Pelagic Records Fest – Day 2 @ Muziekgieterij, Maastricht (NL), 24 agosto 2025

Il 29/08/2025, di .

Pelagic Records Fest – Day 2 @ Muziekgieterij, Maastricht (NL), 24 agosto 2025

Pothamus. Segnatevi questo nome, mettetelo tra quelli da seguire sulle vostre piattaforme di streaming, scrivetevelo sul palmo della mano. Questi belgi di un piccolo paesino, Mechelen, hanno pubblicato un disco nel 2020, ‘Raya’, con cui tracciano il solco per quello che è poi stato ‘Abur’, uscito a febbraio di quest’anno per Pelagic Records. E proprio al Pelagic Fest, giorno due, i Pothamus salgono sul palco a un orario che generalmente spetta alle band spalla, le 15.00. Ma Mattias Van Hulle, Michael Lombarts e Sam Coussens non sfigurerebbero come headliner in qualsiasi festival di grande portata. ‘Abur’ (che la band suona per intero) è un’opera maestosa, monumentale, criptica, trascendentale, mantrica. I pezzi sono un crescendo (sia le singole tracce di per sé che il disco nel suo insieme) di atmosfere tribali, ritmi ossessivi, grida laceranti. Una trance, un’estasi, una catarsi, accompagnate da uno spettacolo visivo impeccabile: luci eccezionali, movenze primitive, musicisti che mentre suonano sembrano essere su un altro pianeta. Il pubblico esce dall’esibizione dei Pothamus scosso, incredulo, molti si chiedono e chiedono ad altri ad alta voce a cosa mai abbiano assistito. Una performance assolutamente strepitosa e totalmente immersiva, che per chi scrive, musicalmente parlando, si può paragonare solo ad un concerto degli Amenra. Questi ragazzi suoneranno il 30 agosto in provincia di Siena, e valgono bene qualche ora di macchina per andare a sentirli. Voto 10.

E così, la seconda giornata del Pelagic Fest regala immense soddisfazioni ancor prima che sul palco salgano i primi headliner. Il pomeriggio si era aperto con altre due prestazioni degne di nota. Gli ungheresi Törzs spiazzano tutti inaugurando il palco piccolo con la loro musica atmosferica che a tratti pesca (soprattutto per quanto riguarda la chitarra) dall’hard rock anni Settanta, ad altri dal classico post-rock. Melodici, onirici, non di rado quasi rilassanti, i magiari (che dopo la registrazione dell’ultimo ‘Menedék’ hanno subito la defezione del batterista e fondatore) si esprimono alla grande e preparano degnamente il terreno per chi viene dopo. Voto 7,5.

Giusto il tempo per spostarsi verso il palco principale e, dopo la grande performance di ieri, ecco di nuovo la zazzera di Jeremy Galindo sventolare mentre il texano tormenta lo sgabello sul quale siede. Questa volta le note della sua chitarra sono quelle di You, Infinite, nuovo progetto del fondatore di This Will Destroy You. Delle vicende legate alla separazione (?) della band si è già detto nel report precedente. Questa costola dei TWDY presenta il disco omonimo, più melodico, più delicato, meno noise, meno furioso. Un gran bel lavoro, reso benissimo dal vivo (i musicisti del collettivo sono tutti eccelsi), ma che a detta di chi scrive non regala quello scossone emotivo a cui i fans di Galindo e Brown sono abituati. Questo (non) ti distruggerà, insomma. Voto 7,5.

Hypno5e, band francese definita “avant-gard, progressive, post-metal” è sicuramente all’avanguardia, ma per il resto difficilmente definibile. Il cantante e chitarrista, Emmanuel Jessua, ha firmato in passato un film girato in Bolivia, accompagnato da un disco (‘Alba- Les ombres errantes’) che esula dagli standard della band, essendo piuttosto ambient, introspettivo ed emozionante. Non che gli altri non lo siano, ma in modo diverso: ‘A distant (dark) source’ e ‘Sheol’ sono due capolavori del loro genere. Si passa da atmosfere taglienti e rarefatte spesso accompagnate da parti recitate tratte da film in francese o spagnolo, a vere e proprie esplosioni di rabbia massicce e tirate, su cui la voce di Jessua graffia e stride in un acuto lamento. La loro prestazione è solidissima, il sound è pieno e potente, la sezione ritmica fa vibrare il Muziekgieterij e l’atmosfera passa sovente dall’essere eterea a incendiata in poche battute. Il pubblico è entusiasta e gli Hypno5e, di certo, meriterebbero un’attenzione ben più generosa da parte di una fetta di critica e pubblico maggiore. Soprattutto italiana, verrebbe da dire, che troppo spesso si concentra su band di ultraottuagenari con trenta dischi tutti identici alle spalle per vedere i quali serve sborsare il doppio di quello che qui costano due giornate con venti band sul palco. Questo per dire che i gli Hypno5e sono originalissimi, come la maggior parte dei gruppi che si sono esibiti in questi due giorni di festival. Voto 9.

Non ci dilungheremo invece troppo sulla seconda prestazione dei Bruit, che hanno riproposto il loro show con un set diverso. Stessa intensità, stessa bravura, stessa impressione. Quasi perfetti. Voto 9.

A chiudere la serata e il festival una vecchia gloria del metal, che ha saputo innovarsi dopo l’uscita dagli Emperor e che ora è artefice di un convincente mix di black, prog, jazz, elettronica. Ihsahn, dopo aver pubblicato il suo ottavo disco l’anno scorso, da cui ha portato qui sul palco della Pelagic ben cinque tracce, si è perfettamente adeguato alla sua evoluzione musicale anche in versione live. Del black metal ha mantenuto la solidità e una voce che proviene direttamente dagli inferi, riuscendo ad ammorbidire la sua proposta acquistando una grande maturità atmosferica e un decisamente elevato coinvolgimento emotivo del pubblico. La progressione seguita dal set è notevole, man mano che ci si avvicina alla conclusione l’aria si fa più pesante e densa, i brani si allungano e si articolano in maniera più complessa, verso l’evocativo climax finale. Un artista affermato che di certo non ha bisogno di conferme, ma se mai fosse stato il caso non lesina nel servirle al pubblico presente, presentandosi in grande forma. Voto 7,5.

Qualità è la prima parola che viene in mente mentre ci si avvia verso l’uscita. Degli artisti, innanzitutto, del luogo, dell’organizzazione, degli aspetti tecnici. Qualità altissima per la Pelagic Records, di cui si è già parlato nel report del primo giorno, ma che è bene sottolineare una volta di più: tenete d’occhio questa etichetta, seguitene le uscite (a settembre: i Barrens, gli Abraham; a ottobre gli Psychonaut, i Nyos; più recentemente: gli Zatokrev). Ne vale la pena, perché le parole d’ordine sono novità, sperimentazione, nicchia. A breve Staps e compagni saranno già all’opera per definire la line-up dell’anno prossimo e come da tradizione potrebbero essere già messi in vendita gli early bird a un prezzo quasi stracciato. Non ci sono dubbi che ne approfitteremo anche l’anno prossimo.

 

Galleria fotografica a cura di Nicola Neso

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