In The Best Tradition Festival Vol. II @ Martinsicuro (TE), 20 settembre 2025

Il 22/10/2025, di .

In The Best Tradition Festival Vol. II @ Martinsicuro (TE), 20 settembre 2025

Appuntamento ormai inderogabile quello con l’In The Best Tradition, Festival metal che più “verace” non si può, votato a quelle sonorità primordiali e ortodosse che noi tutti tanto amiamo, specie se apparteniamo alla “vecchia guardia” e a certi gruppi dobbiamo tutto, della nostra inossidabile passione. Arrivata alla sua seconda puntata (dopo una primissima edizione “zero” tenuta al mitico Bar Il Canarino, ad ingresso gratuito, con cinque band italiane capitanate dai locali Witchunter), quest’anno la metal kermesse abruzzese non soltanto è tornata nel suo storico feudo di Martinsicuro, ma ha raccolto ancora di più il favore degli appassionati arrivando quasi a raddoppiare le presenze dello scorso anno, quando l’In The Best Tradition si svolse presso il Pin Up, nella vicina Mosciano Sant’Angelo. Merito certo di un “cast” ancor più suggestivo che trovava negli headliner Demon e nei Graham Oliver’s Army la sua “summa maxima”, ma anche e soprattutto per l’atmosfera d’altri tempi che si respira quando si scende a queste latitudini e si torna ad incontrare quegli amici di una volta, quando l’heavy metal profumava di underground e le band con cui crescere erano e restavano quelle, fedeli ed integrali.

Sonorità quindi classiche, per niente inclini a qualsivoglia concessione, come è stato in tutto e per tutto interpretato dagli apripista Axeblade guidati dalla prorompente voce di Paola Goitre, nota per la sua militanza nei Fil di Ferro e autentico tratto distintivo di una band gagliarda e tosta, devota allo US Metal (ottima la cover di ‘Thundersteel’ dei Riot!) e a nomi storici quali Iron Maiden e Judas Priest, ovverossia l’ideale per accendere il fuoco alle polveri! Gruppo che non avevo ancora mai visto live e che si è subito rivelato una sorpresa, gli Axeblade, e, parzialmente, posso dir lo stesso dei successivi Sin Starlett, svizzeri di Lucerna, che fanno della compattezza cara a Priest ed Accept, ma “graffiata” il giusto da una spiccata componente melodica, le loro armi migliori. Dinamismo e carica eversiva per un gruppo che, forse, a lungo andare paga un po’ dazio e finisce poi per sembrare ripetitiva… Notevolissimi gli statunitensi Solicitor la cui architrave principale poggia quasi interamente sull’impeto e sulla forza d’urto generata da Amy Lee Carlson, frontgirl rude e a dir poco impressionante per la carica che trasmette dal palco. Formazione che a me personalmente ha ricordato Agent Steel e primi Jag Panzer, una cascata di rovente metallo americano squillante e veloce, come ampiamente confermato dal nuovissimo ‘Enemy In Mirrors’, secondo album che ha una copertina che tanto ricorda quella di ‘Power Of The Night’ dei Savatage, giusto per sottolineare l’importanza di determinati “Padri Fondatori”.

Non vedevo i Battle Ram suonar dal vivo da tempo immemore, anche se qua e là ho beccato sia l’amico Gianluca Silvi (in qualità di chitarrista dei Selvans) che il vocalist Franco Sgattoni (recentemente applaudito a Marotta, in una serata durante la quale ha cantato alla grande tutti i successi dei Deep Purple, con la supervisione di Ian Paice, ospite speciale e suo principale “dirimpettaio”), quasi in una sorta di “allenamento preparatorio” per l’importante show di Martinsicuro. Li ho ritrovati esattamente come li ricordavo, vale a dire un cazzotto assestato in pieno volto, e non poteva essere altrimenti se ci si trova al cospetto dell’Epic Metal puro e incontaminato da sempre in dotazione al quintetto di Ascoli Piceno, una sicura garanzia!

Come la volta scorsa fu il turno dei Saracen, strepitosi protagonisti all’In The Best Tradition 2024, nella loro assoluta première italiana che tanto clamore suscitò, stessa, identica situazione oggi per i Mythra, tra le cult band più particolari di quella New Wave Of British Heavy Metal tanto in grado di regalarci eroi immortali e promesse estemporanee, meteore che finirono purtroppo per perdersi, come appunto fu il caso di questa band proveniente da South Shields, Nord Est dell’Inghilterra. La quale, all’epoca, si segnalò solo per una pubblicazione, ‘The Death & Destiny EP’, che mise sì in risalto le doti del gruppo, ma che alla fine portò ben poca acqua al mulino dei Mythra, collocati tra l’altro in una difficile posizione geografica per poter ambire a traguardi più significativi e alla portata, al punto che furono confinati a suonare un paio di concerti o poco più, in quei belligeranti, spietati Eighties britannici… Fino al loro ritorno, dieci anni fa, quando i Mythra ricominciarono a battere soprattutto il Vecchio Continente, partecipando a vari festival tra cui l’emblematico Keep It True, ravvivando così il loro oscuro metal style fatto di doppie chitarre, dinamismo e un cantato solido e piantato, e che ancora oggi pare avere i suoi numerosi proseliti, stando all’entusiasmo scatenato sotto il palco di Martinsicuro. Set list intensa e di grande presa, specie quando sono stati chiamati in causa brani storici quali ‘U.F.O.’, ‘Killer’, ‘Overlord’, e il conclusivo anthem ‘Death And Destiny’, ma anche le più recenti ‘Still Burning’, ‘Stabbed In The Back’ e ‘The Reaper’ han giocato “pesante” nell’economia del loro primo concerto italiano, come dire che, per i Mythra, c’è una brillante continuità a sostenerli, mica poca roba. Forse è nel DNA stesso della New Wave Of British Heavy Metal, che ogni band appartenente alla sua “scuderia” abbia sempre la risposta giusta, avendola saputa conservare nel tempo, gelosamente, e con meticolosa cura.

Stessa valutazione, anzi ancor più decisa, marcata, quando il palco è stato poi preda della Graham Oliver’s Army che, con dentro pure Paul Quinn a ricostituire la storica coppia alle chitarre, ha riportato in auge tutta la leggenda dei primi Saxon, quelli che ci conquistarono immediatamente grazie a brani indimenticabili, immortali… ‘Rock’n’Roll Gypsy’, ‘Strong Arm Of The Law’, ‘The Eagle Has Landed’, e il sentore che forse gli anni non ci sono sfuggiti via come sabbia tra le mani si è fatto incredibilmente strada nell’animo, per la fragorosa bellezza di certe canzoni e per una band che ha dato tutta sé stessa, a partire appunto dall’illustre coppia composta da Graham Oliver e Paul Quinn, la quale si è spesso scambiata sorrisi, decisamente compiaciuta. Coppia ultra settuagenaria, certo, ma voi ci avete fatto caso? Io proprio no, perché i Nostri hanno menato fendenti dall’inizio alla fine, insistendo con ‘Frozen Rainbow’, ‘Dallas 1 PM’, ‘Princess Of The Night’, con una ‘Crusader’ da brividi, mettendosi in luce anche per un frontman di gran spessore come Brian Shaughnessy che, con bravura, mestiere e determinazione, ha contribuito a far sì che la Graham Oliver’s Army ne uscisse vincitrice. In una contesa, quasi, tra questi vecchi eroi di un tempo, “guerrieri” d’una terra d’Albione che, allo scoccar degli Eighties, generarono una forza d’urto che si tramutò in un movimento, coeso ed inossidabile, capace di influenzare per sempre le future generazioni.

La pensa così anche Anthony Bray, meglio conosciuto come Abbadon, storico ex batterista dei Venom più classici, invitato in Abruzzo in qualità di ospite speciale, “testimonial” di lusso di quella che appunto fu la New Wave Of British Heavy Metal. Che comunque ha avuto modo anch’egli di salire sul palco, ma per ritirare la torta donatagli dai ragazzi del Festival, festeggiando così, piacevolmente sorpreso, il suo 65esimo compleanno. Eh sì, finendo per cantare un “happy birthday” in salsa black (metal), è successo anche questo all’In The Best Tradition 2025…

Headliner di gran blasone, i Demon hanno infine sfoggiato tutta la classe di cui sono capaci, lasciando a briglie sciolte il magnetismo di Dave Hill, vocalist carismatico e istrione innato, lungo il corso di uno show che ha giustamente premiato i primi due fenomenali album – da ‘Night Of The Demon’ e ‘Into The Nightmare’, a ‘Sign Of A Madman’, ‘The Spell’ e ‘Liar’, da ‘Total Possession’ e ‘Deliver Us From Evil’, all’acclamatissima ‘Don’t Break The Circle’, alla scanzonata, conclusiva ‘One Helluva Night’ – ma che ha “lustrato” il tutto con una perla assoluta qual è stata ‘Remembrance Day (A Song For Peace)’, mai così indicata per condannare tempi sciagurati come quelli che stiamo vivendo. E che gran peccato, che da un album meraviglioso come ‘The Plague’, abbiano suonato soltanto la title-track, e non l’altrettanto classica ‘Blackheath’ e ‘Nowhere To Run’, solitamente in scaletta, unica “pecca” questa che ha fatto perdere ai Demon qualche punto, nel mio personale giudizio finale. Ma con uno o due bicchieri di Centerbe locale, sono certo che lo avrei convinto Dave Hill a far quella piccola “aggiunta”, mannaggia la miseria… Con la definitiva affermazione del Frantic e la speciale crescita dell’In The Best Tradition, l’Abruzzo mantiene solide e forti le sue tradizioni hard’n’heavy regionali!

Galleria fotografica a cura di Mauro Parozzi

 

 

 

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