Lightning Strikes – Il peso della persistenza

Il 05/08/2026, di .

Lightning Strikes – Il peso della persistenza

I losangelini Lightning Strikes tornano con il secondo album ‘The King Is Victorious’, un lavoro costruito attorno a una formazione internazionale che vede Karpis Maksudian alla batteria (USA), Shima Norifumi alla chitarra solista (Giappone), Barry Sparks al basso (USA), Mariano Gardella alla voce (Germania) e il contributo alle tastiere di Derek Sherinian (USA), la cui presenza aggiunge ulteriore profondità e una dimensione cinematica al suono della band. Il disco segna una nuova fase per il progetto, riaffermandone identità e visione senza compromessi, tra heavy metal classico, spinta moderna e una forte componente narrativa. Trainato da un forte riscontro globale nelle vendite CD, il lavoro verrà pubblicato anche in formato vinile in esclusiva tramite eBay, accompagnato dal lyric video di “Voices in My Head”, che evidenzia il lato più oscuro e introspettivo del materiale. Parallelamente, il singolo originale del 1986 “Lottery Tickets / Lightning Strikes” tornerà disponibile su tutte le principali piattaforme digitali, insieme al video di “Lottery Tickets” su YouTube, riportando alla luce le origini più grezze del progetto. Nello stesso periodo anche il debutto del 2016 ‘Lightning Strikes’ verrà reso disponibile in digitale, ampliando ulteriormente la portata del catalogo della band. Nati nel 1984, i Lightning Strikes sono riconosciuti come la prima metal band armeno-americana, con un’eredità che precede di oltre un decennio l’esplosione dei System Of A Down. Dopo varie fasi di pausa e rinascita, il progetto guidato dal co-fondatore Karpis Maksudian, nostro interlocutore nell’intervista che segue, è stato rilanciato nel 2016 con una formazione rinnovata e collaborazioni internazionali, ottenendo anche un buon riscontro in Giappone, dove ha raggiunto la Top 10 della classifica import di Burrn! Magazine. ‘The King Is Victorious’ si inserisce ora come ulteriore capitolo di questo percorso, costruito su una visione globale del metal e su un approccio che unisce impatto, atmosfera e scrittura narrativa.

‘The King Is Victorious’ è finalmente arrivato dopo un lungo percorso per la band. Che cosa rappresenta questo album per i Lightning Strikes in questa fase della vostra carriera?
 “The King Is Victorious’ rappresenta una tappa fondamentale per i Lightning Strikes. È un album che ha richiesto molto tempo per vedere la luce e riflette tutto ciò che la band ha attraversato: cambi di formazione, battute d’arresto, crescita personale e la determinazione a continuare ad andare avanti a ogni costo. In questa fase della nostra carriera sembra allo stesso tempo una rinascita e una dichiarazione d’intenti. Dal punto di vista musicale, l’album cattura lo spirito dell’heavy metal classico che ci ha ispirato fin dall’inizio, ma mostra anche quanto siamo cresciuti come autori e musicisti nel corso degli anni. In questi brani si percepiscono una maggiore identità e una maggiore sicurezza. A livello lirico, il disco parla di perseveranza, resilienza e capacità di superare le avversità, temi che rispecchiano perfettamente il percorso della band. Più di ogni altra cosa, ‘The King Is Victorious’ dimostra che i Lightning Strikes non si sono mai arresi. Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo creato e crediamo che questo album ci permetta di riallacciare il legame con i fan di lunga data, presentando allo stesso tempo la band a una nuova generazione di ascoltatori metal. Musicalmente siamo rimasti fedeli alle fondamenta dell’heavy metal tradizionale che hanno dato origine ai Lightning Strikes, ma volevamo anche mostrare la nostra evoluzione creativa. Abbiamo cercato di mantenere l’energia, la melodia e la potenza che i fan del metal classico si aspettano, aggiungendo però una maggiore maturità negli arrangiamenti e nella scrittura. I temi del disco non sono stati costruiti artificialmente: sono nati in modo naturale dalle esperienze vissute dalla band. In molti modi queste canzoni raccontano la nostra storia: continuare a combattere nonostante gli ostacoli, restare fedeli alla musica e uscirne più forti. Completare questo album è stato incredibilmente gratificante perché rappresenta anni di perseveranza, fiducia e dedizione alla nostra visione. Naturalmente ci sarà sempre qualcuno che non lo apprezzerà: alcuni preferiscono un Whopper con le patatine, altri hanno il gusto per il filetto mignon. Siamo estremamente fieri di questo lavoro, non solo per la musica che contiene, ma per ciò che simboleggia a livello personale e professionale. Per noi rappresenta il perfetto equilibrio tra il rispetto delle nostre radici e la volontà di guardare avanti.”
Avete definito questo disco “quello che la gente stava aspettando”. Che cosa rende questo album diverso dai vostri lavori precedenti?
“Credo che ciò che rende ‘The King Is Victorious’ diverso dai nostri lavori precedenti sia il livello di concentrazione, maturità e consapevolezza che c’è dietro. In passato stavamo ancora cercando di definire la nostra identità e sperimentavamo varie idee; questo album, invece, appare completo e pienamente realizzato. Ogni canzone è stata scritta seguendo una visione precisa e c’è un equilibrio molto più forte tra melodia, pesantezza ed emozione. Inoltre il disco trasmette una maggiore autenticità perché nasce da esperienze reali e dalle difficoltà che abbiamo affrontato negli anni. Le interpretazioni sono più sicure, la scrittura è più solida e la produzione riesce a esaltare tutta la potenza e l’atmosfera che volevamo ottenere. Non ci interessava replicare il passato: volevamo costruire su quelle fondamenta, mantenendo però un suono fresco ed energico. Definirlo “il disco che tutti stavano aspettando” deriva dalla consapevolezza di quanto a lungo i fan abbiano creduto nei Lightning Strikes. Sentivamo la responsabilità di realizzare un album all’altezza di quelle aspettative e crediamo che ‘The King Is Victorious’ rappresenti la band nel suo momento più forte, sia dal punto di vista creativo che personale.”

Il titolo ‘The King Is Victorious’ suona trionfale e cinematografico. Qual è il significato più profondo che si cela dietro di esso?
“‘The King Is Victorious’ possiede certamente un carattere trionfale e cinematografico, ma il suo significato va ben oltre il concetto tradizionale di vittoria. Per noi il “re” simboleggia la perseveranza, la forza interiore e il rifiuto di arrendersi di fronte alle difficoltà. Rappresenta chiunque continui a combattere contro le avversità e riesca a uscirne più forte. Il titolo riflette anche il percorso stesso dei Lightning Strikes. Nel corso degli anni ci sono stati molti momenti in cui sarebbe stato facile mollare tutto, ma siamo rimasti fedeli alla musica e alla nostra visione. In questo senso il titolo diventa un simbolo di sopravvivenza, resilienza e conquista di una vittoria personale e creativa dopo un cammino molto lungo. Allo stesso tempo possiede una forte componente cinematografica che rispecchia perfettamente l’energia del disco. Molte canzoni hanno un respiro epico e una forte carica emotiva, e il titolo riesce a racchiudere sia la potenza della musica sia il messaggio che essa trasmette. Parla di superare gli ostacoli, credere in sé stessi e rifiutarsi di essere sconfitti.”
Brani come ‘Voices In My Head’ e ‘Fear Of Unknown’ suggeriscono tematiche molto personali e psicologiche. Quanto dell’album riflette difficoltà vissute nella vita reale?
“Una parte molto significativa dell’album riflette esperienze e difficoltà reali, sia a livello personale sia come band. Canzoni come ‘Voices In My Head’ e ‘Fear Of Unknown’ nascono da emozioni autentiche: dubbi, incertezze, pressioni e battaglie interiori che spesso le persone tengono nascoste. Volevamo che i testi fossero sinceri e facilmente riconoscibili da chi ascolta, piuttosto che semplici racconti di fantasia. Molti di questi temi sono stati influenzati dalle esperienze che abbiamo vissuto negli anni: delusioni nell’industria musicale, problemi personali, cambiamenti di vita e la difficoltà di continuare ad andare avanti quando il futuro non è chiaro. In particolare, ‘Fear Of Unknown’ affronta proprio quella sensazione di entrare in territori sconosciuti e imparare ad affrontarli invece di fuggire. Allo stesso tempo non volevamo creare un album oscuro fine a sé stesso. Anche nei momenti più emotivamente pesanti è sempre presente un messaggio di forza, sopravvivenza e capacità di superare le avversità. Questo equilibrio era fondamentale perché il disco nasce, in definitiva, da un profondo senso di resilienza e determinazione.”
I Lightning Strikes hanno sempre bilanciato le radici dell’heavy metal classico con un approccio più epico e melodico. Come avete sviluppato il suono di questo album?
“I Lightning Strikes hanno sempre avuto le proprie radici nell’heavy metal classico e, quando abbiamo iniziato a lavorare su ‘The King Is Victorious’, volevamo rimanere fedeli a quelle fondamenta ampliando però il lato più epico e melodico della band. Siamo cresciuti ascoltando i grandi album del metal tradizionale, fatti di riff potenti, voci carismatiche, ritornelli memorabili e arrangiamenti incentrati sulle chitarre, e questi elementi restano il cuore del nostro suono. Allo stesso tempo abbiamo affrontato il disco con una mentalità più cinematografica. Volevamo che le canzoni fossero più grandi dal punto di vista emotivo e atmosferico, capaci di trascinare l’ascoltatore all’interno dell’esperienza. Abbiamo dedicato molta attenzione alle dinamiche, alle stratificazioni sonore, alle armonie e alla creazione di momenti che fossero al tempo stesso pesanti ed esaltanti. L’esperienza accumulata negli anni come musicisti e compositori ci ha aiutato molto: invece di forzare le cose, ci siamo concentrati su canzoni che risultassero naturali e autentiche rispetto a ciò che i Lightning Strikes sono oggi. Questo ha permesso al lato più aggressivo e a quello più melodico di convivere in modo organico. Anche la produzione ha avuto un ruolo fondamentale. Volevamo un suono potente e moderno senza perdere l’energia grezza e il carattere del metal classico. L’obiettivo era creare qualcosa di senza tempo: un album che onorasse le radici dell’heavy metal pur suonando fresco, emozionante e vivo.”

Per questo disco avete riunito musicisti provenienti da Paesi e background diversi. In che modo questa collaborazione internazionale ha influenzato il risultato finale?
“Riunire musicisti provenienti da Paesi e contesti differenti ha avuto un impatto enorme su ‘The King Is Victorious’. Ogni persona ha portato nel processo creativo le proprie influenze, esperienze e personalità, contribuendo ad ampliare la profondità musicale dell’album pur mantenendo intatta l’identità dei Lightning Strikes. Ciò che ha reso speciale questa collaborazione è stato il fatto che tutti condividessero la stessa passione per l’heavy metal classico, anche provenendo da prospettive musicali e culturali diverse. Questa combinazione ha generato un’energia molto particolare nella scrittura e nelle performance. Alcuni musicisti erano più orientati verso il lato melodico e atmosferico, mentre altri hanno portato un approccio più pesante e aggressivo, e questi contrasti hanno contribuito a definire il carattere dinamico del disco. L’aspetto internazionale ha inoltre rafforzato l’idea che la musica non conosce confini. Anche lavorando da luoghi diversi, c’era un forte senso di unità e di obiettivo comune. In molti modi questo spirito collaborativo riflette il messaggio stesso dell’album: superare le difficoltà, restare connessi attraverso la musica e creare qualcosa di potente insieme. La diversità delle influenze ha reso il disco più ricco, stratificato ed emotivamente coinvolgente, permettendoci di spingere la musica oltre i nostri limiti pur restando fedeli allo spirito dei Lightning Strikes.”
Com’è stato lavorare nuovamente con Derek Sherinian e che cosa aggiunge al suono dei Lightning Strikes?
“Lavorare nuovamente con Derek Sherinian è stata un’esperienza incredibile. Derek è un musicista estremamente talentuoso e riconoscibile, e ogni volta che partecipa a un progetto porta immediatamente un livello superiore di profondità, energia e raffinatezza musicale. Oltre alla sua abilità tecnica, ha un grande istinto nel capire di cosa ha bisogno una canzone dal punto di vista emotivo e atmosferico. Ciò che aggiunge al suono dei Lightning Strikes è una presenza tastieristica cinematografica e potente che amplia la dimensione della musica senza togliere spazio alla pesantezza delle chitarre. Il suo modo di suonare aggiunge texture, atmosfera e drammaticità, rendendo alcuni brani ancora più epici. Che si tratti di dettagli sottili o di parti più dominanti, il suo contributo rende il disco più ricco e dinamico. Inoltre comprende perfettamente l’heavy metal classico e l’hard rock, quindi si integra naturalmente con il nostro stile. Non eccede mai: ogni elemento è al servizio della canzone. Questo equilibrio tra virtuosismo e musicalità è una delle ragioni per cui è così rispettato. Anche sul piano umano è molto stimolante lavorare con lui, perché porta professionalità, creatività ed entusiasmo in studio. Ci ha spinto tutti a migliorare e credo che il suo contributo abbia elevato ‘The King Is Victorious’ a un livello superiore.”
La title track vede la partecipazione di un’impressionante schiera di musicisti leggendari. Come sono nate queste collaborazioni?
“Le collaborazioni sulla title track sono nate in modo piuttosto naturale, ma anche molto intenzionale. Una volta deciso che ‘The King Is Victorious’ sarebbe stata il centro dell’album, volevamo che fosse qualcosa di davvero speciale: un brano che rappresentasse non solo i Lightning Strikes, ma anche lo spirito più ampio dell’heavy metal e dei musicisti che lo hanno plasmato. In molti casi tutto è partito da rapporti personali e da un rispetto costruito nel tempo. Abbiamo contattato alcuni artisti con cui avevamo già lavorato e altri che ammiravamo da anni. Dopo aver ascoltato il brano e compreso la visione, tutti hanno accettato con entusiasmo. Si percepiva chiaramente che non si trattava di semplici apparizioni, ma di una celebrazione condivisa del genere. Il risultato funziona così bene perché ogni musicista ha portato la propria identità senza rompere l’unità del brano. Invece di sembrare un collage, la canzone è diventata una dichiarazione coesa in cui ogni contributo aumenta scala ed energia. Alla fine queste collaborazioni rafforzano il messaggio dell’album: unità, resilienza e il potere duraturo della musica che ci ha formati e che continuiamo a sostenere oggi.”

I Lightning Strikes si sono formati nel 1984 come prima band metal armeno-americana, molto prima dei System Of A Down. Quanto è importante oggi questa eredità?
“Questa eredità significa moltissimo per noi ed è qualcosa che non prendiamo alla leggera. Essere nati nel 1984 come una delle prime band metal armeno-americane conferisce al progetto un peso storico e culturale molto specifico. All’epoca non esisteva un percorso tracciato per questo tipo di identità nel metal, quindi tutto è stato costruito andando avanti senza precedenti o rappresentazione. Questo spirito pionieristico fa ancora parte di ciò che siamo oggi. È ancora più significativo vedere come la scena sia cambiata, soprattutto grazie ai System Of A Down, che hanno portato l’eredità armena al centro della scena metal mondiale. Abbiamo sempre avuto grande rispetto per questo. In un certo senso ha confermato che le fondamenta che avevamo contribuito a creare facevano parte di qualcosa di più grande che è cresciuto nel tempo. Oggi questa eredità non riguarda la competizione o il confronto, ma la continuità e l’orgoglio. Ci ricorda che facciamo parte di questa storia da molto tempo e che il nostro percorso è ancora in evoluzione. ‘The King Is Victorious’ è collegato a questo passato, ma non ne è limitato: lo onora mentre continua a guardare avanti.”
Guardando alle registrazioni originali del 1986, quali emozioni provate nel renderle finalmente disponibili in tutto il mondo sulle piattaforme di streaming?
“Portare quelle registrazioni originali del 1986 sulle piattaforme di streaming è un momento profondamente riflessivo per noi. Riascoltarle dopo tanti anni porta una forte sensazione di nostalgia, perché catturano una fase estremamente grezza e formativa dei Lightning Strikes, quando tutto era guidato dall’istinto, dalla passione e dall’entusiasmo di definire la nostra identità. In quelle registrazioni c’è un’energia non levigata che ci riporta esattamente alle nostre origini. Allo stesso tempo proviamo grande orgoglio nel poterle finalmente condividere con il mondo. Quando furono registrate non esistevano reali possibilità di distribuzione globale, tantomeno lo streaming. Pubblicarle oggi significa colmare un vuoto storico e permettere a quei brani di raggiungere finalmente il pubblico che avrebbero sempre dovuto avere. È anche un’esperienza emotiva a livello personale, perché riascoltarle evidenzia quanto sia cambiato tutto: l’industria musicale, le nostre vite e noi come musicisti. Mostra il contrasto tra ciò che eravamo nel 1986 e ciò che siamo oggi con ‘The King Is Victorious’, ma anche il filo conduttore che resta immutato: la stessa passione per l’heavy metal. In definitiva non sembra un ritorno al passato, ma la chiusura di un cerchio, un modo per riconoscere le origini e farle convivere con tutto ciò che è venuto dopo.”
Il vostro album di debutto del 2016 è stato molto ben accolto, soprattutto in Giappone. Quel successo ha influenzato la direzione o la sicurezza dietro ‘The King Is Victorious’?
“La positiva accoglienza del debutto del 2016 ha sicuramente avuto un impatto su di noi, soprattutto in termini di fiducia. Vedere la risposta degli ascoltatori — in particolare in Paesi come il Giappone, dove il pubblico è estremamente appassionato e competente in ambito heavy metal — ci ha confermato che il cuore del suono dei Lightning Strikes riesce a parlare ben oltre la nostra cerchia immediata. Detto questo, ‘The King Is Victorious’ non è stato scritto come una reazione a quel successo né come una sua continuazione diretta. Piuttosto, ci ha dato la sicurezza di fidarci ancora di più del nostro istinto. Quando sai che la tua musica arriva a persone in diverse parti del mondo, sei spinto a osare di più invece di dubitare continuamente delle tue scelte. L’influenza principale di quel periodo non è stata stilistica, ma psicologica: ci ha insegnato che l’autenticità conta più delle mode o delle aspettative. Per questo album abbiamo lavorato in modo ancora più onesto e consapevole su scrittura, arrangiamenti e visione generale. In questo senso, il debutto del 2016 ha posto le basi, ma ‘The King Is Victorious’ è una dichiarazione più evoluta: meno focalizzata sul dimostrare qualcosa e più sull’essere pienamente ciò che siamo oggi.”

Mariano Gardella dà al disco una dinamica vocale molto potente. Cosa lo ha reso la scelta giusta per questa fase dei Lightning Strikes?
“Ciò che ha reso Mariano Gardella la scelta giusta per questa fase dei Lightning Strikes è sia la sua capacità vocale sia la sua comprensione di ciò di cui la band aveva bisogno in questo momento della sua evoluzione. Mariano possiede una rara combinazione di potenza, estensione e controllo, ma soprattutto ha una naturale sensibilità emotiva nell’interpretazione. ‘The King Is Victorious’ richiedeva un cantante in grado di gestire l’intensità dell’heavy metal classico e allo stesso tempo dare profondità ai momenti più melodici e introspettivi senza perdere impatto. Lui incarna perfettamente questo equilibrio. Oltre alla tecnica, conta il suo approccio interpretativo: non si limita a cantare, ma entra davvero nel significato dei brani. Dato che l’album ruota attorno a temi come la lotta, la perseveranza e la riflessione personale, questa autenticità emotiva ha fatto una grande differenza nel risultato finale. In senso più ampio, questa fase dei Lightning Strikes è legata a chiarezza identitaria e sicurezza. Mariano ha contribuito a consolidare tutto questo: la sua voce non sostituisce nulla, ma spinge la band verso il suo nuovo capitolo.”
L’album suona molto passionale e autentico rispetto a molte uscite metal moderne. Secondo te lo spirito del metal classico è oggi meno presente nella scena?
“Non direi che lo spirito del metal classico sia scomparso dalla scena odierna, ma sicuramente oggi si manifesta in forme molto più varie. L’heavy metal è diventato un universo molto ampio, che include sottogeneri estremi e produzioni moderne e levigate influenzate da stili differenti. Quello che talvolta sembra meno comune è quella energia diretta e senza filtri che caratterizzava il metal delle origini — la sensazione di una band che si collega, alza il volume e suona con pura convinzione. È proprio questo aspetto che abbiamo sempre amato e che volevamo preservare in ‘The King Is Victorious’. Per noi l’autenticità non significa replicare il passato, ma catturarne lo spirito: passione, urgenza ed emozione sincera, in un contesto che rappresenti chi siamo oggi. Alcune band moderne portano avanti questa eredità, anche se con suoni diversi rispetto ai pionieri del genere. Quindi non vediamo questo spirito come scomparso, ma come qualcosa che evolve e riemerge in forme differenti. Il nostro obiettivo era restare fedeli a quella sensazione originaria che ci ha formato, pur suonando come i Lightning Strikes nel 2026.”
Qual è stata la sfida più grande durante le registrazioni e la produzione di ‘The King Is Victorious’?
“La sfida più grande durante la registrazione e la produzione di ‘The King Is Victorious’ è stata riuscire a riunire un’ampia quantità di idee, performance e collaborazioni mantenendo comunque un’identità coerente e unitaria. Il disco coinvolgeva musicisti diversi, contributi internazionali e una grande varietà emotiva e stilistica, quindi il rischio era che risultasse frammentato. Gran parte del lavoro di produzione è stato proprio quello di assicurarsi che ogni brano appartenesse allo stesso universo sonoro dei Lightning Strikes. Un’altra difficoltà è stata bilanciare ambizione e chiarezza. C’erano così tanti strati e dettagli che sarebbe stato facile sovraprodurre il tutto. A un certo punto il lavoro è diventato una questione di sottrazione: capire quando fermarsi e lasciare respirare le canzoni. Ci sono state anche sfide logistiche, soprattutto nel coordinare registrazioni in luoghi e momenti diversi, ma proprio questi ostacoli hanno contribuito a rendere il risultato finale più solido, perché ci hanno costretti a essere estremamente intenzionali in ogni scelta. Alla fine queste difficoltà hanno definito il carattere del disco, rendendolo più focalizzato, disciplinato e consapevole dell’insieme.”
Se dovessi descrivere i Lightning Strikes nel 2026 con sole tre parole, quali sarebbero?
“Resilienti. Evoluti. Intransigenti. Resilienti perché la band ha attraversato un lungo e spesso difficile percorso ed è ancora qui, ancora creativa, ancora in movimento. Evoluti perché ‘The King Is Victorious’ rappresenta una crescita reale — musicale, lirica e nel modo di affrontare la scrittura e la collaborazione rispetto al passato. E intransigenti perché oggi non seguiamo mode o aspettative: siamo pienamente fedeli alla nostra identità e alla nostra visione, e questo album ne è l’espressione più chiara.”

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