Tarja + more @ Live Club, Trezzo sull’Adda (MI), 5 febbraio 2026
Il 15/02/2026, di Dario Cattaneo.
Arriviamo alla venue che i Serpentine (già visti però in altre occasioni) hanno già finito, e sul palco si sono da poco avvicendati i Rok Ali & The Addiction. Non conoscevamo la band, lo ammettiamo, quindi ci avviciniamo al combo formato dalla singer Alison Krebs e i suoi compagni con la curiosità di capire quali punti di contatto troveremo con le band più in alto sul cartellone. In realtà, i nostri quesiti sono destinati a rimanere irrisolti perché non troviamo sinceramente molto per giustificare il loro inserimento nel bill. La voce di Rok Ali/Krebs è fondamentalmente agli antipodi come stile e approccio a quello di Tarja, e il contenuto musicale – seppure ancorato a rock e hard rock – cozza con la più levigata e istrionica proposta di Marko. I pezzi presentati, seppur ovviamente suonati e interpretati con competenza, galleggiano tra chitarre hard, melodie grunge e tempi non troppo sostenuti, con i risultato di non far saltare chi era li per sentire un po’ di musica robusta e distrarsi un po’ e non soddisfare chi invece era li per ascoltare magari una cantante stilisticamente accostabile a Tarja. Non hanno fatto una brutta figura, e qualcuno li ha anche applauditi, però ancora ci chiediamo se altri contesti non fossero migliori per questo combo a stelle e strisce. Impressione la nostra che forse trova anche conferma sul termine del concerto; occasione nella quale la band non concede bis, non effettua le consuete presentazioni della line-up e scompaiono pure senza le foto di rito con il pubblico dietro. Meteora di cui difficilmente ci ricorderemo pensando a questa serata.
Non sono ancora le 20:30, ma la gente è già parecchia. La cosa ci fa felici, perché il pensiero che molti siano venuti li per sentire il barbuto bassista/ex Nightwish è in qualche modo rassicurante: per noi, il volto divertente, leggero e rock’n’roll dei Nightwish è sempre stato lui, negli anni del maggior successo della band finnica. Ma bando alle ciance, perché ‘Frankenstein’s Wife’, opener dell’ultimo album di Marko, parte già con il suo appiccicoso ritornello, e richiede a gran voce partecipazione da parte del pubblico. Il brano è divertente, il pubblico fa ben mostra di conoscerlo, e l’atmosfera nel palazzetto comincia rapidamente a scaldarsi. ‘Rebel Of The North’ gioca ancora con ritmi frizzanti e un gran tiro, continuando a far muovere un po’ di capocce, mentre ‘Proud Whore’ fa addirittura ancheggiare e scrollare le spalle sul ritmo quasi sexy di chitarra e strofe. La parte frizzante della serate giunge cosi rapidamente al termine, mentre il sound che si riversa sul pubblico dal palco si fa via via più personale: ‘Impatient Zero’ gratta più duro e mostra un approccio più folle che veste a perfezione il matterello Marko; ‘The Dragon Must Die’ scava in territorio folk tirando fuori un buon brano metal contaminato di melodie antiche, e infine ‘Roses From The Deep’, presentataci come una “very romantic ghost love story”, si prefigge di rappresentare il vero momento intimista della serata, presentandoci dolci melodie su uno sfondo però leggermente sinistro e inquietante. Simpatica poi la riproposizione di “War Pigs”, sicuramente in relazione alla recente scomparsa di zio Ozzy: un pezzo storico, che non manca mai di trascinare il pubblico, chiunque lo suoni. Non c’è niente da dire, Marko e band sono stati bravi e versatili; intensi quando si trattava di sottolineare gli aspetti più emozionali delle canzoni proposte, scanzonati e a proprio agio sui ritmi più leggeri e anche tecnicamente validi nei frangenti dove serviva spingere un po’ di più. Il Marko di adesso è questa rappresentazione multisfaccettata della musica che amiamo, e lo show ha reso giustizia a questa immagine attuale.
Setlist:
Frankenstein’s Wife
Rebel of the North
Proud Whore
Impatient Zero
The Dragon Must Die
Juoksen rautateitä
Roses From the Deep
Stones
War Pigs (Black Sabbath cover)
Chi l’immagine invece non l’ha mai cambiata in fondo invece è proprio Tarja. Puoi vestirla di bianco, di nero, metterla in mezzo a copertine colorate o mostrare solo la sua faccia, ma Tarja è sempre lei. Elegante, magnetica, una figura grande sul palco ma anche vicina al pubblico, con il quale spesso parla e si confida, anche solo per scusarsi del fatto di non essere proprio al top (un po’ raffreddata) ma rassicurando tutti che ce la metterà tutta per divertirsi con tutti noi. E così va in effetti, e con il passare dei vari pezzi anche la di lei voce si sistema e si scalda. Già ‘Undertaker’ è meglio di ‘Eye of the Storm’ come suoni e interpretazione, e la successiva ‘500 Letters’ dal nostro favorito ‘Colours in the Dark’ viene recepita davvero bene, mentre lei si fa sempre più rapire dalla propria musica, regalandoci uno dei ritornelli più belli della serata. Abbiamo sempre avuto un debole per ‘Victim of Ritual’ che quindi ci piace molto, ma ammettiamo che grande interesse generano i quasi dieci minuti successivi: Marko infatti torna sul palco, mentre tutti imbracciano strumenti acustici. Il medley unplugged che sciorina senza soluzione di continuità pezzi da novanta come ‘The Crying Moon’, ’Feel for You’, ‘Eagle Eye’, e ‘Higher Than Hope’ è uno dei momenti più iconici della serata e unisce tutti i presenti sotto note calde e volumi bassi, allontanando dalle nostre menti l’idea di un concerto ‘standard’. Marko non se ne va nemmeno quando tornano gli strumenti elettrici, e la coppia sul palco ci regala un purtroppo rapido viaggio nella musica della band che li ha resi famosi, con una ‘Slaying The Dreamer’ e una ‘Wishmaster’ che negli anni non hanno perso per nulla grinta o presa. Tarja da sola ci presenta altri due cavalli di battaglia con classico ‘I Walk Alone’ e la più recente ‘Dead Promises, ma il momento che aspettavamo tutti era ovviamente la riproduzione dell’infuocata ‘Wish I Had An Angel’. Purtroppo il brano viene interrotto bruscamente da un emergenza medica tra il pubblico e – una volta superati i momenti di tensione che si accompagnano sempre a malori in mezzo a un gruppi di gente – non viene purtroppo ripreso. Andando avanti con la scaletta, la celebre ‘Until My Last Breath’ chiude una serata che comunque ci ha trasmesso molto proprio dal punto di vista della partecipazione e della connessione artista-pubblico. Una bella occasione, non c’è che dire, cui siamo felici di aver partecipato.
Setlist:
Eye of the Storm
Undertaker
500 Letters
Demons in You
Victim of Ritual
The Crying Moon / Feel for You / Eagle Eye / Higher Than Hope (with Marko Hietala) (Acoustic)
Slaying the Dreamer (Nightwish song) (with Marko Hietala)
Silent Masquerade (with Marko Hietala)
Wishmaster (Nightwish song) (with Marko Hietala)
I Walk Alone
Encore:
Dead Promises
Wish I Had an Angel (Nightwish song) (with Marko Hietala)
Until My Last Breath
Galleria fotografica a cura di Eric Dallari