Pelagic Records Fest – Day 1 @ Muziekgieterij, Maastricht (NL), 23 agosto 2025

Il 27/08/2025, di .

Pelagic Records Fest – Day 1 @ Muziekgieterij, Maastricht (NL), 23 agosto 2025

Poco prima dell’inizio della performance degli headliner This Will Destroy You mi reco ai servizi. Sono quasi le 23.00, e al Muziekgieterij di Maastricht, Paesi Bassi, la musica continua ininterrotta dalle 12.30. Sono poco meno di undici ore di festival, con circa settecento spettatori, in leggero calo rispetto all’edizione dell’anno scorso, quella della festa per i quindici anni della label tedesca fondata da Robin Staps, chitarrista di The Ocean Collective. Ebbene, dopo undici ore, dicevo, la condizione dei bagni è tale che, volendo, ci si potrebbe apparecchiare un picnic. Tutto è tirato a lucido e in condizioni perfette, non manca nemmeno la carta per asciugarsi le mani. Penserete che mi stia dando di volta il cervello e che anziché parlarvi di musica mi sia improvvisamente venduto alla pubblicità di imprese di pulizie e prodotti per l’igiene della casa. Ma è esattamente da qui che, invece, bisogna partire per rendere l’idea di cosa sia stato questo festival. Il Muziekgieterij ha l’unico difetto di essere impronunciabile, ma è una venue pensata e nata per ospitare musica (nonostante sia un ex complesso industriale della ceramica, il che dimostra che la riconversione di spazi del genere è possibile se ben pensata in funzione dell’arte e non del lucro, ma non siamo qui a fare politica, ecco, e ogni riferimento ad ex complessi industriali che ospitano concerti in Italia è del tutto casuale). Ospita due sale concerti di dimensioni diverse. La sala grande ha un parterre spazioso con un service centrale pensato per non ostruire la visuale nemmeno a chi vi sta dietro, e tre livelli di balconate offrono a tutti gli spettatori l’esperienza visiva migliore possibile, resa sublime da un impianto e dei tecnici luci a dir poco stupefacenti, accompagnata da un sound impeccabile da ogni punto delle sale, insonorizzate ermeticamente (dall’esterno non si percepisce una sola nota). Diciamo che, a fronte di quella che è l’esperienza dei concerti in casa nostra, salvo poche eccezioni e mai di questo livello, l’effetto per un novellino di concerti all’estero (come chi, con ancora gli occhi lucidi per questo festival, vi scrive) lascia semplicemente a bocca aperta.

Pelagic Records, invece, merita una menzione a parte. Da ormai sedici anni offre al panorama metal quella che probabilmente è, nel suo complesso, la migliore selezione in ambito post- (metal, rock, sludge, hardcore, avantgarde, ecc.). Il roster dell’etichetta, se fosse un mazzo di carte da cui pescare a caso, regalerebbe sempre e comunque una carta vincente. Motivo per cui, a fronte di venti band che si sono esibite in due giorni, sarebbero necessari altrettanti live report per rendere giustizia a tutti, e se sin da subito noterete che i voti alle performance sono tutti piuttosto alti, non si tratta di un caso o di eccessiva magnanimità.

Torniamo quindi agli headliner di serata, This Will Destroy You. La band di Galindo confonde il pubblico. La situazione, per quanto riguarda i membri e i rapporti che intercorrono tra di loro, è poco chiara. Sembrava che ci fosse stato uno scisma, e che Galindo si fosse allontanato per seguire il proprio progetto You, Infinite, che giusto quest’anno ha dato alla luce la sua opera prima e omonima. E invece lo ritroviamo lì, ad agitarsi sul suo sgabello e a far roteare i capelli insolitamente lunghi sulle note dei più grandi successi della band “madre” (su tutti: ‘Quiet’, ‘The world is our’, ‘There are some remedies worse than the disease’, ‘Dustism’ e la conclusiva ‘Little smoke’). Anche il fatto che You, Infinite (che si esibiranno nella seconda giornata) siano nel roster Pelagic ma TWDY no, fa pensare sia che dietro ci possano essere delle manovre di stampo commerciale così come un riavvicinamento, dato che la band non ha rilasciato dichiarazioni al riguardo. Voto 8,5.

Poco prima, nella sala piccola, avevano incendiato il pubblico i LO!. Australiani, attivi da oramai diciotto anni, uniscono un post-sludge potente e prepotente, con punte hardcore e inserti black sfumati. Freschi del nuovo disco ‘The gleaners’, sfoderano una prestazione sopra le righe, aggressivi e coinvolgenti, anche grazie alle doti di istrionico animale da palco del cantante Dillon. Voto 8.

Prima di passare a raccontare degli altri headliner di serata facciamo un passo indietro. Il pomeriggio si era aperto con una sferzata di novità grazie ai Blessings, quartetto svedese anch’esso fresco di nuova pubblicazione che spazia dal post-metal al noise, al crust, sperimentando in maniera piuttosto audace (voto 7). A seguire un monumento del post metal belga: gli Hemelbestormer. Attivi dal 2012 e già molto riconosciuti nel loro genere, i quattro incupiscono il Muziekgieterij con delle sonorità pesantissime e brani lunghi e articolati, richiamando immagini cosmiche (il nuovo ‘The radiant veil’ è un concept sulla visione etrusca del sistema solare) per un live che si rivela monumentale. Voto 8.

I norvegesi Astrosaur, invece, trio strumentale, propongono un efficace mix di post-rock, math e qualche vena di black melodico uniti ad una notevole energia sul palco (voto 7), e aprono la strada a una delle band più interessanti dell’intera manifestazione. I Bruit sono una band francese attiva ormai da quasi un decennio. Incorporano nella loro line-up un violinista e un violoncellista e propongono una musica pesantissima, anche per il cuore e l’anima, introspettiva, tremendamente emotiva e ambient, che ricorda A Swarm of the Sun e Pijn, ma ancora più ossessiva e malata per certi versi. Spingono la sperimentazione ai limiti e la coniugano con una pesante critica al mainstream della produzione artistica (non sono presenti sulle grandi piattaforme online), e vibrano uno schiaffo doloroso dritto in faccia agli spettatori in estasi sottopalco. Voto 9.

Di nuovo sul palco piccolo, i britannici Telepathy sfoderano una potenza sonora devastante. Monolitici, granitici, con una sezione ritmica che fa tremare le colonne della sala. Pescano a piene mani dal post-sludge, ma articolano brani lunghi e possenti con qualche passaggio doom. Il loro ultimo disco ‘Transmissions’ (2025) è una cavalcata di un’ora abbondante nell’oscurità più pesante. Magniloquenti. Voto 8,5.

L’anno scorso la line-up del festival è stata di tutto rispetto (The Ocean, Hippotraktor, Bipolar Architecture, A Swarm of the Sun, Love Sex Machine, LLNN, Briqueville, Year of no Light, Lost in Kiev, Oh Hiroshima, And so I Watch You From Afar), ma ha sofferto la pesante defezione degli Psychonaut per un lutto improvviso. Apriamo una piccola parentesi: per i cultori del genere “post-”, negli ultimi anni il Belgio (e in parte la Francia) è diventato la mecca. Si possono nominare almeno una dozzina di band tutte d’un fiato (Amenra, Crouch, Oathbreaker, Wiegedood, Doodseskader, Brutus, Hemelbestormer, Hippotraktor, Pothamus, Lethvm, Briqueville, Eleanora, Predatory Void, e tante altre) tra cui, appunto, gli Psychonaut. Usciti con un grandissimo disco nel 2022 (‘Violate consensus reality’, in cui hanno collaborato proprio i vocalist di Amenra e Brutus) e con una nuova produzione prevista per ottobre (‘World Maker’) che a quanto pare ammorbidirà (relativamente) il sound del terzetto, portano sul palco un mix esplosivo di sonorità aggressive, psichedeliche e armoniche impreziosite dalle due voci che si alternano tra cantato pulito e growl graffiante. La presenza scenica è notevole, i pezzi seppur lunghi non perdono nulla in esecuzione e tensione, nonostante la forte presenza di riferimenti filosofici e spirituali nei testi, percepibili anche nell’evoluzione musicale dei singoli brani. L’attesa, per chi non ha potuto vederli l’anno scorso, è valsa tutta la pena. Voto 8,5.

In tema di patrie del metal, non che la Svezia sia paese di minor conto (Cult of Luna, Meshuggah, solo per rimanere sul genere): i Barrens tengono alta la pressione e l’eccitazione del pubblico. Uscirà a breve ‘Corpse Light’, secondo LP del trio, che offre una performance di tutto rispetto con un’esecuzione perfetta delle loro lunghe escursioni oscure (l’ultimo concept si basa sulla credenza secondo cui si vedono delle piccole luci brillare vicino all’abitazione di una persona destinata a morire) oscillanti tra la psichedelia e momenti di furia cieca intervallati da intermezzi profondi e meditativi. Voto 8.

Tra tutta questa grazia e i LO!, di cui si è già parlato in qualità di apripista di This Will Destroy You (azzeccatissima la scelta di inserire in scaletta questo momento di rottura emotiva tra i texani di Galindo e gli irlandesi) si sono esibiti anche i God is an Astronaut, anch’essi fuori roster ma apprezzatissimi tra i cultori del mondo Pelagic. Un appunto: chi scrive li ha sentiti live ormai tre volte (hanno suonato due anni fa a Verona e l’anno scorso a Brescia, e faranno due date anche in autunno), e l’impressione è che a tratti manchino di un po’ di estro sacrificandosi sull’altare della perfezione dell’esecuzione. Ma si tratta di voler trovare il famoso pelo sull’uovo, perché comunque i britannici (notevole il loro ultimo lavoro ‘Embers’) sono dei maestri del post-rock e post-metal strumentale e nemmeno per un secondo durante la loro esibizione se ne può dubitare. La presenza scenica è impressionante sebbene suonino solo in tre, anche grazie alla gestione delle luci di cui si è già parlato e che, d’altronde, è parte integrante del loro spettacolo. I classici ‘Suicide by star’ e ‘All is violent, all is bright’, ben quattro pezzi dal nuovo disco e due da ‘Epitaph’ per una scaletta solida e con una continuità impressionante. Una prestazione perfettamente in linea con il filo conduttore di questo festival. Voto 8.

Si chiude quindi questa prima giornata del Pelagic Fest 2025, nel migliore dei modi ovviamente, e con un pubblico estasiato che fa i conti con la propria emotività mentre ordinatamente (ordinatamente!) imbocca l’uscita verso la splendida zona esterna alle sale concerto (notevolissima anche l’organizzazione e la dislocazione dei punti bar e il backstage versione lusso con zone chill e sala prove per gli artisti), accalcandosi ai banchetti del merch (per lo standard olandese: prezzi più che politici sia per il merch che per le birre) o sostando di fronte all’afterparty con dj-set, in attesa della seconda parte dell’evento che si terrà domani. La line-up è ancora di altissimo livello, così come le aspettative di tutti che già in questa prima parte del festival non sono state deluse, anzi.

 

Galleria fotografica a cura di Nicola Neso

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