Angelo Branduardi @ Teatro Comunale, Ferrara, 11 dicembre 2025
Il 18/12/2025, di Francesco Faniello.
“Ma allora la Coca Cola è una bevanda socialista?”, chiedeva l’incredula mamma di Alex alias Daniel Brühl davanti alla puntata di Aktuelle Kamera realizzata appositamente per lei su quel piccolo capolavoro di Ostalgie che è “Goodbye, Lenin!”.
Ecco, è vero: io ho un po’ l’indole di Alex; o meglio, vederlo in azione mi ha fatto sentire fortemente empatico, specie all’epoca dell’uscita del film. Come avrete notato, non sono nuovo a dover “vendere” teorie apparentemente inusuali e irricevibili per la stragrande maggioranza di quelli che chiamiamo in gergo die-hard, anche se il termine mi ha sempre riportato alla mente il Mel Gibson pre-folgorazione sulla via di Damasco.
Proprio così: sono stato al cospetto del Bardo della musica italiana per antonomasia (altro che quelli di Krefeld!), in missione per conto di Metal Hammer Italia. D’altronde, non vi devo ricordare io che alcune delle eccellenze delle nostre parti, come i Rhapsody e i meno noti Fiaba, hanno attinto a piene mani dalla sua sensibilità tardo medievale e rinascimentale per coniugarne le istanze ora con l’Hollywood Metal in salsa friulana, ora con il prog più intriso di folklore che la Sicilia abbia mai concepito. Per non parlare del fatto che ci occupiamo quotidianamente di progetti ambient/folk le cui sonorità sembrerebbero tratte direttamente da dischi come ‘La pulce d’acqua’ (la cui opener tra l’altro è stata notoriamente coverizzata dai Rosae Crucis…), nonché della vasta carriera dei Blackmore’s Night, le cui sonorità prendono a piene mani dallo stesso periodo di riferimento del Nostro.
Ecco dunque Angelo Branduardi sulle nostre pagine, in un’occasione molto speciale: il suo progetto ‘Futuro Antico’, giunto alla nona edizione e stavolta dedicato alla musica alla corte degli Estensi, la dinastia che ha storicamente intrecciato il suo destino con la città di Ferrara. Il progetto vede coinvolto l’ensemble Scintille di Musica diretto da Francesca Torelli, suonatrice di liuto e soprattutto mente artistica, assieme al Maestro, di questa vera e propria ricerca a ritroso nel tempo che stavolta ha il suo “spazio” di riferimento in questa perla del Delta del Po in cui proprio il tempo – a suo modo – si è fermato e “soffermato”. Non a caso, la nebbia serale è il miglior biglietto da visita per un’iniziativa dedicata alla città, che tra l’altro cade nel trentennale del riconoscimento UNESCO del suo centro storico come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Al via dunque la riproposizione della canzone del Cinquecento estense e non da parte dei sette strumentisti delle Scintille di Musica, guidati dalla Torelli (nomen omen, è il caso di dirlo, nonché Malmsteen-approved a tutti gli effetti) qui in veste di liutista, arciliutista e suonatrice di chitarra barocca. Che il periodo in oggetto sia l’eredità condivisa dalla stragrande maggioranza della musica odierna lo sanno in tantissimi – tanto più che la notazione così come la conosciamo è nata una manciata di chilometri dal Teatro che ci ospita, presso l’Abbazia di Pomposa a opera di Guido d’Arezzo – laddove il Maestro ci ricorda come il Tristan-Akkord wagneriano sia stato il primo colpo inflitto alla solidità della tradizione occidentale in musica. Nel secolo successivo ci avrebbero pensato Stravinsky e Schönberg a minarne le fondamenta per mezzo della dodecafonia, anche se quest’ultimo in punto di morte avrebbe affermato come ci fosse “ancora tanta musica da comporre in Do maggiore”. Decisamente, settantaquattro anni di Storia da quel fatidico 1951 – anno della scomparsa di Arnold Schönberg – non hanno fatto che dare ragione all’autore di ‘Un sopravvissuto di Varsavia’, dato che il 1955 celebrato da Zemeckis è un po’ l’Anno Zero del rock’n’roll, con tutto ciò che ne consegue.
L’episodio in questione è uno dei tanti condivisi da Branduardi sia nella premessa che tra un pezzo e l’altro, restituendoci l’immagine di un mattatore consumato nonostante la materia “seriosa” e nonostante la comprensibile stanchezza per i recenti problemi di salute che avevano portato a rimandare alcune date del suo tour. Dichiara di non essere un sopranista, ma è chiaro che la sua timbrica profonda e penetrante fa la differenza, tanto in questo frangente quanto sui dischi che hanno costellato la sua carriera.
Il repertorio spazia tra la canzone popolare (‘Susanna la va al ballo’) e nomi di rilievo come Monteverdi, Dowland (imprescindibile nel repertorio di liuto, nonché delle trascrizioni per chitarra classica) e Frescobaldi, sul quale non manca una battuta per cui a lui sarebbero intitolate anche varie pizzerie a Ferrara, oltre al Conservatorio.
E in effetti, il Bardo si è reso protagonista di uno scampolo di teatro pre-shakesperiano, senza lesinare mottetti sullo strumento principe dell’ensemble, il liuto. Facezie a parte, la Torelli appare esecutrice prominente nonché guida fondamentale per l’ensemble che sfoggia strumenti d’epoca la cui esistenza è stata svelata alla maggior parte di noi nei libretti rhapsodiani della Limb Music. Che poi, le apparentemente antitetiche ‘Gagliarda’ e ‘Passacaglia’ hanno quel piglio da saga fantasy che le rende immortali, specie in questi tempi in cui un Dungeon Master ha la stessa autorità di un banditore.
Stagliati su uno straniante sfondo degno di un Chroma Key laddove avrei immaginato come ambientazione la processione dell’Almanacco del Giorno Dopo, vediamo snocciolare – dalla viella, dagli altri archi, dalle percussioni, dalla cornamusa e dai flauti – brani senza tempo che culminano nel refrain capitalizzato da Mozart con le sue 12 variazioni in Do maggiore (‘Twinkle Twinkle Little Star’ vi dice nulla?). Non faccio dunque in tempo a credere di avere dinanzi la reincarnazione del Prete Rosso e attendermi un’anacronistica versione rinascimentale dell’Inverno vivaldiano, che la voce del Maestro intona ‘Bella Brunetta’, brano popolare che rappresentò l’ispirazione primaria di ‘Bella Ciao’ – c’era chiaramente da sperare che qualche politico particolarmente impressionabile non avesse teso l’orecchio, ma a giudicare dal silenzio in materia del giorno dopo sugli organi di stampa i miei timori erano ovviamente immotivati.
Non lo nego, speravo nell’encore e sono certo che ‘La serie dei numeri’ o il già velatamente citato ‘Ballo in Fa Diesis’ non avrebbero sfigurato al fianco di un repertorio così corposo e sapientemente scelto, ma la sensazione è quella di aver comunque assistito a un evento speciale e – a suo modo – irripetibile, data anche la specificità dell’ambientazione estense, in un teatro per l’occasione decisamente gremito.
Ecco, il teatro: a suo modo protagonista (poco) silenzioso di questo evento, un luogo che è ancora e sempre in grado di far abbeverare l’avventore alla fonte della Conoscenza e del Bello, sia esso un progetto come ‘Futuro Antico’, un live del Banco Del Mutuo Soccorso con la riproposizione integrale del Salvadanaio (visto personalmente proprio qui, e di nuovo in platea), un concerto dei Septicflesh all’Odeon di Erode Attico o un’auspicabile esibizione dei Voivod in un’ambientazione simile, un pensiero che mi frulla in testa da circa un decennio.
Non ci resta che sorridere alle parole del Bardo, che ci ha riportato una battuta in voga sin dal diciassettesimo secolo: “il liutista passa metà della sua vita ad accordare lo strumento e l’altra metà a suonare scordato”. Non c’è che dire, averlo nel proprio Pantheon è un’opzione più che giustificata.