Linkin Park @ Stade de France, Parigi, 11 luglio 2025
Il 20/07/2025, di Redazione.
Siamo in una calda serata d’estate, e lo Stade de France è da tempo sold out per l’ultima data europea del ‘From Zero World Tour’ dei Linkin Park, che promette di essere un concerto epico.
La serata si apre con il rapper JPEGMafia e il suo hip hop americano sperimentale. Il suo set, seppur breve – appena tre brani per una durata totale di circa 30 minuti – è talmente denso di qualità musicale e presenza scenica che il tempo vola senza che ci si accorga. Diversamente da molti rapper, soprattutto di quelli che si vedono spesso in Francia, JPEG non è solo sul palco: è accompagnato da una vera band, che conferisce un’impronta più organica e viva alla sua espressione artistica. Sebbene lui stesso definisca la sua musica come hip hop sperimentale, questa etichetta appare riduttiva: si tratta piuttosto di un ibrido di stili e influenze – musica industriale con sfumature cyberpunk, echi di nu-metal e rock alternativo, sostenuti da una batteria rapida e potente.
Anche se inizialmente la sua presenza potrebbe sembrare atipica per una serata dei Linkin Park, JPEGMafia si rivela una scelta azzeccata per l’apertura, lasciando al pubblico una notevole scoperta musicale.
Si prosegue poi con i giapponesi One Ok Rock, che portano sul palco un rock nervoso, dai tratti marcatamente metal, pensato per il live e frutto delle loro molteplici influenze. La band di Takahiro “Taka” Moriuchi apre con ‘Puppets Can’t Control You’, tratto dal loro ultimo album ‘DETOX’, uscito a fine febbraio 2025. Il set prosegue con una predominanza di brani del nuovo disco, intervallati da qualche hit del passato.
Il concerto si chiude con ‘We Are’, durante il quale la seconda chitarra è suonata da Colin Brittain dei Linkin Park. Il gruppo viene calorosamente salutato dal pubblico, che ne apprezza sia la musica che la spontaneità. Il loro power rock, influenzato tanto dalla scena giapponese quanto da quella americana, si poggia sulle solide linee di basso di Ryota Kohama.
Alle 21:00, sugli schermi dello stadio appare un conto alla rovescia di 15 minuti, accompagnato in sottofondo dalla colonna sonora di Emily in Paris – un richiamo ironico, forse, che anticipa l’arrivo della parte principale della serata: i Linkin Park.
Il concerto è diviso in quattro atti principali, più un’uscita e un rientro sul palco. Ogni atto ha una propria intro e richiami visivi legati al brano ‘Castle of Glass’.
Scaduto il conto alla rovescia, l’Atto I si apre con l’intro ‘Inception’ e l’ingresso dei membri dei Linkin Park, che attaccano con due classici: ‘Somewhere I Belong’ e ‘Crawling’.
In questa prima parte non possono mancare ‘Up From The Bottom’ e ‘The Emptiness Machine’, tratte dall’ultimo album – e primo con Emily Armstrong alla voce – ‘From Zero’.
Fin da subito il pubblico è in piedi, e l’energia fluisce potente tra la band e la platea, in un’onda continua. Il miracolo del ritorno di una delle formazioni mitiche del nu-metal, attiva fin dalla fine degli anni ’90, è perfettamente riuscito.
L’intro ‘Creation’ segna l’inizio dell’Atto II. Mike Shinoda e compagni aprono con ‘The Catalyst’ e ‘Burn It Down’, mentre l’entusiasmo del pubblico sale alle stelle, esplodendo definitivamente con le prime note di ‘Castle of Glass’.
In questo secondo segmento spiccano anche ‘Stained’, ‘Two Faced’ e ‘Casuality’, sempre da ‘From Zero’.
L’atto si conclude con ‘One Step Closer’, in una versione speciale arricchita dalla presenza sul palco di Takahiro Moriuchi dei One Ok Rock – un featuring che regala una nuova sfumatura al brano e suggella il legame tra le due band.
L’Atto III è il più breve e leggero, concepito come un intermezzo. Qui troviamo le performance soliste di Joe Hahn (lo storico DJ della band) e del nuovo batterista Colin Brittain.
Da segnalare, in questa parte, la presenza di ‘What I’ve Done’, che chiude la sequenza con grande intensità.
L’ultimo atto si apre con ‘Overflow’, seguita da tre brani imprescindibili: ‘Numb’, ‘In The End’ e ‘Faint’, tutte accolte da un’ovazione.
È chiaro ormai che siamo nella fase finale del concerto. Dopo l’uscita simbolica dal palco e con il pubblico che ne chiede a gran voce il ritorno, i Linkin Park rientrano con una nuova intro e attaccano con Papercut.
Dopo i saluti, Mike sa bene che il concerto non può chiudersi che con ‘Bleed It Out’, che diventa così l’inno conclusivo perfetto per questa serata, e per l’intera leg europea del tour.
Va sottolineato che nei momenti di transizione tra un atto e l’altro, c’è sempre un’interazione viva tra Mike Shinoda e il pubblico, così come tra Mike ed Emily Armstrong. Proprio in questi scambi si percepisce il sollievo, la gratitudine e la gioia di Mike per questo ritorno dei Linkin Park alle scene, soprattutto dopo la dolorosa perdita di Chester Bennington.
Emily e Mike mostrano una forte intesa sul palco, ed è bello vederli così affiatati.
Il pubblico accoglie con calore questa nuova formazione. Emily Armstrong, pur con il peso di un passato difficile, riesce a imporsi con una forza travolgente come nuova frontwoman di uno dei gruppi che hanno scritto la storia del nu-metal.
Il risultato è una serata indimenticabile: un concerto allo Stade de France che resterà impresso nella memoria collettiva dei fan – intenso, emotivo e assolutamente memorabile.
Testo a cura di Luca Liguori, foto d’archivio di Piero Paravidino