una band preesistente. Abbiamo semplicemente seguito l’istinto e le emozioni. Questa libertà ha reso l’album molto vivo a livello creativo.”
Quanto è stato importante tornare a scrivere materiale completamente originale per questo progetto?
“Amo interpretare canzoni e YouTube è diventato una parte importante del mio percorso e della mia guarigione, ma a un certo punto ho sentito un forte bisogno di esprimermi di nuovo con la mia voce.”
Canzoni come “Praying For A Miracle” sembrano avere un legame molto diretto con la tua esperienza personale: se è così, quanto è stato difficile tradurre certe emozioni in musica?
“Alcune canzoni sono state più difficili da scrivere di altre… ma credo che più si è onesti nella musica, più forte diventa il legame. ‘Praying For A Miracle’ è nata da un’esperienza emotiva molto reale… il mio primo concerto con gli Skid Row a Las Vegas.”
‘Who’s The Winner’ può essere interpretata sia come una vittoria personale che universale: cosa rappresenta veramente per te?
“È una questione di prospettiva. La vita non è sempre una questione di vincere o perdere. A volte sopravvivere, andare avanti o rimanere fedeli a se stessi è la vera vittoria. Per me rappresenta la mia uscita dagli Skid Row e il vuoto che ho sentito in seguito.”

Nelle canzoni più energiche come ‘Born To Break’ e ‘Lost For Life’, emerge una grande energia: è una forma di vendetta?
“Non direi vendetta. La vita è così e bisogna affrontare delle sfide. C’è molta energia in quelle canzoni perché nascono dal rifiuto di essere controllati o rimodellati. Parlano più di libertà che di rabbia.”
La ballata ‘Written In The Scars’ chiude l’album con una nota molto intensa: rappresenta una sorta di liberazione?
“Sì, credo di sì. Quella canzone parla davvero di accettare la propria storia invece di cercare di cancellarne delle parti. Le cicatrici fanno parte di ciò che diventi. Hai bisogno di cicatrici di battaglia, ti renderanno più forte e ti insegneranno cosa conta veramente nella vita.”
Come hai lavorato sulla tua voce dopo la malattia? Hai dovuto adattare la tua tecnica o il tuo approccio?
“Ho dovuto ricostruire la mia voce passo dopo passo. La guarigione mi ha insegnato a cantare in modo più intelligente, non solo più forte. Ironicamente, credo di capire la mia voce meglio oggi di quanto non l’abbia mai capita prima.”
Hai avuto esperienze significative con band come H.E.A.T e Skid Row: cosa ti porti a casa da quei capitoli della tua carriera?
“Esperienza, sicurezza, prospettiva. Quelle band mi hanno plasmato in modi diversi e mi hanno insegnato molto su come esibirmi, scrivere canzoni, andare in tour e sopravvivere in questo settore.”
Quanto è stata formativa la collaborazione con una leggenda come Michael Schenker?
“Michael ha un’identità musicale così forte, e lavorare con qualcuno come lui ti ricorda quanto sia importante l’autenticità nella musica rock. Michael mi ispira sicuramente.”
Dopo aver fatto parte di grandi band, cosa ti ha dato quella dimensione solista che ti mancava prima?
“La libertà. Questa è la prima volta che tutto è completamente allineato con la mia visione… musicalmente, emotivamente, visivamente, in tutto.”
Il tuo canale YouTube ha avuto un enorme successo: quanto ti ha aiutato a mantenere il contatto con i tuoi fan nei momenti più difficili?
“Ha significato tutto. Quella piattaforma è diventata un collegamento diretto tra me e persone in tutto il mondo. Soprattutto durante la convalescenza, mi ha ricordato che la musica può davvero unire le persone. Credo che avviare quel canale sia una delle cose migliori che abbia fatto nella mia carriera.”
L’album ha già ricevuto un feedback eccellente: pensi di aver raggiunto un vero riconoscimento artistico?
“Non so se gli artisti lo percepiscano mai completamente, ahah. E a dire il vero… non mi interessa molto. Vivo la mia vita cercando di mettere a tacere il mio ego e di accettare di essere ‘nessuno’. Voglio dire, siamo tutti qualcuno, ma capisci cosa intendo… vivo senza il bisogno di ottenere un qualche tipo di riconoscimento. Sono comunque molto orgoglioso di questo album. Questo album è molto sincero e vedere le persone entrare in sintonia con esso significa ovviamente molto.”
Guardando al futuro, pensi che questa esperienza abbia cambiato il tuo approccio alla carriera?
“Assolutamente. Ora penso meno in modo strategico e più emotivo. Voglio dedicare tempo solo a cose che mi sembrano significative e reali.”
Abbiamo visto alcune date fissate, alcune già esaurite, in Svezia e Finlandia. Hai intenzione di fare un vero e proprio tour europeo e, soprattutto, c’è la possibilità di vederti in Italia?
“Assolutamente. Questo è l’obiettivo. L’Italia ha alcuni dei fan del rock più appassionati al mondo, quindi mi piacerebbe molto portare questo album lì.”
Se dovessi riassumere questo momento della tua vita in una sola frase, quale sarebbe?
“Andiamo, cazzo!”
Cosa significa la musica per te? Sia come compositore, musicista che come ascoltatore.
“La musica mi ha accompagnato nei momenti migliori e peggiori della mia vita. Sono molto onorato e grato di poter vivere di musica e continuerò a farlo finché la mia voce me lo permetterà.”

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