Desert Fox Fest @ Spazio4, Piacenza, 07 giugno 2025

Il 10/06/2025, di .

Desert Fox Fest @ Spazio4, Piacenza, 07 giugno 2025

Piacenza stupisce sempre per la quantità e qualità degli eventi musicali che propone, grazie a una serie di realtà molto attive e ormai consolidate che riempiono il calendario di concerti ed esibizioni live per gli appassionati. Questa volta è toccato al collettivo del Desert Fox aprire i battenti per la nona edizione dell’omonimo festival che si tiene allo Spazio4, alla periferia Sud-Est della città emiliana. Già qualche anno fa l’evento aveva ospitato band del calibro dei piemontesi Ufomammut -oggi presenti per due terzi tra il pubblico-, o dei tedeschi Glasgow Coma Scale, e quest’anno la line-up non è da meno con una headliner d’eccezione e, come sveleremo tra poco, per certi versi inaspettata.

Le parole d’ordine sono “musica del deserto”: il filo rosso che lega le band che salgono sul palco è quello dello sterminato mondo psych-stoner-desert, che qui, lungo tutto il pomeriggio e fino a notte, si declina in una miriade di sottogeneri e influenze per delle esibizioni all’insegna della versatilità e della contaminazione.

Il sole picchia sulla Pianura Padana e il Desert Fox spacca il minuto. Alle 17.00 in punto si aprono i cancelli e trenta minuti dopo salgono sul palco i CTRLV. La giovanissima band locale è già di per sé una sorpresa, annunciata solo pochi giorni fa a seguito del forfait dei My Bicycle Keys. Ma nessun rimpianto tra la polvere dello Spazio4: è polveroso e sporco anche il rock alternativo con sfumature sludge del terzetto, che improvvisa dall’inizio alla fine come da loro tradizione. Niente è pianificato, tutto esce come un fiume in piena di energia. La batteria, a tratti quasi punk, altri a blandire ritmiche più vicine al doom, detta i tempi a un basso ben piantato e profondo, e a una chitarra spesso sludge ma che non disdegna qualche valido assolo, e nemmeno un sonoro volo -letteralmente- in mezzo al prato e tra il pubblico a fine esibizione.

In un attimo si riprende a suonare e sul secondo palco salgono a tessere complicate trame post-rock i cremaschi Hellekin Mascara. Trio strumentale (dopo aver abbandonato la voce) interessantissimo e maniacale nella preparazione e nella cura dei pezzi, segna progressioni e ritorni instancabili, con influenze che spaziano dai Queen of the Stone Age ai God is an Astronaut. Attacchi sincopati quasi noise lasciano spesso spazio a rincorse e continui cambi di tempo e rotture melodiche, con la chitarra a disegnare rotte sconosciute per poi tornare diligentemente in carreggiata e accompagnare basso e batteria che, più prosegue il concerto, più picchiano duro. L’esibizione si avvia verso la conclusione: giusto il tempo di prendere una birra e cambiare palco, e si riparte.

I padovani Percossa Fossile si definiscono archaeo-discovery. Nel senso che sono grezzi e senza fronzoli come un fossile che ti percuote la testa, e instancabili ricercatori (e scopritori) di sonorità contorte, spirali, riff pesanti, giri di basso intricati, cambi di ritmo forsennati e psichedelici. Ci mettono tre voci compresa qualche incursione scream del batterista, bevono birra, hanno una chitarra viola e il batterista suona in piedi senza il pedale della cassa dopo averlo rotto. Non importa, il risultato è lo stesso: uno stordente -e di ottima qualità- mix di prog, grunge e psych che travolge gli ascoltatori.

Durante la pausa c’è spazio anche per la presentazione del libro di Davide Pansolin sulla storia dell’heavy-psych e per i suoi interessantissimi aneddoti, prima che salga sul palco la prossima band.

La gente inizia ad affollarsi sotto al palco, perché ora tocca ai padroni di casa. Formatisi sull’asse Piacenza-Lecco-Varese ormai più di quindici anni fa, i Da Captain Trips sono una solidissima e affermata realtà dello psych-rock italiano. Arrivati al loro quinto LP, colgono l’occasione per presentarlo al pubblico del Desert Fox, e le aspettative altissime non vengono deluse. Il disco è incentrato, come concept album, sul momento di separazione tra la vita e la morte, e sulla terra di nessuno in cui si muove la coscienza in quegli istanti. Suonato dal vivo è esattamente questo: un eterno rincorrersi di luce e oscurità, di chitarre e tastiere a prendere per mano la mente e portarla in volo, e una sezione ritmica solidissima a rappresentare invece la voglia di rimanere ancorati alla realtà e al corpo. I Captain rallentano in circonvoluzioni psichedeliche, poi esplodono in parossismi stoner e distorsioni per poi chiudere nuovamente con l’eterno sonno della coscienza, un altro interminabile viaggio psichedelico.

Karlsruhe non dev’essere molto più allegra della Pianura Padana, e forse per questo la musica dei Coltaine parla di morte, solitudine e dolore. Cioè di quello di cui parlano molte delle band post-metal. Perché questi tedeschi bravissimi prendono da lì la maggior parte del loro bagaglio, e il loro obolo al filone desert della serata lo pagano con la voce di una cantante molto dotata, che ha la capacità di creare atmosfere rarefatte spaziando dal growl al melodico quasi lirico. Ricordano spesso i Messa (con cui hanno suonato un paio di anni fa) e i polacchi Obscure Sphynx, questi Coltaine che sovente abbassano i bpm e tracciano strade sconosciute (ma solidissime) che la voce percorre in maniera disinvolta e con sicurezza, lasciandosi andare a momenti molto intimi per pentirsene immediatamente dopo ed esplodere in una rabbia antica con un growl a tratti terrificante.

Per spiegare cos’è la band successiva, partiamo dalla metà della loro esibizione, quando tra il pubblico si coglie uno spettatore dire: “Non vorrei mai suonare dopo di loro, ti ammazzano la serata”. Nel senso che i Gotho sono di quelle band che non ti aspetti e scatenano gli istinti del pubblico sotto al palco: un mix potentissimo di industrial, techno, metal e, ovviamente, pazzissime tastiere prog, dietro le quali si agita uno scalmanato Fabio Cuomo (Liquido di morte). Un altrettanto esaltato Andrea Peracchia (Tons) distrugge le pelli e sotto al palco i corpi si contorcono e le teste ondeggiano. L’atmosfera è spaziale, in tutti i sensi, ed effettivamente deve essere piuttosto difficile tenere il palco dopo un’esibizione del genere.

A meno che tu non sia Lili Refrain, reclutata all’ultimo con un colpo da maestri degli organizzatori che mette il sigillo sulla qualità altissima di questo piccolo festival. Sembra che qualcuno abbia schiacciato un tasto di reset al pubblico, che ora si assiepa sotto al palco in religioso silenzio. Ed è effettivamente qualcosa di mistico e sciamanico quello che la one-woman-band Lili instilla nella mente degli spettatori, persi nel loop delle sue loop station che sovrappongono mondi sonori su cui graffia e sussurra la sua voce. È una macchia nera con il volto striato di rosso quella che scende tra il pubblico a cantare in faccia a diversi singoli spettatori nella notte piacentina, come a voler instaurare uno speciale canale comunicativo con ognuno di loro, che si presta a mille interpretazioni mentre la cassa picchia forte e la chitarra stride tra echi e delay. È infine tribale la progressione polistrumentistica dell’ultimo pezzo prima della conseguente digressione e silenzio finale, rotto dall’applauso e dalle grida di un pubblico entusiasta.

La notte del Desert Fox non è finita e ad animare l’after party ci sono i Liquid Germs, sbarcati da chissà quale pianeta sconosciuto dopo aver accompagnato il pubblico lungo il loro viaggio interstellare sul loro pazzo surf strumentale.

Si chiude così questa nona edizione, già in attesa della prossima, la decima, quella della stella e della definitiva consacrazione di un collettivo che ogni anno mette in piedi questa meravigliosa macchina con decine di volontari e tanta competenza musicale. Si va a casa pienamente appagati dalla serata, ma non ci sarà nemmeno il tempo di riprendersi, perché tra neanche sette giorni sarà la volta del warm-up party per un altro dei grandi eventi di Piacenza, il Low-L fest (organizzato da un collettivo del Basso Lodigiano), che metterà a ferro e fuoco la città con una serata hardcore da non perdere e, la settimana successiva, con una tre giorni di altissimo livello sempre qui, allo Spazio4.

 

Galleria fotografica a cura di Nicola Neso

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