Kiko Loureiro @ Alchemica Music Club, Bologna, 02 dicembre 2025
Il 06/12/2025, di Maria Teresa Balzano.
Kiko Loureiro rappresenta una di quelle figure che, nel panorama metal internazionale, riescono a unire virtuosismo tecnico e sensibilità compositiva senza mai scadere nell’autocelebrazione. Nulla di roboante, nulla di artificioso: Loureiro suona con la naturalezza di chi conosce profondamente il proprio strumento e con la lucidità di chi sa sempre dove vuole andare. È un musicista “di pancia”, sì, ma con la precisione chirurgica tipica di chi ha passato una vita a trasformare il gesto spontaneo in linguaggio.
Il capitolo Angra è centrale per comprendere la sua identità. In quella band Kiko ha contribuito a costruire un’estetica precisa: un power/prog che si appoggia su melodie raffinate, sottili eppur percettibili influenze bossa nova e una cura maniacale degli arrangiamenti. Loureiro non era solo il chitarrista principale: era uno degli architetti sonori, il punto di equilibrio tra energia e dettaglio. Senza di lui, ‘Temple of Shadows’ o ‘Aurora Consurgens’, così come i lavori precedenti — da ‘Holy Land’ a ‘Fireworks’ fino a ‘Rebirth’ — non avrebbero avuto la stessa impronta emotiva e strutturale.
Il passaggio nei Megadeth ha confermato quanto fosse già evidente: Loureiro sa entrare in una band con storia ingombrante senza perdere sé stesso né forzare la mano. Nei tour e nei dischi accanto a Mustaine si è mosso con rispetto, ma anche con una maturità chiara, capace di dare nuova lucidità ai brani più complessi e di reggere il peso di un’eredità chitarristica pesante senza mai sembrare un sostituto di lusso.
Professionale, misurato, solido: Loureiro non punta ai riflettori, ma quando impugna la chitarra diventa inevitabile ascoltarlo. E nel metal moderno questo ha ancora un peso enorme.
Adam Smith, chitarrista di origini colombiane ora di base negli USA, ha aperto la serata con un set essenziale ma sorprendentemente coinvolgente. Con la sicurezza di chi vive il palco quotidianamente come direttore musicale di ‘Rock Show At Sea’, ha costruito un’atmosfera subito ricettiva, alternando riff incisivi a linee melodiche pulite e ben articolate. Il suo playing, diretto e senza eccessi, ha funzionato perfettamente in una venue raccolta come l’Alchemica: dinamico, comunicativo, capace di catturare l’attenzione senza bisogno di virtuosismi inutili. Un’apertura compatta e credibile, che ha preparato il terreno per Loureiro con professionalità e gusto.
Kiko ha messo in scena un concerto che non aveva nulla della passerella da ex–chitarrista dei Megadeth: è stato, piuttosto, un ritorno all’essenziale, al contatto diretto con il pubblico, alla dimensione in cui un musicista si misura senza filtri. Sala piena e atmosfera calda, con un pubblico consapevole e partecipe. Al suo fianco, una formazione di livello assoluto: dietro le pelli Bruno Valverde (Angra, Richie Kotzen, Adrian Smith) e al basso Felipe Andreoli (Angra, Sons of Apollo). Una sezione ritmica compatta, muscolare ma raffinata, capace di seguire ogni sfumatura del suo playing senza mai sovrastarlo.
Il live è scivolato lungo le tappe più identitarie della carriera di Loureiro. I brani degli Angra, proposti con un taglio più diretto e meno levigato rispetto alle versioni in studio, sono stati i momenti emotivamente più intensi rivelando un chitarrista che, pur in assetto spesso piú prog che power, non rinuncia alla dimensione umana del gesto musicale. Valverde e Andreoli hanno dato corpo e respiro ai pezzi, rendendo la resa live più viva, più fisica.
Nella parte dedicata ai Megadeth è emersa la precisione maturata negli anni accanto a Mustaine: riff secchi, timing rigoroso, nessun compiacimento tecnico. Loureiro ha rispettato la struttura originale, ma senza sacrificare il suo fraseggio più melodico.
La componente solista ha funzionato da spazio intimo: brani narrativi, suoni più caldi, un’interazione sincera con il pubblico. In questi momenti l’Alchemica sembrava un laboratorio musicale, con Loureiro che lasciava filtrare una naturalezza che le arene più grandi spesso non permettono.
Un concerto asciutto, onesto, impeccabilmente suonato. Nessuna retorica, solo mestiere vero. Kiko Loureiro non ha bisogno d’altro.
Galleria fotografica a cura di Valentina Ceccatelli