Miscreance + more @ Firenze Metal, Officina Civica, Calenzano (FI) , 24 gennaio 2024
Il 28/01/2026, di Valentina Ceccatelli.
Ci sono dei nomi che dobbiamo segnarci fra quelli delle band salite sul palco, sfidandosi per poter suonare all’edizione di aprile 2026 del Firenze Metal. Andare a eventi del genere serve pure a questo: a annusare l’aria e rendersi conto che in pentola bolle anche roba interessante. Però la cosa più importante è che Scout, il cane già presente all’edizione passata, c’era di nuovo. E ha nuovamente dimostrato che possiamo girare vestiti di nero e coperti di borchie, ma davanti a un aggeggio a quattro zampe che si fa grattare il pancino siamo tutti vulnerabili.
Comunque.
Otto band in gara e, per concludere, i Miscreance. Di loro parleremo adeguatamente dopo, perchè si meritano un’attenzione particolare. Aprono danze i Bleeding zero, metal classico ben suonato con voce femminile, e i Mess Excess, che iniziano a scuotere il pubblico come si deve. Bella presenza scenica, bei pezzi, composizione interessante. Poi arrivano gli Obsidian Dawn, death metal sinfonico da Bologna, e finalmente la serata prende una piega più cattiva. Ecco uno dei primi nomi da segnarsi, quindi, come il nome del loro primo album, ‘Elegy for a dying world’. E poi la rivelazione, l’assurdo, il momento “cazzo sta succedendo” della serata.
Salgono gli After Dark, che hanno il nome che ricorda un film di vampiri di qualche decade fa. Uno di loro ha le Clarks o qualcosa di simile. Sembrano così giovani, carini, e puliti. Tranne il batterista, lui pare sia andato in tour con Lemmy (è un complimento, prima che qualcuno pensi male). Poi iniziano a suonare ed è come essere in un altro continente. Andrea, che canta negli Speed Kills e nei Simun, mi dice che “la Bay Area deve essersi spostata a Rimini”. Questo power trio dell’Emilia Romagna è il secondo nome che dovete appuntarvi: dopo cinque minuti gli occhi del pubblico parevano fresbee, dopo sette minuti erano tutti incollati al palco che nemmeno il vinavil. Il loro primo EP dovrebbe uscire a breve. Back One Out, adesso: toscani, sono in due, suonano con la traccia di basso preregistrata. Forse troppi fill penalizzano la performance del cantante nonchè batterista, che a volte perde l’attimo, ma tutto sommato una degna esibizione con il chitarrista che tiene banco. Hanno all’attivo un disco e un bel po’ di concerti in giro per Europa e Italia con il loro punk/rock.
I Nuocere, altro nome da ricordare: terzetto toscano che come dice Jago, una delle menti e dei motori dietro il Firenze Metal, “magari non fanno proprio metal, ma sono bellissimi”. Stoner suonato alla vecchia maniera, il batterista risponde alla domanda “si sente bene in spia?” con “Veramente non ce ne frega un cazzo delle spie”. Riff pesanti, suoni effettati, distorsioni che pare di essere nel deserto del Joshua Tree National Park quando i Kyuss ci andavano a fare concerti col generatore. Testi in italiano, un casino della madonna.
I Fall as Leap sono una certezza: salgono sul palco e scatenano l’inferno, tutto il caos del nu-metal e del crossover pressato in qualche metro quadrato diventa un’esplosione che si trascina dietro tutto il pubblico. Chitarrista e bassista finiscono a suonare in mezzo alla gente, la cantante macina chilometri, il dj fa praticamente kung-fu coi vinili e se io dovessi suonare la batteria in questa band creperei d’infarto dopo cinque secondi perchè il batterista non suona e basta, fa pure i cori (e a volte si becca pure strofe intere). Dopo ci sono i Simun che, insieme ai Fall as Leap, si prendono uno dei due posti in palio: discepoli di quel metal grezzo che i Motorhead hanno lasciato in eredità al mondo, pestano sull’acceleratore e non prendono ostaggi. Il pubblico apprezza, io apprezzo, a un certo punto appare pure Scout che, con la sua presenza, certifica la qualità dell’esibizione.
Ultima band in gara, i Magnitudo 18: giovanissimi. Credo che la loro età inizi per uno, ma non posso metterci la mano sul fuoco. Forse è la loro apparenza così come dire, senza barba, che fa si che le persone li guardino con più curiosità che ammirazione, all’inizio, ma dopo nemmeno tre minuti questi quattro tizi ci ricordano che A) l’età conta un cazzo se sai suonare e B) per il metal c’è ancora speranza, se a vent’anni (forse) nemmeno compiuti suoni in quel modo. Segnatevi pure loro.
Ed eccoci al clou della serata: i Miscreance salgono sul palco come granate senza sicura, jeans attillatissimi e scarpe belle grosse da thrashers da manuale. Porca miseria, solo a vederli ispirano fiducia. Il cantante è dietro le pelli. Dev’essere la serata di quelli che hanno dei polmoni che nemmeno Pavarotti nella sua epoca d’oro perchè vi sfido a suonare in quel modo cantando pure. Ex Atomic Massacre, i Miscreance hanno all’attivo l’album ‘Convergence’ e si sono guadagnati il rispetto degli amanti del genere nostrani, giovani e meno giovani. Pausa con le nozioni tecniche che potete trovarvi anche in giro su internet adesso, perchè c’è una cosa che dovete sapere: avete bisogno di vederli dal vivo, anche se non lo sapevate. I Miscreance dal vivo sono una bordata sonora che le vostre orecchie saranno più che felici di subire. Vanno velocissimi, parlano poco o nulla fra un pezzo e l’altro, pestano sull’acceleratore con una precisione da cecchino, sparano note come un mitragliatore.
Vi lascio con il commento più bello della serata, urlato dal batterista dei Simun fra un pezzo dei Miscreance e l’altro: “Se il batterista sa pure cucinare lo sposo!”