Bastet @ Grind House – Padova, 29 novembre 2025

Il 03/12/2025, di .

Bastet @ Grind House – Padova, 29 novembre 2025

Vent’anni fa, tra gli anni ’90 e i 2000, in Italia c’era una scena hard rock/glam che sembrava uscita da un videogioco: capelli cotonati, borchie, make-up che avrebbe fatto impallidire un arcobaleno e un entusiasmo collettivo che solo chi ha vissuto quei tempi può capire. Nel Nord Est, poi, proliferavano band incredibili, dai Crackhouse ai Baby Ruth passando per i Black Cat 9, Pink Lizard, La Roxx, Frutteti Riarsi e tra tutte svettava una sola entità: i Bastet da Padova. Un gruppo fuori da ogni logica, trascinato dal carismatico e un po’ folle Mahatma Pacino, frontman che rendeva lo “sborro gioia” una filosofia di vita applicabile anche al brunch della domenica. Una scena folle, incredibile, ancora scopribile oggi grazie al documentario ‘Orgia Fuxia’ di Alessandro Pittoni, facilmente reperibile su YouTube.

I Bastet hanno fatto di tutto: si sono amati, odiati, slinguati, hanno devastato palchi insieme a miti del genere come The Hives, Hardcore Superstar, L.A. Guns, Enuff’z’Nuff, Steven Adler…., hanno girato l’Italia su pulmini rosa con tendine leopardate (il mitico Barbie Van) e ci hanno creduto, cazzo se lo hanno fatto. Sono volati in America per affidarsi al mitico Ric Browde, produttore di Poison, Faster Pussycat e Ted Nugent nella realizzazione di un full length che non vedrà mai la luce, lasciando dietro di sé solo mini-album, split, video assurdi con nani e donnine, concerti memorabili e, soprattutto, perizomi sparsi come testimonianza archeologica del glam italiano.

E così, dopo due decenni di silenzio e storie che sembravano leggende urbane, i Bastet si sono riuniti per un concerto che, “Giuro su Dio”, è quello di addio. Il Grind House di Padova è sold out, pieno di fan pronti a essere travolti da una follia vecchia scuola, e sì, i membri della band sono un po’ più grassi, un po’ più vecchi, ma la pazzia è intatta. Rino Daponte non c’è, sostituito dal più sobrio Gep al basso, ma Pacino resta il re del microfono, sommo maestro di cerimonie sempre pronto a perdonare chi ha peccato, i chitarristi Andrea Belladonna e Rufus Saveeno maneggiano le loro sei corde come se fossero bacchette magiche del caos e Carmen Ronzoni dietro la batteria non suona solo i pezzi: intrattiene, ride, gesticola e ti ricorda che il rock è soprattutto spettacolo.

Il concerto scorre tra pezzi storici e sketch, un cocktail esplosivo di punk, glam e pop che ti cattura con ritornelli facili e cori che anche tua nonna potrebbe cantare senza vergogna (ma veramente vi fidereste a lasciare le vostre nonne in balia di questi figuri?). Si parte con ‘God Is Good’ e ‘Revenge Is A Meal Best Served Cold, si passa per il natalizio ‘Turbochristmas’ (perché persino Babbo Natale merita il caos Bastet), fino a vere e proprie chicche come la rivisitazione di ‘Barbarella’ dei The 69 Eyes, la mitica ‘Spurtin’ Joy Wherever I Go‘, la canzone dell’amore eterno e ‘Broke With a Broken Heart’, il pezzo pedagogico sul preservativo rotto che probabilmente andrebbe studiato nelle scuole superiori.

La follia aumenta con ‘Sodom & Gomorrah’ (che parla del Papa con benevolenza… o quasi), ‘Gonna Get Laid Tonight’ (ovviamente presentata come ‘Stasera Trombo’), ‘I Touch Myself’, ‘Science Fiction’, ‘Love Bug’ dedicata alla prima auto di Pacino e la cover degli Stooges ‘Search And Destroy’. E poi arriva ‘Erected’, il singolo che trasforma i cori dei fan in lacrime di gioia e disperazione nostalgica: perché quando il caos diventa leggenda, lo senti anche dentro lo stomaco. Si chiude con ‘Lipstick Army’, con i fan sul palco a cantare, agitare braccia e forse a cercare perizomi sparsi, per completare il rito di una band che non ha mai fatto nulla di sensato ma tutto con passione totale.

Quando le luci si spengono, resta la sensazione che Padova abbia assistito a un miracolo: vent’anni di rock, follia e glitter condensati in un’ora e mezza di pura leggenda. Un gruppo che non solo ci ha creduto, ma ha fatto credere tutti noi nelle follie del rock. I Bastet se ne vanno di nuovo, il pulmino rosa ritorna nei ricordi e noi, spettatori sopravvissuti, ci rendiamo conto che le belle storie finiscono… ma certe follie rimangono per sempre.

Foto by Andrea Lami

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