Katatonia + Primordial + Inner Vitriol + more @ Wondergate Festival (Day 1), Marina di Altidona (FM), 22 agosto 2025
Il 12/09/2025, di Alex Ventriglia.
Si preannunciava forse un azzardo la prima giornata del Wondergate Festival, quella che a tutto tondo si presentava come l’inaugurazione della “tre giorni” chiamata Metal Gate e che, per venerdì 22 agosto, piazzava come headliner i Katatonia, svedesi bravissimi e con un “following” sostanzioso anche alle nostre latitudini, ma probabilmente inferiori come portata, per reggere su sé stessi tutto il peso e l’importanza nell’essere il nome principale dell’evento marchigiano.
Eppure… Eppure i pronostici son fatti per essere (anche) sovvertiti, specie quelli “infausti”, sono belli per questo, sanno stupire e sorprendere, meglio se in positivo. Bella anche la cornice di pubblico, un’affluenza direi discreta per essere stato il tardo pomeriggio, e che ha scaldato il giusto in attesa della performance degli Inner Vitriol, band con base a Bologna la quale sta letteralmente bruciando le tappe, con le sue tournée internazionali di prestigio (l’ultima delle quali ha visto il gruppo “a stretto gomito” con Geoff Tate, per un giro continentale che ha toccato Germania, Svizzera, Austria e Italia) e uno stile musicale suggestivo ed avvincente, che ha sì spiccati e naturali punti di riferimento, però raccolti assieme con gusto e originalità, con una devozione direi estrema verso il prog metal di alto blasone, con dalla sua degli umbratili, introspettivi tratti dark. Un quartetto che a Marina di Altidona ha saputo immediatamente catturare l’attenzione generale, esplodendo uno dopo l’altro brani meravigliosi, dall’opener ‘Slowly She Dies’ e ‘The Frozen Wind’, a ‘Endless Spiral’, dalla solenne ‘Butterflies’ che degli Inner Vitriol rappresenta il nuovo corso, alla cover di ‘Impressioni di Settembre’, storico cavallo di battaglia della Premiata Forneria Marconi, leggenda italiana con cui i bolognesi spartiscono una netta imprevedibilità di fondo. Non più una semplice, forse “scontata” rivelazione, gli Inner Vitriol sono invece una certezza assoluta, di una “nuova” scena tricolore che va imponendosi prepotentemente, la quale, come appunto una farfalla, ha dispiegato le sue ali lanciata verso orizzonti sempre più luminosi…
Così come sono rimasto impressionato dai genovesi Ashen Fields, dei quali conoscevo poco o niente, se non per il fatto d’essere composti da ex Path Of Sorrow e che appunto quest’anno han debuttato con ‘So Haggard And So Woe-Begon’, primo full length album su Ad Noctem Records. Ci muoviamo su territori che possono essere “accidentati”, specie se non si affrontano con le giuste precauzioni, ma il robusto death metal di ispirazione sinfonica dei liguri, che cerca e trova l’impatto, riuscendo a bilanciarlo accompagnandolo con spiccato gusto melodico e uno “zelo” quasi accademico, come a invocare il “contradditorio” con il cantato in growl, costituisce un vincente asso nella manica degli Ashen Fields. Particolarmente apprezzati da un pubblico che si è mostrato avvezzo e abituato a tali sonorità, che sanno coniugare approcci diversi, ma con parecchio in comune.
Terni, nella vita del sottoscritto, è stata una citta dominante e determinante, con la sua storica Acciaieria che ha finito, ovviamente, per condizionare anche i gusti giovanili, “corroborati” negli anni da gruppi importanti dell’heavy metal tricolore, dagli apripista Synthesis agli “speed freaks” M.A.C.E., dai Glory Hunter ai Warhead, veterani “poco raccomandabili” che nel proprio background stilistico si dividevano tra Judas Priest e The Clash. È accaduto molto altro, in questa città che dette i natali sia al celebre storico Publio Cornelio Tacito che al più noto San Valentino, ma soprattutto, a manifestarsi nella Valnerina, è stata una certa indole rock’n’roll che si è sempre distinta, nonostante tutto, ed è quanto mi hanno dato da pensare i vivaci Butt Splitters, ternani appunto, i quali con grinta e un gran bel tiro hanno dimostrato di saperci fare davvero. Non più giovanissimi, ma in grado di dar la paga giusta, bravi come esecutori e niente male altresì sotto il profilo compositivo, i cinque umbri sono probabilmente stati la sorpresa migliore di questo iniziale Metal Gate, l’energia e l’entusiasmo dispensati a piene mani hanno realmente fatto la differenza. Hard rock iper vitaminizzato con dosi di metallo vecchio e nuovo, nulla di trascendentale forse, ma se suonato con la “cazzimma” adeguata, i risultati non possono sfuggire, l’egregia prova sfoderata al Parco dei Due Ponti sarà senz’altro la benzina migliore, per il prosieguo dell’avventura Butt Splitters.
Con i Primordial, che vidi live non troppo tempo fa durante un Frantic memorabile, siamo poi entrati in una dimensione quasi ultra terrena, con quelle storie di battaglie leggendarie che il folklore irlandese è così tanto capace di evocare brillantemente, e se poi in organico puoi vantare un frontman abile e carismatico qual è Alan Averill, il gioco è presto fatto. Il quale è stato l’autentico ago della bilancia, in uno show pregno di suggestioni storiche ed echi di un passato carico di gloria, ma impietoso e crudele, i cui strali intrisi di dolore sono divinamente stati interpretati da Alan, superbo vocalist e, a tutti gli effetti, il simbolo distintivo di una band unica nel suo genere, eccezionale nel saper fondere tanti stili nel suo “calderone” musicale, chiamando in causa una bravura non comune e un’ispirazione realmente baciata dagli Dei. Primordial protagonisti con una scaletta a dir poco roboante, da cui hanno svettato inequivocabilmente brani come l’opener ‘As Rome Burns’, ‘Traitors Gate’ ed ‘Empire Falls’, vale a dire gli estratti da quel grande album del 2007 che fu ‘To The Nameless Dead’, forse il capolavoro indiscusso dell’intera saga Primordial. In sostanza, è stato uno spettacolo di caratura superiore, quello offerto dal quintetto proveniente dalla Contea di Fingal.
Forse motivati maggiormente dopo una prestazione tale da parte dei Primordial, anche i Katatonia hanno infine risposto alla grande, sia soddisfacendo le altissime aspettative dei fans, sia – e non era affatto scontato, anzi, tutt’altro! – “convincendo” sé stessi con una prova d’autore davvero maiuscola, nonostante gli ultimi, complicati mesi, durante i quali la band svedese ha dovuto accusare il colpo di un abbandono eccellente, quello di Anders Nyström, chitarrista, principale songwriter e fondatore stesso dei Katatonia, “colonna portante” in simbiosi con il cantante Jonas Renkse, l’altra “eminenza grigia” della band, rimasta “orfana” e perfettamente consapevole che forse adesso la “pagnotta” si è fatta più dura, da portare a casa… Invece, come scrivevo già in apertura, i pronostici sono altresì fatti per essere sovvertiti, poiché è altrettanto vero che il complesso originario di Stoccolma ha regalato ai presenti un concerto speciale, nel quale Renkse è stato grande protagonista, con un senso di responsabilità forse accentuato, ma portatore di intensità e profondità. Intensa e profonda, esattamente come da sempre suona la musica marchiata Katatonia che, partita da basi death metal, si è assestata su un blocco monolitico fatto di sofferenza, intimità gotiche e “serrature” ataviche possibili da scardinare solo se in terapia. Mi avvio a chiudere il report aggiungendo che, dal vivo, il repertorio dell’ultimo full length ‘Nightmares As Extensions Of The Waking State’ assume fattezze più importanti, decisamente perentorie, e pezzi come ‘Thrice’, ‘Temporal’ e ‘Wind Of No Change’ suonano solidi, coriacei. Degni di figurare accanto ai grandi classici, per esempio i brani estratti da ‘The Great Cold Distance’ (l’album di maggior successo, o almeno quello che ha aperto parecchie porte ai Katatonia, mercato statunitense compreso) e che a Marina di Altidona hanno risuonato numerosi, finendo per incantare una platea di appassionati che, forse, non aspettava altro. Perfino chi scrive, che i Katatonia li ha sempre digeriti a piccole dosi, ha dovuto fare “ammenda”, riconoscendo loro la grandezza del concerto suonato al Wondergate marchigiano.
Galleria fotografica a cura di Federico Benussi