Necrodeath @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI), 27 dicembre 2025

Il 10/01/2026, di .

Necrodeath @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI), 27 dicembre 2025

Il 2025 ci ha salutato ormai, e con tutte le sue nefandezze e gli orrori per i quali si è purtroppo distinto, tra gli ultimi, grandi dispiaceri arrecati c’è stato il tanto chiacchierato concerto di addio dei Necrodeath, e non provate neppure a chiedermi lumi su quella che è stata una tra le band fondamentali della nostra scena metal, capace di fare “danni irreparabili” anche all’estero, ma che ha deciso di abbandonare la ribalta, consapevolmente, dopo quarant’anni di distruttiva carriera.

Un passo di addio sofferto ma ponderato e sentito fin dentro le ossa, da parte di un quartetto che si è interamente concesso al proprio pubblico durante una tournée lunghissima che ha toccato tutto lo Stivale e non solo, culminata infine nello show sold-out allo Slaughter Club, ovverossia un bagno di folla forse sorprendente nei numeri e per l’entusiasmo generato, ma era un atto dovuto, finalmente, e non si poteva fare diversamente.

Si fa fatica a scrivere di un commiato, di una cosa che sai già che non tornerà più, ma, ed è stato lo stesso Peso a richiederlo in primis, le tristezze son state sin dall’inizio bandite, doveva essere una festa, e festa è stata, in tutto e per tutto, pur con l’inevitabile groppo in gola, in mezzo ai tanti fans e agli amici arrivati da tutte le parti d’Italia, più qualcuno piombato direttamente dall’estero, per un metal happening che ricorderemo a lungo nel tempo e per il quale è assai complesso poter stilare un report classico e canonico, riepilogando tutti gli umori e l’andamento esatto della serata in Lombardia.

Personalmente, mi rifarò a degli istanti precisi, di ciò che in fondo è stato l’emozionante concerto finale dei Necrodeath, i quali al loro fianco hanno prima visto suonare gli Abbinormal – frenetici milanesi che amano sia il death che il grind, in circolazione da circa trent’anni (!) e freschissimi di nuovo album (‘Italia’s Gore Talent’) – e successivamente han lasciato campo libero agli amici di una vita, vale a dire i Bulldozer guidati da Andy Panigada e da AC Wild, il quale, protagonista solo nel brano d’apertura, mi ha fatto ricordare subito di quanto morboso e violento sia tuttora il giro di basso di ‘Whiskey Time’, unica e sola concessione al loro passato e allo storico album di debutto su Roadrunner, ‘The Day Of Wrath’. Lasciando poi spazio al nerboruto Tony Dolan che, con il suo tipico piglio combattivo, si è unito alla truppa per pagar dazio a una leggenda del calibro dei Venom, senza i quali, va ammesso spudoratamente, il metal estremo non avrebbe avuto lo stesso significato. Eversivo e blasfemo. Con l’intero Slaughter a gridare all’unisono brani storici, che ci hanno letteralmente svezzato, da ‘Witching Hour’ a ‘Live Like An Angel’, da ‘Welcome To Hell’ a ‘Black Metal’, a ‘Countess Bathory’, una “tripletta” fumigante che è valsa un altro di quegli istanti da portare nel cuore, di una notte che è parsa da subito interminabile…

Necrodeath che, prima di salire sul palco a suonare per l’ultima volta, sono stati protagonisti della “tavola rotonda” imbastita da Vanessa Zarbano, meglio conosciuta come Nyva, che ne ha ripercorso le fasi salienti, di una formazione che, a tutti gli effetti, nacque all’indomani di un concerto che in Italia fece epoca; era il 5 febbraio del 1984, e al Teatro Tenda Lampugnano passò un’accoppiata che cancellò letteralmente Milano: i Venom, per i quali può bastare quanto scritto poche righe sopra, più un’altra band semi-sconosciuta di cui però già si diceva un gran bene, quei Metallica che grazie al debut-album ‘Kill’em All’ avevano appena gettato le fondamenta per il thrash metal made in Bay Area. Era il celeberrimo Seven Dates Of Hell Tour, e niente sarebbe stato più come prima… Un nastro, quello della memoria, che si è riavvolto velocemente all’indietro, in maniera nostalgica, certo, e forse anche un po’ “crudele”, ma con passaggi particolarmente interessanti come quelli ad esempio legati alla primissima fase, arricchiti dalla presenza e dai commenti di Claudio (ex chitarrista storico ed elemento fondatore dei Necrodeath, e uscito dal giro da più di vent’anni), che hanno ulteriormente avvalorato nascita e crescita di una band che avrebbe, definitivamente, lasciato un segno indelebile.

Band che, giunta al compito finale, ha mostrato la sua classica ferocia, ma anche tutta la sua umanità, evidenziando come anche il fattore stanchezza abbia inciso nella scelta di chiudere in maniera coerente questo capitolo, una scelta fatta con coscienza, accompagnata da quella fierezza che è sempre stata tipica del marchio, questo indipendentemente dagli elementi che sono via via gravitati all’interno della line-up, una fierezza che pure a Paderno Dugnano ha fatto tremare i polsi, con una scaletta forse inattesa, ma solida e variegata, e che ha reso bene giustizia a tutto ciò che sono stati i Necrodeath.

Una temuta macchina da guerra, che ha saputo marciare, inarrestabile, per quarant’anni, un numero questo che dice molto, se non tutto, sull’importanza, sul blasone della band ligure… Long Live Necrodeath!

Servizio fotografico a cura di Mauro Parozzi