Metal Midnight Forest, Piea (AT) – 25 luglio 2025
Il 29/07/2025, di Melissa Ghezzo.
In certi paesi la musica si fa tradizione, e Piea — piccolo centro dell’astigiano — ha accolto il 25 luglio una notte che resterà nei ricordi dei presenti: creata all’interno del Kaptura Festival, la Metal Midnight Forest, è un evento tanto sentito quanto potente, nato sotto l’egida dell’amicizia e dell’amore per il metal. A fare da padrone di casa l’amico Trevor Sadist, che con la sua passione ha costruito una serata intensa, quasi rituale.
Il palco allestito nel cuore del paese, tra le colline piemontesi e la brezza serale, ha visto alternarsi quattro nomi di spessore assoluto della scena estrema italiana. Un contesto che ha mescolato l’energia di un festival underground con il calore umano di una festa di paese: ordine, partecipazione e un clima festoso che ha reso l’atmosfera qualcosa di speciale, aldilà della musica.
Ad aprire le danze, i Necroart, formazione alessandrina ormai riferimento nel panorama death/black nazionale. Un sound affilato, moderno ma radicato, dove l’oscurità si fonde con le suggestioni più visionarie. In apertura ‘Son Of Worms’, perfetta nel suo incedere marziale, seguita da ‘Invocation’ e ‘Lamma Sabactani’, che alternano atmosfere solenni e sfuriate metalliche. Chiude ‘A Visionary’s Trip’, uno dei pezzi più evocativi del loro repertorio recente, che sembra voler lasciare il pubblico con più domande che risposte.
I Deathless Legacy sono sempre una garanzia in termini di impatto scenico e teatralità. Capitanati dalla carismatica Steva, la band toscana ha trasformato il palco in un tempio esoterico, dove ogni brano è parte di un rito. ‘Damnatio Aeterna’ apre il set con tutta la sua carica sinfonica e gotica, mentre ‘Rituals of Black Magic’ e ‘Spiritus Sanctus Diabolicus’ alternano orchestrazioni e groove potenti. Tocca il cuore la dedica a Ozzy con ‘Sanctified’, e fa esplodere il pubblico ‘Ora Pro Nobis’, un’escalation di energia blackened con richiami horror classici. La band conferma di saper parlare al pubblico con un linguaggio che va oltre la musica: è pura evocazione.
Arriva poi il momento dei maestri dell’occulto: i Mortuary Drape, una delle band più influenti del black metal europeo. Il loro set è una discesa lenta e inesorabile nei meandri del rituale esoterico. ‘Restless Death’ e ‘Larve’ risuonano come preghiere blasfeme, mentre ‘Medium Mortem’ e ‘Occult Abyss’ fanno emergere tutto il lato più atmosferico della band. La voce di Wildness Perversion, sempre austera, guida i presenti come un officiante. ‘Necromancer’ e ‘Pentagram’ accendono le ultime scintille prima di un finale trascendente con ‘Abbot’, lasciando l’impressione di aver preso parte a qualcosa di più profondo di un semplice concerto: un’invocazione collettiva.
E infine, i protagonisti assoluti della notte: i Necrodeath, che dopo 40 anni di carriera dicono addio ai palchi con un tour denso di significato e passione. La band genovese ha scritto capitoli fondamentali del metal estremo italiano e non poteva esserci congedo più adatto che in un contesto così autentico. Il set è una mitragliata senza sosta: ‘Hate And Scorn’, ‘Necrosadist’ e ‘Inferno’ arrivano come rasoiata diretta, mentre ‘Whore of Salem’ e ‘Fragments’ mantengono altissima la tensione.
C’è spazio anche per l’emozione: ‘Storytellers of Lies’, uno dei loro brani più rappresentativi, viene accolta con un boato. Poi, il momento culminante: durante le note finali della storica ‘Mater Tenebrarum’, il pubblico invade il palco, abbracciando idealmente la band e rendendo omaggio a una carriera monumentale. Nessun eccesso, solo gratitudine, applausi e abbracci — la scena che ogni musicista sogna per la fine del proprio percorso live.
Metal Midnight Night non è stato solo un concerto, ma un manifesto di ciò che il metal rappresenta quando si fonde con la comunità: rispetto, passione, identità. La scelta delle band, l’organizzazione curata ma non rigida, l’energia genuina del pubblico: tutto ha contribuito a rendere l’evento memorabile.
Un grande ringraziamento a Trevor per aver creato questo spazio di resistenza culturale. Il metal italiano ha mostrato il suo volto più sincero: sudato, potente, ma soprattutto umano.
Testo di Fabio Magliano
Foto di Melissa Ghezzo