Fear Factory @ Legend Club, Milano, 22 luglio 2025

Il 25/07/2025, di .

Fear Factory @ Legend Club, Milano,  22 luglio 2025

Pochi minuti prima che i Fear Factory salissero sul palco del Legend a Milano, tra il pubblico non pochi mormoravano delle capacità del relativamente nuovo cantante Milo Silvestro (che è entrato a far parte della band nel 2023) e del bassista Ricky Bonazza, che per questo tour sostituisce Campos.

Prima di arrivare a spiegare quanto e perché si sbagliassero sui due validissimi elementi nostrani in forza alla band californiana, è necessario un passo indietro.

Premettendo che per certi eventi, anche se a poche ore dall’inizio lo show non risultava sold-out, sarebbe meglio ricercare una location meno calda e claustrofobica (dato anche l’inaspettato venticello che “rinfresca” la serata milanese), e più adatta al pogo che di lì a breve si sarebbe scatenato sottopalco, c’è da rendere merito dell’ottima resa audio che nulla toglie alla potenza dei Fear Factory e che permette di godere di un concerto tecnicamente quasi impeccabile (dal fondo del Legend la voce risulta leggermente sacrificata per le prime due o tre canzoni)

A testare l’impianto e il calore del pubblico ci pensano i milanesi SKW. Formatisi sul finire degli anni Ottanta e con una formazione stabile dalla metà dei Novanta, la band locale mischia alternative, Nu-metal e industrial. Laratro (voce), Anaclerio (chitarra), Voltan (basso) e Piras (batteria) sono degli allegrissimi cinquantenni (non me ne vogliano!) che dimostrano trent’anni in meno e che picchiano come dei fabbri e incendiano il già numeroso pubblico sottopalco. I nostri, apprezzatissimi, hanno in passato condiviso il palco con dei mostri sacri come Amorphis e Soulfly, e non si stenta a dargliene credito. Una performance tiratissima e violenta, mezz’ora di furia con brani dall’ultimo disco ‘Humans’, incentrato su temi come la disinformazione, l’irrazionalità e l’illogicità dell’interpretazione della realtà dovuta alla distorsione sistematica del pensiero, e sui media in generale.

I mormorii sotto al palco, si diceva. Chi pensava non ne valesse la pena, si è dovuto ricredere in un batter d’occhi. “È bello tornare a casa”, esordisce Silvestro. Gli si legge l’emozione negli occhi, ma con il primo growl la ricaccia nel profondo e la trasforma in qualcosa di oscuro e potente, per il pubblico in estasi che già dalla prima canzone si scatena nel pogo. La sua sarà alla fine una grandissima prova con, a modesto parere di chi scrive, forse (forse!) qualcosa da registrare in alcuni passaggi di cantato pulito. Ma di certo non si può rimpiangere nulla di quanto è stato in passato, anzi. Anche perché il compito di stasera è a dir poco colossale: i Fear Factory suonano per intero ‘Demanufacture’, pietra miliare del Nu-metal e dell’industrial che festeggia 30 anni. L’esecuzione è perfetta, e la sezione ritmica di Pete Webber e di Ricky Bonazza (già Butcher Babies) è devastante, compatta, un muro di suono. Anche Bonazza sente aria di casa e si vede: è energico e preciso, mentre Webber dialoga con lui distruggendo le pelli. Il bassista veneto si scambia di posizione continuamente con Dino Cazares, il quale veste i panni del Ghigo Renzulli del Nu-metal. La sua presenza è serafica, l’espressione rilassata in un eterno sorrisetto, la testa che ondeggia al ritmo della sua chitarra pesante e graffiante. Se il divertimento e l’affiatamento di chi suona si percepisce, per chi scrive, nel fatto che tutti, sul palco, cantano anche se non hanno di fronte il microfono, è altrettanto palese che la sua esperienza trentennale si sente nell’aria: è lui che ancora prende per mano la band e la guida attraverso le dodici tracce del disco. Dell’esecuzione pressoché ineccepibile si è già detto. Su tutte, in evidenza la title-track, ‘Replica’, ‘Flashpoint’, ‘Pisschrist’ e la struggente traccia conclusiva (‘A therapy for pain’) cantata a squarciagola dal pubblico. Il quarto bis è, infine, nientemeno che ‘Archetype’, introdotta dal riff di ‘Iron man’ dei Black Sabbath, chiamato dal pubblico con un coro in omaggio di Ozzy, scomparso proprio stasera. A tal proposito: prima del concerto si percepiva, tra il pubblico, anche un palpabile senso di dispiacere e di abbandono per la scomparsa del Re delle Tenebre. Si sa quanto un popolo come quello del metal sia attaccato alle proprie tradizioni, ai propri maestri, ai propri padri fondatori. Ai Fear Factory, e a chi giocava in casa emozionato di fronte al proprio pubblico, stasera, anche il (per niente banale) merito di aver attutito quella tristezza con un grandissimo show.

 

Galleria fotografica a cura di Nicola Neso.

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