ARCHITECTS + Landmvrks + PRESIDENT @ Fabrique, Milano, 29 gennaio 2026
Il 04/02/2026, di Redazione.
Sold out annunciato e una lineup metalcore tutt’altro che accomodante: le coordinate sono chiare fin dall’inizio. Giovedì 29 gennaio il Fabrique ospita l’ultima data europea degli Architects, e Milano risponde presente, trasformando la serata in un concentrato di potenza, tensione e partecipazione totale.
Ad aprire le danze ci pensano i PRESIDENT, progetto alternative metal britannico nato nel 2025 e già dotato di un’identità visiva ben definita. Sei brani in scaletta, nessun minuto sprecato. Il loro show gioca molto sull’impatto cinematografico e concettuale di Rally, tra simbolismo politico e costruzione scenica: podio presidenziale, luci nette, contrasti marcati. Heist, Protest, Vice e The President si muovono con sicurezza tra palco e performance, mentre ‘In the Name of the Father’ emerge come momento chiave di un set breve ma calibrato, capace di catturare l’attenzione senza forzature.
Cambio palco rapido ed è il momento dei LANDMVRKS. I francesi entrano con il piglio di chi sa esattamente come controllare una platea. Il loro metalcore tecnico, muscolare e contaminato dal flow rap di Florent Salfati accende immediatamente il pit. La resa vocale del frontman è impressionante per controllo e varietà: scream, growl, parti più pulite si alternano con precisione chirurgica, senza mai sacrificare l’impatto. Brani come ‘Lost in a Wave’ e ‘Self-Made Black Hole’ fanno il resto, innescando poghi continui e una risposta del pubblico che cresce brano dopo brano.
Luci spente, backdrop in vista. Il logo degli Architects domina il palco: è il momento degli headliner.
La band di Brighton apre con ‘Elegy’, primo estratto da ‘The Sky, The Earth & All Between’, e il Fabrique esplode. Sam Carter è subito al centro della scena, trascinatore naturale, sostenuto da una macchina sonora che alterna elettronica, riff iper-compatti e una sezione ritmica granitica.
La scaletta, abbondantemente sopra l’ora, scorre fluida tra presente e passato: ‘Whiplash’ e ‘Seeing Red’ si incastrano senza attriti con pezzi ormai iconici come ‘Meteor’, ‘Impermanence’ e ‘Doomsday’. I break strumentali di ‘Gone With the Wind’ e ‘Red Hypergiant’ funzionano da respiri tesi, mai veri rallentamenti. Il pit è una bolgia costante: wall of death, circle pit e cori continui accompagnano ogni brano.
Il momento più alto arriva con ‘Brain Dead’: sul palco sale Florent Salfati e il duetto funziona alla perfezione. Il contrasto tra lo scream più sporco e viscerale del frontman dei LANDMVRKS e il controllo potente di Carter aggiunge ulteriore spessore al brano. Il breakdown finale a due voci è una colata di cemento armato che mette seriamente alla prova le fondamenta del Fabrique.
A chiudere, inevitabilmente, ‘Animals’.
“We’re just a bunch of animals” urlato all’unisono da migliaia di persone annulla qualsiasi distanza tra palco e pubblico. Non è solo un finale, è una dichiarazione d’intenti: synth oscuri, groove massiccio, tensione emotiva che resta addosso anche a luci accese.
Il tour europeo degli Architects si chiude così, in una Milano all’altezza dell’evento. Un concerto potente, immersivo, fisico, ma capace di lasciare spazio anche a una fragilità sottile che emerge tra sudore e breakdown. Perché, a volte, per sentirsi vivi davvero, serve un rumore che spacca il petto e arriva dritto all’anima.
We’re like fire in the snow.
Testo a cura di Marina Grispo e Raffaella Rinaldi
Galleria fotografica a cura di Barbara Caserta