Sorres In Rock Festival @ Campo Sportivo Ignazio Orrù, Villasor (CA), 11/12 luglio 2025

Il 02/08/2025, di .

Sorres In Rock Festival @ Campo Sportivo Ignazio Orrù, Villasor (CA), 11/12 luglio 2025

Terra aspra, ma infinitamente ospitale, ruvida solo in apparenza, segnata da “rughe” millennarie che ne fanno una delle isole più grandi e maggiormente impregnate di Storia dell’intero Mediterraneo, la Sardegna, specie negli ultimi anni, sta moltiplicando i suoi sforzi nel fare emergere tutta la passione per il rock’n’roll, meglio se ad alta gradazione metallica, la musica che più ci piace e per la quale siamo disposti a buttare il cuore oltre l’ostacolo, quando è necessario.

Possiamo inquadrarlo così, tutto ciò che muove ed è alla base del Sorres In Rock, Festival che si svolge a Villasor, provincia di Cagliari, e che quest’anno, per la sua terza edizione, ha ampliato progetti e ambizioni, portando a due le serate relative alla manifestazione festivaliera, anche grazie ad importanti sinergie come per esempio quella con “Terreni d’Incontro”, festival culturale itinerante (curato dagli amici Patrizia ed Agostino, che saluto calorosamente) che, di fatto, ha portato in Sardegna i Delirio And The Phantoms, band capitanata da Freddy Delirio, carismatico tastierista dei Death SS, band headliner di venerdì 11 luglio.

Un venerdì inaugurale nel quale appunto non sono mancati né il pubblico delle grandi occasioni, né la buona qualità dei gruppi chiamati all’appello, per lo più locali e spesso dediti a un punk rock californian-style tipo i Roman Krays e The Nerdz (visivamente un incrocio tra Descendents e Devo!), ma anche i Gods Of Gamble, sempre “punkettoni” ma con dalla loro un humus britannico che mi ha ricordato non poco formazioni storiche come Pogues e The Clash. Davvero bravo questo quintetto di Cagliari, attivo dal 1998 (e l’esperienza si sente tutta…), con un paio di album alle spalle e una buona nomea nell’underground sardo. Fatecelo un pensierino, a portarli in continente, come si dice da queste parti, potreste avere una discreta “bombetta” tra le mani…

Prima di entrare nel vivo dell’atteso show di Freddy, voglio aggiungere uno scrosciante applauso, che non può che andare al notevole apparato scenico che ha incorniciato il Sorres In Rock tutto, dall’enorme palco, alla strumentazione e a un impianto sonoro (più un fonico particolarmente in gamba) che hanno decisamente fatto la differenza, specie in un contesto come quello di una grossa area all’aperto, un contesto che spesso può rivelarsi fatale per i suoni sballati, le frequenze che non corrispondono e tutto quanto un Open Air Festival può comportare. Ragion per cui il concerto dei Delirio And The Phantoms è scivolato quasi sul “velluto”, merito però di una band mascherata che, forte di una line-up azzeccatissima in ogni suo elemento, dagli ultimi entrati Paolo Oliveri (chitarra) e Alessandro Lupo (basso), a Christian Pedichini (batteria) e a suo padre Freddy, vocalist, tastierista e nume ispirativo di un progetto artistico tale, che fa dello stile e di una certa “signorilità” compositiva la propria ragione d’essere. Che è sì dirompente e diretta, ma dotata di una grazia memore di tempi andati e mai dimenticati, nel cui manto sonoro sono riecheggiati sia “evergreen” come ‘Frozen Planets’ e ‘Guardian Angel’, ma è stato soprattutto il repertorio dell’ultimo album ‘Platinum’ – eccezionali ‘The Light Scares You’ e ‘New Eras’, ma ‘Pyramidal Lymph’ e specialmente l’ipnotica ‘Phantoms’ han fatto decollare la serata – ad imprimere l’inconfondibile marchio di garanzia, per uno show che ha letteralmente ammaliato i presenti, poco importa se fossero fans sfegatati o ignari capitati lì quasi per caso.

Per me sono stati una novità, lietissima, anche se di Freddy conosco bene sia la bravura che il blasone, ma le conferme, spesso, danno un sapore anche diverso, come diversa (e speciale) è stata anche la serata di Chris, che proprio a Villasor, al Sorres In Rock, allo scoccar della mezzanotte è diventato maggiorenne! Visibilmente emozionato, festeggiato sul palco con tanto di torta e spumante, credo che Chris il suo 18esimo compleanno se lo ricorderà per sempre, di cosa la Sardegna ha voluto dire per lui. E con lui, pure noi possiamo ricordare di esserci stati in un giorno tanto speciale, in una ricorrenza che in genere rimane nel cuore per sempre. Sorres In Rock è stato anche questo.

Sabato 12, a tutti gli effetti l’autentico giorno del Festival, ha funto da detonatore per molti dei presenti, a cominciare da Franco Onnis, il quale è importante parte in causa sia come principale organizzatore e promotore del Sorres In Rock, ma soprattutto perché bassista ed elemento fondatore dei Rod Sacred (tra le metal band più longeve d’Italia e, senza timore di smentita, la più importante di Sardegna), apparso in “fibrillazione” sin dalla mattina, bello ansioso visto che “ora c’è da suonare e bisogna fare bella figura, costi quel che costi”, questa era la sua intercalare di giornata… Franco è uno della vecchia guardia, e la vecchia guardia non soltanto mette al bando sciocchezze e fesserie, ma bada al sodo e non molla mai, fiera e indomita, e questo è un aspetto per niente secondario, sarà quasi uno spartiacque, e non solo per i Rod Sacred, la sua formidabile band. Ma ci arriveremo per gradi.

Con l’arrivo della sera, all’abbassarsi delle temperature (che comunque si sono mantenute sempre stabili, anche gradevoli, se vogliamo dirla tutta, questo grazie alla costante presenza del Maestrale, che da queste parti soffia indisciplinato e detta i suoi tempi, implacabilmente) si son subito avute le prime avvisaglie, di quella che sarebbe stata un’autentica festa a colpi di hard’n’heavy gagliardo e tosto, come forse se ne suona sempre poco in giro, ma del quale facciamo una fatica boia farne a meno, ma questo è e questo va detto. Peccato solo che a questa festa siano un po’ mancati i Bonfire, headliner forse “appesantiti” da un passato troppo illustre per poter condividere con noi il loro tempo “prezioso”, non partecipando mai a quei momenti off-stage che fanno tanto “comunella” e agevolano rapporti e simpatie, i quali, a dire il vero, si sono limitati a un “compitino” finale con un concerto che, spiace dirlo, non è stato all’altezza della loro fama; anche se, e lo ribadisco, del loro passato prestigioso è rimasto ben poco, “colpa” forse di una line-up che è ormai una “multinazionale” e che di storico non ha più nulla, eccezion fatta per il chitarrista fondatore Hans Ziller, l’unico a tenere in piedi la baracca assieme al batterista Fabio Alessandrini e al bassista Bax Talani, turnista locale reclutato appositamente per lo show di Villasor. Come dire che, anche in questo caso, son stati gli italiani a metterci una “pezza”, gonfiando un po’ il petto con valutazioni “autarchiche” che ogni tanto ci stanno pure bene. Ci sarebbe pure dell’altro da aggiungere, ma sorvoliamo con eleganza, su determinati fatti e misfatti decisamente deprecabili, che sono accaduti nel backstage, ci limitiamo a censurarli, e passiamo oltre, l’importante è che sia la musica a rispondere. E che lo faccia a tono.

Sì, proprio così, perché a rendere speciale il sabato marchiato Sorres In Rock sono stati esclusivamente i gruppi italiani, forse sminuiti o poco considerati, ma in grado di dare la paga a tutti, i quali hanno sì risposto alla grande, a partire dagli opener Alcoholic Alliance Disciples, band di Cagliari curiosa nel nome, ma energica, fottutamente energica nella sostanza. Capitanato da Alessio e Angelo Melis, il quintetto si fa portavoce infatti di un southern metal piuttosto ruvido e incalzante, roba da scrostare l’intonaco dai muri per intensità e sfrontatezza, con un brano tipo il nuovissimo ‘Disciple’s Song’ che merita di trasformarsi nel tormentone (metal) dell’estate! Sorprendenti e acclamatissimi dal pubblico di casa, segno di uno zoccolo duro fedele e appassionato, che sa bene su chi puntare, i cinque isolani sono stati la prima rivelazione del sabato.

Se poi insistiamo a voler giocare pesante, come non puntare fortissimo sui successivi Fingernails dell’inossidabile Maurizio “Angus” Bidoli, memoria storica del metal capitolino e tra i metallari più puri e duri che io conosca, chitarra e voce di un three-piece rinnovato nell’anima e nei contenuti, che per veemenza e pathos non può non ricordare i Motörhead di Sua Maestà Lemmy Kilmister, autentico nume tutelare del trio romano. Legatissimo alla Sardegna, Maurizio ha regalato a tutti i presenti un concerto d’altri tempi, roboante ed emozionante, affiancato da compagni tutto istinto e solidità (specie Richard, già bassista degli Hammer, un lungagnone che si è prestato bene a duettare con Bidoli), concerto che non poteva non poggiare su classici immortali, sono bastati ‘HM Forces’ e ‘Bombe in Via Veneto’ a spostare il fatidico ago della bilancia, nello scuotere, solenne, la performance dei Fingernails in quel di Villasor. Gianfranco Belisario, boss della Metal Zone Italia, label si può dire ormai storica di Maurizio, mi aveva infatti avvisato del rinnovato stato di grazia del veterano rocker romano, in quanto per lui le borchie sembrano davvero non arrugginire mai, anzi si mantengono lucenti e perennemente affilate… Sui Fingernails ci torneremo sopra prossimamente, andando presto a svelare cosa accadeva in quella famigerata sala prove ubicata nel Rione Monti, dove tra l’altro anche il sottoscritto incontrò per la prima volta una band che, a metà anni Ottanta, era già Storia.

La Storia passa poi obbligatoriamente per i Rod Sacred, anch’essi su Metal Zone Italia, i quali festeggiano il proprio quarantennale con un paio di uscite parecchio interessanti, come il box celebrativo che ne ripercorre tutte le fasi salienti, ma soprattutto un lussuoso, emblematico CD (+ DVD) dal vivo che sembra un “appetizer” giusto per la serata, dal titolo ‘Live (@ Sorres in Rock)’ e registrato appunto durante la performance nell’edizione 2024 del Festival.

A squarciare però il silenzio, la sirena antiaereo che introduce l’opener ‘Another Day’, atto primo di un concerto per me estremamente significativo, dato che non ho difficoltà nell’ammettere che la band di Villasor l’ho sempre seguita poco, ma che si fa sempre in tempo a riparare alle mancanze, e fortuna vuole che lo posso fare nella maniera migliore possibile, perché non esiste niente di meglio che uno show dal vivo per valutare con tutti i criteri giusti un gruppo. Quella che ho potuto ammirare è stata una formazione che mi ha letteralmente sbalordito, di grande impatto e dall’insospettabile taglio internazionale e che, al di là della magnificenza metallica delle canzoni del four-piece isolano (il poker ‘Try To Understand’, ‘Freeman’, ‘Submission’, forse la mia preferita, e ‘Rod Sacred’, cavalcata metal per eccellenza, gira ormai da tempo in una sorta di loop impazzito…), quello che dei Rod Sacred maggiormente stupisce è la bravura incontestabile di ciascun musicista, dagli storici Franco Onnis (bassista fenomeno che alterna eleganza e sacro furore) e Tonio Deriu (l’autentico asso nella manica, con un timbrica vocale che ricorda tanto Klaus Meine quanto Biff Byford, ma che ha passaggi molto cari al compianto David Wayne dei Metal Church), a Jimmy Carboni (chitarrista dall’eccelsa tecnica e notevole estro e, come tale, devoto al genio di Eddie Van Halen), e al rientrante Ricky Sedda, batterista schiacciasassi, ma sempre pulito e preciso. In pratica, quattro tessere che si incastrano perfettamente, nel dare vita a un mosaico di incomparabile bellezza, che risponde appunto al nome di Rod Sacred. Ci credo poi che anche una band “scafata” come i Bonfire può andare in crisi, nel provare solo a controbattere una tale intensità esecutiva e questa grande coesione tra le parti, e qui mi fermo, evitando di girare il coltello nella piaga…

Foto di Fabrizio Carta

 

 

 

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