Luppolo In Rock @ Cremona, Parco Colonie Padane, 20 luglio 2025

Il 24/08/2025, di .

Luppolo In Rock @ Cremona, Parco Colonie Padane, 20 luglio 2025

Un Luppolo In Rock un po’ “anomalo” per il sottoscritto, che in rappresentanza di Metal Hammer ha deciso solo all’ultimo di partire per Cremona, e cosa buona e giusta è stato farlo in compagnia di Ricky Dal Pane, leader storico dei Witchwood (band fantastica di cui auspichiamo tutti il pronto rientro!) che del Luppolo è un fedele aficionado, oltre che fan sfegatato di Candlemass e Coroner, le formazioni probabilmente più attese al Parco Colonie Padane, nella giornata finale di domenica 20 luglio. Un Luppolo che per me in origine avrebbe dovuto comprendere anche la serata del sabato, completamente assoggettata ai voleri dei Running Wild, band che tornava in Italia dopo la bellezza di ventitré anni dalla sua ultima volta, da quel Gods Of Metal al Brianteo di Monza con Manowar, Blind Guardian e Doro, un Gods che fece Storia autentica e tanto, tanto “sangue”, del quale potrei e vorrei raccontare segreti e retroscena dietro le quinte… Ma non è oggi il turno di Rock’n’Rolf e dei suoi fidati pirati, che a Cremona han comunque suonato alla grande, merito anche di un’ottima scaletta e che pare aver accontentato un po’ tutti, stando a quanto mi han raccontato dello show lombardo dei Nostri. Magari accresce il mio rimpianto personale la notizia di questi giorni, vale a dire l’annuncio dello loro show finale al Wacken Open Air Festival 2026 (presumo anticipato da una tournée d’addio, soprattutto nel rispetto delle migliaia di devoti dei pirati di Amburgo sparsi in Europa). Fatto sta che siamo giunti al fatidico “giro di boa”, a quanto pare.

Giuste considerazioni da fare, ma che si sono subito “scontrate” con la mia prima band di giornata, gli In Autumn da Vicenza, davvero bravi, nonostante il piazzamento “diurno” che un poco disturbava il “dark mood” innato nel gruppo veneto, che mi ha ricordato un efficacissimo ibrido tra Paradise Lost e Klimt 1918. Sono su My Kingdom Music, label di alta qualità per sonorità umbratili di un certo stampo, e questo è già un bel biglietto da visita per una band che mi ha colpito non poco e sulla quale concentrarsi approfonditamente, in futuro.

Più diretti e per nulla “riflessivi”, si son invece presentati così i cremonesi Embryo fautori di un death metal furente e che più classico non si può, ma che a volte ama spaziare altrove, con buona padronanza tecnica e idee niente male per un gruppo che, in circolazione da diversi anni, è un’istituzione specialmente in Lombardia. Caparbietà, pazienza e fiducia nei propri mezzi, senza questi passaggi non si va da nessuna parte, ma soprattutto è un valore diverso, quello che spicca oggi decisamente di più rispetto solo a pochi anni fa, giusto per sottolineare che la scena hard’n’heavy italiana è cresciuta. Enormemente. E che forse anche il pubblico, il nostro pubblico, sta cominciando a capirlo.

Forse tali considerazioni le facciamo anche per “colpa” dei Necrodeath, autentici padri fondatori della scena italica, assoluti prime-mover del death/thrash europeo che, e mi fa sensazione solo scriverlo, sono al loro ultimo tour di una carriera quarantennale, una carriera spesa a propagandare puro odio tradotto in musica! Necrodeath che al Luppolo han pestato duro, in maniera quasi scientifica, sin dall’opener ‘Hate And Scorn’ si è subito avuta la netta conferma di quanto questa band sia speciale, forse parzialmente riscoperta da molti in occasione di questo tour d’addio, che sta procedendo filato e spedito verso la sua conclusione, a dicembre. Un set rabbioso e compatto, diviso equamente tra brani di ‘Mater Of All Evil’ e di ‘Into The Macabre’ – ‘At The Roots Of Evil’ e ‘Necrosadist’ ne sono stati i più fieri rappresentanti! – e con un’emblematica ‘Storytellers Of Lies’, track nevralgica per assaporare in pieno un album della portata di ‘Arimortis’, degno capitolo finale di una storia che abbiamo amato anche solo raccontare.

Ottimo impatto anche per gli Infected Rain, formazione moldava ma che nei suoi cromosomi ha parecchio di italiano, dalla bassista Alice oramai elemento trainante della band, alla stessa Lena Scissorhands, frontgirl e simbolo degli Infected Rain che in Italia ha studiato e vissuto, impatto generato da tantissima energia e un’attitudine a non mollare mai il colpo, un’attitudine che anche a Cremona ha colpito nel vivo un’audience forse presa in contropiede, ma capace di rispondere subito con entusiasmo. Focus dello show è stato il repertorio dell’ultimo ‘Time’, album del 2024, quello che, sulla scorta di brani dinamici e coinvolgenti, ha portato il quartetto letteralmente in giro per il mondo; “scontato” infatti che si possa venir contagiati a causa di ‘Pandemonium’, ‘The Answer Is You’, ‘Never To Return’, ma è stato soprattutto con ‘Dying Light’ e ‘Because I Let You’ (i miei preferiti) che la marcia giusta è stata ingranata, per un concerto carico di significati. Per il pubblico presente e per il gruppo moldavo, che proprio al Parco Colonie Padane ha trionfalmente chiuso la sua tournée, probabilmente con la più classica “ciliegina sulla torta”…

Dei Coroner cos’altro aggiungere ancora, se non che siano una delle band più amate in Italia e che, specie nell’ultimo lustro, hanno bazzicato pure parecchio i nostri palcoscenici (anche se personalmente io me li ricordo più per uno show fiorentino all’Auditorium Flog, nell’inverno del ’92, oppure ancor prima, in uno sperduto cinema di Spinea, alle porte di Venezia, in uno di quei “cripto-concerti” che solo in Italia era possibile organizzare…), tanto da essere riscoperti anche dai più giovani. Il trio svizzero, si sa, non ama troppo i convenevoli e va subito al sodo, attaccando al collo con il suo sound frenetico ma controllato, tra i più distinguibili che ci siano in circolazione nel settore estremo, una “prassi” rispettata per filo e per segno anche al Luppolo, per la gioia di tutti coloro che si dichiarano adepti dei Coroner. Ma la novità, decisamente eclatante, è arrivata con ‘Sacrificial Lamb’, primissimo assaggio di un disco nuovo di zecca e annunciato per il prossimo 17 ottobre, intitolato ‘Dissonance Theory’ e che andrà a riempire un vuoto compositivo che perdura da più di trent’anni (!!!), eravamo tutti ragazzini quando nello stereo esplodeva il meraviglioso, e fin qui ultimo full length album, ‘Grin’… Un “ghigno” che ha fatto capolino anche a Cremona, prima con ‘Internal Conflicts’ e poi con ‘Grin (Nails Hurt), highlight indiscussi di un concerto forse più compatto del solito, ma sempre intenso e solenne, come la tradizione Coroner insegna.

Se parliamo infine di solennità, credo però che a potersene “fregiare” con assoluta autorevolezza siano gli altrettanto storici Candlemass, band che da quando ha ripreso dietro il microfono l’originario Johan Langquist, pare esser definitivamente rifiorita, sull’onda di tutte le emozioni primordiali scaturite all’epoca del leggendario disco d’esordio ‘Epicus Doomicus Metallicus’, ma che tornano a scuotere grazie al rinnovato idillio tra Johan e Leif Edling, colui che i Candlemass li ha creati e che li continua ad ispirare. Divinamente. I quali, autori di una prova a dir poco magistrale, hanno regalato a una platea in visibilio uno spettacolo d’altri tempi, doom metal di alto lignaggio suonato da esponenti di grande spessore, particolarmente in palla sul palco del Luppolo In Rock 2025. Festival che per il sottoscritto ha sfumato tutti i suoi ardori con l’atto finale ‘Solitude’, vale a dire l’Alpha & Omega di quel debut-album sopracitato e tra i capolavori del doom metal di tutti i tempi, meglio ancora se di impronta epica e belligerante. Gli svedesi si sono congedati quasi lanciando il guanto di sfida agli headliner Cradle Of Filth che purtroppo non sono riuscito a vedere, con il rientro a casa immediato e per un viaggio, l’indomani, che mi avrebbe portato al Sud, a quasi un migliaio di chilometri di distanza da Cremona. Poco o nulla avrebbero aggiunto al mio giudizio, vista la “vittoria” a mani basse degli scandinavi, ma troppi dubbi sicuramente non ne avevo…

Foto di Alex Ventriglia

 

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