Leprous + Gåte + Royal Sorrow @ Live Music Trezzo s/A, 07.11.2025
Il 12/11/2025, di Nicola Neso.
Un concerto dei Leprous, per chi, come il sottoscritto, mastica più spesso e volentieri generi meno morbidi e meno mainstream, equivale a uscire dalla propria comfort zone musicale e, di conseguenza, accettare la sfida di doverne scrivere. Il che non è esattamente facile. O almeno non lo è in maniera apparente: se, infatti, da un lato è assolutamente naturale dare un giudizio del tutto positivo ed estasiato su una band del genere, dall’altro è più complicato separare la cifra tecnica elevatissima di questi ragazzi dall’entusiasmo febbrile che infondono nel loro calorosissimo, fedelissimo pubblico. Il che, solitamente, non va esattamente a braccetto per generi più orecchiabili.
Gli spettatori di questa sera, qui al Live di Trezzo sull’Adda, sono anch’essi uno spettacolo nello spettacolo, e quando Solberg esce sul palco, l’espressione che monta, tra lo stupefatto e il motivato, rende l’idea di quel che è giunto dietro le quinte durante l’esibizione delle due band d’apertura. I Royal Sorrow, band finlandese progressive affacciatasi sul panorama da pochi anni, offre uno show “pettinato” (nel look e nella costruzione ed esecuzione dei pezzi) ma efficacissimo e, soprattutto, molto coinvolgente. Linee melodiche accattivanti, la giusta pesantezza a fare da controcanto anche in alcune linee vocali quasi sorprendenti, un groove notevole. I Gåte, invece, anch’essi norvegesi come gli headliner di serata, stupiscono con un folk progressive che si scatena dopo i primi tre brani, più intimi ed eterei (e che includono anche vocalizzi che riprendono i canti tipici delle pastore norvegesi per richiamare le mandrie, i Kulning), per poi appunto sfociare in una festa che sguinzaglia il pubblico sotto al palco con brani coinvolgenti e danzerecci, ma al tempo stesso molto tirati e, anche in questo caso e manco a dirlo, estremamente tecnici.
La tecnica, appunto. I Leprous sono dei mostri sacri del genere, ormai, dopo venticinque anni di attività. La tensione (soddisfazione? sorpresa?) già citata di Solberg però si scioglie con il boato che accoglie le prime note di ‘Silently walking alone’, dall’ultimo capolavoro del 2024 ‘Melodies of atonement’, da cui la band prende quattro brani per la scaletta stellare di stasera. Lo show si snoda tra grandi successi (quattro brani anche da ‘Pitfalls’ e ‘The Congregation’) passando per un brano scelto dal pubblico (‘Rewind’, che scatena il pogo) fino alla chiusura devastante con ‘Atonement’ e ‘The sky is red’. E proprio da quest’ultimo pezzo partiamo per mettere in evidenza una delle due gemme di serata. Stare a parlare della qualità di ogni singolo elemento del sestetto sarebbe, infatti, ridondante. Ma non si può non spendere qualche parola per l’estro a dir poco mostruoso e assolutamente eccezionale di Baard Kolstad dietro le pelli. ‘The sky is red’ è una delle punte di diamante del suo repertorio di batterista spaziale: i tempi variano tra i 7/8, i 9/8, gli 11/8, i classici 4/4. Vederlo contorcersi lì dietro è uno spettacolo e le sue linee di batteria manderebbero in confusione anche il più allenato degli ascoltatori. In senso positivo, si intende. I suoi controtempi (spesso tipici in realtà di tutta la linea produttiva della band) e i suoi dispari sono qualcosa di assolutamente incredibile, che lo piazzano (probabilmente) al vertice nel genere. Seconda nota di merito per lo stesso Solberg: le sue linee vocali spaziano tra un pulito potentissimo (non sbaglia una singola nota) e caldo e un falsetto spiazzante, che rende il suo cantato indefinibile e originalissimo (anche dopo più di cinque lustri) nell’intero panorama metal, solitamente più avvezzo alla sferzata rabbiosa di un growl, uno scream, un acuto. La celebre banalità del male, insomma: senza troppi artifici o eccessi il frontman dei Leprous riesce a rendere le sue prestazioni estremamente profonde ed emotivamente dolorose, e scava un solco in cui il pubblico si getta cantando a squarciagola. Una serata a dir poco fantastica e molto più “comfort” del previsto, insomma, in una venue (il Live Club, appunto) che si rivela tra le migliori in assoluto per visibilità, sound, spazi e organizzazione. I norvegesi, ormai habitué della scena nostrana, saranno di nuovo in Italia per due date a gennaio e febbraio a Padova e Roma. Fossi in voi non me li perderei.
Galleria fotografica a cura di Nicola Neso.